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lavoro pubblicato martedì 18 febbraio 2014
ultima lettura giovedì 19 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Spunti Filosofici

di jackalo. Letto 525 volte. Dallo scaffale Amore

Domani ho una verifica su Platone; nello specifico sul Simposio. Sarà che devo ripassare e non so con chi parlare, o sarà che questo &eg...

Domani ho una verifica su Platone; nello specifico sul Simposio. Sarà che devo ripassare e non so con chi parlare, o sarà che questo è stato un pomeriggio ricco di argomenti stuzzicanti, ho voglia di scrivere riguardo all'amore, o meglio, come direbbe un letterato, ''ragionar d'amore''.

Innanzitutto mi preme ricordare che negli antichi popoli, come quello dei greci, si usava associare un'idea ad una divinità, o comunque bisognava accostarla a un corpo simile a quello umano. Per esempio c'era Poros, che rappresenta l'abbondanza, e Penia, che rappresenta la povertà. Da questi due concetti antitetici nacque Eros, un essere che, secondo Socrate, sotto ogni punto di vista è di natura intermediaria. Data la natura dei genitori non era nè ricco nè povero di risorse. Non era un dio ma non era neanche un umano, era un demone. Non era mortale ma neanche immortale ma l'uomo, tramite esso, cercava l'immortalità ovvero tramite la procreazione. Era qualcosa di soprannaturale e di potentissimo.

Personalmente, non ho mai associato l'amore ad un puerile angioletto che scaglia frecce. Più che come qualcuno penso sia meglio trattarlo come qualcosa. Come una forza; sono combattuto tra due ipotesi. La prima propone un modello astratto: una forza con la quale Dio, o qualunque cosa ci sia lassù, crea e distrugge legami. Ogni cosa per vivere ha bisogno di essere unita a qualcos'altro, dalle cellule più piccole a noi umani. Egli muove, crea e distrugge. Una sorta di deus ex machina. La seconda ha un aspetto più concreto, più realistico e forse più pessimista: se l'amore fosse solo un fatto chimico? Se fosse solo frutto di sostanze prodotte da ormoni?

Pensate che tristezza se fosse così...



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