ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato martedì 28 gennaio 2014
ultima lettura domenica 17 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Le notti del Cavaliere Oscuro di MG capitolo 11

di MarianGalters. Letto 459 volte. Dallo scaffale Fantasia

Le notti del Cavaliere Oscuro è la storia mai raccontata delle origini dell'Uomo Pipistrello, dei suoi alleati e degli spietati e famigerati villains. Strizzando l'occhio ad anni ed anni di albi a fumetti e ai film campioni d'incassi dedicati a Bat

Capitolo 11 di 40 ''L'Orfano di Sidney''

Jack nacque in Australia. Figlio di una trovatella non ebbe mai un padre né un cognome. Il fato gli fu ostile sin dal giorno in cui fu concepito. Era il frutto di un atto abominevole. Sua madre rimase incinta dopo esser stata vittima di uno stupro di gruppo. Nonostante la terribile e traumatica esperienza decise di tenere il bambino, l’avrebbe chiamato Jack come ‘’Jack Kerr’’ un attore di teatro molto apprezzato in Australia. La decisione di portare avanti la gravidanza, fu condizionata non poco dall’educazione cattolica impartitale dalle suore di Perth, città dell’Australia sud-occidentale. Le stesse suore che l’avevano trovata quando ancora era in fasce, sulle gradinate del convento.

Ma la coraggiosa scelta di non interrompere la gravidanza non fu affatto premiata. Elisabeth purtroppo, morì poco dopo aver dato alla luce il piccolo Jack, un emorragia interna rese il parto fatale.

Appena nato il piccolo fu affidato ai centri sociali prima di Perth e poi di Sidney. Trascorse una tristissima infanzia tra maltrattamenti negli orfanotrofi, molestie, violenze di ogni tipo e le miriadi di scartoffie da compilare per i servizi sociali.
Riuscì comunque ad andare avanti. Studiò con profitto e si diplomò con l’aiuto di alcune borse di studio, alla Regdel Legend Accademy, una delle più prestigiose accademie di arte drammatica di Sidney.
Subito dopo il diploma entrò a far parte di una importante compagnia teatrale. Il teatro grande passione di sua madre, divenne per lui un vero e proprio lavoro.
La compagnia mise su uno spettacolo che in poco tempo ottenne grandi consensi, l’esaltante successo convinse gli impresari ad organizzare una tourneè mondiale.
Per quasi cinque anni lo spettacolo fu portato in giro per il mondo. Tokyo, Berlino, Londra, Milano, Parigi, furono solo alcune delle città che ospitarono il tour.
L’uiltima tappa era prevista a Gotham City, uno dei centri urbani di più antica fondazione degli Stati Uniti d'America orientali, situata alla bocca del torbido fiume Gotham, su isole un tempo abitate dall’ormai scomparsa tribù indiana dei Miagani.
Jack sapeva che in quella città si sarebbe chiusa l’estenuante tourneè teatrale, ma ignorava il fatto che in quella stessa città si sarebbe compiuto anche il suo tragico destino. A Gotham City incontrò Theresa, una bellissima ragazza dai capelli biondi e gli occhi azzurro cielo, tra i due fu amore a prima vista. Durante quei lunghi anni in giro per il mondo aveva messo da parte un bel po’di soldi, e così decise di non ripartire più con la compagnia, abbandonare il teatro e sposare Theresa. D’altronde ritornare in Australia sarebbe stato inutile, in quel posto aveva lasciato solo brutti ricordi e non c’era nessuno per cui valesse la pena tornare.
Con il denaro guadagnato dalla toruneè, riuscì a comprare un piccolo appartamento nello squattrinato sobborgo di Hell Cry a due passi dal malfamato quartiere di Crime Alley. Poi, fu assunto nella stessa fabbrica dove era impiegata Theresa, la Monarch Factory una fabbrica di carte da gioco. E poco dopo Theresa rimase incinta. Ma quella che poteva sembrare una bella favola presto si tramutò in un incubo senza fine.
Theresa perse il lavoro a causa del suo stato interessante che non poteva garantire, a dire del titolare della Monarch, l’efficienza sul lavoro.
I due dovetterò così tirare avanti con il solo stipendio di Jack, le cose non furono certo facili, e peggiorarono quando Gotham fu investita da una pesante crisi economica.
La Monarch per fronteggiare la crisi, eseguì grossi tagli del personale. Jack fu licenziato in tronco.
Gotham non era affatto come l’aveva immaginata. Quella che sembrava una roccaforte di cemento e acciaio, baluardo di pia rettitudine e prosperosa crescita industriale si rivelò essere una comunità in crisi, infamata da un vertiginoso tasso di criminalità, da colorite leggende urbane e cupe guglie gotiche.
Jack non disse a Theresa che aveva perso il lavoro, per evitarle di sottoporsi ad un eccessivo stress viste le sue condizioni, ma la situazione si era messa veramente male. Lo stipendio non sarebbe più arrivato, c’erano le bollette da pagare e le spese mediche per il controllo della gravidanza, per non parlare dei soldi che sarebbero serviti una volta nata la bambina.
Jack cercò invano altri lavori ma la crisi economica di certò non portava a nuove assunzioni.
Non avendo il coraggio di dire la verità a Theresa, cominciò ad inventarsi turni di lavoro notturno per affogare nel Whisky i suoi problemi.
In una delle sue notti all’insegna dell’alcol in uno dei malfamati bar di Crime Alley, Jack fu avvicinato da Jhonny La Monica e Otis Flannegan.
I due loschi individui sapevano che era un ex dipendente della Monarch, da tempo erano in cerca di qualcuno che potesse ‘’informarli’’ riguardo gli uffici sotterranei della fabbrica, nei quali era risaputo che ogni primo venerdi del mese, venivano tenuti a deposito più di 200 mila dollari. Jack era l’uomo che stavano cercando e così gli proposero il colpo.
Diventò loro complice...dopotutto non aveva scelta, aveva bisogno di soldi. Si sarebbero spartiti il bottino in parti uguali.
Flannegan fu la mente, la Monica il braccio, e Jack fornì le informazioni necessarie che solo un ex-dipendente poteva conoscere.
In realtà dietro il piano criminale si celava la Società delle Facce False di Gotham, una famigerata associazione criminale con a capo il gangster russo Roman Sionis, conosciuto ai più con il soprannome di Maschera Nera. Ma questo Jack ancora non lo sapeva.
Così Jack che fino a qualche settimana prima era stato il tipico bravo-ragazzo esempio di self-made man, per uno spietato gioco del destino stava per trasformarsi in un ladro.
La Monarch aveva licenziato sia lui che Theresa senza scrupoli, senza liquidazione, senza contributi. La rapina fu quindi per lui una specie di rivalsa.
Il colpo era stato fissato per la notte di un venerdi 31 ottobre, a Theresa mentì ancora una volta dicendole di essere impegnato nell'ennesimo turno di notte.
Alle tre del mattino incontrò La Monica e Flannegan nel posto stabilito.
Prima di entrare in azione, La Monica passò a Jack un bizzarro passamontagna di colore rosso e gli ordinò di indossarlo... Caricate le armi, si portarono all’ingresso secondario dellla Monarch Factory, li non c’erano né guardie né telecamere a circuito chiuso. Era un’ uscita di emergenza che conoscevano solo gli operai della fabbrica.
La Monica forzò la serratura, dopo soli due minuti erano già dentro, Jack conosceva la strada per raggiungere gli uffici sotterranei senza rischiare di essere beccati dalle telecamere di video sorveglianza. Passarono poco più di 40 minuti e i tre erano gia fuori. Tutto era filato liscio come l’olio.
Si allontanarono dalla Monarch servendosi di alcuni cunicoli che sbucavano in un vecchio mattatoio sotterraneo e che conducevano nel vicino stabilimento della Ace Chimical. Qui avrebbero trovato l’auto con la quale sarebbero dovuti scappare.
I tre così montarono in macchina e iniziarono a controllare il bottino. Ognuno di loro aveva rubato un pesantissimo pacco, ogni singola scatola avrebbe dovuto contenere un mucchio di soldi.
Il primo fu La Monica nel suo pacco a colpo d’occhio, c’erano qualcosa come 150 mila dollari.
Il secondo fu Flannegan, anche nel suo pacco c’erano moltissimi soldi.
L’ultimo a controllare il bottino fu Jack, il suo pacco però conteneva solamente una montagna di carte da gioco ‘’Monarch.’’
Jack scoppiò a ridere, ancora una volta il fato si era beffato di lui ma almeno il colpo era riuscito, il denaro sarebbe bastato per tutti e tre.
Ma le cose non andarono affatto come sperava, prima di mettere in moto la macchina Flannegan puntò la pistola contro Jack:
«Mi dispiace ragazzo. Stanotte non ci saranno fette di torta per te. Scendi dall’auto e portati via queste cazzo di carte! Sbrigati prima che ti spappoli il cervello!» urlò il criminale...
«Anche se nel tuo pacco ci sarebbero stati dei soldi non ti avremmo mai permesso di tenerli. Tu stanotte sarai il nostro lasciapassare…Lo sei sempre stato. Abbiamo un accordo con il Tenente del G.P.D, in cambio di una fetta del malloppo ti arresterà per furto con scasso…» Detto questo La Monica lo trascinò fuori dall’auto e mentre stava per legarlo continuò: «Davvero pensavi che ti avremmo permesso di tenere i soldi, povero idiota…questo succede alle brave persone quando vogliono fare i cattivi…Sin dall'inizio sapevamo che saresti finito in galera…Bullock doveva arrestare solo il tizio con il cappuccio rosso… per questo ti ho dato quel ridicolo passamontagna…era già scritto, noi avremmo vinto e Cappuccio Rosso avrebbe perso…HaHaHa»
Appena smise di ridere qualcosa piombò sull’auto dov'era Flannegan. I finestrini andarono in mille pezzi…La Monica vide un ombra oscura, un essere gigantesco tirava fuori dall’abitacolo il suo compare.
Allora afferrò la pistola e cominciò a sparare contro quella creatura. Quello che sembrò un battito d’ali, bastò a quell’essere per fiondarsi su di lui e disarmarlo. Nel frattempo cominciavano a udirsi le sirene delle polizia…
Jack approfittò della situazione per fuggire. Mentre correva era terrorizzato, la sua mente non faceva altro che pensare a quella ‘’cosa’’che li aveva attaccati. Era sbucata dall’oscurità della notte, per di più La Monica gli aveva scaricato addosso mezzo caricatore e non era riuscito ad ammazzarlo.
Ma Jack aveva imparato che i mostri non esistono ai tempi dell’orfanotrofio…nonostante ciò continuava a ripetersi: «Siamo nel mondo reale, non può essere vero…non può essere!!!»
A Jack quell’essere oscuro era sembrato proprio un Pipistrello gigante, alto almeno 2 metri. Forse lo stesso mostro alato che in molti dicevano di aver avvistato a Gotham, la stessa creatura di cui parlavano i giornali. Jack non credeva affatto a quello che scrivevano i giornali ma quella notte dovette ricredersi… era divenuto uno dei pochi ad essere testimone di un apparizione del Batman, l'uomo pipistrello.
La Polizia ormai era giunta alla Ace Chimical. Jack si stava calando in alcuni tubi che dallo stabilimento finivano nel fiume Gotham. Avrebbe raggiunto a nuoto l’altra riva e da li sarebbe fuggito a casa. Ma non aveva previsto che quei tubi in realtà, fossero scoli di sostanze chimiche a base acida. E così mentre si calava in uno di questi, cominciò a sentire un forte bruciore alle mani e al viso, si accorse che un liquido verdastro gli stava colando addosso, mollò la presa e finì nel fiume, il contatto con l’acqua gelida affievolì il bruciore ma Jack perse comunque i sensi.
Rinvenne qualche ora più tardi alle prime luci dell’alba. La corrente l’aveva trascinato sull'altra riva del fiume.
Il bruciore alle mani e al viso cominciò a farsi sentire di nuovo, ma almeno era riuscito a fuggire dalla polizia e soprattutto da quell’essere volante che aveva preso Flannegan e La Monica.
I dolori sulla pelle erano lancinanti, così per cercare di capire l’entità delle ferite subite si specchiò nel fiume.
Il tuffo nei tubi di scarico della Chimica Ace e il conseguente contatto con l’acido, gli avevano sbiancato la pelle procurandogli disgustose ustioni sulle guance e sulla bocca, tinto alcune ciocche di capelli di un verde elettrico e fissato le labbra in un maligno ghigno scarlatto.
Sull’orlo di una crisi di nervi si ricordò di Theresa e così trovò la forza per incamminarsi verso casa.
Per la strada la gente lo evitava come un appestato e viste le sue condizioni non c’era da meravigliarsi. Aveva i vestiti inzuppati d’acqua e il volto deturpato che cercava di nascondere dietro le mani insanguinate.
Ma la cattiva sorte aveva ancora qualcosa in serbo per lui…un altro duro colpo…il più atroce di tutti…
Giunto sulla soglia di casa si accorse che la serratura era stata forzata. Subitò capì che qualcuno era entrato in casa.
Cominciò a chiamare Theresa urlando forte il suo nome. Ma di lei sembrava non esserci traccia, fino a quando entrò in camera da letto.
Lo spettacolo che si presentò sotto i suoi occhi fu agghiacciante.
Theresa giaceva immobile in una pozza di sangue, era stata legata e imbavagliata, il suo corpo era pieno di lividi e qualcuno l’aveva sgozzata, sul ventre aveva un grosso taglio…Jack capì subito che neppure sua figlia era stata risparmiata.
L’omicidio di Theresa era opera di Roman Sionis il gangster russo a capo della Società criminale delle Facce False di Gotham e vero organizzatore del colpo alla Monarch Factory; che venuto a conoscenza del fallimento della rapina pensò che il ‘’contatto’’che i suoi uomini avevano reclutato si fosse impossessato della refurtiva. E così si recò a casa del ‘’contatto’’, giusto un' ora dopo l’arrivo della polizia alla Ace Chimical, e massacrò la sua povera e ignara moglie senza pietà.
Di fronte a quel terribile spettacolo Jack incredibilmente restò immobile, nessuna emozione scalfì il suo animo, i tormenti di un’intera vita avevano forgiato in lui una belva pronta a balzare fuori ma che fino a quel momento era rimasta sedata dalla razionalità nel profondo della sua anima.
Il bagno chimico alla Ace e quell’orribile massacro interruppero il sonno della belva, che sin dalla prima violenza subita in orfanotrofio cominciò a crescere in lui.
La stessa belva selvaggia, crudele, spietata e assetata di sangue che quella mattina si sarebbe impossessata per sempre del suo animo.
Si diressa verso l’armadio, nella sua mente solo il ‘’vuoto’’che presto sarebbe stato riempito dall’odio, dall’empatia e da una schizzofrenica follia omicida.
Dall'armadio tirò fuori dei vestiti e l' indossò, una giacca viola sgargiante e una camicia verde, abbinate su di un pantalone viola. Era il costume di scena che per anni aveva indossato durante la tourneè teatrale. L’aveva tenuto come ricordo del vecchio lavoro. L’abito per uno strano gioco del destino sembrava intonarsi perfettamente con il nuovo ‘’malefico’’ look del suo volto.
Nell’armadio trovò anche un mazzo di carte ‘’Monarch’’souvenir del licenziamento di Theresa, cominciò a ridere istericamente, ricordando la faccia che aveva fatto la notte prima, quando aveva scoperto di aver rubato soltanto una scatola piena di quelle maledettissime carte.
Da quel mazzo ne afferò una la voltò era il Jolly, il buffo Joker del poker. La mise in tasca e si convinse che quella era la carta che il fato aveva scelto per lui...
Bruciò la sua casa, guardò le fiamme salire in alto nel cielo, i corpi di Theresa e della creatura ormai senza vita che aveva in grembo arsero tra le macerie.
Fu quello il giorno in cui morì il vecchio Jack. Il giorno in cui le fiamme dell’inferno condussero a Gotham, il nuovo Jack... Joker, l'assassino di massa più pericoloso di tutti i tempi.
Il tragico destino dell’orfano di Sidney si era compiuto.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: