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lavoro pubblicato giovedì 9 gennaio 2014
ultima lettura sabato 2 novembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

E' l'alba

di Timothy. Letto 453 volte. Dallo scaffale Pulp

Tre amici, due più una, e dei misteriosi personaggi che li stanno cercando. La notte e le incertezze svaniscono piano piano, mentre l'alba porta con sè una nuova era. E una fine che non sarà la fine.....

Fuori, ormai, era sorto il sole. Si sedettero e aspettarono.

Era stata la settimana più incredibile e, allo stesso tempo, più assurda che avessero mai vissuto. Vittorio non riusciva ancora a credere a ciò che era successo, tanto meno gli risultava difficile immaginare cosa sarebbe accaduto a breve. Una certa idea ce l'aveva, ma dopo tutto quello che aveva visto, sentito, provato era pronto a scommettere che da lì a poco sarebbe successo qualcosa di inaspettato, che avrebbe sconvolto le carte in tavola. Ancora. Però era strano, all'inizio di quell'avventura aveva accettato senza troppe discussioni quell'epilogo, ma adesso....

Era molto agitato, continuava a guardarsi attorno con fare sospetto, come se da un momento all'altro dovesse comparire all'improvviso qualche animale feroce, pronto a sbranarli. Sandro si accorse dello stato d'ansia dell'amico, poiché si trovava nella sua stessa situazione. Ma lui non lo dava molto a vedere, solo un attento osservatore sarebbe riuscito a notare che continuava a grattarsi con insistenza una pellicina sul pollice della mano destra, tanto che con il tempo stava cominciando piano piano a sanguinare. Si voltò verso Vittorio e fece per dirgli di calmarsi, di rimanere seduto tranquillo e di aspettare. Ma proprio mentre stava per aprire bocca, un rumore di passi in avvicinamento lo bloccò. Entrambi fissarono dritti verso il punto di origine di quel suono, il cancello, con il sangue gelato nelle vene. Lui era lì, fermo, dietro a quello che una volta doveva essere un bel portone bianco, ma che adesso era solo un ammasso di lamiere ricoperte da cima a fondo dalla ruggine. Gli si intravvedeva solo il volto, con due occhi vitrei puntati sui due uomini seduti in fondo al giardino, sugli scalini che portavano all'ingresso della casetta alle loro spalle. Non una smorfia, né un movimento qualsiasi su quel viso senza espressione. Era arrivato, e Sandro e Vittorio lo stavano aspettando. Aprì il cancello ed entrò nel grande spazio verde, senza togliere per neanche un secondo gli occhi dai due amici.

Adesso la tensione stava aumentando vertiginosamente per entrambi, che si vedevano ridurre la distanza da quell'uomo sempre di più,via via che quello avanzava verso di loro. Vittorio fu sul punto di alzarsi, ma era letteralmente paralizzato. Non riusciva a muoversi e, d'altronde, qualunque movimento brusco avrebbe potuto avere conseguenze poco piacevoli, prima del tempo.


L'uomo portava una camicia nera che, in contrasto con la sua carnagione chiara, lo faceva sembrare più morto che vivo. E la cosa incuteva ancora più timore ai due, che comunque rimanevano fermi dove erano, in attesa che quell'individuo fosse a pochi passi da loro.
C'era un silenzio profondo nell'aria, non soffiava nemmeno un alito di vento, il tempo era immobile. Come se uno stregone malvagio avesse lanciato un incantesimo per bloccare ogni ombra di vita nei paraggi. Sia in cielo che in terra non si vedeva anima viva, il tutto era avvolto in un vuoto spettrale. Perfino le cicale, che fino a qualche minuto prima manifestavano la propria presenza con il loro canto, adesso erano sparite.


L'uomo ormai era arrivato a qualche metro di distanza dai due, e li fissava tetro, senza far trasparire la minima emozione da quel volto di ghiaccio. Vittorio e Sandro non sapevano cosa fare, per cui rimasero in silenzio ad osservarlo, attoniti. Sapevano bene chi fosse e perché si trovava lì, ma speravano con tutto il cuore di sbagliarsi. Purtroppo le loro previsioni erano giuste. L'individuo fece per mettere la mano destra dietro la schiena, ma un boato sordo spezzò l'aria di colpo. La fermezza del suo sguardo si tramutò in sgomento. Si girò barcollando e vide dietro di sé una donna giovane, bionda, che stringeva nella sinistra una pistola, puntata alla schiena dell'individuo. L'aria nebbiosa del mattino faceva vedere il fumo che lentamente usciva dalla canna e si levava verso il cielo, sinonimo del fatto che l'arma era appena stata usata.

L'omicida fissava la sua vittima con uno sguardo di disgusto e, appena i suo occhi si incrociarono con quelli dell'uomo, sparò un altro colpo, questa volta dritto alla gola. Il corpo ormai senza vita del tizio cadde inerme a terra, con la faccia schiacciata al suolo. I due non ci credevano, non avevano proprio visto arrivare la donna, molto probabilmente era comparsa dal nulla. Ma sapevano che non sarebbe finita lì. Lei li aveva salvato la vita, per il momento, ma presto sarebbero arrivati altri uomini, altri pericoli.

Non c'era bisogno delle presentazioni, la conoscevano già. Sandro, in cuor suo, benedì il giorno che la incontrarono la prima volta. I tre, dopo aver fissato il corpo inerme dell'individuo, si guardarono come farebbero dei vecchi amici che sono stati per tanto tempo lontani. La invitarono a entrare in casa, poiché di scappare non se ne parlava nemmeno. Passarono tutto il giorno dentro le mura di quella vecchia baracca che Vittorio si ostinava a definire “casa”, aspettando che il peggio arrivasse. Durarono in quello stato per tutto il giorno, cercando di riempire il tempo parlando delle mille cose successe in quella lunghissima settimana. Senza che se ne accorgessero, arrivò la sera, senza farsi sentire. E tanto silenziosamente se ne andò, mentre la donna descriveva quello che le era successo dopo che le strade di lei e del duo si erano divise.

All'improvviso, un rumore proveniente dal giardino interruppe i loro racconti. Si affacciarono lentamente alla finestra e videro ciò in cui erano andati incontro. Li stavano aspettando. Erano tanti, tutti immobili difronte al cancello, come se aspettassero solo l'ordine di attaccare. Tutti compatti come soldatini. Adesso sì che Vittorio e Sandro persero ogni speranza. Lei no, però. C'era qualcosa in quella donna che continuava ancora a gridare di non arrendersi, che non era tutto perduto. Uscì di casa e vide che era l'alba. In mano, stretta nel suo pugno, teneva ancora la pistola. I due la guardarono dall'atrio dell'ingresso, senza capire bene se stesse facendo sul serio o fosse completamente impazzita. Forse un po' tutti e due, pensò Sandro. Lei notò la perplessità negli sguardi dei suoi due compagni e disse:

- Avete visto? È l'alba. Di una nuova era.


Quelle parole furono una vera doccia fredda per i due, che si guardarono negli occhi e decisero di uscire anche loro, unendosi alla donna.

Fuori, ormai, era sorto il sole. Si sedettero e aspettarono.



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