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lavoro pubblicato martedì 18 febbraio 2014
ultima lettura lunedì 19 agosto 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Le vacanze di una ragazza per bene – giorno 10

di Handrea. Letto 5028 volte. Dallo scaffale Eros

Di come le pulsioni sessuali di una giovane donna in amore non facciano distinzioni tra tentazioni maschili o femminili....

Un altro giorno stava per iniziare, un altro giorno durante il quale non sapevo che cosa mi sarebbe capitato.

Gigi non lo pensavo quasi più, presa ormai tra Marcello e lanovità di Michela.

Già, Michela.... Chi l'avrebbe pensato? Un'acqua cheta, una donna chiacchierona e all'apparenza così tranquilla...

Mi sveglia pensando proprio a lei. La notte prima mi ero masturbata nel letto, al buio, pensando a cosa mi aveva detto, a cosa mi aveva fatto... pensavo di provare schifo per quel contatto avuto con lei ma, stranamente, la mia mente e il mio corpo avevano reagito con una piacevole sorpresa e, devo aggiungere, con una forte scarica emotiva. Eccitazione? Non proprio come mi accadeva ormai da alcuni giorni per le attenzioni di Marcello, ma pur sempre di eccitazione si trattava visto che, con le denti, avevo inseguito una fantasia che vedeva i due sposi interessarsi a me.

Ero venuta subito, ma avevo continuato a toccarmi, non paga dell'orgasmo raggiunto, pervasa com'ero ancora della voglia di farmi toccare da entrambi.

Mi alzai e andai in bagno: volevo rinfrescarmi e, al tempo stesso, placare il calore che sentivo irradiare dal mio giovane sesso. Vidi che i peletti erano cresciuti un altro po' e mi chiesi se dovessi tagliarli un po', poi l'idea mi passò e, una volta finito, mi alzai dal bidet per ritornare in camera.

Sentivo le voci in giardino per la colazione e, quindi, andai in camera a vestirmi. Per quel giorno scelsi un vestitino corto bianco e misi il costume da bagno sotto. Poi mi guardai allo specchio e mi vidi epr quel che potevo sembrare agli altri: un'adolescente un po' imbronciata con belle labbra su un viso ancora non espressivo. Peccato per quelle tette troppo piccole.... Però, guardandomi di profilo, pensai che il mio culetto era comunque bello a vedersi, e provai a spingerlo un po' più in fuori per vedere come sarebbe apparso in quel caso. Decisamente interessante, conclusi.

In quel momento qualcuno bussò alla porta della mia stanza e, senza attendere la mia risposta, entrò. Era mia madre che, con fare sorridente come suo solito, mi chiese se avessi avuto l'intenzione di unirmi a loro o preferivo continuare a dormire.

Risposi che sarei uscita subito e, mentre lei chiudeva la porta, pensai che la sera prima doveva aver avuto la sua razione di sesso per come sembrava radiosa quel giorno.

Con una punta d'invidia addosso e un'ultima occhiata allo specchio, li raggiunsi.

C'erano tutti, e tutti mi accolsero con evidente piacere. Mi sedetti al posto solito e mi servii da sola, mentre Michela mi faceva i complimenti per il vestito e Marcello mi spingeva, attraverso il tavolino, il piatto con i biscotti.

Mi accorgevo che, adesso, ero al centro delle loro attenzioni e la cosa, devo proprio dire, mi faceva estremamente piacere.

Dopo un po' che eravamo lì Michela chiese a mia madre se avesse nulla in contrario a portarmi in centro dove aveva visto, in un bellissimo negozietto, un completino che sarebbe stato splendido su di me. Mia madre mi guardò come per chiedermi il parere ma Marcello la prevenne comunicando che, da parte sua, avrebbe accompagnato mia madre al museo d'arte moderna che, in quei giorni, ospitava una collezione molto interessante.

Conoscendo i gusti artistici della mia genitrice, non pensai minimamente che avrebbe rifiutato e, infatti, la sentii accettare con piacere. O forse l'intento dei due era un altro?

Guardai Marcello con uno sguardo indagatore ma l'uomo, battendomi affettuosamente sulla mano, concluse il discorso comunicandomi all'orecchio, con fare misterioso, che per quel giorno solo l'arte era al centro dei suoi pensieri.

Ci alzammo per recarci alle nostre rispettive destinazioni ma non uscimmo tutti insieme, e il perchè lo capii da lì a poco. Appena mia madre e Marcello furono usciti, Michela mi chiamò nella sua stanza per chiedermi un parere su quale vestito indossare.

Come entrai capii le sue intenzioni perché cominciò, sempre parlando, a spogliarsi finchè non fu completamente nuda davanti a me.

Io la guardavo un po' sorpresa, ammirando quel corpo che, veramente, mi sembrava appartenere a una donna più giovane della sua età. Ma come faceva a mantenersi così tonica? Seguendo il mio sguardo e intuendo i mie pensieri, Michela si girò e, tenendosi i seni tra le mani, mi chiese: "Cosa ne pensi? Non sfiguro insieme a voi ragazze giovani e spregiudicate? E mentre diceva queste parole, non smetteva di far ballare le sue grosse pere davanti ai miei occhi.

"No Michela, sono proprio belle", la rassicurai. "Magari le avessi io.....!"

"Ma anche le tue sono belle...."

"Scherzi? Le ho piccole.... A volte mi tocca imbottire il reggiseno per non sembrare un maschio!"

"Ma dai, sono perfette.....fai vedere" e, dicendo così, avanzò verso di me e, senza aspettare una risposta da parte mia, mi fece scorrere il vestito dalle spalle facendolo cadere a terra.

Io non proferivo parola, lasciando a lei il compito di proseguire in questa curiosa esplorazione.

"Che bel costume indossi...", mentre con la mano provvedeva a sollevarmi il reggiseno.

I miei due seni spuntarono allegramente appena ebbe sollevato la stoffa, svettando spigliatamente con le punte, decisamente irrigidite, verso l'alto.

Michela le afferrò con entrambe le mani, le soppesò, le ruotò leggermente torturandomi con pollice e indice i capezzolini e, quasi pensierosa, mi confermò che erano decisamente deliziose. Le sue carezze stavano accendendo il fuoco dentro di me e, ammutolita, non seppi cosa risponderle.

Michela mi fece girare e mi slacciò il reggiseno, poi mi rivoltò verso di lei e, guardandomi dritto negli occhi con un sorriso sempre più contagioso, fece scivolare le mani sui miei fianchi fino a raggiungere l'orlo dello slip, quindi si abbassò lentamente facendolo scivolare lungo le mie gambe, finchè non raggiunse le mie caviglie.

La guardavo dall'alto e vedevo i suoi occhi puntati nei miei. La scena sembrava pietrificata, come spesso accade prima che tutto venga, vorticosamente, messo in movimento.

La vidi abbozzare un sorriso malizioso, poi la sua testa affondò nel mio grembo.

Scorgevo i suoi capelli ondeggiare, ma la mia attenzione si sciolse nel momento in cui sentii la sua lingua farsi strada nella mia fessura e, rabbrividendo impercettibilmente, mi lasciai sfuggire un sospiro, sempre senza accennare alcun movimento.

Michela afferrò le mie natiche con entrambe le mani e mi spinse verso la sua bocca, affondando dentro di me.

Sentivo quella lingua esplorarmi, scorrere lungo la fessura, penetrare al mio interno. Poi al sua bocca, come una dolce ventosa, scovò il mio punto del piacere, e cominciò a succhiare con sempre più forza.

Comincia a gemere, con le gambe che tremavano nello sforzo di mantenermi eretta, mentre il mio desiderio era quello di lasciarmi andare. Scivolai verso il basso fino a trovarmi distesa sul pavimento, mentre Michela mi apriva con la sua lingua, sollevandomi e spalancando le mie gambe.

Venni subito, quasi senza rendermene conto. Ma la cosa non turbò, né fermò quella bocca famelica.

Michela mi fece alzare, mi spinse sul letto, salì su di me e riprese a leccarmi.

Io mi sentivo in un limbo, non vedevo nulla, non sentivo alcun suono.

Mi accorsi d'un tratto che la lingua non era più tra le mie gambe e, riaprendo gli occhi, vidi Michela ergersi su di me per un attimo, quindi ruotare su se stessa e, infine, calare il suo sesso di donna adulta sul mio viso.

Non ero preparata a questo, non sapevo cosa fare.

Mi ritrovai prigioniera delle sue cosce, il mio orizzonte ridotto a due glutei imponenti, ai mio naso affondato nelle due natiche, il suo sesso che premeva sulla mia bocca. La sua, invece, si era riappropriata della mia vagina, aveva ripreso a percorrerla in lungo e in largo aiutata da due mani indaffarate a sollevarmi, ad aprirmi, a spingermi verso il suo viso.

La sua bocca era ovunque, le sue dita mi aprivano come fossi di burro. Sentii la sua punta bagnata fiondarsi nel mio ano, soffermarsi a esplorarne i bordi, affondare dentro di me.

Mugolavo e leccavo anch'io, sentendo il suo sapore sulle labbra, tenendola per i fianchi, aprendole le natiche con mosse inconsulte. I suoi peli mi solleticavano il viso, il mio nasino s'incastrava ora nel suo culo, ora nella sua fica, seguendo i movimenti che faceva col bacino.

Mi sentii trascinare verso un nuovo orgasmo, cominciai a divincolarmi, a far sobbalzare il bacino inseguendo la sua bocca. E mentre il suo indice sprofondava interamente nel mio culetto, sentii le prime avvisaglie dell'orgasmo imminente.

Lo percepì anche Michela, visto che all'indice fece seguire il medio. Ora avevo due dita che affondavano nel mio culetto, strappandomi un po' di dolore e ritardando, così, l'orgasmo. Poi, con sgomento, sentii un terzo dito unirsi ai due, e poi un quarto.... Michela mi stava aprendo letteralmente, stava trasformando quel buchino così piccolo e indifeso in una voragine.

Gemendo le chiesi di smetterla, che mi faceva male, ma la donna proseguì, aiutandosi con l'altra mano. Ora era cinque le dita che mi scavavano, poi sei.... Persi il conto, pervasa da ondate di dolore e piacere. Le sentivo entrare e uscire freneticamente, dandosi il cambio, mentre il mio ano dilatato pulsava allargandosi e respingendo quell'assalto.

La morsi, leccai il clitoride gonfio, urlai nella sua vagina e, mentre orami il mio culetto esplodeva per le dita che l'affollavano e premevano, da dentro, sulle mie pareti vaginali, come già mi era accaduto con Marcello, cominciai a pisciare, uno zampillo furioso che le colpì il viso, a getti sempre più lunghi, mentre l'orgasmo prorompeva dal mio interno così prepotente da farmi sobbalzare tentando di disarcionare Michela.

"Vieni puttanella, vieni...." Con queste parole Michela accompagnava assecondando i miei movimenti, spingendo le dita al massimo della profondità cui potevano spingersi e, al contempo, muovendole l'una contro l'altra in modo che il mio povero buchino si dilatasse come sotto l'effetto di un divaricatore.

Ululai come una cagnolina torturata, continuando a pisciare anche dopo che le dita furono uscite dal mio sfintere, mentre l'orgasmo si acuiva e prolungava sentendo nuovamente Michela ritornare a leccarmi e succhiarmi la farfallina, raccogliendo con la bocca la mia urina.

Fui scossa dai fremiti profondi per un bel po' dopo che l'amica di mia madre si fu allontanata dal mio corpo e, appoggiata su di un fianco, guardava i miei scuotimenti sorridendo dal piacere, con gli occhi velati di passione e le tracce della mia minzione sul suo viso. Poi rimasi immobile, sentendo il bagnato della mia pipì sul lenzuolo, l'umido dei suoi umori sulla mia faccia, respirando al soffitto il residuo della mia passione.

Michela mi baciò, con la bocca che sapeva del mio sesso e della mia pipì, affondando quella lingua torturatrice tra le mie labbra, mentre io l'avvolgevo nell'abbraccio di una bestiola che, dopo uno spavento, viene consolata dalla mamma. E rimasi avvinghiata a lei col petto in subbuglio e la fica in fiamme, mentre il mio povero ano torturato mi bruciava per le violente attenzioni subite.

Rimanemmo così per una decina di minuti, mentre Michela mi accarezzava dolcemente il sesso e portava le sue dita fradice ora alla sua bocca, ora alla mia, facendomele leccare tutte una a una. Poi si alzò e disse di prepararmi, perché avevamo delle compere da fare.

Questa fu l'esperienza del mio decimo giorno di vacanza: per il resto della giornata Michela e Marcello mi lasciarono in pace, anche se i miei poveri sensi torturati reagivano alla loro presenza lasciandomi in uno stato di languore totale.

Che mi stessi innamorando di quei due?



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