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lavoro pubblicato sabato 8 febbraio 2014
ultima lettura domenica 19 maggio 2019

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Dolcissimo omicidio

di Gianluca Parravicini. Letto 740 volte. Dallo scaffale Fantasia

Si sente posseduta da questo verbo, il piano è molto semplice, è sempre stata abituata a razionalizzare le cose a scuola ma anche nei libri di Agatha Christie e Rex Stout, nei telefilm del tenente Colombo, lui è grande e grosso io sono piccola e furba, qu

Se passi alle 8.30 sulle strisce pedonali di Corso Ventidue Marzo, vicino alla scuola elementare Mugello, incontrerai un vigile, divisa nera impeccabile, cappello d’ordinanza e fischietto in bocca, ha solo un piccolo tic, quello di spostare leggermente la bocca sul lato sinistro, sembra quasi che sorrida a scatti, del resto, i bimbi che attraversano la strada lo conoscono bene. Carlo 9 anni, accompagnato dalla mamma, appena lo vede comincia a imitarne il tic, Luisa 10 anni quando lo riconosce sposta tutta la mascella da una parte, malgrado i ripetuti rimproveri della nonna, che non sta bene prendere in giro una persona, anche il cocker fulvo della nonna, quando lo vede gli abbaia addosso, Valentina 7 anni, appena incrocia il suo sguardo gli spalanca la bocca mostrandogli la sua frastagliata “costellazione dentale”.

Gabriele 10 anni, forse il più insolente, una mattina lo ha salutato così, ciao signor tic, come stai signor tic, con il papà che esterrefatto dall’imbarazzo se è mestamente scusato per quel maldestro saluto, rimproverandolo e strattonandolo poi verso il marciapiede. Marta 8 anni, quasi 9, oramai erano diverse settimane che lo osservava, un giorno aveva anche notato una persona indossare quella stessa divisa entrare nel portone di fronte a quello di casa sua, ma le era sempre mancato il coraggio di rivolgergli la parola, e poi quel tic le metteva un po’ paura, le ricordava un sogghigno di qualche storia dell’orrore di cui era ghiotta. Non le era molto chiaro chi fosse esattamente quella persona vestita a quel modo che aiutava la gente ad attraversare la strada, sapeva che si trattava di un vigile, sapeva anche che i vigili dirigono il traffico, ma un vigile fermo in prossimità delle strisce pedonali, con quello strano tic proprio non lo reggeva. Così una mattina, cercando di farsi forza stringendo intensamente la mano della mamma, ha sentito che doveva passare all’azione, era il caso di saperne di più di quell’uomo che non la convinceva e che tutti prendevano in giro.

A colazione aveva mangiato più del solito, aveva passato alcune ore nel corso della notte ad immaginare chi fosse realmente costui, un rapitore di bambini, un assassino, una spia, un agente segreto, un extraterrestre travestito da vigile, nei pochi isolati che separavano casa sua da scuola non aveva aperto bocca, la mamma avvocato era già alle prese con il telefonino, e lei, avvolta nella sciarpa per il gran freddo, avvinghiata alla mano della mamma sudava freddo. Girato l’angolo con lo sguardo aveva subito cercato la sagoma di quell’uomo in divisa, lui era lì, come al solito, per nulla intirizzito dal freddo, appena qualcuno si accingeva a voler attraversare la strada alzava lentamente la mano destra, sempre con quell’espressione fiera e orgogliosa, disturbato solo da quel piccolo tic, fermava le macchine che stavano sopraggiungendo, così da consentire il deflusso dei pedoni da un marciapiede all’altro, per poi elegantemente sottrarsi così da far riprendere la circolazione delle auto. Marta ancora non si sentiva pronta ad affrontare quell’uomo, ma ormai erano tanti i giorni in cui rimandava, del resto, se lo era ripromesso la notte precedente andando a dormire, qualcuno deve avere il coraggio di provarci, ho 8 anni, quasi 9 e quel qualcuno sento che sono io, si era ripetuta più volte. Oramai gli erano arrivate vicino, la mamma aveva da poco terminato la telefonata con lo studio che le aveva reso l’umore pessimo, Marta fremeva, aspettava il momento più opportuno, sul lato opposto della strada si era aggiunta un’altra persona che attendeva di attraversare, in quel preciso istante il vigile ha riversato verso Marta e la mamma un rapido sguardo d’intesa, come per avvisarle che stava per consentir loro di attraversare la strada è proprio in quell’istante che parte dalla tenue vocina di Marta la domanda, chi sei? Il vigile, malgrado il caos del traffico, distingue la labile vocina della bambina, si volta dedicandole attenzione, per poi rigettarle la domanda non prima di averla inflazionata con il solito tic, e tu chi sei? Marta non sembra sorpresa, anzi è più rinfrancata così si fa più incalzante, sei un assassino tu?

Nel frattempo il vigile si era predisposto per farle attraversare la strada, ma in quel preciso istante si volta giusto il tempo per fare con la testa un gesto di assenso, accompagnandolo poi da un chiaro movimento delle labbra che traducevano il sì, quindi si ripropone il solito tic con la bocca. Marta con una voce stentorea risponde di getto, l’avevo capito, per poi riprendere il passo verso la scuola, con la mamma estraniata da tutta quella situazione, che si raccomanda solo di allungare il passo. Finalmente si era rivelato, Marta si sentiva orgogliosa di quella scoperta, per la prima volta in vita sua aveva sotto il naso un assassino, durante tutta la mattina in classe non aveva pensato ad altro e non si era neanche confidata con la sua compagna di banco Valentina con la quale era abituata a dirsi tutto, ma questa volta era troppo grossa la questione, sulla pagina giornaliera del diario aveva scritto in rosso, “grande scoperta”. Durante l’intervallo si era chiusa per diversi minuti in bagno, non per una reale necessità, ma perché aveva bisogno di pensare, di riflettere, era una questione che non poteva rimanere irrisolta doveva fare qualcosa, uscita dal bagno si era anche presa il rimprovero di una bidella perché nella concitazione si era dimenticata di tirare l’acqua.

Alla fine delle lezioni alle 13 i bambini escono chiassosi dalle rispettive aule, si dispongono in fila lungo i corridoi per poi raggiungere l’uscita, dove ad attenderli ci sono le mamme e le nonne, pronte a gravarli del peso della cartella, le più affettuose porgono anche un delicato bacio, come per voler rimarcare il proprio territorio di competenza. Ad attendere Marta c’è Anna, una baby sitter filippina, come da programma le sottrae la cartela, dopo averla amorevolmente salutata con una carezza sulla testa, Marta non è di molte parole, anzi un po’ si vergogna di quella baby-sitter straniera, cerca subito di prendere la via verso casa, rispondendo distrattamente con un cenno della mano al saluto di una compagna. A gestire il passaggio dei pedoni sulle strisce pedonali a quest’ora non c’è nessun vigile, come se della sicurezza dei bambini ci si dovesse occupare fino alle 8.30 e non oltre, una delle tante corrive stranezze della città. Nella mente di Marta si è insediata un’altra marea di inquietudini, chiusa nella sua cameretta in un pomeriggio con il cielo che proprio grigio non vuole restare malgrado il freddo, seduta al tavolo di frassino, la cartella ai piedi e un quaderno aperto in una pagina qualunque giusto per dare alla baby-sitter la parvenza di fare i compiti, si lascia coccolare da tutte quelle sensazioni dense di paure sfilacciate e puntute emozioni che la presunzione di avere scoperto un assassino le provocano.

Quel vigile con quello strano tic, un assassino, ma chi avrà ucciso, magari il figlio, oppure il fatto che lavora vicino ad una scuola è perché cerca una nuova vittima, Marta si ricorda di avere letto da qualche parte che queste figure si chiamano serial killer. Non c’è un momento da perdere, bisogna preparare un piano, quello è un uomo grande, grosso e pericoloso, Marta si rende subito conto che deve usare l’astuzia, finalmente può mettere in atto tutto quello che ha letto nei libri, in tutte quelle strane storie che legge di nascosto dai libri di papà. La prima cosa è quella di non farsi scoprire, se il tizio si rende conto che qualcuno sospetta di lui tutto è perduto, quindi bisogna farselo amico, solo in questo modo ha l’opportunità di avvicinarlo senza destare in lui il benché minimo sospetto, del resto Marta è una bella bambina di 8 anni, quasi 9, sa come rendersi simpatica. Il giorno seguente, poco prima di raggiungere le strisce pedonali si prepara davanti allo specchio, distribuisce una decina di sorrisi, giusto per scegliere quello più efficace, indossa anche una giacca a vento rossa perché il rosso le dona, lo ha saputo dalla nonna e di lei si fida ciecamente, la mamma al solito è presa al telefonino, come sempre è infuriata, sembra che allo studio siano stati persi dei documenti fondamentali per una causa che deve discutere in giornata. Marta con il vociare della mamma ha modo di prepararsi ancora meglio, sussurra continuamente ciao signor vigile, come stai? Girato l’angolo c’è sempre un destino che ci attende, quello di Marta indossa una divisa nera e un berretto, in quelle decine di metri che la separano da lui cerca di mantenersi calma, ho un piano e devo rispettarlo, non devo avere paura altrimenti è la fine, lui ha con se anche una pistola io la mamma che anche quando è arrabbiata non mette paura a nessuno, quindi sono sconfitta in partenza.

Ferma in prossimità delle strisce Marta si predispone subito per intercettare il suo sguardo, ma questa volta lui no si volta, è preso dal traffico che sembra più intenso del solito, non le resta che passare all’azione chiamandolo, ciao signor vigile cercando di impersonare al meglio la brava bambina. Lui si volta come se fosse sorpreso, ciao risponde, ciao cara, sulla seconda sillaba di cara gli scappa il solito tic, quindi consente loro di attraversare, Marta s’incolla un sorriso estasiato, come se l’avesse salutata il tenente Colombo, il suo telefilm preferito, riesce al mantenerlo per tutto il tratto di attraversamento della strada, per essere ancora più convincente saluta con la mano. Sono stata brava, perfetta, si ripete di seguito, non ho avuto la minima paura, gli sono piaciuta, mi ha sorriso e mi ha chiamato cara, quell’uomo non deve aver mai chiamato cara nessuno, non mi resta che passare alla seconda fase del piano. Le ore della mattina incedono noiose, le prime due di geometria con l’area del triangolo da calcolare, poi la geografia, stanno studiando il Piemonte, Marta si distrae guardando le fotografie delle pagine successive sulla Valle d’Aosta, poi l’ora di religione con Don Carlo, il quale parla dell’importanza del sacramento della Comunione e infine l’ultima ora di grammatica, Marta scrive a matita il verbo uccidere, io uccido, tu uccidi, si ferma, lo fissa per qualche istante e poi come rapita da un’idea cancella tutto. Fuori c’è Anna che riesce ad essere ancora più brava di lei con i sorrisi, Marta pensa che ad Anna i sorrisi riescono così bene perché si allena tanto, sa fare solo quello, non ha mai accettato l’idea di avere una baby-sitter, ne cambia una all’anno, non le piace vedere sempre la stessa faccia per casa e poi la diverte vedere la mamma tribolare per cercarne una nuova. La seconda parte del piano comporta molta determinazione e sangue freddo, Marta ha deciso di eliminarlo quel vigile, lo ha deciso a scuola durante l’ora di grammatica, a scuola hanno appena imparato a trasformare i verbi al presente e la prima persona singolare del verbo uccidere è io uccido. Si sente posseduta da questo verbo, il piano è molto semplice, è sempre stata abituata a razionalizzare le cose a scuola ma anche nei libri di Agatha Christie e Rex Stout, nei telefilm del tenente Colombo, lui è grande e grosso io sono piccola e furba, quello lo avveleno, è semplice. Mi conosce, gli sono simpatica, di me si fida, sono una bambina di otto anni, quasi nove, che gli offre una caramella, non vorrà deludermi non accettandola.

Marta sa che la mamma è ghiotta di caramelle alla fragola, nel salotto c’è un cofanetto pieno, si tratta solo di prenderne una, immergerla per un po’ in una bacinella con dentro ammoniaca, quindi riavvolgerla nella carta e il gioco è fatto. Facile a dirsi, la mamma tiene tutti i prodotti per la casa nell’armadietto sul balcone e la chiave è nascosta, sicuramente Anna conosce dove è stata messa, la difficoltà consiste nel farsela dare. Marta ha sempre fatto della furbizia una dote, si inventa un compito per casa che consiste in una ricerca sui prodotti domestici destinati all’igiene, si limita a chiedere ad Anna di poter vedere le etichette dei prodotti in questione, così, con la semplicità con la quale forse Dio ha creato il mondo, scopre il nascondiglio della chiave dentro ad una scatola nel vano sotto il lavandino, il resto è un gioco da ragazzi, anzi da bambini. Infila i guanti da cucina per evitare il contatto con l’ammoniaca, immerge la caramella per qualche minuto nel liquido, poi l’asciuga, aggiunge quel po’ di zucchero così da coprire l’odore, quindi la riavvolge nella carta. Le viene subito di ripetere il tic di quell’uomo, lo accompagna in seguito con un sorriso controllato, proprio quello che ha visto fare a un’attrice in una puntata del tenente Colombo, la sua mente è oramai sovrastata dal protagonismo di tutta questa storia, Marta sa che ora deve recitare solo la parte della brava bambina, butta le braccia al collo quando rientra la mamma dall’ufficio e poi lo stesso trasporto lo riversa sul padre che rientra dal lavoro poco dopo. Nessuno in casa sembra accorgersi di nulla, Marta racconta la giornata di scuola con un’enfasi inusuale, inventa di aver risposto bene ad una domanda della maestra, conquistandosi un bacio del papà sulla fronte, mentre la mamma apre lo sportello del microonde da dove riemerge una porzione fumante di lasagne alle verdure. Di sera le famiglie ritrovano le loro storie, i televisori in sottofondo trasportano altre storie, le formiche, le mosche, i ladri, si danno da fare con quello che trovano in giro, come tutte le sere qualcuno è felice, qualcuno un po’ meno. Sotto le coperte tutti i bambini sono uguali, Marta non si fa raccontare storie dalla mamma, ha i suoi libri sul comodino, il suo peluche sulla poltrona a fianco, la luce tenue della lampada, ma questa sera non ha voglia di leggere, vuole mantenersi lucida, la lettura la allontana troppo da se stessa, la caramella al gusto di ammoniaca è nel cassetto della scrivania, il buio della notte sta per sopraggiungere anche nella stanza, con i pensieri che si tormentano tra loro prima di essere assorbiti dal sonno.

Alla mattina il risveglio è sempre la mamma a portarlo in giro, prima con i pesanti passi verso il bagno, poi con il rumore dello sciacquone del bagno, infine, in cucina la tovaglia sul tavolo che attutisce i rumori delle scodelle e dei cucchiai, e poi quell’urlo inconfondibile, è pronto! Marta si era svegliata con lo sciacquone del bagno, che spesso è la sua sveglia, la mente subito si riconduce al crimine che sta per organizzare, gli occhi fissi sul soffitto, rivede la scena di lei che porge la caramella a quell’uomo, nel preciso istante entra la mamma, che con l’insistenza che solitamente la contraddistingue, la prega di alzarsi, una mamma tra le 7.30 e le 8 di mattina si può anche odiare, ha sempre pensato Marta. Apre subito il cassetto per assicurarsi che la caramella è ancora lì, poi si trascina in cucina con la solita aria addormentata, come sempre si estrania dalle chiacchiere di mamma e papà, il suo mondo non ha mai voluto rivelarlo a nessuno, riversa il cucchiaio bolso di marmellata sulla fetta di pane appena sfornato, con poderosi morsi cerca di saziare quell’inquietudine che è cresciuta dentro, avrebbe voglia di mangiare altre fette, ma preferisce non fare nulla di diverso rispetto al solito, tre fette e non di più, il caffélatte e il solito bicchiere di spremuta d’arancia a chiudere. Ha già deciso cosa indossare dalla sera prima, quindi apre l’armadio con le idee già molto chiare, pantaloni blu, camicetta azzurra, golf rosso e poi la solita giacca a vento rossa, tutto semplice per ora, anche se sta quasi per dimenticarsi la caramella nel cassetto. Marta ha quasi fretta, premura di sbrigare la faccenda, ha la necessità di liberarsi di tutti questi pensieri, non perché li trova brutti, li giudica noiosi, ha solo voglia di tornare a leggere le sue storie e basta, il suo sogno segreto che però non ha mai rivelato a nessuno è quello di un giorno poterle scrivere le sue storie. Per una volta la mamma è di buon umore, niente telefonate, riesce anche a trovare il tempo di chiedere a Marta se ha fatto i compiti, figuriamoci, Marta è sempre stata diligentissima, per lei non sono mai stati un problema i compiti, così ricambia chiedendo alla mamma se la mattina deve andare in tribunale, ma sembra di no, passerà tutta la giornata in studio, giornata relax. Mamma e figlia stanno per essere protagoniste di un assassinio, eppure a guardarle camminare per strada, coinvolte in una serena armonia non si direbbe, tutto merito di Marta che conosce la mamma come le sue tasche, svoltato l’angolo il volto di Marta si contrae per un attimo alla vista dell’uomo, le fa quasi pena vederlo coinvolto a dirigere il traffico, senza che lui sappia quello che sta per succedergli. Si infila la mano in tasca per sincerarsi che la caramella sia ancora lì, la afferra tra le dita quasi per ottenere una maggiore convinzione di quello che sta per fare, ma non c’è più tempo, oramai sono arrivate all’altezza delle strisce pedonali. Marta lo fissa allargandosi in un tenero sorriso, ciao signor vigile, afferra subito la situazione conquistandosi l’attenzione dell’uomo che si prodiga in un sorriso compiaciuto. Tieni una caramella, aggiunge, poco prima che la mamma, che la tiene per mano, la invita ad attraversare, e in quel preciso momento ecco il passaggio della caramella, che dalla mano di Marta passa teneramente a quella dell’uomo, grazie piccola, riesce a dire. Ora è molto più sollevata, è tutto finito, si volta subito per vedere se quell’uomo la sta già mangiando, ma sembra che ancora non ne ha trovato il tempo visto l’incedere di pedoni da un marciapiede all’altro, Marta avrebbe quasi voglia di correre, di allontanarsi, di estraniarsi, vorrebbe già essere seduta sul banco di scuola a fare un dettato.

Oramai quello è un uomo morto che dirige il traffico, gli ho dato la lezione che si merita, ho eliminato un serial killer, sono stata brava, magari un giorno ne scriverò di tutto questo una storia, intanto deve sedersi in aula per una lezione di matematica della signora Galloni, la sua maestra. Le ore della mattina non lasciano traccia, Marta ha anche evitato di alzare la mano quando sapeva le risposte, la mente tornava sempre su quelle strisce pedonali, a quell’uomo, sarà morto subito, avrà sofferto, e se non gli piacciono le caramelle, arriva a pensare, ma non è possibile, a tutti piacciono le caramelle. Alla fine della mattinata come sempre è venuta Anna a prenderla, vorrebbe quasi domandarle se ha sentito di un incidente, ma si arrende subito quando in prossimità di quelle strisce vede dei vigili intenti a fare degli accertamenti, sembra che stiano prendendo delle misure da terra e poi ad una patita come lei di gialli non sfuggono delle macchie di sangue sulla strada e poco più in là, tracce di una brusca frenata. Cosa è successo, domanda Anna ad uno degli uomini in divisa, tra la sorpresa di Marta. Un brutto incidente signorina, è stato investito un nostro collega, è morto! Marta, padrona della situazione, finge un accenno di disappunto, quando un brivido la percorre dentro, sul ciglio della strada c’è la carta della caramella alla fragola, la riconosce perché a casa ne hanno un cofanetto pieno, le sale la paura, visto che Anna le mangia solitamente tutto il giorno potrebbe riconoscere la carta. Andiamo Anna ti prego. La porti via signorina, interviene una vigilessa da dietro, una bambina non deve vedere queste cose, le due si allontanano avvolte nei loro pensieri, poverino, fa in tempo a dire Anna, già, è la chiosa finale di Marta, già! Era il 15 gennaio 1993, ora Marta ha 22 anni, va all’università, studia psicologia, ha intenzione di presentare una tesi sull’inquietudine omicida, con un’analisi sul fenomeno dei serial killer, ancora si sta preparando e nelle pause ha scritto la sua storia.



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