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lavoro pubblicato lunedì 20 gennaio 2014
ultima lettura lunedì 24 giugno 2019

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Dimensione X - Seconda parte -

di Kaminari. Letto 735 volte. Dallo scaffale Fantascienza

IV) Dopo mangiato Francesco fu portato al 5° piano. Nella sala “A” c’era un cane di grossa taglia disteso sopra una s...

IV)

Dopo mangiato Francesco fu portato al 5° piano. Nella sala “A” c’era un cane di grossa taglia disteso sopra una specie di lettino, sembrava addormentato. Dal suo corpo pendevano fili, cannule, aghi collegati a varie apparecchiature. “Vede” gli disse un addetto “sono dodici giorni che questo cane è in dimensione X, altri tre giorni e si risveglierà, ma venga, in quest’altra stanza c’è uno scimpanzé che si dovrebbe svegliare proprio adesso.” Entrarono nell’altra stanza, dopo circa un quarto d’ora l’animale cominciò a muoversi lentamente, poi sembrò avere dei sussulti su tutto il corpo, ad un certo punto aprì gli occhi e si guardò intorno spaventato. Scuotendosi aveva strappato alcuni fili “Mi raccomando Pignoli, non faccia così al suo risveglio, quelle apparecchiature costano.. Ah!…Ah!.. Ah!” Francesco non rise a questa battuta, tutt’altro. Verso le quindici venne accompagnato in una sala dove vi era un videoregistratore e una videoteca inerente alle ricerche condotte all’istituto De Biagis, fra cui la sperimentazione del Veternicus Staticus. “Lei ora può fare quello che vuole, mi raccomando comunque di farsi trovare alle 18.00 al pianerottolo degli ascensori. Ci vediamo più tardi” Detto questo il professor Pioli si congedò da Francesco che iniziò a guardare alcuni filmati. Rimase colpito da un esperimento mal riuscito con il Veternicus Staticus, un cane che si era risvegliato quasi completamente paralizzato. Nel filmato si affermava che le menomazioni subite dalla cavia erano irreversibili. Francesco rabbrividì, spense tutto, e si mise a fissare l’orologio a muro sopra il video. Passavano i secondi e i minuti, l’agitazione saliva, decise di andare a fare una passeggiata nel cortile dell’istituto “una boccata d’aria mi farà bene.”

V)

Poco prima delle 18.00 Francesco si recò al pianerottolo degli ascensori dove trovò il professor Pioli ad attenderlo. “Buona sera, è pronto per la grande avventura che l’attende?” “Prontissimo” rispose Francesco cercando di nascondere la paura che lo tormentava. In quell’istante arrivò l’ascensore, salirono, Pioli selezionò il pulsante del 4° interrato. Dopo pochi secondi arrivarono al laboratorio K, qui Francesco iniziò veramente a pensare di lasciar perdere, di gettare la spugna. Vide il professor Sandrini in compagnia di un uomo di mezza età, tarchiato e con un po’ di pancetta “Questo è il notaio Tannini. Come va Pignoli? Tutto a posto? dovrà firmarci qualche altro documento subito prima dell’iniezione.” “Tutto OK” rispose Francesco “vi firmo quello che volete, però prima devo andare un secondo in bagno”. “Non c’è problema, è la seconda porta a sinistra, faccia con comodo.” Francesco andò in bagno, si chiuse dentro e tenendosi lo stomaco per le fitte di dolore vomitò. “Che cosa faccio? Torno a casa? In fondo nessuno mi obbliga… ma no non succederà nulla,… accidenti non sapevo di essere così pauroso!… devo resistere, devo resistere.” Un turbinio di pensieri lo assillava ma alla fine decise di andare avanti. Si lavò la faccia con acqua fredda e tornò al laboratorio K. “Bene due firmette e possiamo procedere” gli disse il professor Sandrini “Durante il mese prossimo, il suo “sonno” sarà vegliato, oltre che dal nostro personale, da tre medici nominati dal Ministero della Sanità che si daranno il cambio nell’arco delle 24 ore.” Finalmente, sbrigata ogni formalità, si poteva procedere con l’esperimento. Francesco fu fatto spogliare e distendere sul lettino. Ora stranamente non aveva più paura, chissà perché si sentiva calmo e sereno. Gli furono applicati alcune flebo, cateteri vari per le evacuazioni organiche, una mascherina per la respirazione artificiale, sonde e fili per il controllo delle funzioni vitali artificialmente indotte. Il primo passo sarebbe stato quello di somministrargli una normale anestesia, in seguito si sarebbe proceduto a collegarlo ad un sistema di respirazione e di pompaggio del sangue artificiali. Il cuore avrebbe continuato a battere grazie ad un sistema di stimolazione elettrica. Infine si sarebbe fatta l’iniezione di Veternicus Staticus.

VI)

Tutto procedette senza problemi. Dopo l’iniezione del Veternicus Staticus, a Francesco sembrò di fare un sogno. Era un sogno strano, forse non era neppure un sogno. Si accorse che poteva fare a meno del proprio corpo, provava una sensazione mai sperimentata prima: si sentiva benissimo, non doveva fare nessuno sforzo, neppure la fatica di respirare, di muovere gli arti, di pensare, di sentire il peso del proprio corpo. Sapeva che i medici erano intorno al suo corpo, non aveva bisogno di vederli, anche perché non poteva, il suo nervo ottico non era più attivo così come ogni altra parte del suo sistema nervoso e del cervello. Sapeva cosa stavano dicendo, addirittura cosa stavano pensando. Non solo, sapeva contemporaneamente cosa stava pensando, facendo o provando ogni essere vivente dell’universo in qualsiasi epoca presente passata o futura. “Che illusione il tempo, esso in realtà non esiste!!” pensava Francesco “in effetti è naturale che sia così, lo spazio e il tempo sono unicamente delle illusioni create dal nostro cervello per farci vivere nel cosmo fisico, nel mondo degli atomi. Qui non c’è materia! Sono nel nulla, nel luogo immateriale che in realtà luogo non è. Ma io cosa sono? Non mi sento più una realtà singola, che strano mi sembra di appartenere al tutto, alla vita dell’universo”. Non vedeva ne sentiva nulla ma sapeva ogni cosa. La sapienza comunque superava il piacere e la consapevolezza di tutti i sensi materiali. “Io speravo di incontrare Giulia, in effetti, l’ho incontrata, nella perfetta Sapienza di ogni cosa io non sono più io, Giulia non è più Giulia, entrambi siamo la stessa cosa. Qui nell’eterno presente immateriale ogni entità si fonde nell’Uno. Io sono in Giulia, Giulia è in me così come ogni altro essere vivente.” Quando era un uomo, era costretto ad usare quel misero pezzo di carne chiamato cervello per pensare e per provare sentimenti ed emozioni. Ora non più, egli era puro pensiero e sapienza. Da bambino la sua catechista gli aveva insegnato che il paradiso è luce ed amore. In fondo questi due concetti umani descrivevano abbastanza bene quello che stava provando. Luce perché nell’immateriale tutto è conosciuto, nulla è oscuro o nascosto. Amore perché bene e armonia assoluta, in quanto il male e di conseguenza l’odio e la sofferenza non hanno alcun senso di esistere. La sua vita da essere umano gli sembrava qualcosa di piccolo e lontano, come un sogno sbiadito. La vita reale era quella che viveva ora. Si rendeva conto che la sua vita apparteneva da sempre all’Uno, solo adesso se ne rendeva conto: “Non mi hanno addormentato, mi hanno svegliato!! Mi hanno aperto la mente alla Verità.”

VII)

Intanto, al laboratorio K, era giunto il momento del risveglio. Alle ventitré e quindici del 25 Febbraio, Francesco iniziò a muovere le dita delle mani, ricominciò a respirare autonomamente, a muovere le gambe e all’improvviso aprì gli occhi. Era un po’ disorientato, poi riconobbe i volti di Sandrini, Pioli e degli altri medici e assistenti. “Bentornato fra i vivi!” esclamò Sandrini nell’istante in cui esplose l’applauso di tutti i presenti “Come si sente?” “Bene, bene, un po’ anchilosato ma tutto intero”.

Il giorno successivo fu sottoposto a varie visite specialistiche ed esami per accertarsi che non avesse subito alcun danno alla propria salute. Verso sera era atteso nello studio del professor Sandrini.

VIII)

“Buona sera Pignoli, si accomodi” “Buona sera professore, non vorrà farmi fare altre visite spero, sto benissimo” “Sì lo so, tutte le visite ed esami svolti hanno dato ottimi risultati, lei sta meglio adesso che un mese fa eh!, eh!…. No, non le farò fare altre visite. L’ho invitata qui per chiederle che cosa ha provato in quest’ultimo mese. Mi racconti tutto, non abbia timore, anche cose che le dovessero sembrare strane.” Francesco rimase in silenzio alcuni istanti, come per scavare nella propria memoria, poi attaccò discorso: “Beh, quando mi è stata fatta l’anestesia ho sentito molto sonno… poi mi sono addormentato e mi sono risvegliato ieri sera. Questo è tutto.” “Ma… Ma non ha visto proprio niente? Non ha fatto per caso qualche sogno? Non mi verrà a dire che la Dimensione X è soltanto una bella dormita? Le ricordo che nel contratto che ha stipulato con noi è prevista l’esclusiva per l’Istituto di ogni suo ricordo durante il periodo dell’esperimento.” “Cosa sta pensando professore, che voglia vendere a qualcun altro la storia del fantomatico viaggio nell’aldilà? Il vostro milione di Euro mi basta. Le ripeto che io non ricordo nulla. Ora se non le dispiace vorrei tornarmene a casa.”

Effettivamente Francesco non poteva ricordare l’esperienza vissuta al di fuori dello spazio-tempo, infatti, la sua memoria non aveva potuto registrare nulla in quanto il suo cervello era stato disattivato per tutto il periodo dell’esperimento.



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