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lavoro pubblicato giovedì 27 febbraio 2014
ultima lettura martedì 9 luglio 2019

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Il battito

di Pablito. Letto 531 volte. Dallo scaffale Fantasia

Capitolo 2: Buio  Dopo la morte di mio padre, Iracon uccise anche Febo.Nessuno capì mai la ragione di ciò, alcuni lo definivano pazzo, altri troppo invidioso. Nessuno capì cosa avesse portato un uomo a uccidere i suoi stessi f.......

Capitolo 2: BUIO

Dopo la morte di mio padre, Iracon uccise anche Febo.
Nessuno capì mai la ragione di ciò, alcuni lo definivano pazzo, altri troppo invidioso. Nessuno capì cosa avesse portato un uomo a uccidere i suoi stessi fratelli.
Iracon cambiò da allora, divenne sempre più duro e rabbioso.
Portò il regno alla miseria per le continue lotte e campagne militari che intraprendeva giorno per giorno.
Divenne un tiranno e il popolo inizialmente lo odiò, poi cominciò ad averne paura.
Alla sua morte, Caos tirò un sospiro di sollievo, credendo che nessun sovrano salito al trono sarebbe potuto essere più crudele di Iracon, che venne poi ricordato come "l'Omicida".
Iracon morì di un male senza origine che in molti definirono come "il prezzo del sangue", il sangue delle sue innumerevoli vittime...
Il re non aveva avuto figli, anzi per l'esattezza aveva avuto due figlie che però erano morte quando ancora erano in fasce, sorte toccata anche ai figli di Febo, che vennero uccisi nella culla, per ordine dello zio.
Io e mia sorella venimmo nascosti, tenuti segreti a tutti, per paura di nostro zio. Mia madre ci crebbe in una casa umile, nel folto della foresta, fino all'età di 6 anni, ovvero fino a quando mio zio fu in vita.
Mia sorella si chiamava Edor, che nella nostra lingua significa "odio di fuoco", il che la rappresentava benissimo, in quanto già da piccola sembrava provare avversione verso tutto e tutti, tanto da detestare e respingere anche me. Edor era nata 9 anni prima della mia nascita. In quanto figli di Optimus, fummo portati a palazzo, Castel Basileus, e venimmo istruiti alla vita di corte e al governo di un regno.
Si pensò di scegliere solo un sovrano per Caos, stavolta.
Venni scelto io, un bambino senza carattere, debole e pauroso. Ovviamente mia sorella si oppose in tutti i modi, e tentò di persuadere i Lord perché scegliessero lei. Ma forse fu proprio per questo che non la considerarono, per il suo carattere così deciso e determinato, un animo colmo di odio. Fu per questo che a 18 anni Edor abbandonò il palazzo, e giurando vendetta mi maledisse. Quel giorno pioveva a dirotto, anzi dal cielo sembravano cadere tutte le idee oscure che Edor aveva in mente.
Mentre la tempesta si abbatteva su Caos, mia sorella pronunciò parole, che trafissero la mia anima e la lacerarono più di quanto potessero fare i fulmini che si abbattevano sul mio castello.
"Fratello, crescerai salvo fino a 16 anni,
Seppur tra angoscia, intrighi e inganni.
Prima che il Sole oggi muoia, prometto
Di morte, sarà per chi più ami, il letto.
Vedrai poi il mondo sparirti dagli occhi,Prima che la sera degli anni l'orologio rintocchi,
Ghiaccio e neve domineranno il tuo cuore,
Mentre l'animo tuo fragil sarà come un fiore
Ti sfiderò all'alba del tempo descritto
Due anime l'Ade prenderà per diritto
E verso il passato io tuo sguardo sarà
Mentre all'oblio il tuo futuro, apparterrà."
Il suo spettro aleggiava dietro le mura, mentre io la guardavo dalla finestra della mia camera.
Quando finì di parlare mi guardò, e io mi sentii rabbrividire.
In quel momento, il respiro mi sembro mancare, il mio cuore si fermò. Buio.
Caddi a terra e quando riaprii gli occhi pensai che non fosse successo nulla, cercai di metabolizzare il tutto, mi guardai nel riflesso della finestra. Ma non credetti ai miei occhi, i miei capelli cambiarono, e alcune ciocche divennero bianche.
Pensavo di sentire il mio cuore battere, ma mi sbagliavo, era soltanto l'orologio a pendolo. Appoggiai la mano sul petto. Niente. Non sentivo niente. Restai in silenzio per qualche attimo, un tempo che sembrò eterno, mentre la paura mi consumava e si nutriva di ogni parte di me.
Mia madre entro velocemente in camera mia. Mi guardò, e il suo sguardo mi parve lo stesso di ogni volta che pensava a mio padre. Era atterrita e sembrava che stesse peggio di me. Lentamente si avvicinò e tremando mi prese la mano, gelida. Mi abbracciò, e mi disse qualcosa per tranquillizzarmi, anche se forse tentava solo di rassicurare se stessa. Non ricordo molto.
Mi sembrava di avere la testa fra l'ovatta. Sentivo le lacrime di mia madre scendere, come le lacrime di un angelo su un morto. Luce che cadeva piano piano per terra, percorrendo il mio volto.
Non ricordavo più nulla.
Non ricordavo il mio nome.
Mentre quella disperazione liquida scendeva.
Ma in quel momento, qualcosa accadde. Anche se non ricordo niente. So che quando riaprii gli occhi, mia madre era a terra, con un'ustione al braccio, e una lama nel petto.
Non sapevo che fare. Non capivo più nulla. Dopo poco arrivarono i domestici. E trovarono me, un bambino di 9 anni, che guardava il volto di sua madre morta, come gli scogli guardano le onde, con cui mai potranno vivere. Sentii delle grida disperate. E dopo... Buio.



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