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lavoro pubblicato martedì 25 febbraio 2014
ultima lettura venerdì 27 novembre 2020

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Le vacanze di una ragazza per bene – giorno 11 (mattina)

di Handrea. Letto 5872 volte. Dallo scaffale Eros

Di come una crisi possa trasformarsi in un'esperienza bellissima, la prima ma non di certo l'ultima....

Ero in crisi.

La mattina del mio undicesimo giorno di vacanza mi sveglia con la sensazione di essermi lasciata trasportare troppo dagli eventi, di non essere più padrona delle mie azioni. Stavo subendo passivamente le attenzioni dei due coniugi e, al posto di sentirmi a disagio, provavo una forte eccitazione che, unita allo stato di attesa, mi conferiva una languidezza di mente e di corpo.

Gigi ormai lo pensavo sempre più di rado, non attendevo più con l'impazienza dei primi giorni le sue telefonate e, quando arrivavano, erano brevi e quasi laconiche. Sapevo che lo lasciavo perplesso, lo capivo dal tono di voce, dalle sue recriminazioni sul mio comportamento, ma ormai l'avevo relegato in una realtà troppo infantile per me, lo vedevo troppo immaturo dopo aver conosciuto le attenzioni di Marcello e, adesso, anche di Michela.

Non pensavo più alle mie amiche e amici che, sapevo, non mi stavano aspettando. Solo Carla mi mandava spesso sms, ma la sua insistenza nel voler conoscere cosa stessi facendo cominciava a darmi sui nervi, anche perché non potevo anche dirle di essere stata con una donna! Col rischio poi che lo spifferasse a tutte....

E mentre facevo questi pensieri, sempre l'immagine di Marcello e di Manuela che, sovrapponendosi nelle mie fantasie, mi portavano con la mente su sentieri sempre più pericolosi e affascinanti.

Cominciai a toccarmi come aveva fatto Michela il giorno prima, mi toccai anche dietro per vedere com'era la situazione, poi non riuscii più a frenarmi e presi a masturbarmi e penetrarmi sempre più velocemente, lanciando gemiti sommessi mentre roteavo la testa a destra e a sinistra sul cuscino. Arrivai anche a infilarmi il cuscino tra le gambe, per alleviare un po' il bruciore che sentivo nel mio sesso, strofinandolo contro il mio pube, cercando nell'attrito carezzevole della stoffa di risentire le mani e la bocca dei mie due affascinanti aguzzini.

Venni velocemente e, sempre rapidamente, andai in bagno a lavarmi. In casa nessun suono faceva presupporre la presenza dei miei compagni di vacanza. Mi vestii, mi affacciai nella stanza di mia madre trovando il letto vuoto con le lenzuola ordinate al loro posto. Anche nella stanza matrimoniale dei due M&M trovai la stessa situazione: ma dov'erano finiti?

Fuori nel giardino regnava il silenzio rotto dal cinguettio degli uccellini e dal frinire delle cicale nei campi vicini.

Finalmente in cucina un biglietto: "Siamo andati al mercato di R. Non ti abbiamo svegliato perché vogliamo approfittare delle ore più fresche della mattina, e ti abbiamo lasciato dormire. Ci vediamo tra un paio d'ore per andare a mare e poi a pranzo a un Ristorante con altri due amici di Marcello. La colazione è sul tavolo, mangia quello ch vuoi e fai la brava. Mamma".

Seguii il consiglio di mia madre e portai tutto quello che mi attirava sul tavolo in giardino, dove mi sistemai per prendere il sole.

Erano trascorsi appena venti minuti quando sentii il rumore di una frenata vicino al cancello d'ingresso. Non aprii gli occhi, non mi mossi dalla posizione assunta. Poi sentii aprirsi il cancello e, ritornando alla realtà, alzai la testa dalla sdraio per vedere chi fosse.... E subito mi venne un tuffo al cuore: era Marcello!

Lo guardai venire verso di me salutandomi e sentii la mia voce chiedergli: "Ma dove sono le altre?"

"Le ho lasciate al mercato, le andrò a prendere tra due ore.... E poiché stamattina dormivi, avevo ora il desiderio di vederti."

Così dicendo si fece vicino oscurando con la sua mole il sole e proiettando su di me la sua ombra. Poi si chinò e mi dette un leggero bacio sulle labbra.

Senza sapere come e perché, gli gettai le braccia al collo e gli attirai il viso sul mio, perché volevo solo sentire la sua bocca sulla mia, la sua lingua contro la mia: null'altro era importante in quel momento!

Marcello ricambiò il bacio, poi mi sollevò di peso tra le sue braccia e mi portò, quasi correndo, dentro casa.

Non sentii dolore quando mi fece urtare il piede contro lo stipite della porta d'ingresso, tanto ero presa dai suoi baci e sconvolta da quello che mi avrebbe fatto di lì a poco.

Mi ritrovai su letto, con lui sopra a baciarmi e spogliarmi.... Le mie mani frenetiche che scostavano i suoi vestiti, le labbra incollate a respirare la nostra passione, le sue carezze che mi accendevano...

Nudi sul letto, ci fermammo un attimo per riprendere fiato, poi lui, inaspettatamente, mi chiese:

"Sei vergine?"

Il rossore sul mio viso e l'attimo di titubanza mostrato da parte mia confermarono quello che già, comunque, sapeva.

"Sì, sei vergine.... L'avevo capito e sentito. Vuoi fare l'amore con me ora?

Riuscii solo a fargli un cenno affermativo col capo, la voce non usciva dalla mia bocca.

"Lo sai che se lo facciamo andrò fino in fondo: vuoi che ti svergini...?"

Deglutii e, anche questa volta, feci un segno affermativo con la testa.

Lui allora si posizionò tra le mie gambe, me le fece aprire finché potevo, mi chiese per l'ultima volta se fossi sicura e, quasi senza aspettare il mio sì, cominciò a muovere la mano sul mio pube, ad aprirmi le grandi labbra vaginali, a tentarmi il buchetto con un dito. Lo vidi portarsi le dita alla bocca, bagnarsele di saliva, riportare sul mio sesso fino a inumidirne i bordi, anche se non ce n'era assolutamente bisogno visto che mi sentivo così bagnata tra le gambe da temere di essermi fatta nuovamente la pipì addosso, come capita ai bambini piccoli.

Marcello prese in mano il pene rigido e, guardandomi negli occhi, cominciò a strofinare il glande gonfio contro le mie labbra vaginali, aumentando il bagnato e forzando lentamente l'apertura. Impresse alla punta un movimento esplorativo, scorrendo lungo tutta la mia fessura, poi cominciò a rotearlo, immergendolo lievemente all'interno per poi ritirarlo fuori.

Questa tortura durò molto a lungo, o forse pochissimi minuti? Non saprei dire, non ero più sulla terra ma veleggiavo nello spazio.

Fui riportata bruscamente alla realtà dal dolore che sentii all'inizio della vagina: Marcello aveva cominciato la penetrazione!

Mi dimenai un po', tenuta ferma dalle mani dell'uomo, mentre sentivo il pene che mi scivolava all'interno aprendo le pareti sigillate del mio sesso. Non mi ero mai spinta fin lì nelle esplorazioni con le dita e adesso, il sapere che un corpo estraneo si stava facendo largo al mio interno, mi spingeva a protestare senza, però, sembrare convincente.

Marcello calò su di me, mi avvolse in un forte abbraccio e mi prese il viso con le mani, incollando la sua bocca alla mia. Poi spinse forte, entrando totalmente in me, mentre io lanciavo un grido di dolore.

Calore fortissimo, bruciore ovunque!

Marcello entrò e uscì un paio di volte, molto lentamente, mentre alle ondate di dolore cominciavano a sovrapporsi quelle del piacere. Poi smise di colpo, lasciandomelo dentro per metà.

Mi contorsi senza sapere se volevo che entrasse di più o che uscisse finalmente da me... l'attimo durò molto a lungo, tanto da darmi la possibilità di percepire il pulsare del sangue all'interno del suo cazzo che si trasmetteva alle mie pareti, e le contrazioni delle stesse che si ripercuotevano sul membro infisso dentro di me.

Pochi istanti dopo Marcello riprese il movimento dentro-fuori accelerando sempre di più, finché non lo sentii come una locomotiva a tutto vapore lanciata verso l'orizzonte, con i pistoni in frenetico movimento.

Sobbalzavo sotto i colpi d'ariete di Marcello, provavo la sensazione di essere riempita dall'uomo, mi sentivo finalmente donna.

Marcello mi scopò con perizia, dosando dolcezza a violenza, apparendo instancabile, cadenzato, intenso! Mi fece venire con convinzione,regalandomi uno degli orgasmi più appaganti della mia giovane vita sessuale. Poi mi girò, mi scopò da dietro, facendomi quasi svenire dal godimento. Affondava convinto in me, tenendomi per le anche e dandomi colpi violenti e profondi. Il suo martellare continuò mi strappò un secondo orgasmo, questo più lancinante e sofferto del primo.

Come il giorno che mi inculò, anche questa volta fu sordo alle mie grida e, quando cominciai a dirgli di smetterla perché non ce la facevo più, sembrò prendere come una provocazione la mia richiesta aumentando, a rotta di collo, il ritmo.

Poi ci rotolammo sul letto e mi ritrovai sopra di lui, il pene sempre affondato saldamente dentro di me mentre con le mani guidava il mio corpo su e giù, senza fermarsi un attimo, senza darmi tregua. Mi teneva per i glutei sbattendomi su di lui per poi, all'improvviso, farmi strofinare il pube sul suo inguine, mentre il membro mi torturava la vagina sollecitandone l'allargamento. Sentii la sua mano destra scivolare lungo il solco delle natiche mentre mi sbatteva contro di lui, lo sentii saggiarmi il culetto col dito bagnato di saliva, penetrarmi col medio mentre continuava a scoparmi.

Gridai e cercai con la mano di fermarlo, ma lui mi tenne ferma prendendomi per il polso, mentre continuava a scavarmi dentro.

E così, penetrata davanti e da dietro, venni per la terza volta in mezz'ora, baciandogli il viso in preda a un'eccitazione infinita mentre lui mi squassava gridando a sua volta.

Lo sentii irrigidirsi dentro di me, il pene improvvisamente farsi di marmo.... Poi mi sentii svuotata di colpo e compresi: Marcello l'aveva tirato fuori e stava eiaculando sul mio culo!

Priva del suo enorme cilindro di carne, la mia vagina sembrò rimanere per lunghi attimi spalancata, quasi fosse una bocca immobile in un grido muto, poi lentamente la sentii richiudersi mentre Marcello, continuando a zampillare, striava i miei glutei di strisce bollenti di sperma.

Rimanemmo ansanti così, tenendoci abbracciati, il suo viso ansimante accanto al mio, le mie mani che gli accarezzavano i capelli, il peso del mio corpo sul suo mentre, ancora accucciata su di lui a gambe divaricate, sentivo le sue carezze lente e possessive transitare per le mie natiche e scorrere lungo le cosce.

"Ti è piaciuto?", mi chiese appena ebbe ripreso fiato.

"Sì... è stato bellissimo!"

"Spero tu possa ricordare con piacere la tua prima volta....."

"Sì, sì, sìììììììì......." Ripetei come un disco rotto.

Poi mi baciò nuovamente, un bacio profondo con molta più tenerezza che passione, e mi fece scivolare al suo fianco, prendendo a baciarmi le punte dei seni mentre io, ancora in estasi, gli prendevo il pene in mano, ormai flaccido dopo il lavoro svolto, e lo stringevo come un'innamorata stringe a se il pegno d'amore, muovendolo leggermente e spingendo la mano ad accarezzare le sue palle di solito così gonfie ma, in quel momento, decisamente ridimensionate.

Ci staccammo a fatica, perché lui doveva recuperare Michela e mia madre, e lo vidi andar via con una puntina di tristezza mentre mi lasciava abbandonata sul letto come una piccola Maya desnuda.

Sapevo che la giornata non era ancora finita.......!



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