ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato domenica 9 febbraio 2014
ultima lettura venerdì 6 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Spazio: 1999 - Il pianeta ostile

di timelord. Letto 956 volte. Dallo scaffale Fantascienza

In seguito ad una catastrofe nucleare, la Luna vaga nello spazio portandosi appresso la base Alpha e i suoi 311 abitanti, che sperano sempre di trovare un pianeta abitabile su cui potersi stabilire.....

IL PIANETA OSTILE

Ogni volta che Alpha incontrava un pianeta, la sala comando entrava in

agitazione. Il problema di trovare un pianeta adatto alla vita restava più

aperto che mai, e in più bisognava essere sempre cauti: era già capitato molte

volte che un pianeta si rivelasse non solo inospitale, ma addirittura pericoloso

per la sopravvivenza degli uomini della base. Quella volta si passò ogni limite.

*************

- Allora Kano, cosa dice il computer? – Koenig attendeva con ansia una risposta.

– Atmosfera, acqua, vegetazione. Sembra abitabile. Ma…

- Ma cosa? Troppo bello per essere vero?

– Ecco, i sensori segnalano anche numerose fonti di energia. Il pianeta è quasi

sicuramente abitato.

– Uhm. Quindi bisognerà fare attenzione. Quanto meno, chiarire che non abbiamo

cattive intenzioni. Sandra, cerchi di comunicare con il pianeta!

– Bene comandante! – Sandra iniziò ad aprire i canali di chiamata, mentre Koenig

si rivolse a Bergman. – Victor, dici che potrebbero accettare un nostro sbarco?

– Difficile dirlo – rispose il professore – Bisogna vedere qual è il loro grado

di civiltà e… di diffidenza. Noi stessi abbiamo sperimentato più volte la

doppiezza di certe razze: e spesso è più la regola che l’eccezione!

Intanto Sandra aveva fatto numerosi tentativi, inutilmente. – Nessuna risposta,

comandante!

– Continui a provare! Mi chiedo se non possono rispondere… o non vogliono. Kano,

lei mi conferma che c’è vita su quel pianeta?

– Certamente. A voler essere precisi, non vita umana. In ogni caso sono

segnalati esseri viventi.

- Vita intelligente… ma non umana. In fondo non possiamo escluderlo. – disse

Bergman, quasi tra sé. Koenig prese una decisione: - Alan, prepari un’Aquila

disarmata. Proviamo a dare un’occhiata.

– Bene comandante.


*****************

Poco dopo, un’Aquila da ricognizione dirigeva verso il pianeta. Ai comandi gli

astronauti Taylor e Palmer. Erano poco oltre la metà della distanza quando

captarono un segnale. – Aquila 6 ad Alpha – chiamò Taylor – abbiamo un segnale

sul radar. Dirige su di noi.

Koenig trasalì. – Sandra, riesce ad inquadrarlo?

Sandra manovrò le telesonde e ottenne un’immagine inconfondibile: un’astronave

aliena, grande più o meno come un’Aquila. – È un’astronave!

– E proviene dal pianeta! – aggiunse Kano.

– Non sembra voler attaccare – osservò Paul – è troppo lenta.

– Meglio non rischiare! – disse Koenig – Taylor, avete un’astronave sulla vostra

rotta! Taylor? Taylor? Aquila 6, rispondete!

- Abbiamo perso il contatto! – disse Sandra – c’è un fortissima interferenza!

- E quella nave ha accelerato! – gridò Paul – li attacca!

Koenig cercò disperatamente una soluzione. – Alan: funziona il comando a

distanza?

Carter premette alcuni pulsanti e venne preso dall’angoscia. – No comandante:

nessun segnale radio può raggiungerli!

– Maledizione! – ruggì Koenig – possiamo solo sperare che se ne accorgano e

tornino indietro!

Ma sull’Aquila 6 le cose andavano molto diversamente. I due piloti udivano una

voce rassicurante: - Benvenuti, alieni. Una nostra nave vi sta raggiungendo.

Sarete agganciati e guidati sul nostro pianeta.

Taylor era persuaso, ma non troppo. – Se vogliono agganciare, dovranno

rallentare: sono troppo veloci!

– E in rotta di collisione! – aggiunse Palmer – e non ho più il contatto con

Alpha!

- Viriamo! Saranno ospitali, ma sono dei pessimi piloti! – concluse Taylor, e

iniziò una lenta virata per evitare l’altra nave. Ma quella corresse la rotta,

mentre su Alpha trattenevano il fiato. – Si comporta come se volesse attaccare –

disse Palmer con un filo di voce. – Dai tutta la potenza! – concluse Taylor. –

Aquila 6 a nave: cosa…

Troppo tardi. L’astronave fece partire un raggio d’energia che disintegrò

l’Aquila.

Su Alpha non si erano ancora ripresi dall’orrore, che una voce risuonò negli

altoparlanti.

– Qui è l’esercito di difesa del pianeta Derna. La vostra nave ha invaso il

nostro spazio ed è stata distrutta. Se il vostro pianeta non cambierà rotta,

sarà anch’esso distrutto.

************

Koenig era in bilico tra lo stupore e l’indignazione, oltre al fatto di aver

perduto due astronauti : - Quella nave era disarmata! Noi venivamo in pace! E

non possiamo controllare la nostra rotta! Se non ci volete, lasciate che la

nostra luna transiti, e ce ne andremo senza disturbarvi!

Ma la voce rispose, inflessibile: - Se non modificherete la vostra rotta, sarete

distrutti.

Koenig riflettè un momento. – Kano, è possibile che ci troviamo su di una rotta

di collisione?

– No, comandante. Siamo su di una rotta più che sicura.

– Ma allora cosa vogliono? – era furibondo.

– Davvero molto irragionevoli – osservò Bergman – a meno che non cerchino

qualche pretesto.

– Cosa potrebbero avere in mente?

– Difficile dirlo. Di sicuro c’è solo un fatto: dovremo difenderci finchè saremo

nel raggio di quel pianeta. E se falliamo, siamo tutti morti.

*************

Il comando di Alpha si riunì immediatamente: bisognava stabilire una strategia

di difesa.

- Quanto ci vorrà per entrare nel raggio delle loro difese? – domandò Koenig.

– Tra dieci ore ci troveremo nel punto dove l’Aquila è stata attaccata – disse

Kano – È ragionevole presumere che da quel momento potrebbero muoversi.

– Noi abbiamo le Aquile dotate di laser – intervenne Carter – ma loro quante

navi avranno? E quanto potenti?

– È questo il punto – disse Koenig – se fossimo certi della distruzione di

Alpha, varrebbe la pena di tentare di deviare la luna. Non sarebbe la prima

volta che ci poniamo il problema.

– Però non lo abbiamo mai fatto – intervenne Bergman – E non possiamo sapere

quante possibilità di successo avremmo.

– John – disse Helena – non pensi che sarebbe meglio evacuare la base, finchè

siamo in tempo?

Koenig riflettè. – Potremmo evacuare il personale e tutto il materiale

indispensabile… e tentare di difendere la base con le Aquile da combattimento.

Rimane un fatto: se falliamo, dovremo vivere per sempre sulle Aquile!

– Non è proprio possibile trattare? – continuò la dottoressa.

– Finora sono stati irragionevoli – disse Bergman – Potremmo continuare a

chiamarli, ma non so se servirà.

– Un momento! – Koenig aveva avuto un’intuizione – Non abbiamo tentato di

incontrarli faccia a faccia, sul loro pianeta!

– Non vorrà scendere laggiù! – protestò Paul – Non glielo permetterebbero!

– È vero – disse Alan – Attaccano tutto ciò che si muove. E la nostra Aquila era

disarmata.

– Appunto! – disse Koenig – Visto che non fa differenza, useremo Aquile armate

di laser. Scenderemo laggiù e li incontreremo, lo vogliano o no! Alan, prepari

tre Aquile armate! Victor, tu organizzerai l’evacuazione della base. E se ci

attaccheranno, tutte le altre Aquile da combattimento dovranno tentare di

respingerli! Paul, prepari una squadra armata: lei verrà con me insieme a Carter

e al dr. Russell.

***************

Poco dopo, le tre Aquile erano sulle rampe. Su di una presero posto Koenig,

Carter, Paul, Helena e quattro guardie. Le altre due erano di scorta, e avevano

a bordo solo i piloti.

– In bocca al lupo, John! – disse Bergman dal video dell’Aquila.

– Crepi – rispose Koenig – avremo bisogno di molta fortuna!

Le Aquile decollarono, e si disposero in formazione per raggiungere il pianeta.

Kano era riuscito a individuare le coordinate del punto da cui era giunta la

minacciosa trasmissione, e Koenig dirigeva verso quel punto. Ben presto vide tre

astronavi sullo schermo, e i contatti con Alpha si interruppero. Non poteva

comunicare neanche con le altre due Aquile, ma aveva dato istruzioni precise:

attaccare per primi. Ma anche a lui giunse quell’invitante messaggio: -

Benvenuti, alieni. Le nostre navi vi stanno raggiungendo. Sarete agganciati e

guidati sul nostro pianeta.

– Ehi, che trattamento diplomatico – disse Alan.

– Forse dovremmo sospendere l’attacco… - disse Koenig tra sé.

– John, hai sentito? – disse la voce di Helena – Hanno deciso di trattare!

– Bisognerà comunicare con le altre astronavi – disse Koenig – se vogliamo

sospendere.

Infatti anche gli altri piloti avevano udito, ed erano perplessi: bisognava

obbedire ugualmente? Ma Carter sciolse i dubbi. – Non stanno accelerando un po’

troppo?

Infatti erano in rotta di collisione: come con la prima Aquila.

– Come con Taylor e Palmer… - riflettè il comandante – Ecco perché non erano

fuggiti! Era una trappola! Alan, armi il laser!

Questa volta fecero in tempo: Carter aprì il fuoco, disintegrando una delle tre

astronavi. Le altre due Aquile colsero al volo la situazione e imitarono

l’astronave di Koenig. Pochi secondi dopo lo spazio era sgombro. Sbucarono altre

tre navi: niente messaggi amichevoli questa volta, ma stesso schema d’attacco.

Finirono come le altre.

Le trasmissioni erano tornate normali, e Bergman parlò con Koenig. – John,

abbiamo notato un fatto anomalo. Quelle astronavi attaccano secondo uno schema

fisso. Sono potenti e veloci, ma incredibilmente prevedibili. Credo che potremmo

difenderci senza problemi.

– Potrebbe essere vero, e potrebbe non esserlo. Continua l’evacuazione, Victor.

Ascoltami: te la sentiresti di restare lì il più possibile con Kano e Sandra?

Forse potreste scoprire altri elementi utili.

– Ci avevamo già pensato, John. Stai tranquillo.

"Se non avessi Victor…" pensò Koenig. Ormai erano prossimi alla discesa, e

diressero verso il punto prestabilito.


**********

La discesa venne funestata da altre scaramucce con velivoli armati e batterie

contraeree. Koenig fece in modo di sparare solo su tutto ciò che si rivelava

ostile: non poteva dare troppa ragione ai nemici. Il punto prestabilito era nel

bel mezzo di una fitta foresta. Carter riuscì a trovare una radura sufficiente

per scendere, mentre Koenig ordinò alle altre Aquile di tornare indietro: c’era

sempre il rischio che la loro astronave fosse individuata e distrutta. Armati

fino ai denti, si inoltrarono tra la vegetazione.

– Paul, quanto dista il punto prestabilito?

– Circa due chilometri verso nord.

– Bene: occhi aperti! – concluse il comandante.

Procedettero per cinquecento metri senza incidenti. Poi si accorsero che il

terreno era divenuto insolitamente friabile.

– Potrebbero esserci delle sabbie mobili… - pensò Koenig.

– Non registro concentrazioni d’acqua superiori alla norma – disse Helena.

Proprio in quel momento una voragine si aprì sotto di lei, e l’avrebbe

inghiottita se Koenig e Paul non l’avessero afferrata.

– Ma cosa… - Koenig non fece in tempo a pensare che un’altra voragine si aprì

sotto i piedi di una guardia. Carter accorse subito seguito dagli altri, ma le

urla orribili dell’uomo mischiate a versi non umani fecero capire che quelle

buche nel terreno non erano naturali: almeno non del tutto. Estrassero i laser e

fecero fuoco alla massima potenza. Udirono un barrito, e sentirono l’odore della

carne bruciata. Quando il fumo si diradò, poterono scorgere la sagoma di una

specie di gigantesco insetto, che aveva inghiottito lo sfortunato agente.

Koenig cercò di riprendersi dall’orrore. – Via di qui – disse – potrebbero

essercene altri!

Si allontanarono alla svelta, e il terreno nuovamente duro confermò loro che

potevano stare tranquilli. Per il momento.

Infatti le sorprese non erano finite: poco dopo sentirono la terra tremare.

Pensarono nuovamente a quegli insetti mostruosi, poi videro che si trattava di

scosse regolari, sempre più intense.

– Cosa può essere? – si domandò Carter.

– John, rilevo una forma di vita in avvicinamento – disse la dottoressa – e si

direbbe qualcosa di grosso.

– Cerchiamo di nasconderci! – disse il comandante. Cercarono riparo in un punto

dove la vegetazione era particolarmente fitta. Poco dopo lo videro: era un

animale gigantesco, simile a certi mammiferi erbivori della preistoria

terrestre. Sarà stato alto almeno sei metri. E quel che era peggio, non sembrava

affatto erbivoro.

– Cerchiamo di restare nascosti – disse Koenig – forse se ne andrà.

Ma quella creatura invece non se ne andava: anzi si era fermata a pochissima

distanza, e sembrava proprio cercarli. – Ehi – disse Carter – ma quello è

un’animale domestico!

Tra le pieghe della pelle, infatti, spiccava una specie di collare: un manufatto

creato da una forma di vita intelligente.

– E se fossero "loro"? – si domandò la dottoressa.

– No, Helena – disse Koenig – Se fossero intelligenti, parlerebbero, ci

chiamerebbero.

Purtroppo in quel momento squillò il comunicatore di Koenig, e attirò

l’attenzione del mostro. Con un barrito fortissimo si avventò verso di loro, ma

per fortuna fecero in tempo a scansarsi. – Sparpagliatevi! – gridò Koenig –

Laser al massimo!

Ma questa volta i laser erano inefficaci contro la pelle spessa del pachiderma.

Iniziò così una strana corrida, dove il mostro cercava di aggredire ora l’uno

ora l’altro. Cercarono di coprirsi a vicenda e scansarsi, ma la cosa andava per

le lunghe, finchè quello non se la prese con Paul. Incurante dei tentativi degli

altri di distrarlo, l’animale aveva deciso di prenderli uno alla volta. Paul

iniziò a correre, inseguito dalla creatura e dagli altri. Era più veloce, ma

l’avversario era sicuramente più resistente: occorreva pensare qualcosa alla

svelta. Improvvisamente si ritrovò davanti la tana degli insetti carnivori.

L’animale era lanciato a tutta velocità: perfetto. Calcolò bene i tempi e si

gettò di lato all’ultimo momento. Il pachiderma non riuscì a fermarsi in tempo e

sprofondò nel terreno, e subito venne attaccato dagli insetti, in una lotta dove

ognuno era contemporaneamente preda e carnefice. Koenig raggiunse Paul. – Tutto

bene?

– Sì comandante – rispose tirando il fiato. Koenig si ricordò del comunicatore.

– Koenig ad Alpha.

– John, abbiamo completato l’evacuazione – disse Bergman.

– Grazie Victor – sospirò il comandante.

************

La squadra proseguiva: ormai erano vicini. Koenig era pensieroso. – Non riesco a

togliermi dalla testa quel collare – diceva – se lo indossava, c’è una sola

spiegazione.

– Che apparteneva agli alieni – disse Alan.

– Non solo quello, Alan: secondo me, era addestrato per respingere gli intrusi.

Non hai visto che sembrava ci stesse cercando?

– Vuole dire che potremmo incrociarne altri?

– Già. E magari chissà di quanti altri mostri si servono!

– Un momento! – Paul li interruppe – c’è qualcuno che si avvicina!

Helena rabbrividì – Altre creature?

– No – disse – sembra un gruppo di persone.

Si nascosero nuovamente. Per la prima volta, videro quelli che sembravano

soldati alieni. La corporatura era indiscutibilmente umanoide, ma era difficile

stabilire che aspetto avessero, in quanto indossavano armature che li coprivano

da capo a piedi. Disgraziatamente, erano più intelligenti del pachiderma, in

quanto puntarono direttamente nella loro direzione e, senza neanche avvicinarsi

troppo, spianarono le loro armi.

– Via! – ordinò Koenig. Si separarono giusto in tempo, mentre i rami che li

nascondevano finirono in cenere. Tutti spianarono i laser, cercando di

tramortirli: ma le scariche non ebbero effetto. Anche la massima potenza fu

inefficace. Intanto quelli sparavano all’impazzata, ed era sempre più difficile

evitarli. Alan individuò uno di quelli leggermente isolato dagli altri, e lo

aggredì a colpi di pietra. L’essere rimase inizialmente sconcertato, poi si

riprese, dimostrando una forza fisica sovrumana. Koenig e gli altri accorsero a

dare man forte, facendo attenzione a non essere colpiti dagli altri. Questi però

non dimostrarono alcuna preoccupazione per il compagno, e aprirono il fuoco su

di lui, distruggendolo. Per miracolo, la sua arma si era salvata, e Koenig

l’afferrò, rispondendo al fuoco: in pochi secondi, eliminò tutti gli avversari.

Tirarono un sospiro di sollievo, mentre Helena si diede da fare per soccorrere i

contusi.

– Sarà meglio recuperare le loro armi – disse Koenig – le nostre non servono.

Chissà se potremmo smascherarne uno…

- John, mentre ci attaccavano ho controllato il bio-tester. Non segnalava forme

di vita!

- Ma… loro erano qui! Ed erano reali!

– Comandante, guardi! – Alan stava osservando uno dei soldati. Cavi, circuiti,

parti meccaniche: un robot.

– Non siamo ancora riusciti a vedere gli abitanti – disse Koenig – chiunque

siano, non vogliono proprio incontrare nessuno.


***********

Ancora due ore e la luna sarebbe stata attaccata: bisognava sbrigarsi.

Finalmente giunsero in vista di quella che sembrava una città ipertecnologica.

Quella visione contrastava in maniera stridente con la giungla attraversata fino

a quel momento. La vegetazione sembrava lottare per invadere anche quello

spazio, ma non era ancora avanzata in modo tale da ricoprire tutto. Guardando

meglio, comunque, il posto non sembrava brulicare di vita intelligente. Si

trovarono di fronte a quello che poteva essere un ingresso. Gli stipiti erano

illuminati di una strana luce, ed era probabile che vi fosse una barriera

energetica. Meglio cercare di entrare di nascosto, o potevano manifestarsi?

Visti i precedenti attacchi, prevalse la seconda soluzione: anche se fossero

stati catturati, avrebbero almeno visto in faccia i nemici. Cercarono di

comunicare con essi, ma senza successo. Allora aprirono il fuoco contro la

barriera, ma non ottennero nulla, neanche con le armi aliene. Però dietro la

barriera spuntò un uomo di mezza età dall’aspetto severo. – Alieni, tornate

indietro.

Koenig colse l’occasione – Ascolti: siamo qui per trattare. Non vogliamo farvi

del male. Non possiamo cambiare la rotta della nostra luna, ma non siamo un

pericolo per voi. Lasciateci passare, e noi ce ne andremo.

– Ci avete attaccati. Avete invaso il nostro spazio. Avete distrutto i nostri

soldati e le nostre navi.

– Non lo avremmo fatto, se non ci aveste attaccati! Noi ci difendiamo soltanto.

Ma vogliamo la pace. Se ci lascerete stare, non avrete nulla da temere.

– Voi state invadendo il nostro spazio. Tornate indietro, o sarete distrutti.

– Non possiamo tornare indietro! – implorò Koenig, ma l’uomo era già scomparso.

– Che razza di intelligenza hanno? – sbottò Carter.

– Se non altro, ora sappiamo che sono uomini come noi. – osservò Helena.

– Dobbiamo entrare ad ogni costo – disse Koenig, e chiamò le astronavi di

scorta.

************

La barriera era resistente alle armi leggere, ma i laser delle Aquile riuscirono

ad abbatterla. Mentre le due navi tornavano nello spazio, la squadra

d’atterraggio si inoltrò nella città con le armi spianate. Come ebbero messo

piede in quello strano luogo, apparve un altro abitante, scortato da una squadra

di robot. – Vi avevamo avvertiti – disse, mentre i robot spianavano le loro

armi.

– Aspetta! – gridò Koenig, ma quelli spararono, e fu necessario rispondere al

fuoco. Quando la battaglia finì, l’uomo era sparito.

– Avevo detto di risparmiarlo – disse Koenig.

– Nessuno di noi gli ha sparato, comandante – disse Paul. Effettivamente, tra le

carcasse dei robot non c’era nulla che appartenesse all’umano.

– Mi chiedo come facciano ad apparire e scomparire così alla svelta. – disse

Alan.

– La prossima volta, dovremo catturarne uno! – concluse Koenig.

**********

Si fecero strada verso quello che gli strumenti indicavano come il centro della

città. Abbatterono altri robot, e si resero conto di essere ricercati. Ma

disgraziatamente, quegli esseri non facevano prigionieri e ragionavano solo con

le armi. Tentarono una mossa estrema: Koenig uscì allo scoperto e si mise a

gridare.

– Mi cercate? Sono qui! Voglio arrendermi! Devierò la luna! Avete vinto voi!

Poco dopo gli comparve davanti quell’uomo autoritario che avevano incontrato

all’ingresso.

– Se volete andarvene, non avete molto tempo: tra poco sarete distrutti.

Ma proprio in quel momento Alan cercò di stordirlo con il suo laser, senza

ottenere nulla. Allora lui e gli altri si lanciarono addosso all’uomo per

catturarlo, e afferrarono… il nulla. L’avevano attraversato come se non fosse

stato lì: e infatti non c’era. Tremolò un poco, e sparì.

– Un ologramma… - Koenig era sorpreso, ma nemmeno troppo. In effetti, era

illogico che esseri così diffidenti apparissero così allo scoperto. Ma Helena

era di altro avviso.

- John – disse – da quando siamo qui non registro attività umana. E del resto,

nemmeno il computer di Alpha l’aveva registrata.

– Forse non riusciamo a raggiungerli con gli strumenti – disse Koenig – Forse

sono rinchiusi in qualche luogo inaccessibile.

– Ma perché? – domandò Carter.

– Se lo sapessimo, avremmo risolto il problema! – rispose il comandante.

– Comandante! – disse Paul – registro un aumento di energia. È come se ne

stessero accumulando un’enorme quantità!

Koenig ebbe un dubbio – Koenig ad Alpha!

– Ti ascolto John.

– Nessuna nave nemica in vista?

- Niente. Ormai il tempo sta per scadere.

– Victor, mettetevi in salvo anche voi! Temo che non attaccheranno con le

astronavi!

– Cosa vorresti dire?

– C’è un gigantesco accumulatore in funzione: temo che vogliano bombardare la

luna da qui con un gigantesco cannone o qualcosa del genere!

– Cosa pensi di fare’

– Proveremo a trovarlo e disattivarlo: ma se falliamo, dovremo distruggerlo.

Rimandami giù le Aquile, e che attendano istruzioni!

– Va bene, John. Chiudo.

– Alan, torni a prendere l’astronave. Helena, vai con lui. Gli altri con me.

Si separarono, e la squadra di Koenig si affrettò a trovare il misterioso

cannone. Videro un enorme apertura sigillata da un gigantesco coperchio

metallico, e gli strumenti lo indicarono come la fonte di tutta quell’energia.

Riuscirono a forzare una porta ed entrare dove, presumibilmente, il cannone

veniva azionato. Abbatterono altri robot, e incontrarono altri ologrammi, e

questo era davvero singolare: dove diavolo si erano barricati quei fantomatici

abitanti? Finalmente trovarono quella che doveva essere la sala comando.

All’interno, incontrarono i proprietari di quelle apparizioni. Koenig spianò il

suo laser.

– Fermate quel cannone – disse, minaccioso.

– Ci avete attaccati – disse uno di loro – dovete essere distrutti.

Koenig era esasperato. Al diavolo, e premette il pulsante. Nulla. Massima

potenza: nulla. Possibile che…? Si lanciò su di loro e li attraversò.

Scomparvero.

– Ologrammi anche qui! – disse Paul, sbalordito.

– Ologrammi o no, dobbiamo fermarli! – disse Koenig, vedendo la luna inquadrata

sullo schermo. Quella parete era occupata da una serie di luci e strumenti che,

molto probabilmente, erano il sistema di puntamento del cannone. Koenig, Paul e

le tre guardie spararono in vari punti vitali finchè non videro tutto andare in

corto circuito. Paul guardò il suo strumento. – Si è fermato, comandante.

Alpha era salva. Rimaneva un punto da chiarire: dov’erano gli abitanti?

Bisognava incontrarli comunque, per evitare altri attacchi di qualunque genere.

Uscirono dalla sala controllo e girarono per i corridoi. Tutto fermo. Anche i

robot si erano fermati. Non c’erano più ologrammi in giro. Poi videro un’enorme

porta che aveva tutta l’aria di condurre ad eventuali abitazioni. Riuscirono ad

aprirla. E davanti a loro si presentò uno spettacolo incredibile.

A perdita d’occhio videro centinaia e centinaia di loculi trasparenti.

Contenevano ciò che, una volta, erano stati uomini, donne, bambini. I loro

scheletri.

– Mio Dio – disse Koenig.

– Cosa sarà accaduto? – si domandò Paul.

Koenig guardò meglio. Vide una gigantesca macchina che sembrava addetta a

mantenere in vita tutta quella gente. Era stata distrutta, senza ombra di

dubbio: presentava vistosi squarci in parti vitali, e non erano recenti: erano

stati fatti molti secoli prima.

– Sono stati uccisi. Tutti quanti. Qualcuno ha approfittato del loro sonno.

– Com’è possibile? Questa città era a prova di bomba! A meno che… - Paul

inorridì della sua stessa idea. Identica a quella di Koenig.

– Le macchine! Le stesse macchine che dovevano difenderli li hanno eliminati!

– Una ribellione?

– Forse. O forse un sabotaggio di qualche misterioso nemico. Forse lo stesso dal

quale le macchine dovevano difenderli e che li avevano fatti rifugiare qui.

– Ora le macchine sono morte anch’esse. Chissà se questo pianeta potrebbe fare

per noi.

- Purtroppo abbiamo poco tempo per decidere: e questo pianeta è pieno di animali

feroci e non lo abbiamo ancora esplorato come si deve! Comunque vale la pena di

provare a guardare: gli abitanti di Alpha sono già sulle Aquile, e questo ci

darebbe più tempo… proveremo!

Quando tornarono all’aperto, l’Aquila di Carter si era già posata. Salirono

tutti la scaletta.

– John, e gli abitanti? – chiese Helena.

– Tutti morti! Il pianeta era governato dalle sue difese automatiche. Sono loro

che li hanno uccisi, forse per un sabotaggio… o forse deliberatamente.

– Ma allora questo pianeta potrebbe…

- Potrebbe! Ma occorre decidere in fretta!

In quel momento, la città fu squassata da una serie di esplosioni. L’energia del

cannone non si era scaricata, e inoltre le macchine non assorbivano più.

– Via, presto! – gridò Koenig. L’aquila si alzò in volo, scortata dalle altre

due.

Ben presto raggiunsero lo spazio e la salvezza. Il pianeta esplose. Koenig lo

guardò tristemente sullo schermo. – Un pianeta condannato da secoli – mormorò.


***********

Tornati su Alpha, Bergman era affascinato da quell’incredibile storia.

– Un pianeta che continuava inutilmente a difendersi… e gli abitanti morti da

secoli.

– Una brutta storia, Victor! Una razza che ha delegato tutto alle macchine… fino

alla morte.

– Però è affascinante – intervenne Kano – pensate cosa sarebbe se il nostro

computer potesse veramente sostituirci in ogni attività…

- Vuoi un consiglio? Cerca di non pensare troppo! – gli disse Carter con

acidità.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: