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lavoro pubblicato martedì 14 gennaio 2014
ultima lettura mercoledì 16 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Special Pila

di Gingi. Letto 471 volte. Dallo scaffale Viaggi

Pila e' un comprensorio sciistico a pochi km da Aosta. E' un posto strano, un altopiano circondato da alpi corvine ricoperte da una vegetazione scura, spruzzata in parte dalla neve. Da quando sono arrivata il monte bianco si nasconde dietro un muro di ...

Pila e' un comprensorio sciistico a pochi km da Aosta. E' un posto strano, un altopiano circondato da alpi corvine ricoperte da una vegetazione scura, spruzzata in parte dalla neve. Da quando sono arrivata il monte bianco si nasconde dietro un muro di nubi, mi viene il dubbio che ci sia. Le strutture alberghiere e gli impianti sembrano risalire agli anni '70 e non indulgono certo al lusso e al confort, sono spartane e funzionali. In questi giorni le piste sono semi-deserte, scio per lungo tempo senza incontrare nessuno, in silenzio, sento solo il mio fiato e il suono rassicurante dello sci sulla neve, un impatto continuo tra due corpi, che lasciano una traccia effimera, destinata a sparire dopo pochi minuti. E in questo contesto la mia mente viaggia, insieme agli sci, l'immaginazione vola libera e mi viene il dubbio che quello che vedo non sia reale. Come quel gruppo di sciatori, hanno tutti la stessa tuta, grigio verde con una scritta sulle spalle "truppe alpine" ma non sanno sciare, scendono a spazzaneve e cadono come birilli, mentre io li supero e li guardo con simpatia. Nel rifugio incontro una tavolata di giapponesi, griffati dalla testa ai piedi che mangiano con gusto lo stinco con la polenta e insegnano qualche parola in giapponese alla cameriera. Nel mio albergo c'e' una comitiva di inglesi che fanno parte della squadra paraolimpionica "speciale" di sci. Sono una ventina di ragazzi e ragazze sui 20 anni circa, tutti con un handicap piu' o meno grave, down, autismo, problemi comportamentali non ben identificati. Sciano fino alle 4 poi passano il pomeriggio nel grande salone a bere coca e redbull e a mangiare patatine. I genitori discreti li controllano da lontano. Tra di loro si e' formata una coppia, stanno sul divano, non si parlano ne' si guardano ma si tengono stretti per mano e ogni tanto, senza nessun segnale si baciano, un bacio infantile ma appassionato. Poi c'e' un ragazzo con la felpa nera che ripete lo stesso gesto, fermo in mezzo al salotto, si gira a vedere se dal corridoio sopraggiunge qualcuno, poi torna in posizione, facendo una smorfia di insoddisfazione, poi ritorna a controllare, e poi di nuovo, all'infinito. E quando dal corridoio sbuca qualcuno lo saluta affettuosamente, poi torna in posizione, e ricomincia. C'e' un ragazzo giovane, moro, con un paio di occhiali dalle lenti spesse, e i capelli neri tutti appiccicati da una overdose di gel che e' interessato a me, ma non lo nasconde, mi si siede vicino, non e' invadente e' solo curioso, mi osserva leggere, scrivere, mettere i piedi nudi sul divano, scrivere un messaggino. Senza farmi accorgere lo osservo, mi guarda come un marziano guarderebbe un terrestre, come se ogni gesto fosse nuovo e misterioso. Le ragazze sono tutte sovrappeso, ma allegre e carine, i maschi goffi e sgraziati, ma non sono ne' scalmanati ne' aggressivi, in generale sembrano una comitiva affiatata e allegra, che affronta insieme le difficolta' della vita, nell'unico modo possibile, condividendole con altri.


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