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lavoro pubblicato giovedì 30 gennaio 2014
ultima lettura sabato 10 agosto 2019

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e al dio degli inglesi non credere mai (F. De Andrè)

di amun. Letto 698 volte. Dallo scaffale Viaggi

Un arcobaleno umano da torcicollo, Londra non manca di nessun colore. Se proprio manca qualcuno, quelli sono gli inglesi. Sembra di essere al capezzale di un eccellente moribondo che detta il suo testamento.L’esercito di maggiordomi, però,...


Un arcobaleno umano da torcicollo, Londra non manca di nessun colore. Se proprio manca qualcuno, quelli sono gli inglesi. Sembra di essere al capezzale di un eccellente moribondo che detta il suo testamento.L’esercito di maggiordomi, però, è folto e molti altri vogliono arruolarsi. Così il moribondo non muore e perpetua il suo modello.



“Eal dio degli inglesi non credere mai”(de Andrè)


Se ho un difetto è quello di annoiarmi presto; se ho un pregio, è quello di avere questo difetto. Così, l’emozione del mio primo volo si è spenta in una serie di sbadigli dopo circa dieci minuti dal decollo. Sì, le Alpi,il cielo sopra le nuvole, ma poi ho finito col soccombere alla stanchezza della vigilia insonne. Una vigilia tormentata più che altro dall’apprensione per i tempi stretti che avevo a disposizione per raggiungere l’aeroporto di Torino Caselle.Come al solito, sono arrivato ampiamente in anticipo. Non so perché sto andando a Londra, non ho mai avuto un grande amore per l’Inghilterra. So solo che mi trovavo in un paese in culo a Giuda nella provincia di Cremona. Facevo il lavapiatti nella nebbia. Così,un bel giorno, -nebbia per nebbia- mi son detto, -me ne vado a Londra-.


La polizia mi ha dato il suo benvenuto al momento del recupero della valigia. Era un poliziotto di origine dell’India. Mi ha fatto pena quel miserabile, bastonato nel suo Paese, ha seguito il padrone fino a servirlo in casa e ora gli guardava pure il recinto. Ha passato al setaccio tutta la mia roba, con impegno e senso del dovere, nella convinzione di trovarvi droghe. Un po’ mi sono divertito perché ero pulito, un po’ mi sono saltati i nervi perché mi sono sentito oltraggiato nel mio essere libero cittadino del mondo.


L’organizzazione a cui ho fatto riferimento è una associazione a delinquere. L’affare è grosso, è il London Dream di veramente tanti giovani in cerca di libertà, del futuro, del piercing e dei dreads sotto le ascelle. Ci succhiano il sangue facendoci pagare affitti da capogiro e ci sbattono da una parte all’altra della città alla ricerca di un lavoro, innescando una sorta di guerra tra poveri. Così, in segno di protesta, mi sono messo a fare incollaggi con ritagli di giornali su cartoni e compensati di fortuna. Incollaggi e festini fino a sentirmi sul collo il fiato dei cani del padrone reclamare l’affitto.Pertanto, dopo un timido tentativo di vendere per strada i miei incollaggi, stroncato dall’arrivo un poliziotto venuto a chiedermi l’autorizzazione a non so che, mi sono deciso a cercare lavoro.



Il modello inglese è fondato sul ruffianesimo. Niente di nuovo,trattasi di un gene insano molto comune nel genere umano. Interprete ed espressione di tale dottrina è il manager. Io penso che, su tre piedi che pesti in giro, almeno uno è di un manager. Il manager è la monade di un sistema arguto, talmente arguto, che, perché tu lo serva al meglio, ti dà l’impressione di comandare. Un sistema privato, scientifico nella distribuzione dei ruoli e delle responsabilità. No perditempo, gli inglesi perdono tutto il loro humor quando si parla di produzione ed efficienza.

Così,in fondo a questa piramide di magnaccia a vari livelli, c’è questa cucina sotterranea di una catena di ristoranti. Io lavo i piatti, tre magrebini e uno di colore fanno da mangiare, e due spagnoli e un portoghese servono ai tavoli. Il quadro è chiaro e non abbisogna di commenti. Potremmo chiudere la cucina e portarci le chiavi a casa se i magrebini non litigassero col cuoco di colore e non provassero piacere nel portarmi le pentole da lavare. Qualcuno di loro è stato in Italia prima di raggiungere Londra. Chissà in quale cucina deve essere capitato per divertirsi tanto nel vedermi lavorare.


Ho perduto casa per l’impazienza dei cani del padrone, e mi sono licenziato dal lavoro perché quella faccia di merda di un manager non mi ha concesso l’anticipo. Sotto il cielo di Londra senza soldi, mi è venuta una inaspettata voglia di vivere. Due notti passate in giro per il sempre acceso centro della città, in una pioggerellina apparentemente inoffensiva, qualcosa in più di semplice nebbia, ma da trovarmi fradicio alle prime luci dell’alba.


Ho preso i soldi dal lavoro e sono andato a vivere in un ostello a Brixton. Brixton è un quartiere nero ed è un po’ la meta d igiovani alternativi che sfidano la cattiva fama del quartiere. Quando salgo sull’autobus, mi sento una mosca bianca, poi, andando verso il centro, tutto sbiadisce fino ad avere la sensazione di essere il più nero dei passeggeri. Londra è un microcosmo con le stesse leggi del macro, Londra è solo una maglia infeltrita. Sulla vetrina di un barbiere di colore ho letto “Aspettare per esplodere”.Aspetteranno a lungo, moltissimi abboccano come facili rane all’amo del miraggio dell’Occidente.


Ho trovato lavoro in una sala da thè in centro. Il manager è indiano e forse anche il padrone. E’ un lavoro facile e leggero, allietato dalla presenza di bariste che spesso vengono a farmi visita. Sono imbarazzato dalla troppa grazia e, francamente, non so scegliere tra una lituana e una brasiliana. Anche gli orari mi piacciono, dalle 18,00 alla chiusura, così non sono costretto ad usare la sveglia.Pare che tutto sia destinato a durare se non avessi quel solito difetto-pregio di annoiarmi presto.



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