ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato domenica 2 febbraio 2014
ultima lettura lunedì 20 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Un capitolo della mia vita

di CELLARNOISE98. Letto 665 volte. Dallo scaffale Generico

Questo racconto è incentrato sul tema della violenza sulle donne.Mi è stato proposto di partecipare a un concorso e sono riuscita a produrre questo testo un po' particolare che parla della violenza psicologica;mi piacerebbe avere pareri e consigli


Mi chiamo Chiara,ho sedici anni e questa è la mia storia,la storia che voglio raccontare su fatti che fino ad oggi sono stati taciuti. La vicenda risale a due anni fa quando ancora la mia famiglia era unita;mio padre era un alcolista molto violento,rincasava sempre a notte fonda e discuteva con mia madre che oramai non riusciva più a dormire a causa del dolore che le lasciavano le botte,ma sopratutto per i sentimenti che covava dentro di sé. A volte quando ero sveglia,dalla mia stanza la sentivo piangere piano,in silenzio,in modo che tutta quell'angoscia che la opprimeva rimanesse sua senza farne parola con nessuno. La situazione famigliare era uno dei miei tanti disagi,ma non l'unico:ciò di cui avevo veramente paura si annidava tra i banchi di scuola,ed ogni giorno era lì,pronta a ferirmi,a iniettarmi veleno fin dentro le ossa con le sue parole taglienti. -Sei grassa- mi diceva,-sei brutta- mi diceva,e io tornavo a casa con il cuore ammaccato,e tante cicatrici sull'anima che bruciavano più che mai. Odiavo quella ragazza con tutta me stessa perché sapevo che nelle sue parole vi era un fondo di verità,quella verità che ogni giorno vedevo davanti allo specchio. Per il resto,non avevo molti amici;parlavo un po' con tuttti ma allo stesso tempo non c'era nessuno con cui avessi stretto un legame di amicizia e questo mi faceva sentire molto sola. Tornavo a casa e i giorni passavano,giorni placidi tuttavia senza uno scopo. Nella mia vita c'era una sola persona che potevo definire realmente vicina a me: il mio ragazzo Marco. Ci eravamo conosciuti ad una festa del paese,si era appena trasferito quando iniziai a parlare con lui che aveva dei modi di fare amabili. Poi un giorno accadde qalcosa che mai mi sarei aspettata. Ero uscita a fare due passi,pensavo che mi facesse bene uscire ogni tanto da quella casa stando lontana da mio padre che aveva iniziato a bere anche a casa,e dalla sua violenza,che a volte si rivolgeva in parte anche verso di me. Mentre camminavo osservavo nei negozi di vestiti le fotografie delle modelle che erano tutte bellissime e magre. Era come se mi sentissi intrappolata dentro il mio corpo,odiavo non potermi sentire carina come le altre ragazze della mia età però,nonostante questo,la presenza di Marco mi faceva sentire come se in fondo ci fosse qualcuno che,al dilà il mio aspetto,mi accettava. Ma non sapevo che quel muro di speranze che mi ero costruita attorno presto o tardi sarebbe crollato.Decisi di fermarmi a sedere su una panchina quando vidi davanti a me una persona famigliare. Ancora oggi ne sono certa:era senza dubbio Marco,avrei riconosciuto dovunque quella corporatura asciutta e snella,tipica di chi pratica uno sport. Stavo per andare da lui quando vidi una figura femminile avvicinarglisi e abbracciarlo. Lo vidi cristallino con i miei occhi di ghiaccio: Marco e un'altra ragazza uniti in un bacio. Tornai immediatamente a casa con gli occhi che fissavano quasi inerti la strada. Dopo quel giorno smisi di rispondere alle sue telefonate,quando lo vedevo cambiavo strada e mi nascondevo come un ladro,dopo poco cessarono le chiamate e io capii di essere rimasta sola,ancora una volta. La primavera era alle porte;come sa essere crudele il destino,dentro di me era morta la parte più importante del mio cuore e fuori i fiori sbocciavano ovunque. I giorni passavano lenti,strazianti,senza uno scopo e senza una speranza. Successe durante una lezione di ginnastica,Claudia,la mia nemesi,mi insultò più pesantemente del solito. Ero stremata,non riuscivo più a sopportare così presi la mia decisione. Arrivata a casa,davanti allo specchio avevo una lametta nella mano destra e un fazzoletto nella sinistra,poi come d'improvviso tutte le lacrime che avevo tenuto dentro uscirono inondandomi il viso,calde lacrime si arenavano sotto il mento. Mi sentivo debole,forse perché erano giorni che mangiavo il meno possibile. La finestra della mia camera era aperta e l'aria fresca mi passava tra i capelli asciugandomi il volto. Mi sedetti sul davanzale: volevo volare come gli angeli. Stavo per lasciarmi andare,non volevo più soffrire;in quel momento arrivò mia madre che mi strappò dalle braccia della pazzia. Quel giorno facemmo le valigie a andammo via per sempre da quella casa. Fu così che un passo alla volta siamo riuscite a cambiare la mia vita,adesso io sono felice e molto più magra e mia madre la notte non piange più.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: