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lavoro pubblicato mercoledì 26 febbraio 2014
ultima lettura mercoledì 5 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il battito

di Pablito. Letto 314 volte. Dallo scaffale Fantasia

La storia di un mondo tanto lontano quanto vicino a noi. Un mondo in cui un ragazzo si trova solo, senza nome, senza identità.....

Capitolo 1 : SANGUE NEL SANGUE
Furono anni oscuri per Caos, quelli che narrerò. Caos, un regno di cui nessuno ricordava la nascita. Un regno, in cui tutto poteva accadere.
Governava allora il saggio re Klusmos III, mio nonno, noto per la sua grande capacità oratoria, riusciva a convincere chiunque delle sue idee.
Si racconta che il popolo gioisse nel sentire i suoi discorsi.
Era un re e un uomo buono e giusto, e quando fu al termine della sua vita, decise di dividere il regno in tre parti, spartite tra i suoi figli: Iracon, Optimus e Febo.
Iracon era un uomo grande e robusto, non brillava di intelligenza, ma si guadagnava il rispetto altrui grazie alle sue grandi e sviluppate abilità in battaglia.
Optimus era mio padre, era discretamente alto, era il "principe sognatore" per il popolo, perché teneva molto ai princìpi che il padre aveva insegnato, aveva un carattere debole, ma era un uomo dal cuore d'oro.
Febo era il più piccolo dei tre, era scaltro e acuto, ma molto arrogante.
Klusmos aveva sempre cercato di mantenere la pace nel regno, e nella famiglia, riuscendoci per 40 anni di regno. Diede tutto ai suoi figli, e li educò alla pace e al rispetto di ogni vita.
Ma quando il re morì, iniziarono per Caos, gli anni oscuri.
Febo, il figlio minore, si impose come successore unico alla corona e cercò in tutti i modi di uccidere i suoi fratelli, tendendo intrighi e complotti contro i suoi fratelli,a loro insaputa. E quando Iracon, scoprì il tutto si infuriò e decise di dichiarare guerra al fratello. I due avevano già preparato eserciti e armi, per affrontarsi, ma mio padre si oppose alla loro folle lotta. Li chiamò nel suo palazzo, parlò loro e cercò di farli ragionare, ma questi non vollero sentire ragioni. Lo ritenevano infantile per il suo carattere, per le sue idee di pace, e dopo giorni di continue suppliche di fermarsi, folli di odio che si rispecchiava nei loro occhi ormai non più umani, lo uccisero. Mentre uno lo teneva fermo, l'altro lo trafiggeva con un pugnale.
Mentre uno lo uccideva, l'altro lo scherniva.
Mio padre morì così, ucciso dai suoi fratelli, tradito dal suo stesso sangue.
Mentre la sua vita si spegneva, una lacrima solcò il suo viso. Percorrendo le gote, arrivando al mento e candendo a terra, la speranza moriva con lui. "Sorridi, ora Caos ha un problema in meno, sorridi fratello" quelle furono le ultime parole che mio padre sentì, mentre il suo ultimo sguardo fu verso gli occhi di suo fratello Febo, occhi che sembravano demoniaci, occhi di un uomo che sembrava felice nel vedere a terra, il sangue. Il sangue del suo sangue. Sangue nel sangue.
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