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lavoro pubblicato venerdì 5 dicembre 2003
ultima lettura sabato 14 ottobre 2017

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sulla tela di Hieronymus Bosch

di Libera Càrpino. Letto 526 volte. Dallo scaffale Pensieri

SULLA TELA DI HIERONYMUS BOSCH Se dovessi rappresentare me stessa agli ingordi spettatori "dei fatti degli altri" io mi stenderei sulla tela con ...

SULLA TELA DI HIERONYMUS BOSCH Se dovessi rappresentare me stessa agli ingordi spettatori "dei fatti degli altri" io mi stenderei sulla tela con l'eleganza velenosa di un cobra, porterei ali nere di pipistrello, avrei becco corto dal quale lascerei uscire immagini di pensieri sinistri. Poserei ibrida, donna animalesca. Crepuscolare e notturna figura degna di suscitare stupore e meraviglia e mai orrore. Libera e felice nel mio ... esser così... per sempre in un qualsiasi sfondo enigmatico e inquietante della mano virtuosa del grande Hieronymus Bosch. Il pittore fiammingo faceva vivere sulle sue tele la paura, la follia del periodo in cui viveva. Attraverso i colori e le figure mostruose, grottesche, materializzava le raccapriccianti confessioni di presunte streghe alla sbarra e racconti febbrili d’inquisitori malati. L'eresia, il tormento religioso, forse anche un po' il suo, perché Bosch non era cattolico nonostante fosse affiliato alla Confraternita della Nostra Diletta Signora cui dedicò i suoi servigi d’artista. La dannazione eterna, il peccato e demoni pronti a far proprie le anime perse, sempre in fermento nell'immaginario dell'uomo. In questo caos di fede e valori i temi riportati dal Bosch nelle sue opere sono ritornati alla ribalta a palpitare e a pullulare nel domani del dormiente. Come vorrei… Tappezzerei le pareti della mia esistenza con le tele del Bosch e vi danzerei al centro in tutta la mia solitudine e unicità. Serena e libera e compiaciuta riderei al mio stare bene da folle. Riderei di quell’uomo stolto nell’attesa che un chirurgo ciarlatano lo liberi dal suo male nella testa. Una malattia che il pittore fiammingo ha dato forma di tulipano, perché Tulpe in olandese vuole dire follia. Riderei divertita perché in lui posso vedere chi deturpa il bene, offende il male e poi ricorre ad ogni sorta d’aiuto medioevale o folkloristico appena il panico e l’ansia prendono il sopravvento sulla ragione. Riderei del mio vivere maledetto nell’oscurità del Bosch. Senza alcun desiderio da riporre ad alcuno, né imprecazione d’aiuto o preghiere. Mi cercherei, mi ritroverei nella folla di personaggi bestiali o famigerati santi. Mi parlerei, mi ascolterei nel lugubre verso della civetta nel tronco dell’albero. Dicembre 2003


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