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lavoro pubblicato venerdì 5 dicembre 2003
ultima lettura martedì 17 ottobre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Foto ricordo

di rinaldo. Letto 758 volte. Dallo scaffale Racconti

Foto ricord...

Foto ricordo Il vecchio sale adagio verso la soffitta della sua casa, una di quelle villette costruite in un tempo piuttosto lontano, raggrinzita di crepe per gli anni trascorsi, bordata da un giardinetto in penombra semi nascosto da recenti condomini. Lassù la luce filtra attraverso una finestrella dal vetro sporco, ma, data la vicinanza, riesco a vederlo mentre si china su un baule, estrae scatole e involti cercando qualcosa e si ferma solo quando trova un contenitore di latta. Lo osserva per un po’, si siede e lo apre: all’interno ci sono tante fotografie che lui inizia a guardare con calma. E’ un tipo meticoloso, probabilmente le ha riposte in ordine di tempo. La prima lo ritrae a pochi mesi, paffuto e sorridente, sorretto dalla madre nei suoi primi passi, infagottato in un pellicciotto, oppure al mare, mentre muove i primi passi nell’acqua. Mancano i colori, a quel tempo si usava ancora il bianco e nero, ma lui li ricorda; la sua memoria, così labile per gli avvenimenti quotidiani, sa colorare tutte quelle foto, di più, sa renderle vive con suoni e odori. Riassapora la fragranza della legna nel camino durante l’inverno rigido, quando vedere la mamma che indossava il cappotto significava passare qualche ora a spasso in sua compagnia, magari fermandosi in pasticceria per comprare la panna montata. D’improvviso, in un sogno ad occhi aperti, lo penetra la luce abbagliante dell’estate, rivede il mare, respira la salsedine, e’ avvolto dal fragore delle onde, da grida di bambini e richiami di genitori, cerca l’ombra delle cabine e la freschezza di un gelato. Le foto gli scorrono tra le dita, il tempo rallenta. Ecco un gruppo scolastico; ricorda i nomi di quasi tutti i suoi compagni, li associa alle simpatie e antipatie di allora, ai giochi e alle interminabili discussioni, alle estati complici di lunghe ore d’ozio, finita la scuola. Un’immagine lo colpisce ogni volta che la rivede, è quella che osserva più a lungo, ormai è un rito, ma il cuore sobbalza ancora, strappando un sussulto all’età: è Valeria ritratta in controluce che lo guarda sorridendo, il mare sullo sfondo. Indossa un vestito leggero, lungo e colorato, un cappello di paglia dalla larga tesa e lo fissa con gli occhi più profondi e sinceri che lui abbia mai visto. Il tempo è ormai infranto, polverizzato dall’esplosione di emozioni evocate da quel viso. Le sue mani tremano un po’, gli occhi si fanno lucidi, la mente si dispera, improvvisamente conscia della solitudine di oggi, perché ormai quello sguardo è spento, non risuona più la risata argentina che lo strappava da ogni tristezza, lei non lo accarezza più con la mano leggera. S’è fatto tardi, io devo uscire, lui rimarrà la’ ancora a lungo, l’ha fatto tante altre volte, finchè la stanchezza lo vincerà e si accorgerà che il sole sta tramontando. Forse lo scuoterà lo squillo del telefono, portandogli la voce petulante di sua figlia. Lei vorrà sapere come va la salute: se gli acciacchi gli danno tregua, se ha già fatto una visita di controllo dallo specialista e lo sommergerà di consigli, gli racconterà tante cose di poco conto, lasciandolo alla fine ancor più solo.


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