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lavoro pubblicato mercoledì 26 febbraio 2014
ultima lettura sabato 26 gennaio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

...of darkness - Cap. XI

di flama87. Letto 414 volte. Dallo scaffale Fantasia

"Nulla era più ordinato del caos: la sua precisione nel distruggere, la sua puntualità nel colpire quando meno te l’aspetti, la sua dedizione nel ridurre in cenere la tua vita."....

Ammiravi il disordine e ne eri, in parte, rapito.
Nulla è più ordinato del caos: la sua precisione nel distruggere, la sua puntualità nel colpire quando meno te l'aspetti, la sua dedizione nel ridurre in cenere la tua vita. Il caso non è un fiamma impazzita, non è una lingua di fuoco che risale imprecisa su di una parete arsa: è la fredda consapevolezza di chi si guarda allo specchio e non si riconosce; è la terribile sensazione che comporta un cambiamento radicale; è la paura di non poter più tornare indietro. Il caso è terribile. La peggiore delle bestie. Di quelle che, quando ti azzannano, sai già che non vale nemmeno la pena dibattersi.

E così eccoti, per l'ennesima volta inerme.
Il villaggio -il cuore dei tuoi ricordi più dolci- era avvolto da strali di tenebra, tentacoli di oscura materia, che tu sapevi essere, anche solo involontariamente, un frutto della tua volontà. Ma d'altronde, non c'è guerra peggiore di quella che si combatte contro se stessi: da un lato c'eri tu, che cercavi di tenere per te le piccole luci di una vita infelice, dall'altra c'eri sempre tu, egoisticamente desideroso di precipitare in un abisso. E ciò ch'era più ridicolo, era che soltanto tu potevi fermare te stesso... ma avrebbe vinto la luce o il buio?
Statuario, in mezzo al risalire del dispiacere fattosi oscurità, la figura del tuo amico Sir John.
No, che stupido: non era certo quello il suo vero nome! Lo chiamavi così perché così è chiamato il suo chitarrista preferito, quello di cui per lungo tempo aveva tessuto lodi su lodi.
Così eccovi avanzare, uno verso l'altro, come in quel film di cavalieri e maghi, dove due vecchi amici, ora avversari, si fronteggiano prima con lo sguardo -perché le spade parleranno ma parleranno dopo.
"Deve esserti costato caro assolvere al tuo compito" facesti, con una nota triste nella tua voce.
Tutt'intorno, i Puri -le memorie felici- cadevano nella tenebra. Immagini luminose, piccole e fragili, avvolte dall'ondata inesorabile di un irragionevole malumore, d'inquietudine e infelicità sovrano.
"Più di quanto tu possa immaginare" replicò il Cavaliere, indeciso se sfoderare già la spada o attendere.
Facesti un passo in avanti. Era ormai quasi tutto avvolto in un manto nero, così come i primi Impuri uscivano lì dove erano caduti da Puri. "Era davvero necessario?".
"Era inevitabile", rispose nuovamente lui.
Nella tua mano destra apparve l'Excalibur, radiosa come non mai. Rispettivamente, il tuo avversario fece scivolare la lama dal fodero, in un sibilo funesto. Iniziò con un breve scambio di colpi. I vostri corpi che danzavano sotto ad un cielo senza stelle. Una folla di figure nere che vi fissavano, aspettando il peggio. Ad ogni scontro delle vostre spade, un piccolo bagliore illuminava i vostri volti, intanto che una pioggia grave e pesante vi bagnava.
Tutti.

Andò avanti per molto. Eravate entrambi abili spadaccini ed ogni colpo era la somma della vostra capacità -non erano mancate occasioni in cui uno di voi due era andato vicino a colpire l'altro, pur finendo col ferirlo solo di sbieco. Ma la stanchezza iniziava a farsi sentire e, prima che mai, uno di voi avrebbe iniziato a perdere colpi, a calare di concentrazione, a concedere aperture nella guardia. Lentamente ma inesorabilmente, i vostri colpi aumentavano di pericolosità pur perdendo precisione al tempo stesso; e ciò nonostante, il numero di attacchi aumentava vertiginosamente; tra tentanti affondi, capriole sgraziate, grida incollerite e i vostri sguardi che si scambiavano, di volta in volta, l'affronto dei vostri intenti. Allo scoccare di un tuono, che riverberò possente come un ruggito nell'aere, mettesti un piede in fallo perdendo l'equilibrio. Rapido come un falco, il Cavaliere ti fu addosso colpendoti la mano che reggeva l'Excalibur. Privatoti dell'arma, non esitò a calare la sua lama su di te ma si sorprese nel vedere la pioggia plasmarsi, modificarsi, ed erigersi a tuo scudo per un tuo semplice capriccio.
Così la sua spada, all'impatto, svirgolò a mezzaria ricadendo più avanti e sancendo la tua vittoria. Fulminea l'Excalibur riapparve nella tua mano e la puntasti verso di lui. Con la tua lama ad azzannargli il cuore, si lasciò andare ad un trito sorriso.
"Ben fatto, Maestà".
Lacrime solcarono il tuo viso. "Sei libero, finalmente".
Affondasti la tua spada di luce nel suo ventre. E mentre la spingevi più a fondo, il suo volto olivastro ti fu vicino un orecchio.
"Dimmi... perché lo hai fatto? Non eri felice? Perché ci hai lasciati?" sussurrò. Per poi svanire.
E mentre frammenti di quel ricordo si innalzavano per chissà dove, con un moto di rabbia e rassegnazione gridasti: "Mi dispiace!".

Sotto lo scrosciare della pioggia, la tua anima fissava la brillante risolutezza dell'Excalibur: faro nelle tenebre, certezza nella notte. Eri sicuro che il suo influsso avesse liberato il ricordo del tuo amico dalle catene che tu stesso gli avevi imposto...
E il Castello all'orizzonte sembrava ridere di te.

*****

Continua...



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