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lavoro pubblicato martedì 18 febbraio 2014
ultima lettura domenica 8 dicembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Dal mio diario-03-La festa del pomeriggio si sarebbe conclusa in quella sala a luci rosse che ora non c’è più

di Unasignoraperbene58. Letto 2971 volte. Dallo scaffale Eros

... Sentii due mani afferrarmi i fianchi. Un'altra spingere sul centro della schiena, invitandomi a piegarmi in avanti. Andai giù. Trovai tre cazzi ad attendermi. Aprii la bocca, mentre un gran bel pezzo di carne mi apriva il culo... ....

Carlo fece scivolare il biglietto sui miei capezzoli.
Risposi come una corda di violino sfiorata dall'archetto.
-Hai ancora voglia, sei elettrica.
-A te è passata?
-Tutt'altro e neanche ai nostri amici.
-Lo immagini?
-Ne sono certo. Abbiamo un appuntamento tra un'ora.
Nei ventotto chilometri che separavano il parcheggio da casa nostra, Carlo non lasciò mai sola la mia fica.
Guidava usando la mano sinistra, la destra diceva di non poterla togliere da dov'era.
Mi portò vicinissima all'orgasmo per due volte, ma si guardò bene dal farmelo raggiungere.
Mi stava cuocendo a fuoco lento.
Ed io rosolavo consenziente.
-Vorrei che chi stasera avrà la fortuna di posare gli occhi su di te, si sentisse in paradiso, ma immediatamente dopo, deve sentire l'angoscia della morte, perché il cuore non deve reggergli.
Potevo ricevere un invito migliore?
-Sarai accontentato ... o dovrei dire ... sarete accontentati?
Una doccia veloce e poi in camera per vestirmi e truccarmi.
Mi osservai riflessa nello specchio.
Ciò che vedevo lasciava senza fiato.
Ero quanto di meglio si potesse offrire ad un uomo, anzi, tre.
Carlo mi aspettava in soggiorno, già pronto, per portarmi in pasto a quei due.
Entrai.
Carlo si girò verso di me.
Sgranò gli occhi.
Deglutì a fatica e a fatica balbettò poche parole:
-Non posso portarti fuori così. Sei un'arma impropria. Rischi di essere incriminata per strage.
-Non vado bene?
Piroettai su me stessa, per mostrarmi meglio.
Avevo in dosso solo tre cose: un paio di sandali gioiello, una gonna a portafoglio e un top.
I sandali gioiello erano superlativi, le stringhe di pelle rossa lucida si attorcigliavano alla gamba fin sotto al ginocchio, sul dorso del piede brillavano una decina di Swarovski ed altrettanti erano incastonati sul tacco dodici in metallo cromato.
La gonna era in seta blu, tagliata sbieca, molto ampia, leggerissima. Il portafoglio era tenuto in vita da uno spillone, che maliziosamente avevo messo ben in vista, per essere raggiunto e, in caso di emergenza, ... sganciato. Camminando la sovrapposizione del portafoglio si apriva completamente, mostrando la coscia per intero. La lunghezza era decisamente mini: tre dita sotto l'inguine.
Il top era a fascia, realizzato con la stessa seta della gonna. Adatto per contenere una seconda, forse una terza, non certo una quarta coppa B e quel poco che riusciva a coprire si intuiva generosamente dall'anello di chiusura posto tra le tette.
I capelli, lunghi e biondi, li avevo raccolti in una coda molto alta, in modo che collo ed orecchie restassero nude.
Il trucco lo avevo tenuto leggero, marcando solo occhi e bocca.
Gli occhi con una riga di kajal, che evidenziava il loro azzurro chiaro.
La bocca con un rossetto rosso lacca lucidissimo impastato di porporina.
Chiesi dove eravamo diretti, ma non ebbi risposta, neanche un indizio.
Carlo fermò l'auto in piazza Esedra, difronte ai portici.
Conoscevo bene la piazza.
Il portico destro era occupato da negozi, quello sinistro da due grandi bar e tre cinema a luci rosse.
Entrare in una di quelle sale era una nostra vecchia fantasia.
Stava per concretizzarsi?
Scesi dall'auto e vidi quei due in piedi sotto il portico di sinistra.
Dietro di loro la scritta rossa su fondo nero: "XXX Film per adulti".
Mi guardavano come due leoni affamati fissano una gazzella.
Io avanzavo verso di loro, felice di andarli a saziare.
-Ciao. Io sono Carlo e lei è Giulia.
Le loro bocche erano semi chiuse, gli ci volle qualche istante per riprendersi.
-Io sono Roberto. Giulia è un piacere rivederti e ... sentire di nuovo il contatto della tua mano.
-Ciao, io sono Marco. Non credevo che potessi essere più ... più ... beh, non so come dire, ma ... sei bellissima.
Gli occhi di Roberto non riuscivano a scollarsi dalla mia bocca, mentre quelli di Marco era persi nell'anello che chiudeva il top.
-Noi abbiamo ingannato l'attesa sedendoci al bar, se volete, quello è il nostro tavolo.
-Amore vuoi bere qualcosa?
Volevo bere?
Si, ma non da un bicchiere.
Volevano portarmi lì dentro?
Solo l'idea mi aveva provocato un diluvio tra le cosce.
Volevo entrare.
Volevo vivere la nostra fantasia.
-Io ora non ho sete.
-Carlo, non ti offendi se ti dico che abbiamo già acquistato i biglietti?
Non immaginavo che la parola biglietti potesse essere così eccitante.
Era la conferma.
Volevano portarmi in un cinema a luci rosse.
Entrammo.
Il film non era iniziato e le luci erano accese.
In platea, sparse qua è là, c'erano una decina di coppie.
Nessuna era lasciata nella tristezza della solitudine.
Alcune erano attorniate da due uomini, altre da tre, pochissime solo da uno.
Marco ci faceva strada
-Andiamo su in galleria, si sta meglio.
Qui le coppie erano solo due, ma ognuna aveva attorno non meno di dieci ... dodici uomini.
Una compagnia decisamente più numerosa, rispetto a quella che veniva offerta alle coppie della platea.
Voleva dire qualcosa?
Sparsi nella sala, c'erano non meno di una ventina di singoli, tutti rivolti verso di me.
I loro occhi non si staccavano dal mio corpo.
Avevo la sensazione che mi stessero strappando i vestiti di dosso.
Fui colta da un profondo brivido di terrore, misto ad altrettanta eccitazione.
Quel pomeriggio, per la prima volta, avevo preso, davanti a Carlo, il cazzo di altri due uomini.
Li avevo accolti nella mia mano.
Niente di più.
Ma quegli sguardi, dicevano molto chiaramente, che non si sarebbero accontentati delle mie mani.
E se non fossi stata capace di sostenere il mio ruolo?
Se la mia incapacità avesse deluso le aspettative di Carlo?
Ma quale era il mio ruolo?
Quali le aspettative di Carlo?
Seguendo Marco ci accomodammo nella penultima fila, a ridosso del corridoio laterale.
Ci vollero dieci, forse quindici secondi, e le poltrone della fila davanti e dietro la nostra, si occuparono tutte.
Anche il corridoio era decisamente affollato.
Carlo, incurante della luce accesa, poggiò la sua mano destra sul mio ginocchio e la fece risalire fino all'inguine, sollevandomi la gonna.
Abbassai lo sguardo.
Vidi che la gonna era ben al di sopra del monte di Venere.
Avevo ricevuto la risposta alla mia prima domanda.
Sapevo quale era il mio ruolo!
Marco volle emularlo e fece altrettanto.
La cosa non passò inosservata.
Chi era seduto nella fila davanti, aveva contorto la schiena, fino al punto di volgerla verso lo schermo.
Quelli seduti dietro di noi, protendevano le teste oltre le nostre spalle.
Mentre coloro che affollavano il corridoio sembrava volessero venirsi a sedere sulle nostre gambe.
Erano tanti.
Tre nella fila davanti.
Quattro in quella dietro.
Sei nel corridoio.
Più Carlo, Marco e Roberto.
Sedici cazzi.
Controllavo il desiderio di sedici cazzi!
Si spense la luce.
Vidi Roberto alzarsi.
Chiese a Marco di farlo passare.
Si fermò davanti a me.
Slacciò la cinta dei pantaloni.
Abbassò la lampo.
Lo tirò fuori.
Splendido!
Sentii una mano poggiarsi sulla nuca.
Uno di coloro che sedeva dietro, si avvicinò al mio orecchio:
-Daje bella, facce vede come ciucci er cazzo.
Doveva essere lo stesso che mi aveva poggiato la mano sulla nuca, perché terminato il gentile invito, la mano spinse decisa ed io mi trovai con il cazzo di Roberto contro le labbra.
Le aprii istintivamente.
La spinta della mano proseguì decisa, profonda.
Roberto in bocca sembrava ancora più grosso che in mano.
Facevo fatica a prenderlo.
La mano non smetteva di spingere:
-Brava. Così. Ingojatelo tutto. Devi arivà co le labbra contro le palle.
Mi sembrava di dover vomitare.
Lo volevo tutto.
Volevo assecondare gli ordini che mi venivano impartiti.
Gli occhi mi lacrimavano.
I centimetri continuavano a scendermi in gola, fin quando non sentii arrivare le palle contro il mento:
-Brava. Tiello così. Tutto in gola.
Mi diede ancora due botte secche con la mano dietro la nuca.
Forse voleva che anche le palle mi scendessero in gola.
-Dev'esse a prima vorta che vieni qui. Nun t'ho mai vista. Me sembri tesa. Preoccupata. Ma devi sta tranquilla. Se tu marito t'ha portata dentro sto cinema ... e in galleria, vo dì solo na cosa: Te vo fa pijà un mare de cazzi. E noi l'accontentamo . Ne svoterai tanti.
Era quella la risposta alla mia seconda domanda?
Carlo e Marco si godevano lo spettacolo in prima fila.
Roberto mi prese la testa tra le mani.
Iniziò a scoparmi la bocca.
Lo sfilava quasi completamente, per poi affondarmelo in gola deciso.
Ogni suo colpo era sempre sostenuto da quella mano dietro la nuca.
Marco passò le dita tra le grandi labbra.
Le inumidì.
Le fece scivolare andando a cercare l'entrata posteriore.
La trovò.
Non faticò per entrarci.
Carlo smise di giocare con i miei peli, mi sfiorò la clitoride, venni all'istante.
Mugolavo come una cagna.
Mugolavo mentre Roberto si svuotava nella mia gola.
-Bevi zoccola. Questo è solo er primo. Me sto a fa na pippa pe te. Sei un delirio Daje. Vojo esse er secondo..
Mentre mi invitava a bere, lo sentivo alzarsi.
Sentivo il suo cazzo spingere contro il collo, sotto l'orecchia, fu una questione di attimi, Roberto mi colava in gola e quello sul collo e la spalla.
Carlo prese un fazzolettino, voleva asciugare quanto mi era stato donato.
Roberto lo fermò, gli sussurrò qualcosa all'orecchio.
Rimise in tasca il fazzolettino, mi afferrò il polso e mi disse di seguirlo.
Uscimmo dalla fila delle poltrone, preceduti da Roberto e seguiti da Marco, mentre mille mani mi frugavano ovunque.
Roberto entrò in bagno, noi con lui e tutti quelli con noi.
L'ambiente era angusto e poco illuminato.
Carlo con due dita fece saltare la chiusura dello spillone.
Roberto, con pari capacità, aprì l'anello del top.
Ero nuda.
Carlo mi baciò con furia, poi all'orecchio:
-Guardandoti con quella mazza in gola ero a mille. Quando poi l'altro ti ha sborrato sul collo ... ho schizzato senza toccarmelo.
Non avrebbe potuto fare nulla, o dire nulla, per eccitarmi ancora di più.
Sentii due mani afferrarmi i fianchi.
Un'altra spingere sul centro della schiena, invitandomi a piegarmi in avanti.
Andai giù.
Trovai tre cazzi ad attendermi.
Aprii la bocca, mentre un gran bel pezzo di carne mi apriva il culo.
Ogni colpo che prendevo da dietro, faceva si che uno di quei tre mi scendesse in gola.
Chi avevo dietro?
Chi in bocca?
Pochi minuti e il primo fiotto riempiva di nuovo la mia bocca.
Stavo ancora deglutendo che sentii arrivare diversi schizzi sul viso, sia da destra che da sinistra, mentre lo sconosciuto che ospitavo nel culo, dava le ultime due botte violente prima di riempirlo del suo orgasmo.
Me lo sfilò dal culo e lo strusciò sulle chiappe, come per pulirselo.
-Che inculata che sei. Fantastica. Sei proprio na gran troia.
Anche chi aveva appena riempito bocca e faccia, non si astenne dal pubblicizzare le mie capacità:
-Pure de bocca sei no sballo.
-Succhi mejo de le zoccole che se trovano pe strada.
-Rega nun va dovete perde. Questa è la mejo puttana che avemo mai beccato qui dentro.
Altri volevano soddisfarsi:
-Se te scanzi me la vorrei incula pure io.
-E se te te levi me faccio fa na pompa.
-Levete, levete. Sto pe venì. Jje vojo schizza le zinne.
Carlo si era seduto in terra, tra le mie cosce.
Aveva incollato la bocca alla fregna e leccava da dio, mentre un nuovo cazzo mi scendeva nell'intestino e un'altra in gola.
Dopo circa un'ora, una voce proveniente da fuori, avvisava che il cinema doveva chiudere.
Il bagno si svuotò.
Gonna e top erano spariti.
Carlo mi diede la sua giacca per uscire.
Ero esausta.
Soddisfatta.
Avevo dato gioia ad un numero imprecisato di cazzi per un numero imprecisato di volte.
L'unica cosa che in quel momento sapevo con certezza, che mai prima di allora, avevo avuto nove orgasmi in così poco tempo.
Arrivati alla nostra auto, mentre Roberto ci lasciava il suo numero di telefono e ci salutavamo, un signore molto distinto, sui cinquanta ci avvicinò.
-Scusatemi, non vorrei disturbare e tanto meno risultare invadente.
Avrei riconosciuto quella voce tra mille, anche se ora la dizione era perfetta, se l'italiano aveva preso il posto del romanesco, ne ero certa, era lui, quello seduto dietro di me, che mi aveva messo il cazzo contro il collo, sotto l'orecchia, coprendomi di sborra spalla e collo.
-Volevo fare, se mi è consentito, i complimenti alla signora.
Quella fluida eloquenza ci aveva ammaliati ed ammutoliti.
-Raccolgo il vostro silenzio come un assenso. Lei è di una bellezza e di una sensualità non comuni. Mi creda. Suo marito, chiunque sia di questi tre signori, ha ricevuto il dono più grande che si possa sperare di avere, la compagnia di una donna, e se non frainteso mi permetterei di appellare lei femmina anzichè donna, che sa vivere e gustare il sesso nel modo più alto possibile, senza tabù, ipocrisia o limiti. Godendolo appieno e compiutamente. Quando vorrà tornare a donarci la gioia della sua compagnia, io, e tutti coloro che quasi quotidianamente, frequentiamo la sala, saremo ben lieti di prodigarci per renderle il piacere che avrà la benevolenza di donarci.
Spero abbia ricevuto quanto era nelle sue aspettative.
Come per lei e i suoi tre accompagnatori, anche per noi, usciti da lì, la realtà ci riporta alla quotidianità, riprendiamo i nostri abiti di scena. Torniamo ad interpretare i ruoli che la società ci impone. Il sottoscritto, tanto per farle un banale esempio, ha ripreso il suo triste ruolo di ultimo discendente, di una antica e nobile famiglia romana, le cui origini si perdono nelle prime notte dell'anno mille e duecento.
Questo, se me lo consente, è il mio biglietto da visita. Uno squillo di telefono. Non potrei perdonarmi l'assenza nel giorno del suo ritorno. Mi congedo augurandovi una meravigliosa fine di serata. Servo suo signora. Sempre, e da oggi solo suo, marchese di bla bla bla, l'elenco che ancora segue prenderebbe il resto della notte, sarei felice, se nella sua mente mi tenesse a memoria, solo come Agostino.


Commenti

pubblicato il 18/02/2014 15.50.00
Matilda58, ha scritto: La lettura è stata travolgente. Mi sono ritrovata immersa in quell'atmosfera. E' tutto così reale. Così vicino a quello che realmente c'era in quella sala. Forse il tuo non è un lavoro di sola fantasia. Complimenti anche per gli scritti precedenti. Brava, continuerò a leggerti.
pubblicato il 21/02/2014 13.15.51
Unasignoraperbene58, ha scritto: Grazie per il tuo commento e i tuoi complimenti. In realtà, in quanto sto scrivendo, una parte di fantasia c'è: "Il nome dei personaggi." Spero di averti fra coloro che leggeranno i miei prossimi post.

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