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lavoro pubblicato sabato 22 febbraio 2014
ultima lettura mercoledì 23 gennaio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

The chameleon man (Seconda parte)

di vennyrouge. Letto 485 volte. Dallo scaffale Fantasia

I piedi di costui, fuori delle calzature, apparivano incredibilmente più grandi di quanto si aspettavano vedere le persone sedute di fronte e non si sarebbe potuto sostenere, ragionevolmente che tali estremità trovassero alloggio............

Alcuni dirimpettai cominciarono a scrutarsi sollevando in parte le ciglia e agitando gli occhi, sbigottiti.

Una ragazza tolse le cuffie del lettore i-pad dai padiglioni, e sembrò mettersi di tutto punto a studiare la tragicomica, la quale presto si sarebbe compiuta davanti ai suoi occhi.

L’avrebbe, potuta raccontare agli amici?

“Può anche darsi: se tutto fosse andato bene!”

Solo l’anziano, accomodatosi nei pressi, pareva non avere alcuna reazione.

Rimaneva seduto, immobile ed incurante, ad osservare con le mani giunte e poggiate sulle gambe.

“C’era il caso che assorto nei pensieri, prestava poca attenzione agli accadimenti?”

Per nulla, era talmente in là con gli anni d’averne viste di cotte e di crude, compresa una guerra mondiale e per tanto, non giudicava l’altro dal solo comportamento o dalla semplice apparenza. Piuttosto, pareva orientato ad attendere la fine della storia prima di emettere un giudizio.

Altrettanto, era vero, quei piedi davvero strani e malfatti. Un qualche stupore doveva crearsi!

L’uomo dalla giacca di cachemire proseguì nell’operare, accorciando all’altezza del ginocchio i pantaloni anch’essi di tipo elegante, quasi preparandosi a guadare un fiume, mantenendo ogni cura nel rimboccare la stoffa ad incominciare dalla caviglia.

Da poco più avanti, in direzione del locomotore, giunse il suono di risate. In qualche modo, i ragazzi, i quali si erano avviati nel vagone accanto, avevano scorto o intuita la scena ed ora si avvicinavano per contemplare meglio.

Le sonore battute intercorse tra loro sulla stranezza comportamentale del passeggero, riportarono tra i presenti il sorriso e la calma.

“Non è forse vero che i giovani hanno dalla loro l’allegria e l’impudenza?”

Proprio il comportamento sarcastico dei ragazzi, lasciò i più, ritenere non vi era motivo d’avere paura!

A ben dire, non era tenuta in debito conto, nei presenti, la discrasia tra la condotta impeccabile osservata dall’uomo fino all’istante del lancio dei mocassini e la pericolosità al momento manifesta nell’assumere pose d’arti marziali. Figure, le quali, avevano precipuamente scopo fargli scogliere i muscoli ed i legamenti, ma indubbiamente insolite e minacciose.

Di fatto, nessuno si mosse a prendere una posizione conveniente e operare per dirimere la faccenda, e tra gli stupiti spettatori, non poteva andare diversamente: “Vivi e lascia vivere, ” è uno dei motti base per chi abita la città.

La signora bionda, si dispose lateralmente per avere una visuale migliore.

“Aveva finalmente scelto da quale parte rimanere.”

Intendendo partecipare all’euforia generale, dimenticò di essere stata, fino a pochi istanti prima, accanto ad un tipo interessante, il quale, per un momento, l’aveva intrigata.

“L’ilarità le scaturiva per questo motivo?”

“Voleva assistere alla distruzione pubblica del poveretto?”

Il ridere la rilassava e l’aiutava a prendersi gioco di sé e dei propri semplici pensieri.

Ora che l’attenzione degli altri non era più concentrata su di lei e sui generosi attributi, poteva tranquillamente gustarsi la scena e lasciarsi andare.

Nessuno l’avrebbe giudicata per questo motivo, e il bon ton, tanto desiderava a tutti i costi continuare a mantenere, le esigeva unicamente: d’essere se stessa. Incominciò, così, a sorridere, ebete anche lei come tutti gli altri.

L’uomo, nel mentre, sgattaiolò velocemente verso l’uscita, finendo per caso e ancora una volta nei pressi della bella donna.

Pensando a qualche malevola intenzione da parte del “Demente ubriaco”, questa fu preda del panico e rapidamente glissò alla ritrovata vicinanza. Accucciandosi in basso al palo di sostegno invocando ad alta voce:

I giovani studenti trovarono la cosa divertente e tornarono a sghignazzare, avendo ben compreso l’atteggiamento dell’uomo. Insomma, si trattava del comportamento di un pazzo, di un disperato e non di una persona cattiva.

“L’uomo, non era interessato a quella donna. Né prima né ora e ciò era per loro, evidente.”

Tant’è, che anche nel frangente la degnò di una fugace attenzione. Valutandone la presenza, soprattutto alla maniera d’ostacolo al fare.

In ogni caso la cosa durò pochi istanti, nei quali si ebbe la netta sensazione intendesse saltarle in groppa, ma l’uomo tornò a scrutare la porta ed il soffitto di plastica e metallo della carrozza.

Con fare deciso e veloce si calò sulle gambe, disponendole in posizione leggermente divaricata.

Nel farlo, i piedi nudi riversarono una sonora pacca sul pavimento, dovuta al rinculo del peso nel rapido ed improvvido incedere. Giunto a tal punto, incurvò la schiena ponendo all’indietro la testa. Indi, allargò le braccia, probabilmente con l’intenzionato di compiere una capriola al contrario.

Una volta gettato in alto il bacino, arrivato a metà dell’esercizio, nell’urlo generale dei presenti, raddrizzò il busto e le mani, andando con inaspettata facilità, ad avvinghiarsi al soffitto e restandovi subito saldamente aggrappato.

Nel vagone calò il silenzio a seguito del sentimento comune di smarrimento, il quale pervase i viaggiatori nell’osservare l’insolita scena, oltre alla peculiarità della posa assunta.

Quel folle rimaneva ancorato alla volta, opponendo la schiena al pavimento.

Tutti avevano pensato segretamente si sarebbe fatto male gettandosi di spalle.

Molti avevano dubitato sul comportamento effettivo e sul fatto avrebbe portato realmente a termine la cosa, confidando, nell’intenzione migliore; cioè, fosse unicamente volto a stiracchiare la schiena.

“Ora apprendevano con i loro occhi diversamente e questa novità ammutoliva e sconcertava.

Rimaneva il fatto: “Nessuno si era impicciato, né dato da fare per aiutare un individuo, che, sebbene avesse piedi strani e malformati, appariva in ogni caso, distinto e pulito.”

Quel tale, nella mattina assolata di marzo, poteva, per tutta una serie di ragioni, logiche ed illogiche, fisiche se si vuole, ma non necessariamente per proprie colpe, essere impazzito, oppure, semplicemente, in quei minuti, stava sentendosi male.

“Peggio, poteva essere rimasto accecato da un farmaco o da una droga.”

Tutti si erano preparati ad immaginare le varie ipotesi, meno quella verificatasi, ossia: riuscisse a vincolarsi al soffitto.

In altre parole, e per riassumere, si aspettavano compisse la piroetta, vi rinunciasse, oppure terminasse la storia col rompersi l’osso del collo.

“Queste erano le cose oggettivamente probabili, “ e pur ritenendo alta la possibilità di farsi del male, nessuno dei presenti era intervenuto ad aiutarlo. “A dirgli di calmarsi.”

Tanto meno l’aveva esortato ad attendere l’arrivo di un’ambulanza.

“Tutti” si erano astenuti da prendere un’iniziativa. Compreso i ragazzi in giovane età.

Infanti, da non colpevolizzare per la deprecabile condotta tenuta, essendo i loro pensieri e le azioni, dominati dall’incoscienza e portati a ritenere le cose si possano risolvere positivamente e da sole, grazie anche alla dose all’allegria.

Oltre essere propensi a ritenere, in senso generale che il male non esista. Ed è giusto così! “Il più delle volte, bontà divina, hanno ragione e fortuna!”

Con loro, sarebbe stato il caso di comprendere l’anziano.

“Persino per lui, doveva valere l’indulgenza!”

Non per la medesima ragione espressa poc’anzi sugli adolescenti, ma perché quasi certamente, era privo della forza fisica necessaria a fermare un uomo adulto, preda del delirio.

Quella forza e determinazione, la quale si poteva domandare agli altri passeggeri d'età media.

“E loro, gli astanti, cosa avevano fatto finora?”

La signora bionda si era chiusa nel ruolo di spettatrice idiota, e il restante cerchio? Aveva rimandato ogni proprio gesto, attenendosi scioccamente a quello svolto dall’altro.

“A quanto svolgeva il vicino.”

Allora è spontanea la domanda: “Venti cervelli vicini, hanno la medesima capacità di ragionamento quanto uno singolo?”

Verrebbe da dire di no, e uniti valgano molto di più. Finendo, amaramente a costatare, assieme contino anche meno. Così i presenti, molto opportunamente, confidavano nell’intervento provvidenziale della sorveglianza.

“Ben educati alla normalità, attendevano il personale addestrato per fermare quel pazzo.”

Potevano, però, intervenire gli addetti, se tutto questo capitava, così, all’improvviso e nello spazio di poche fermate? Di fatto, in tempi molti limitati?

Tutto poi, si andava svolgendo in maniera maledettamente veloce, e nel convoglio si aveva l’impressione il tempo non esistesse; non scorresse, o si fosse semplicemente dilatato.

Ad ogni osservatore là in mezzo, le cose si mostravano semplici e particolareggiate.

Tant’è, ognuno rideva e gioiva senza angustiarsi dei compresenti e porre domande circa l’ambiente surreale il quale sempre più lo andava circondando.

“La “bionda” n’era un esplicativo esempio.”

Tra l'altro, le cose là sotto apparivano vivide così come nel corso di un incidente stradale.

Nella situazione, soprattutto se verificatasi a gran velocità, si ha l’impressione il tempo non finisca mai, ma in realtà tutto dura pochi secondi.

In quei frangenti si ha l’idea di poter osservare dal palco ogni parte.

Da ogni prospettiva.

E’ come se si fosse, allo stesso modo, spettatori e protagonista in una pellicola cinematografica tridimensionale.

Non di meno, dopo un incidente di tale fatta, alle volte non si riesce a descrivere l’accaduto. Ovverosia, s’apprende in seguito, i fatti si sono svolti diversamente da come vissuti.

“Chissà veramente cosa capita in quegli istanti; in cui quanto vediamo pare non riguardarci e appartenere ad altre vite e a diverse entità.”

La realtà e il suo contrario, in quei momenti si fondono assieme e non si capisce nulla. E proprio in questo modo le cose andavano all’interno del vagone.

“Il tempo e lo spazio si stavano dilatando e l’irreale diventava possibile.”

Così, il fatto l’uomo fosse riuscito ad aggrapparsi al soffitto liscio e plasticato, diventava l’evento più normale al mondo e l’anziano si ritrovò da solo a dubitare e a guardare da sotto, il piede di questi. Il quale aveva scaglie seghettate sulla pianta ed una specie di snodo cardanico al posto della caviglia.

Del tutto indifferente alle regole, lo strano essere appiattiva il corpo al soffitto, disponendo la testa all’indietro sugli spettatori. Frattanto, quell’arto, muovendosi adagio nel vuoto cercava giungere all’aggancio sicuro.

Finalmente quell’essere poteva tornare a vedere nella propria ordinaria natura. “Da sopra a sotto e non rammentava fosse così piacevole ed esilarante.”

Nessuno dei presenti ebbe intenzione di commentare la cosa, giacché nemmeno si sapeva come l’avrebbe presa, e il silenzio divenne sovrano. Intanto il treno rallentava perché giunto in prossimità della stazione.

L’uomo, a tal punto, fece un passo indietro per orientarsi al meglio ed andare nel centro del solaio, dove sistemò il capo nei pressi dello schermo, in maniera di nasconderlo agli sguardi.

Gli occhiali da sole indossati, caddero in terra.

I suoi occhi neri parevano immobili nelle rotonde orbite e le pupille, assunto la forma di una feritoia.

Un leggero sibilo si udì nella vettura e le porte si aprirono sotto la forza dell’aria compressa.

La gente non poté fare a meno di precipitarsi fuori, ma nessuno agì urlando.

“Stavano ancora cercando di mettere in ordine le idee, ” e non erano assolutamente preparati a quanto avevano visto e vissuto.

Arrivati alle scale mobili, perfino dubitavano dell’accaduto, o qualcosa del genere.

Nella confusione della stazione Termini, non erano più certi che una cosa tanto incredibile fosse capitata realmente e tra qualche istante potessero giungere in superficie a respirare l’aria pulita.

Taluni, allora, si sarebbero fermati a prendere il caffè, e dopo, preoccupati di sbrigare un poco di commissioni. “Per quando fosse giunta l’ora del pranzo, non avrebbero pensato a quello strano tipo.”

Durante la serata, a casa con la moglie e i figli, davanti ad un buon programma televisivo, avrebbero finito per non ricordare la scena e rimuoverla completamente dalla mente.

“Stranamente, nessuno salì nel metrò da quella porta.”

Chi montò, lo eseguì dalla parte delle altre carrozze.

Ad ogni modo, seppur limitrofi in linea d’aria all’essere appeso al soffitto, nessuno s’avvide di lui.

“Non è consueto guardare in alto nel vagone ferroviario, ” e poi, il tale si era acclimatato bene a quel palco, rendendo gambe e braccia del medesimo colore grigio del cielo e nel modo la giacca indossata.

Un breve e ripetuto segnale acustico preavvertì la chiusura dei passaggi e che il treno sarebbe tornato presto in movimento. Alcuni passeggeri ritardatari, si affrettarono ad entrarvi.

Un refolo d’aria fresca e profumata irruppe nella carrozza ed un grosso moscone nero, chissà dove acquattato, tentò di guadagnare l’uscita e la libertà.

Una lunga lingua rossa si liberò improvvisa e veloce a catturarlo ed un istante dopo, l’uomo si staccò dal soffitto tornando a disporsi in posizione eretta.

Talune persone lo scorsero e si domandarono nel vederlo tanto disordinato:

L’uomo o strano essere che fosse, cercò di ritrovare le proprie calzature.

Una la recuperò sotto il sedile, ordinatamente lasciata, l’altra, era ancora di lato alla porta.

Pensò: “Per fortuna, non era andata tra i binari, quando la gente era uscita!”

Delle calze indossate, ne trovò una sola. La quale, nascose in fretta nella tasca, reputando, giustamente, se anche non fosse la stagione: “Avrebbe destato meno attenzione andando in strada senza, meglio con una sì e l’altra no!”

Lasciò gli occhiali rotti sul pavimento. < Calpestati da qualche imbecille che non sapeva dove mettere i piedi!> Disse, e continuò: < Pazienza! Dovrò ricomprare degli altri, quel dittero non ci voleva. Mi ha letteralmente fatto impazzire! Dovrò essere prudente in futuro e restarmene chiuso in casa!>

Adesso si sentiva stanco, ma felice. Si accomodò per riposare un istante.

Aveva mangiato quanto desiderato ed avvertiva ancora il piacevole gusto di quell’insetto nero e peloso. Poi, con il rimorso per quanto accaduto in pubblico, prosegui con il giustificare l’operato: <Va bene. Tanto è lo stesso! Non ci fanno neanche caso. Li ho talmente sconvolti che finiranno per rimuovere il ricordo dalla mente. Solo i ragazzi! Quelli sì lo racconteranno agli amici e in casa. - Sì, ma intanto nessuno gli crederà!> Considerò.

Al momento di raggiungere la propria abitazione, l’anziano dai folti capelli bianchi pettinati all’indietro, aveva le idee confuse.

Quell’uomo avvinghiato al soffitto con il piede snodato e le scaglie, lo aveva turbato.

Si domandava, se fosse stata un’allucinazione.

“No, non lo era stata!”

Non poteva sbagliarsi. Lui aveva vissuto la guerra! Prestando servizio in marina. Tra gli ufficiali.

Aveva visto quale tipo di ferite lascia nei corpi e nell’anima una bomba, o anche un solo proiettile. “No, a lui quel tipo non l’aveva fatta.” Il suo viso lo ricordava bene e se l’avesse incontrato nuovamente, avrebbe cambiato scompartimento.

“Forse, no!” Non l’avrebbe fatto. “Non ce n’era neppure bisogno.” Lui non lo temeva ed ormai lo conosceva. A buon bisogno l’avrebbe combattuto e vinto. Ne era certo. Del resto lo aveva fatto per tutta la vita e che altro? Girò la chiave nella toppa ed una volta in casa, una voce sottile si affrettò a dargli il benvenuto: Disse. Era lei la minore dei figli. E nel vederli arrivare a frotte, nel controluce dato dalla finestra del salotto, gli si allargò il cuore e non pensò più a quanto veduto nel metrò, finendo con il dedicar loro, ogni attenzione.

*

Nell’aria intiepidita dal sole primaverile e nell’orario del pranzo, una farfalla venne a posarsi sul davanzale di casa mia. Una lingua rossa e carnosa si srotolò improvvisa portandola via. Spalancai la finestra, determinato a scorgere il problema. La facciata del palazzo era piena di camaleonti saldamente aggrappati ai mattoni e ancor più ve n’erano in strada. Sarebbe stato duro combattere. Tanto più non sono quell’uomo ho detto. Possiedo quell’orologio assieme al dono della fantasia.

By Veniero Rossi




Commenti

pubblicato il 22/02/2014 8.40.34
vennyrouge, ha scritto: Ti ricordo oggi.

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