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lavoro pubblicato venerdì 7 febbraio 2014
ultima lettura venerdì 17 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

PERCHè L'ATTACCO A PEARL HARBOR?

di Adriano7. Letto 1155 volte. Dallo scaffale Storia

L'attacco di Pearl Harbor fu definito ed è ancora trattato come un atto infame, ma qualifurono i motivi che portarono i giapponesi a tanto?Gia...





L'attacco di Pearl Harbor fu definito ed è ancora trattato come un atto infame, ma quali
furono i motivi che portarono i giapponesi a tanto?


Giappone e Stati Uniti sono i dirimpettai del Pacifico, una porta ad ovest ed una ad est del
mondo.


Sembra evidente come laloro posizione geografica, pur divisa nei confini territoriali dall'immensità dell'oceano, abbia creato degli scontri prima
politici e poi, di conseguenza, pratici, tanto da sfociare in una
guerra atomica. Tanto evidente considerato oltretutto il fatto che,
lo sviluppo industriale, in entrambi i paesi, ebbe una misura tale da
essere paragonabile solo con quello della Germania nazista. Sviluppo,
che sin dall'inizio del '900, portò al fiorire della loro potenza
bellica.


Il Giappone, giustamente,
da questo punto di vista, si considerava la nazione leader di tutta
l'area asiatica, area, che negli anni, non mancò di attaccare
militarmente. Più precisamente, fu l'intervento militare in Cina,
sfociato in una guerra iniziata nel 1937 e conclusasi nel settembre
del '45, ad infastidire il governo americano. Da tempo Il Sol Levante era
ingolosito dalle risorse naturali del sottosuolo cinese, e,
proprio l'evoluzione tecnologica, se da un lato aveva portato al
perfezionamento delle macchine militari, dall'altro, aveva aumentato il
fabbisogno interno di materie prime, metalli e carburanti
innanzitutto.

Il Giappone, un piccolo
lembo di terra emerso qua e là dal mare, eppure, una nazione dai
contenuti culturali importanti, tanto da farne una potenza economica
esemplare e radicata nei secoli. Tanto piccolo, però, quel lembo, da
non essere in grado, a livello di sottosuolo, di supportare le
ambizioni della propria politica espansionistica.

Le ricchezze del
territorio cinese interessavano, però, anche agli Stati Uniti, che,
in questo senso, avevano instaurato un rapporto di scambi con la
Cina. Fu normale, quindi, che l'aggressione nipponica alla stessa
Cina, ed in particolar modo, l'occupazione dell'Indocina, allarmasse
Roosevelt e il suo parlamento. Inevitabile, a quel punto, la presa di
posizione degli Stati Uniti che decisero di attuare dei drastici
provvedimenti nei confronti degli aggressori. Essi constarono nel
bloccare i pagamenti dei crediti vantati dal governo di Tokyo in
merito a diverse tipologie di traslazioni economiche, e, nell'embargo
completo, il che, significava soprattutto avere diminuite del quasi
90% le capacità di gasolio. Per l'economia giapponese un durissimo
colpo, ostativo, soprattutto, al pieno sfruttamento della sua forza
bellica.

Gli Stati Uniti tentarono
di instaurare con Tokyo un dialogo politico che portasse alla
cessazione del conflitto cino-giapponese e al conseguente ritiro
delle armate nipponiche, senza, per altro, ottenere risultato. Le
misure punitive nei confronti del Giappone furono mantenute e la
tensione fra le due potenze non poté altro che crescere. Verso la
fine del 1940 la situazione diplomatica fra i due colossi dirimpettai
sul Pacifico era giunta al collasso, tanto, da poter affermare che la
guerra si poteva considerare iniziata, nonostante la mancanza di una
palese dichiarazione.

L'opinione pubblica
americana era assolutamente contraria ad una eventuale conflitto,
ciò, andava ad influenzare parecchio l'agire del governo di
Washington, costretto, probabilmente, a seguire una linea poco
desiderata dallo stesso presidente Roosevelt. Sembra, infatti, che il
presidente fremesse per attaccare il Giappone. Invece, fu il
contrario. Il 7 dicembre del 1941, per i motivi suddetti, le forze
aeree del Sol Levante compirono l'azione su Pearl Harbor, costringendo così
Washington a dichiarare l'inevitabile stato di guerra.

Questo fatto storico è
stato sviluppato da molti studiosi. Alcuni, propendono nel pensare
che l'attacco di Pearl Harbor sia stato in qualche maniera facilitato
dagli stessi vertici statunitensi in modo da convincere tutto il
popolo americano sulla necessità di intervenire. Si parla di
complotto. Un complotto ai danni del proprio popolo. Questa tesi è
supportata dalla clamorosa vicenda che ha coinvolto le tre portaerei
americane che non erano dove normalmente avrebbero dovuto a rigor di
logica trovarsi. E cioè, nella baia di Pearl Harbor al momento
dell'attacco. In più, non si sa perché i bombardieri nipponici
siano riusciti con facilità a distruggere la flotta nella rada, ma,
non siano stati altrettanto in grado di bombardare i depositi di
carburante. Forse, erano stati svuotati preventivamente, come se
qualcuno avesse saputo di quanto sarebbe andato a succedere e avesse
voluto salvaguardare ciò che più riteneva essere stato necessario.
Va ricordato, che, alla fine dell'attacco, furono contati circa 2400
morti e 1700 feriti. Credere alla tesi del complotto pare
allucinante. Fa da se, che, proprio l'uso delle portaerei e la
disponibilità di un elevato quantitativo di greggio, fu determinante
nel proseguo del conflitto.


Le ostilità, di fatto,
si conclusero con l'atto di forza più inequivocabile della storia.
Esso fu il lancio della bomba atomica sulle città di Hiroshima e
Nagasaki, rispettivamente il 6 e 9 agosto 1945.


Vi è da dire, per
equità, che, durante il conflitto cino-giapponese, i vertici
militari di Tokyo disposero l'uso di armi chimiche, pratica che fu di devestante effetto sulla popolazione coinvolta.










Commenti

pubblicato il 07/02/2014 18.23.05
vento, ha scritto: Mi risulta che i giapponesi proposero ai tedeschi, durante il loro attacco all'Unione sovietica, di parteciparvi, accerchiando da est i russi e ostacolando i rifornimenti di armi americane ai russi. Hitler non ne volle sapere, dando così una sterzata alla storia, a suo danno direi. Se avesse accettato, immagino che il Giappone non avrebbe cercato lo scontro con gli americani e chissà come questi, e gli alleati in generale, avrebbero visto uno scontro tedeschi+giapponesi, contro sovietici.
pubblicato il 09/02/2014 1.08.11
Adriano7, ha scritto: E' sicuro che il Giappone avesse intenzione di partecipare attivamente anche sul fronte europeo al fianco dei suoi alleati, per poi dividersi il "malloppo". Di certo, alla fine degli anni trenta, il Giappone aveva firmato un trattato di non belligeranza con la Russia, valido cinque anni. Questo, eventualmente, per non indebolire le forze sul fronte asiatico, e, anche, per non impressionare troppo gli Usa che si sarebbero potuti infastidire in caso di ulteriori prepotenze nipponiche. Cosa, comunque, successa lo stesso. Quindi, da quello che so io, non penso che il Giappone avesse in quel periodo intenzione di proporsi anche sul fronte russo. Ultima cosa. Ho sentito uno studioso affermare che più cose si cercano di capire sulla seconda guerra mondiale, e meno se ne sanno. Ciao Vento e grazie.

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