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lavoro pubblicato martedì 28 gennaio 2014
ultima lettura domenica 20 settembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

io sono il "pesce"

di greggdrago. Letto 684 volte. Dallo scaffale Filosofia

É il pesce che segue il mio dito o il mio dito il pesce? Non so se ti è mai capitato, magari da bambino, di cercare una relazione tra il movimento di un pesce dentro l'acquario e quello del tuo dito, che scivola lentamente sul vetro. Nei ...

É il pesce che segue il mio dito o il mio dito il pesce?

Non so se ti è mai capitato, magari da bambino, di cercare una relazione tra il movimento di un pesce dentro l'acquario e quello del tuo dito, che scivola lentamente sul vetro. Nei fatti segui il pesce con il dito, eppure a volte sembra che quest'ultimo interagisca con te, che vi seguiate a vicenda. Non voglio e non posso fare considerazioni sulla volontà di un povero pesce rosso (che forse interagisce per il solo desiderio di nutrirsi) ma le posso fare sulla mia, perchè in questo gioco infantile perdo stranamente la cognizione universalmente conosciuta come causa-effetto. Finisce che non riesco più a stabilire chi segue chi; più o meno casualmente la mia mano e il pesce si muovono assieme. È una sensazione illusoria che scatta non appena mi metto a seguire il suo movimento pseudo-casuale. Sarebbe relativamente semplice avere una prova che il pesce non mi segue: potrei programmare un preciso percorso sulla faccia dell'acquario e seguirlo con lentezza e fedeltà. Quel percorso non rappresenterebbe però la mia volontà, o meglio sarebbe frutto della mia volontà programmata, non di quella istantanea che con una serie di piccole correzioni di rotta finisce per seguire il percorso del pesce o per farsi influenzare dalla sua posizione.

Per una persona tendenzialmente anarchica, nel senso caratteriale del termine più che politico, la volontà è un grosso problema: sembra si manifesti e si consumi in un atto, in un lasso di tempo indefinitamente piccolo. Il fatto è forse che sento due diverse volontà che si scontrano, una di queste la mia linea di percorso programmata, l'altra è il pesce stesso. Di quest'ultima di fatto non ho il controllo: è qualcosa di paragonabile ad una reazione istintiva di fuga o di attacco in prossimità di un pericolo.

Recentemente mi sono operato e giaccio in una chiassosa forma di convalescenza, in cui ho la percezione di viaggiare in un tempo diverso dal resto del mondo. Mi rendo conto di aver passato una vita intera da convalescente, spesso nel tentativo di varcare una soglia troppo stretta per la mia indole. Non crederò mai alle persone che affermano di non voler cambiare nulla della propria vita passata e attuale. Essere almeno parzialmente soddisfatti di sè è positivo, oltre che importante ma chi si dice senza rimpianti è un colossale bugiardo: i rimpianti ti servono per vivere e per accarezzare sogni illusori i quali, riguardando un passato che non tornerà e un presente praticamente immodificabile, diventano ancora più belli, nitidi e intensi; sono convinto che siano questi "sogni morti" a mantenere in equilibrio molte persone. I ricordi artificiali sono piacevoli e non richiedono soddisfazione perchè sono semplicemente avvenuti in un passato ipotetico, frutto di deviazione da quello vero per mezzo una o più azioni mai compiute. Immobile nel mio letto immagino la vita ipotetica; c'è di tutto: amori ipotetici, mestieri ipotetici, opere e invenzioni ipotetiche, ricchezze e povertà ipotetiche, successi e insuccessi ipotetici, salute ipotetica, malattia ipotetica, persone vive ipoteticamente morte e altre morte ipoteticamente vive... tanto grande può essere l'immaginazione. Così come la mente cambia il passato e i fatti, così il pesce dell'acquario cambia la mia volontà, perchè nell'intento di avere una qualunque cosa sotto il mio controllo, quella cosa finisce per riuscire a controllare me; e la verità è qualcosa di secondario: non c'è praticamente traccia di verità in tutte le parole scritte precedentemente. Io magari non sono ma mi ritengo succube della volontà del "pesce", che poi non può essere volontà ma qualcos'altro. Se lo fosse vorrebbe dire che sono stato succube della volontà di piccoli oggetti cilindrici di carta e tabacco per buona parte della vita.

Conosco abbastanza il male, lo subisco senza protestare troppo; tra pochi minuti il medico e l'infermiere tireranno fuori dei numeri su quanto mi resta da vivere, su terapie e accorgimenti, su altre decisioni da prendere, ma non me ne frega niente ora, io sono il "pesce".



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