ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato lunedì 27 gennaio 2014
ultima lettura mercoledì 11 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Vacanze nel grande nord

di timelord. Letto 621 volte. Dallo scaffale Viaggi

VACANZE NEL GRANDE NORD Prologo Ormai stavo iniziando a vivere l’estate come un incubo. L’incubo di non sapere a) dove andare, b) senz...

VACANZE NEL GRANDE NORD

Prologo

Ormai stavo iniziando a vivere l’estate come un incubo. L’incubo di non sapere a) dove andare, b) senza spendere troppo, c) senza rompersi i santissimi.
Dato un budget sempre piuttosto risicato (il viaggio in America di 3 anni fa, pur bellissimo, è ancora lì che grida vendetta al mio portafoglio), decidere dove andare senza spendere troppo era già una cosa da farsi venire il mal di testa. Due anni fa sono tornato al mare con il secchiello e la paletta: in un posto che conosco da 40 anni, senza poter conoscere gente nuova, ti rompi le scatole dopo tre ore, figurati 8 giorni. L’anno scorso, causa tasse proibitive, non sono nemmeno partito: paradossalmente è stata quasi meno dura, ma era sempre dura.
In sostanza, si poneva in modo sempre più drammatico il terzo problema, ovvero non annoiarsi: e come tutte le cose belle della vita, che o ingrassano o fanno male, allo stesso modo le vacanze divertenti o costano o sono lontanissime (e generalmente sono tutt’e due).

A peggiorare ulteriormente le cose la mia situazione lavorativa, ove non si capisce assolutamente più di che morte dovremo morire e se metteremo ancora dei soldi in tasca, data la totale perdita di discernimento della dirigenza.
Per cui, quando mio cugino mi ha proposto, a inizio primavera, un viaggio a Miami, sono rimasto un po’ spiazzato. C’erano varie ragioni. Tanto per cominciare, in America c’ero stato appena tre anni fa, e non sentivo il bisogno di tornarci di corsa, visto oltretutto che avevo già fatto tutte le tappe più succulente (New York, Las Vegas, Los Angeles) e Miami non mi interessava più di tanto.
Nessuna possibilità di mete alternative su cui mettersi d’accordo: avrei una gran voglia di Londra, ma stavolta era il cugino a esserci stato da pochissimo, e la sua controproposta (Amsterdam) non mi diceva nulla (e a furia di essere millantata dai nostri amministratori come il paradiso ecologico dei ciclisti, ormai mi è pure diventata antipatica).
Al di là dei gusti, le cifre erano sempre impietose: il budget necessario per Miami era di poco inferiore a quello del famoso viaggio di tre anni fa. Decisamente non mi andava di stanziare una cifra simile.
C’era però un progetto segretissimo (ma non troppo): da tempo avevo scoperto un albergo in Alto Adige che ti dava la possibilità di imparare a giocare a golf. I costi non erano proibitivi, ed io avevo sempre subito il fascino di tale nobile sport (tennis e calcetto sono da barboni...).
Erano già un paio di anni che gli facevo la posta, ma anche lì c’era un problema: non riuscivo mai a prenotare per tempo. Nel senso che, per tutta una serie di ragioni, più tardi riesco a deliberare le vacanze e meglio è. Invece in quel posto lì i giochi erano sempre già fatti tra Febbraio e Marzo, e quando iniziavo a prendere la cosa in considerazione era sempre già tutto esaurito.
Ma stavolta invece qualcosa era cambiato: a metà Aprile c’era ancora del posto libero, e in un periodo che poteva interessarmi, ovvero metà Luglio (di solito restavano liberi solo i primi di Giugno o di Settembre).
Per cui mi sono fiondato sulla mail dell’albergo per chiedere informazioni... e ho rischiato di non farcela. Perchè l’impiegato addetto mi invia un preventivo pari esattamente al doppio di quello che mi era parso di capire. Molto civilmente ma con una punta di irritazione spiego che avevo capito un’altra cifra, e che evidentemente non ci siamo capiti su ciò che era compreso o escluso, e intanto mi dico ma guarda questi altoatesini, alla fine sono approssimativi come nel resto d’Italia.
Ma per fortuna l’equivoco viene chiarito: non so bene quale cinema si fosse fatto l’impiegato (non si può proprio dire altro...), ma era convinto che io prenotassi per due persone, dando per scontato che mi accompagnasse una gentile consorte, o compagna, o concubina o che. Mi trattengo dal mandarlo a vfc e gli spiego che io sono un caso anomalo (anche se non uso questa espressione) e sono proprio da solo... se avessi compagnia potrei andare chissà dove, anche al mare. Già che mi ci entra, chiarisco altresì di non aver bisogno della suite normalmente assegnata in questi casi (che ha l’aria di essere grande come casa mia se non di più), e che una normale stanza singola mi basta e mi avanza. Finalmente ci si mette d’accordo, ovviamente il sito non mi accetta la prenotazione finché non ho sganciato € 200,00, io li sgancio e l’affare è fatto, questa estate giocherò a golf in Alto Adige.

12 Luglio

Finalmente si parte. Ormai stavo facendo il conto alla rovescia, non ce la facevo più. Le vicende lavorative sono sempre in caduta verticale, due settimane fa ho quasi sfasciato l’ufficio dopo l’ennesima prova dell’indisponenza di chi comanda in azienda. Basta, ce l’abbiamo fatta.
Mi sono financo preso la briga di acquistare (in saldo) due paia di pantaloni in tessuto “simil-jeans ma non proprio jeans” per giocare a golf: andare sul campo da golf in jeans mi sembrava proprio da barboni. Mi sono anche preso il cappellino “CSI Las Vegas” comprato in America: in caso di sole cocente può far parte dell’abbigliamento.
Il mattino della partenza sono un po’ emozionato: perchè a pensarci bene è in assoluto la prima volta che parto per conto mio verso una destinazione non abituale. Finora o sono sempre andato in luoghi conosciutissimi, oppure sono andato a rimorchio di altri. Ho quasi 44 anni, che vergogna. Fa niente, si parte e basta.
Faccio rombare il motore dell’auto alle 10:00 esatte, secondo i miei calcoli ci vorranno grosso modo 4 ore.
Fino a Trento non c’è nulla di nuovo per me. Tutta roba già vista. Ma poi si prosegue. Dopo due ore faccio la sosta di prammatica, come sempre consigliato, in modo da sgranchirmi e fare un spuntino: impensabile arrivare per l’ora di pranzo, del resto non era neanche in programma.
Bolzano, Bressanone, poi si esce... Sul paesaggio che mi viene incontro c’è qualche considerazione da fare. La prima è che non vedo montagne particolarmente spettacolari. Del Trentino ho molti ricordi di vacanze pregresse, e ricordavo paesaggi più affascinanti (che spesso venivano considerati adeguata contropartita all’enorme rottura di scatole che tali vacanze mi costavano, ma a quell’epoca nessuno sentiva il mio parere e io dovevo subirle come una condanna all’ergastolo). La seconda è che si vede sempre più segnaletica bilingue, italiano e tedesco quando non è solo tedesco.
Finalmente giungo a destinazione, le indicazioni erano perfette, ho solo sbagliato facendo un’uscita a Brunico fuori programma ma per il resto tutto a posto.
Entro in albergo e vado alla reception, augurandomi che non gli sia sfuggita la mia prenotazione all’ultimo. Mi accoglie una deliziosa biondina in costume tirolese, ovviamente mi stavano aspettando, la stanza è pronta ed è tutto a posto. Sono le 14:30, considerando una mezz’ora di pausa i miei calcoli sono stati perfetti.
La biondina mi guida per i vari ambienti dell’albergo spiegandomi tutti gli usi e le consuetudini, poi mi mette in mano un paio di carpette con le istruzioni aggiuntive. Le istruzioni sono in italiano, ma sono molte e complicate, aggiungiamo pure il fatto che alcuni termini in tedesco non sono stati tradotti non si sa bene perché: spero di non sbagliare nulla, non vorrei finire nelle mani della Gestapo.
C’è anche un manualetto con le regole del gioco del golf, e anche quello è piuttosto inquietante: nelle prime pagine c’è una specie di anatema del faraone, ove si dice che non si dovrebbe entrare in un campo di golf senza conoscere bene tutte quelle regole, e invita caldamente ad imparare almeno la versione-Bignami delle prime 20 pagine. Inizio a leggermelo con preoccupazione, non vorrei che all’indomani il maestro di golf mi interrogasse e non mi ammettesse al corso.
Ma è anche il caso di fare due passi e guardarsi intorno. Mi avvio con circospezione, vedo un campanile in lontananza e decido di avvicinarmi per vedere meglio.
Va detto che qui l’architettura è piuttosto standardizzata. Le chiese sono fatte con lo stampino: tutte uguali, con lo stesso campanile, come se un gigante le facesse con le formine da spiaggia. D’accordo che Michelangelo e Bernini non sono più in attività, ma un po’ più di varietà architettonica non guasterebbe.
Comincio a sentirmi osservato... colpa del mio abbigliamento. Tralasciando il fatto che fa un tot più fresco che a Bologna (siamo a circa 1000m), e che sono ancora sudaticcio per cui è meglio coprirsi, oltre ad essere più coperto degli altri passanti sono anche coperto in modo inadeguato: la mia camicia con giacca elegante fa un effetto abbastanza anomalo. Quando avrò finito il giro deciderò un look più appropriato.
Oltre alle chiese, sembrano fatti con lo stampino anche certi crocifissi che si vedono lungo la strada: tutti coperti con le stesse casupole. La cosa mi colpisce particolarmente perché quando ero piccolo mia nonna ne possedeva un esemplare in miniatura, il classico souvenir.
Ma c’è una cosa che veramente mi lascia di sasso. Appesa a un palo c’è una busta di plastica rigida contenente dei giornali. Chiunque può prenderne uno, rispettando il cartellino sopra che dice “€ 2,50, Danke”. E qui mi rendo conto che questa non è più Italia. O meglio, lo è solo da un punto di vista formale. Qui siamo in piena Austria, in piena cultura germanica. In quale città d’Italia tutti rispetterebbero quella busta e quel cartello, e nessuno si fregherebbe i giornali magari cercando poi di rivenderseli? Sconvolgente.
Mi piacerebbe fare qualche foto, ma a quest’ora del pomeriggio tutti i soggetti più interessanti sono controluce. Meglio aspettare domattina.
Mi cambio e scendo per la cena. Sono letteralmente circondato da coppie, tutte comunque “over 50” e va bene così: al mare mi trovavo spesso da solo in mezzo a coppie “under 30” e il magone era inevitabile. Giunge un giovane cameriere ventenne che mi porta il vino (€ 17 il meno costoso, ma non facciamo i barboni...), ma la brutta sorpresa arriva con il primo.

Gli alberghi 4 stelle, qual’è questo, vogliono darsi un tono e far vedere che hanno uno chef di prim’ordine: il risultato è che qui si mangia stile “Nouvelle cuisine molecolare”, ovvero ti portano un piatto che sembra una piazza d’armi con al centro (storico) uno sputacchio di pochi centimetri decorato con ghirigori di aceto balsamico, salsine di dubbia provenienza e schiume strane che potrebbero essere anche radioattive. Inizio a preoccuparmi: riuscirò a sopravvivere a questo regime alimentare? Ho anche letto, oltretutto, che per martedì è in programma una colazione ayurvedica: forse dovrei fare testamento.

Dopo cena cerco di far venire l’ora del sonno nel giardino fuori. Aria ottima, ma nessuno con cui parlare (soprattutto in italiano). Sarà quel che sarà, ci siamo e ci rimaniamo, ma sto iniziando a pensare che un altr’anno farei meglio ad andare via con qualcuno, a costo di rapirlo.

13 Luglio

Durante la notte è iniziato l’incubo che da sempre mi perseguita nei paesi nordici (o simile). E l’incubo è il mega piumone iper-pesante. Se non vado errato, esso viene utilizzato per stare al calduccio quando si dorme con le finestre aperte... cosa che io non faccio e non saprei come gestire. Il vero guaio è che non vi sono alternative per coprirsi a letto: o il mega-piumone, oppure nulla. Risultato: troppo fresco per dormire senza niente, troppo caldo per dormire con quell’arnese. Il mio problema è che sono piuttosto caloroso, a casa mia d’inverno uso il piumino più sottile della gamma e d’estate sudo anche scoperto. Ma qui scoperto del tutto non si può fare... prima parte della notte in stile sauna, dopodiché adotto una soluzione curiosissima: non essendo dotato di pigiama (d’estate chi ci poteva pensare...?) dormo con i jeans. In qualche modo funziona.
La colazione è già più seria degli altri pasti: secondo le usanze nordiche (e degli alberghi 4 stelle), si può disporre di salumi, formaggi, dolci, frutta, biscotti, pane di tutti i tipi, confetture, miele, nutella, macedonia, frutta sciroppata. E da bere succhi di frutta, caffè, latte, tè. C’è persino la cuoca (giovane e caruccia) che se vuoi ti fa le crèpes, ma io non ho mai amato le crèpes, quindi niente, come faccio a meno anche di tè e caffè: solo succo di frutta, secondo le mie abitudini.
Ad allietare la colazione c’è, al mattino, anche una bustina con degli scontrini... sono gli extra che hai ordinato il giorno prima e che devi approvare con una firma. Proprio precisi precisi, spesso non sai mai cosa ti apparirà nel conto... senonché ecco che per l’appunto mi ritrovo proprio uno scontrino non mio... ma il sistema serve proprio a questo: non firmo, segnalo alla cameriera, e speriamo di non ritrovarcelo davvero nel conto.
Dopo colazione ho un po’ di tempo per fare qualche foto. Ma riflettendoci meglio, vedo che sì alcune pose hanno la luce giusta, ma altre sarebbero davvero state meglio al pomeriggio. Vabbè, c’è tempo.
E’ il giorno della prima lezione di golf. Vado alla reception, dove la biondina mi mette a disposizione la sacca con le mazze (tre in tutto...). Dopodiché attraverso la strada e mi presento al golf club dell’albergo.
Il maestro di golf è un simpatico scozzese sulla sessantina, non indossa il kilt ma ha un nome illustre: Bill Murray, come il famoso attore.
Nel mio corso c’è anche una coppia di tedeschi di mezza età, e questo crea un problema linguistico.
Infatti la situazione linguistica è la seguente: Bill parla ovviamente l’inglese e un tedesco stentato, i due tedeschi parlano tedesco e un inglese stentato (mi avevano detto che in Germania l’inglese lo sanno anche le vecchiette di 80 anni...), io parlo italiano e un discreto inglese.
Pertanto Bill prende una decisione salomonica: corsi separati per non dover ripetere le stesse cose due volte in due lingue. Il risultato è che ho il maestro di golf tutto per me.
Inizialmente però le cose non sono incoraggianti. Qualche anno fa avevo preso una lezione gratuita di golf, e il maestro mi aveva detto che ero portato, incoraggiandomi ulteriormente. Ma questa volta, non so perchè, le cose faticano a prendere la piega giusta. Il problema fondamentale è il cosiddetto “swing”, ovvero quell’elegante (per chi lo sa fare) movimento che ti consente di scagliare la pallina a 200m e oltre di distanza (usando, ovviamente, il ferro adatto). Mi viene un po’ di depressione: mai possibile che tutto ciò che richiede un minimo di coordinazione atletica non mi riesca? Bill è gentile, ma mi stritola la mano sul ferro per farmi prendere l’impugnatura giusta, e forse mi sta un po’ troppo addosso, con il risultato che mi innervosisco e la mia prestazione ne risente. In breve tempo la mia mano sinistra è massacrata: non è un problema di calli (è la stessa mano che porta la mia pesante valigetta da lavoro), quanto che i “monti” (in termini chiromantici) della mano mi dolgono mostruosamente.
E siamo alla pausa pranzo. Qui il pranzo è gestito in uno strano modo. C’è una quantità industriale di insalate di tutti i tipi e di tutti i generi, poi c’è il “piatto del giorno”. E, cosa curiosa, non viene consumato in sala da pranzo come la colazione e la cena, ma su qualunque (quasi) tavolo della hall oppure nella “stuße” (e qui maledico ‘sta brutta abitudine di tralasciare, ogni tanto, qualche traduzione: cosa c... sia la “stuße” lo scoprirò solo tra qualche giorno). Accingendomi a pranzare scopro che nell’albergo ci sono anche due dignitose fanciulle italiane sulla trentina circa. Cerco di scambiare due parole, loro cercano di essere gentili ma non gliene frega niente di far relazione: loro si fanno compagnia, i problemi di solitudine altrui non le riguardano. Scambio due parole due sulla filosofia del cibo dell’albergo, io preferirei un po’ più di cose che ingrassino e facciano male. Loro sono di Pavia, sono lì in vacanza-premio-aziendale per solo tre giorni... in ogni caso, buonanotte. Altra cosa seccante del pranzo è che, non avendo luogo nella sala da pranzo propriamente detta (e allora che sala da pranzo è...?) non mi consente di usufruire delle mie costose bottiglie di vino e acqua minerale. A disposizione c’è solo succo di frutta alla spina che ti puoi servire in un bicchiere da bambini (lo stesso utilizzato per la colazione), e per me che faccio i 10 con un litro di vino è proprio tragico. Trovo però una soluzione intrigante: oltre ai succhi di frutta è disponibile anche l’acqua di seltz, per cui mi faccio un cocktail 50% succo e 50% seltz. Meglio che niente.
Per mettere in atto il suo nuovo programma, Bill aveva spostato la mia lezione alle 15 anzichè alle 14: ma mi chiamano in stanza per avvertirmi che invece la lezione avrà luogo alle 14 come previsto. Mah, facciano loro. Per ovviare (peraltro in parte) alla semidistruzione della mia mano, Bill mi fa acquistare il guanto, e in effetti va un po’ meglio (e così capisco a che caspita serviva il guanto nella mano sinistra dei giocatori di golf). Se lo metto insieme al guanto (destro) che usavo per la scherma, il paio (per così dire) è fatto.
Imparare il golf non significa imparare solo lo swing (che resta la mia dannazione). Esistono altri due tipi di colpo: il “chip” e il “putting”. Il “chip” è il tiro corto a campana (non so se sia come il famoso “cucchiaio” di Totti), che serve quando sei a pochi metri dalla buca ma sei finito nell’erba alta oppure nella buca con la sabbia: lì l’obbiettivo è soprattutto tirare fuori la pallina e riportarla su un terreno più gestibile. Per fare ciò serve un ferro specifico contrassegnato dalla S, cioè “short”.
Il “putting” invece è il tiro corto rasoterra, quando sei a 2-3 metri dalla buca, sei sul green liscio come un biliardo e devi semplicemente far rotolare la pallina fino alla buca. In parole povere è un po’ quello che si fa, sia pure a livelli più dilettanteschi, con il minigolf. Anche qui c’è un ferro specifico, il putter, versione sofisticata di quelli da minigolf, come detto. Qui mi consolo un po’: il putting richiede solo esercizio, e per il chipping dimostro quasi una buona sensibilità.
Bill trova molto piacevole e rilassante avere un allievo che parla la sua lingua, durante le lezioni parliamo anche di altre cose come cucina e lingua italiana.
Ci sono sport di cui si fa fatica a comprendere esattamente lo sforzo, e che provocano l’ironia fuori luogo di certi sapientoni per i quali fare sport significa solo correre e scapicollarsi da qualche parte.

Per esempio, c’è chi pensa che l’equitazione non sia uno sport perchè “si sta seduti sul cavallo”: fatevi un pomeriggio “seduti sul cavallo” e ve ne accorgerete.
Qualcun altro ritiene non siano sport quelli automobilistici, per lo stesso motivo (stai seduto in auto): pare che il mitico Senna al suo primo gran premio sia svenuto dopo dieci giri perché non era abbastanza allenato.
Anche il golf riserva queste sorprese. Come no, stai lì in piedi con un ferro e devi sbatterlo contro la pallina. Ma devi fare il movimento giusto, che impegna il collo, le spalle e le anche, con braccia e mani che devono lavorare in uno ed un solo modo, altrimenti manchi la pallina. Il risultato è che arrivo a sera che sono uno straccio, devo anche recuperare il viaggio e l’insonnia anomala causata dall’infernale piumino.
Di buono c’è che in questo albergo c’è anche la merendina. Tanti anni fa ricordo che mio fratello, ancora bambino e già orientato a ragionare con lo stomaco, si domandava perchè negli alberghi, oltre a colazione pranzo e cena non ci fosse anche la merenda. Ebbene, qui c’è.
La cosa funziona così: dalle 14 alle 17 viene allestito un buffet di dolci di tradizione austriaca, con la solita possibilità del succo di frutta nel bicchiere da bambini. Occorre semplicemente stare lì e servirsi. Questo integra l’anomalo pranzo, va detto che sarebbe meglio servirsi in un orario più vicino alle 14 che alle 17: innanzi tutto per poter trovare tutto prima che finisca, e un po’ perchè certi dolci più da frigo che da forno alle 17 sono mezzi squagliati. Tutto sommato ci voleva.

Nel mio relax totale mi godo un piacere che non mi concedo mai: ovvero oziare sul divano davanti alla TV. Lo so che viene da sempre considerato il non plus ultra dell’abbruttimento umano, ma per come è messa casa mia non posso farlo nemmeno quando sono davvero esausto. Qui lo posso fare e allora me lo godo.

14 Luglio

Intanto stanotte ho dormito meglio. A prescindere dal piumone galattico. Forse ne avevo accumulate davvero troppe (un viaggio di 350 km, una notte insonne e una lezione di golf...) e alla fine anche l’insonnia ha avuto la peggio. Meglio così, anche se capisco di aver vinto una battaglia e non la guerra.
Oggi è il giorno in cui sarebbe prevista la famigerata “colazione ayurvedica”, e sono un po’ preoccupato: dovrò farla per forza? E cosa diamine ci sarà dentro?
Per fortuna la cosa è facoltativa: c’è effettivamente questa tipa poco attraente con gli occhiali e l’aria da figlia dei fiori che sta lì per chi volesse la famigerata colazione, ma per fortuna nessuno viene obbligato. Come la maggior parte dei clienti, anch’io mi calo nella parte del grande capo Estiqaatsi e mi faccio senza esitare una colazione da essere umano.
Dimenticavo di dire che nella hall e nelle varie sale aleggia sempre una discreta filodiffusione che diffonde via filo una rilassante musica da camera. Per fortuna a nessuno viene in mente di suonare la marcia di Radetzky, quindi la cosa è decisamente gradevole.
Aspettando l’orario della lezione di golf mattutina, dopo aver letto il giornale generosamente offerto dall’albergo (uno per tutti nella hall, capiamoci), mi faccio qualche altra foto in giro. Va detto che c’è un bel gruppo di montagne che ieri non c’era: non è che le abbiano appena installate, è che ieri all’orizzonte c’erano le nuvole. Purtroppo la posizione migliore per inquadrarle passa sopra l’orticello di una vecchiardona che mi guarda malissimo ogni volta che cerco di immortalarle.
Mi reco senza indugio alla lezione di golf. Bill cerca sempre di aggiustare gli orari per gestirsela meglio, e tutte le volte mi chiamano in stanza avvertendomi che gli orari decisi da Bill non vanno presi in considerazione. Mah.
Mi rendo conto che anche il golf, come tutti gli sport, richiede concentrazione e tranquillità: se riesco a non pensare troppo, tutto funziona dignitosamente. Lo swing è sempre il mio punto debole, ma con il chipping e il putting almeno vado benino.
Per aiutarmi a fare esercizio, Bill fa un largo uso del “tee”. Tee non significa Trans Europe Express, è semplicemente quella specie di chiodino che si ficca nel terreno per appoggiarci sopra la pallina. Se il tuo swing è corretto, anche il tee deve volare via insieme alla pallina. Innumerevoli le volte in cui colpisco la palla e non il tee: volessi mai farlo apposta, sarebbe quasi impossibile. Perlomeno questo mi dà lo spunto per una serie di battute e doppi sensi del tipo “it’s tee time”, “tee is on the table” e robe del genere che solo un britannico può capire...
L’attività fisica ha moltiplicato la quantità di docce necessarie a restare presentabile: per cui mi rendo conto di essere quasi in fondo con il deodorante stick.
Mi reco senza indugi ad una specie di emporio situato in quella parte di paese da me già esplorata: ma i deodoranti stick sono finiti. Spero vivamente non sia l’unico negozio del paese, e non sapendo dove ne troverò un altro salgo in macchina (erano due giorni che non lo facevo, un record) e mi avvio per destinazione ignota. Ma mi fermo subito: scopro che nella direzione opposta c’è quello che sembra un “centro del paese” propriamente detto. Ripongo l’auto dove l’avevo presa e mi riavvio a piedi. Trovo un altro emporio (che fa anche edicola, e ha pure il giornale della mia città...) e lì trovo il mio deodorante.
A questo punto mi faccio un giro completo del centro: piccolo piccolo, ma caruccio. Al centro del paese c’è una piazza con monumento e giardinetto pubblico per farci correre i bambini. Il monumento è dedicato all’eroe nazionale (vabbè...) altoatesino: tale Peter Sietmair, che catturato dai francesi durante non so quale guerra si fece fucilare per salvare suo padre... nulla da eccepire, ma non posso fare a meno di chiedermi se invece non sia stato fucilato per l’orribile e ridicolo cappello che sfoggia.
Aggirandomi nella zona scopro una cosa un po’ sconcertante. Mi inoltro per una stradina che parte dalla piazza centrale e, praticamente all’angolo con la piazza medesima vedo che c’è una casa piuttosto rustica... con tanto di stalla e le mucche dentro. Ci resto un po’ perplesso: ero convinto che le mucche si tenessero in campagna, almeno un pochino fuori dal centro abitato. Costui invece se le tiene in casa, nel centro storico. Mah, forse sono io a essere di vedute poco larghe.
La cena piano piano migliora, o forse sono io che ci sto facendo l’abitudine. Il cameriere ventenne non c’è più da ieri sera, ora la mia cameriera fissa è una signora over-40, anche lei con il suo bravo costume tirolese che costituisce l’uniforme standard per le donne dell’albergo. A fianco a me c’è una coppia tra i 40 e i 50, stanno lì fino a molto oltre la fine dell’ora di cena e si tracannano bottiglie di vini costosissimi. Il maitre gliele porta con molta enfasi, seguendo tutto il cerimoniale: ostensione della bottiglia, apertura con annusamento del tappo, versamento di mezzo dito in un bicchiere che potrebbe contenere l’intera bottiglia, annusamento, assaggiamento, allappamento e approvazione della bottiglia. A parte il fatto che devo ancora vedere qualcuno che abbia il coraggio di rifiutare la bottiglia con un “che schifo, sa di tappo”, mi chiedo proprio quanto veramente ci capiscano di vini tanto il cliente che il maitre.

15/07/09

La guerra con il piumino del letto continua. Il problema è anche che la temperatura subisce continue variazioni, a volte spiovicchia anche un po’ (mentre so che in città stanno facendo tutti la sauna...), per cui ogni volta mi sento molto incerto su come coprirmi la notte, ed il risultato è sempre un errore. Quindi mi rassegno ad un’altra notte dormita ancor meno del solito.
Colazione, lettura del giornale, poi sul campo. Oggi, finalmente, Bill mi porta sul campo di golf. Domanda: ma allora fino adesso cosa ho fatto? Spiegazione. Nei campi di golf, oltre al terreno di gioco propriamente detto, ci sono due aree destinate a fare esercizio. Quella più visibile è il cosiddetto “driving range”, dove ci si esercita a fare gli swing senza rischiare di colpire gli altri giocatori. Chi vuole esercitarsi nel driving range si compra un secchio (sic) di palline di qualità dozzinale per due euro, poi si mette a sparare palline come una mitragliatrice a colpi di swing. Il driving range sarà lungo almeno 300m ed è circondato da reti di protezione per il problema di cui sopra; inoltre vi sono delle bandierine che segnalano quanto in là arrivi : 50, 80, 100, 150, 200m e così via. Finora non ho mai superato i 100m, ma c’è da dire che il massimo del ferro che uso è un 5 che non spinge moltissimo in là (però Bill con il medesimo ferro arriva anche a 200 e oltre..).
In un’altra area c’è un praticello rasato e sbarbato con le buche e le bandierine per esercitarsi a fare il putting e, spostandosi di poco, il chipping.
Bene, fatta questa lunga premessa oggi invece simuliamo una specie di partita... nel senso che andiamo sul campo di gioco e facciamo tutto quello che c’è da fare, con lo swing iniziale, il progressivo avvicinamento alla buca e la conseguente scelta dei ferri necessari.
Bill insinua che il mio è un gioco molto LOFT: ovvero Lack Of Fucking Talent. Pazienza, mi diverto lo stesso e mi ricordo quanto mi pesasse di più il giudizio del maestro di tennis quasi 30 anni fa: lui mi definiva un “disastro ferroviario”, e la cosa mi infastidiva un poco di più in quanto io per primo odiavo quel gioco (e lo odierò per sempre), e oltre a dover subire quella tortura dovevo anche prendermi gli apprezzamenti poco lusinghieri del maestro.
Si parte con vari miei tentativi di spedire la pallina ad una distanza appena decente con lo swing: Bill si affanna con tremila tee, ma più di tanto non riesco a fare. Ad ogni colpo sollevo qualche pezzo di terriccio con il prato attaccato, e molto coscienziosamente lo raccolgo e lo rimetto al suo posto... almeno come giardiniere valgo qualcosa.
Il primo tiro, ovviamente, è con il 5; man mano che mi avvicino si passa al 7 e al 9, per accorciare sempre più, fino alla S. Ma a fianco di ogni buca c’è sempre un nemico acquattato: il bunker. Il bunker è una buca piena di sabbia che spesso manda in crisi anche giocatori più esperti di me. Perchè se la pallina ti finisce lì dentro, farcela uscire può essere devastante per il punteggio. Devo dire che a uscire dal bunker non me la cavo neanche malissimo, e non mi succede come in certi film comici dove il protagonista scava un cratere senza riuscire a spostare la palla. In base al bon ton del golf, appena sei riuscito a venir fuori dal cratere devi prendere il rastrello e ripareggiare tutto, io lo sapevo benissimo quindi no problem. Una volta sul green, si va di putter e tanti saluti.
Ci facciamo tutte e tre le buche del campo... va detto che è proprio piccolino: generalmente i campi hanno 18 buche, un campo da 9 viene già considerato da barboni...
Al pomeriggio inizia a piovere e piove per un bel po’, per cui devo rifugiarmi in albergo e darmi a divano e TV. Però va detto che sto decisamente meglio e mi sento in buona forma: passato il primo impatto critico con uno sport al quale non ero allenato, ora comincio a reggere ed è proprio piacevole.
Finito l’orario del golf e tornato il bel tempo, vado un po’ in giro per altre foto. Le montagne ogni volta hanno una luce diversa, e ogni volta le rifotografo, con la vecchia dell’orticello che mi guarda sempre più di traverso.
Stasera c’è anche una festa paesana, con stand gastronomici e roba simile. Vado a fare un giro, c’è tanta gente e tanta gioventù, non è neanche male. Oltre agli stand gastronomici, ci sono anche diversi gruppi che riescono a suonare in uno spazio non vastissimo senza disturbarsi a vicenda. C’è un gruppetto che fa un rock leggero e un altro che invece fa più una specie di soul-jazz, ed entrambi hanno un buon successo. Poi c’è una bella figliuola che canta scalza seduta su uno sgabello accompagnata da due musicisti (probabilmente se li scopa tutti e due): le canzoni sono poco orecchiabili, pretenziose e intellettuali, e ovviamente non se la fila quasi nessuno.
Avevo anche sentito parlare di un localino per giovani che al sabato sera fa disco, vado a dare un’occhiata perchè sono curioso e sabato magari chissà... ma è casualmente semi-aperto, ed è proprio orripilante. Ci penserò...

16/07/09

Stanotte finalmente ho dormito. Non so quale combinazione vincente ho azzeccato (sembra di parlare della lotteria, ed è quasi così): forse sufficientemente stanco, forse la pioggia ha rinfrescato quanto bastava da dare un senso all’uso di quella specie di corazza che copre il mio letto.
Devo dire che sono proprio in forma: finalmente mi sono abituato al gioco del golf e posso affrontarlo fisicamente senza troppe preoccupazioni. L’unica preoccupazione è lo swing, che mi viene sempre a fasi alterne. E’ anche un problema di testa: se riesco a rilassarmi ce la faccio. Paradossalmente, meno sforzo fisico si impiega e meglio viene. Mi piacerebbe sapere come diavolo aveva fatto il mio precedente maestro di golf ad insegnarmelo così bene: avevo imparato in una sola lezione. Bill è simpatico e gentile, ma sono 4 giorni (e otto lezioni) che non caviamo un ragno dal buco.
All’ora di pranzo incombe una mezza tragedia, che non mi riguarda direttamente: due ragazzini di circa 10-11 anni erano andati in gita in bicicletta con un anziano signore dell’albergo. Il signore non era nemmeno loro parente, ma era un vecchio conoscente dei nonni, quindi persona fidatissima. Però uno dei ragazzini è rientrato accompagnato dai vigili, dicendo che gli altri si sono persi... il signore ha il telefono spento, le illazioni su possibili disastri o incidenti si sprecano. Io mi limito a dire che in mezzo alle montagne i cellulari sono sempre poco affidabili, e offro anche la mia disponibilità se c’è da accompagnare o recuperare qualcuno. Alla fine poi tutto a posto, si erano solo persi di vista, stanno tutti benissimo.
Questo piccolo giallo è stato condito da un piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino: questo infatti era il piatto del giorno di oggi. Ero decisamente curioso di vedere come questi crucchi appassionati di cucina snob avrebbero affrontato un piatto così popolare: neanche male, tranne la solita porzione misera in un piatto venti volte più capiente.
Al pomeriggio mi esercito ancora sul campo. Un piccolo problema è dato dalle palline. Perché esistono due tipi di palline da golf. Ci sono infatti quelle più dozzinali che costano 2 euro al secchio (in un secchio te ne danno 24) e servono per essere sparate nel driving range (perché non puoi certo avventurarti lì per recuperarle, con gli altri giocatori che sparano palline come mitragliatrici); poi ci sono quelle per il gioco vero e proprio, che costano 2 euro cadauna o giù di lì, e sono di materiale più pregiato... Bill me ne ha date 5 o 6, ma lentamente e inesorabilmente mi finiscono nel driving range, o nel laghetto, o in un ciuffo di erba alta mezzo metro dove è impossibile ritrovarle.
Finché mi durano le palline inizio a macinare giri del campo, esercitandomi con le varie (tre...) buche. Inizialmente faccio cose improponibili, tra swing falliti e cadute rovinose nel bunker che portano vertiginosamente in alto il numero dei colpi necessari ad andare in buca. Poi poco per volta miglioro, qualche swing lo azzecco, il bunker riesco ad evitarlo, imparo a scegliere il ferro giusto compensando le mie eventuali manchevolezze, e alla fine riesco a raggiungere un piccolo record personale: un paio di buche mi riescono in 5 colpi, mentre ce n’è una inczzosissima con la quale non riesco ad andare sotto i 7.
Incrocio il direttore del club che mi ribadisce la proposta di iscrivermi lì da loro. Mi era sempre sembrata assurda l’idea di iscriversi in un club distante 350km da casa tua, ma c’è la spiegazione: se ti iscrivi ad un golf club, dopo puoi accedere anche a tutti gli altri pagando solo una specie di biglietto chiamato green fee... Così è più interessante, visto che la cifra qui richiesta è proprio risibile, almeno uno zero in meno rispetto all’iscrizione ad un club medio... ci penso senz’altro.

17 Luglio

Anche stanotte si dorme così così. Ormai ho adottato la soluzione finale: praticamente dormo vestito, che è sempre più comodo dell’infernale ameba di piume che orna il mio giaciglio.
Poi alle 06:00 capita qualcosa di sconcertante. Sento un reattore aeronautico che viene avviato, pronto al decollo nel corridoio del piano. L’albergo è così lussuoso da gestire anche voli charter? No, niente di tutto ciò. Semplicemente, sembra che la donna delle pulizie abbia avviato l’aspirapolvere, e adesso stia aspirando in giro. A quest’ora, mi domando allibito? Mi torna in mente quando andavo al mare, facevo le ore piccole, dormivo fino a tardi (ma non troppo), e l’inizio delle operazioni di rifacimento stanze sembrava sempre troppo presto. Ma le 06:00??? Mi consolo pensando alla cameriera del piano, una brunetta con occhi azzurri e sguardo da cerbiatta, se le venisse per sbaglio in mente di introdursi qui troverebbe una piovra pronta a fagocitarla... vabbè.
Riesco a pisolare un altro po’, poi solite operazioni di risveglio e inizio giornata. Oggi ho voglia di comprare il giornale di casa mia, visto che si può trovare, per cui mi avvio verso l’edicola. Ma incredibilmente l’omarello che porta i giornali non è ancora arrivato e l’edicola è completamente sguarnita. Guardo incredulo, mi aspettavo di più dall’efficienza germanica... a Bologna le edicole ricevono i giornali tra le 05:00 e le 06:00 del mattino (prima che passi l’aspirapolvere...), qui sono le 09:30 e non si è ancora visto nulla, d’accordo che siamo in montagna, però...
A questo punto mi faccio due passi, per quanto un giro del paese qui duri dieci minuti al massimo. Mentre cammino vedo il furgone dei giornali intento alla fermata precedente la mia edicola, con questo tizio baffuto che ciabattando con calma fa il suo giro... poi dicono dell’Italia propriamente detta.

Mi reco come di consueto alla lezione di golf, e finalmente avviene il miracolo: non so cosa mi abbia preso, come sia riuscito ad impostarmi, fatto sta che riesco ad infilare una ventina di swing di seguito. Concentrazione giusta, mi chiedo se la perderò di nuovo.
Le prime conseguenze di questo exploit non si fanno attendere: infatti al pomeriggio inizia a piovere furiosamente. La mia lezione di golf viene rimandata di almeno un’oretta o due, e va da sé che quando posso ricominciare ricominciano anche le gaffes con lo swing, la mia concentrazione se ne è ita di nuovo. Comunque mi faccio altri giri di campo da solo, e devo dire che è proprio rilassante, spero veramente di poter continuare anche quando sarò a casa.
Ad una certa ora Bill riunisce tutti i partecipanti al corso (io e due coppie di tedeschi) ed elargisce il diploma di giocatore di golf. Adesso mi è consentito ufficialmente l’accesso ai qualunque campo di golf (iscrizioni permettendo), Tiger Woods è avvisato.
Arriva l’ora di cena (qui, diciamocelo, non succede mai quasi nulla, e dubito che a chi legge possano interessare i programmi televisivi da me guardati nelle pause del golf o delle passeggiate), e devo riordinare il vino. Io non riesco a pasteggiare con l’acqua, mi ci vuole almeno una birra o una bibita nei casi estremi. Domenica mi era stato servito alla buona dal giovane cameriere ventenne, oggi c’è il sommelier che deve fare tutta la scena: ostensione della bottiglia, apertura con annusamento del tappo, versamento di mezzo dito nel bicchiere (per me niente balloon, il mio vino costa troppo poco...), annusamento, assaggiamento, allappamento e approvazione della bottiglia. Io sto al gioco, recito coscienziosamente la mia parte, e beato chi ci crede.
Non posso fare a meno di pensare ai capi-camerieri delle mie villeggiature romagnole. Ricordo Esposito, di origini amalfitane, che arrivava con il vassoio e buttava roba nel piatto come una pala meccanica (altro che le robe microscopiche di qui...), e Carmine, calabrese, che cercava di dare un tocco di poesia al mio prosaico Lambrusco di Sorbara presentandosi al mio tavolo ad ogni inizio pasto e provvedendo, con gesto elegante e plastico, al riempimento del mio bicchiere. Altri tempi.

18 Luglio

Ormai è una costante ed è inutile ripeterlo: con il piumino ci siamo presi male fin dalla prima notte, ed ormai la riconciliazione è impossibile. Andrebbe sempre ricordato che il sottoscritto soffre anche d’insonnia, e condizioni del letto non ideali possono seriamente compromettere il mio riposo. In fondo è un peccato, perchè viceversa il materasso è ottimo, mica quella sottospecie di amaca che ho a casa mia...
Le mie esercitazioni mattutine sono compromesse dalla pioggia: piove fin da subito e piove tanto. Non posso comunque lamentarmi: per essere in alta montagna d’estate è andata fin troppo bene, non voglio pensare a chi verrà qui in Agosto...
Al mattino quindi non c’è molto di utile da fare se non leggere e guardare la TV: tipica mattinata d’estate in montagna con la pioggia, per chi non ha mai sperimentato le tipiche mattinate estive in montagna con la pioggia.
A pranzo il piatto del giorno ha dell’incredibile: polenta e salsiccia. Mi chiedo come abbia potuto lo chef concepire un cibo così proletario, viste le sofisticazioni assurde che ci vengono ammannite di solito. Si capisce che va benissimo, con la birra è proprio la sua morte (non potendo raggiungere la sala da pranzo e il relativo vino, ho preso l’abitudine di pranzare a birra... il tassametro gira, ma pazienza).
Al pomeriggio il tempo si riprende un po’, così decido di andare al campo ad esercitarmi. Riesco a fare almeno un paio di giri con alterne fortune (tra l’altro mi segue a breve una coppia di tedeschi, io cerco di fare alla svelta per lasciare libero, così mi innervosisco e sbaglio), ma all’inizio del terzo anche l’ultima pallina (di quelle buone...) mi va nel driving range. Non mi viene in mente che potrei andare a comprarne un paio, così decido di chiudere bottega. Chissà se tornerò mai a giocare in vita mia, diciamolo...
Decido altresì di fare una cosa che mi proponevo da giorni e poi non ho mai potuto o voluto fare: prendo la macchina e mi faccio una gita a Brunico. In teoria la montagna servirebbe a questo, cioè a fare gite, e l’albergo ne organizzava diverse (tutte dall’aria piuttosto faticosa), ma io ero preso dal golf e tanto mi bastava.
Mi reco quindi a Brunico senza indugi e faccio due passi. Ma se devo dirla tutta, non mi sembra vi sia moltissimo da vedere: giusto un paio di chiese (oltretutto in piena funzione, essendo sabato pomeriggio) un po’ più sciccose della media, poi si potrebbe guardare qualche negozio e fare shopping, se non fosse per una stupefacente circostanza: a Brunico, in estate, al sabato pomeriggio, i negozi sono quasi tutti chiusi... proprio non riesco a comprendere questa totale mancanza di senso degli affari. Purtroppo pioviggina anche, e la sensazione è che sia meglio affrettarsi a rientrare.
Il rito dell’ultimo giorno si consuma fino all’ultimo... nel senso che a cena, nel tavolo a fianco, la coppia è cambiata: una coppia massimo sulla trentina, e lei è una fighessa colossale. In teoria non dovrei crucciarmi troppo trattandosi, appunto, di una coppia, ma da come sono male assortiti (lui è un giampippotto senza né arte né parte) e da come parlano continuamente di lavoro (con modalità quasi snob, perché sembrano tiramenti da mega-manager di non si sa bene cosa) non posso fare a meno di chiedermi se anche loro non siano colleghi in gita premio... in tal caso non dovrebbero dormire insieme... comunque, tutte congetture inutili: domattina faccio fagotto e tanti saluti.
Alla sera ho una mezza idea di fare comunque un giro in quel famoso locale: non sarà un granché, ma potrebbe esserci della mossa... il problema è che non apre prima delle 22, per cui mi metto nella hall a leggere (fuori è freschino parecchio), ma vengo intercettato da Bill che vuole offrirmi da bere.
E così mi ordino un bel vodka-martini (agitato, non mescolato), e lui fa uguale, mentre si chiacchiera di qualunque argomento barzellette comprese. Non contento, Bill vuole anche farmi assaggiare un particolare whisky a malto singolo di suo gusto (perché curiosamente Bill è uno scozzese che non ama il whisky), e così aggiungiamo anche quello... ma devo dire che reggo tutto benissimo e a letto ci vado sulle mie gambe.

19 Luglio (appendice...)

Fino all’ultimo... anche stanotte il piumino ha richiesto il suo tributo di insonnia e sudore. Se non altro è l’ultima, da ora in avanti tornerò alla mia orribile branda casalinga.
Faccio colazione e saluto la mia cameriera allungandole una mancetta... peccato che l’unica ultraquarantenne l’avessi beccata io, con tutti questi fiorellini biondi con occhi azzurri.
Vado a chiedere il conto. Ho altresì deciso di iscrivermi al golf club, la cifra richiesta è proprio uno zero e voglio tenermi aperta la possibilità di continuare. Ma, incredibilmente, mi viene sparata una cifra che è il doppio: come è possibile? Qui sembra che lo abbiano come vizio, di raddoppiare le cifre pattuite... ma poi il mistero si svela: si erano dimenticati che avevo il pacchetto golf, che per l’appunto mi dava diritto alla cifra da me calcolata. Tutto a posto.
Inizia il rituale dell’ispezione della stanza, per assicurarmi di non lasciare nulla. Incrocio la camerierina brunetta con gli occhi azzurri, e le chiedo se era lei che mi faceva la stanza: tra parentesi, un giorno mi sono ritrovato il piumino piegato a forma di cuore, e la cosa era decisamente lusinghiera... ma lei dice di no, che non era sempre lei. Mah. Riesco a sapere il suo nome: Petra. Proprio caruccia... salomonicamente, lascio un venti euro sotto il posacenere trasparente, sembra incorniciata lì, chi lo prende lo prende e speriamo che siano oneste tra di loro.
Bene, saluti a tutti e si parte. Sarà un lungo viaggio... ma non solo per i 350 km che mi separano da casa. Sì, perchè qui arriva l’appendice della mia vacanza: poiché a Pinzolo soggiorna il mio vecchio amico Alex con famiglia, ho pensato bene, previo accordo telefonico, di fare una deviazione di 100 km circa verso ovest e passare a trovarlo. Roba per grandi macinatori come il sottoscritto... ho conosciuto gente che non devierebbe nemmeno di 300 m per paura di fare troppa strada.
Ad Alex ho preventivato un arrivo a cavallo delle 12, e dalle 11 in poi lui inizia a chiamare per vedere a che punto sto... io sono in perfetta tabella di marcia fino a che non mi avvicino a Pinzolo, dopodiché iniziano le megacode. Pinzolo è dunque una meta così interessante? Purtroppo sì, ma non per l’amenità del luogo quanto per il fatto che in tale località c’è il ritiro della Juve... quindi c’è una massa sterminata di personaggi che stazionano perennemente davanti all’albergo della squadra sperando di veder uscire qualche giocatore, pur sapendo benissimo che quando escono se la filano all’inglese dal retro. Quindi proseguo a passo d’uomo per un bel pezzo, cantando tra me e me “come è bello quando viene sera pulirsi il c... con la sciarpa bianconera...” e altre canzonacce che non voglio trascrivervi.
Le istruzioni per l’arrivo sono le seguenti: cercare il campanile della chiesa, andare dietro alla medesima dove c’è un ampio parcheggio ed ivi aspettare. Vedo il campanile, giro dietro la chiesa, vedo il parcheggio e mi dirigo là. Mi sembra effettivamente di avere sentito dei fischi e qualcosa che si agitava, ma non ci ho dato particolare peso finché non mi arriva Alex trafelato chiedendomi perché non l’ho visto. Ma io seguivo le istruzioni in stile “terminator”, il mio schermo computerizzato mi dava “Priorità: parcheggio, Alex: non prioritario”, e quindi avevo proseguito con il programma originale.
Alex riesce ad infilarsi in qualche modo nella mia auto (che è angusta come tutte le sportive, e Alex peserà 140 kg per uno e ottantacinque...) e mi dirige verso un altro parcheggio.
Da lì prendiamo la cabinovia per salire sul monte (2100 m circa) dove ci aspettano la sua famiglia ed una famiglia di amici. E qui cominciano le nostre discussioni filosofiche su vari argomenti che vanno avanti da almeno 30 anni, ovvero da quando abbiamo smesso di giocare con secchiello e paletta (perché, va detto, all’epoca di secchiello e paletta ci conoscevamo già).
Il programma è il seguente: mangiare (perchè, se ricordate la tabella di marcia, dovevo essere lì alle 12 e così è stato, semmai ho tardato per colpa della Juve...), poi ridiscendere... a piedi. Non lo avevano mai fatto, e hanno deciso di farlo oggi, per cui mi trovo coinvolto in questo temerario esperimento.
La cima del monte è provvista di ogni confort, tavola calda e giochi per bambini. Alex ha una bimba, i suoi amici (che conosco da anni anche loro) ne hanno due, tutti si divertono mentre mangiamo sul prato (i tavoli della tavola calda sono tutti strapieni) e io devo salvare per un soffio la mia birra da uno dei bimbi che mi atterra in scivolata a due centimetri. Poi Alex si mette a scherzare con sua moglie ipotizzando di consumare un rapporto sul momento, per me non c’è problema basta che non mi rovescino la birra...
Poi inizia la discesa. Io e Alex siamo sempre presi dalle nostre divagazioni culturali, il resto della compagnia procede più lentamente in stile “saltellando per il bosco cogliendo violette”: i bambini sono curiosi e si fermano ad ogni due per tre, Alex ritiene opportuno concedermi un’andatura più spedita: tutto sommato, quando sarò giù avrò ancora almeno 200 km da fare... per fortuna la strada è asfaltata ed è un sollievo, visto che la pendenza tira un bel po’.
Presto perdiamo il contatto visivo, Alex è molto apprensivo e chiama sua moglie ogni quarto d’ora. Dai rapporti vaghi che riceviamo capiamo che sono sempre indietro uno-due passi, però non li vediamo mai e intanto proseguiamo. Durante la discesa vedo un sacco di casette molto caratteristiche, ma non mi azzardo a fotografarle: il pensiero della vecchiaccia dell’orto mi perseguita. Alla fine si arriva in fondo, io non ci ero abituato e ho due cosce che sono raddoppiate. Abbiamo ancora un po’ di tempo, Alex continua a telefonare, le due famigliole sembrano sempre lì lì ma intanto non appaiono mai. Alex mi accompagna a fare un giro per Pinzolo: piccolo ma caruccio, e c’è anche una certa mossa. Alla fine gli altri non appaiono mai, così decido di partire e tanti saluti, perchè sono già quasi le 18:30.
Purtroppo la mefitica “sindrome della Juve” continua, ed io devo stare nuovamente in coda cantando sempre canzonacce anti-bianconere.
Il rientro comporta ancora qualche brivido: sono infatti in riserva di gasolio, ho bellamente snobbato un distributore perché era dall’altra parte della strada, e adesso mi accorgo che qui non ce n’è uno dietro ogni angolo come a Bologna: spero proprio di non dover sperare nella pendenza a favore per raggiungere il prossimo (quanto meno, qui siamo in discesa). Qui è come in America: quando ne trovi uno fai il pieno e buonasera, altro che fare i sofistici e mettere cinque euro per volta... per fortuna il distributore salta fuori quando ormai non c’è quasi più niente, mi faccio il mio pieno e posso proseguire tranquillo.
Come da protocollo, dopo due ore mi fermo a fare una sosta. Non ho molta fame, mi accontento di un gelatino da bambini, di quelli con il biscottino.
Finalmente sono a casa, il mio vecchio trappolo sempre nel caos, spero non mi venga la crisi di astinenza come in quei vecchi spot di una agenzia di crociere... ma alla fine tutto OK.

Conclusione

Un’idea molto insolita, che ha avuto un buon esito. Era tanto che non mi rilassavo così. Oltretutto, ora nel portafogli posso sfoggiare la tessera della federazione del golf (n. 187686) e la tessera di un golf club (tre buche, ma nessuno lo sa). Confesso che avrei una gran voglia di riprenderlo in mano, ma tutti gli amici/ amiche che lo praticano sono in ferie, e con questo caldo ho poca voglia di dimenarmi con il ferro in mano (sempre che vi siano golf club aperti...). Sarà tassativo aspettare l’autunno, per vedere anche l’effettiva disponibilità degli amici di cui sopra e valutare l’acquisto di qualche ferro (oltretutto hanno da poco cambiato le regole, il che potrebbe precludermi il mercato dell’usato...). In ogni caso, sono stato proprio bene.
Mentre scrivo è passato quasi un mese e ancora non ho sentito Alex... dovrò chiamarlo, se non altro per sapere se i suoi familiari sono finalmente scesi dal monte.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: