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lavoro pubblicato mercoledì 8 gennaio 2014
ultima lettura martedì 15 ottobre 2019

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Solo dal mare

di matteooliviero. Letto 573 volte. Dallo scaffale Viaggi

La pioggia fitta delle ore prima aveva raggelato l'aria. Il vento era frizzante, di quello che sveglia dal sonno ogni muscolo, di quello che vibrare ogni nervo del corpo.Da un lampione all'altro la mia ombra mi superava per poi ricomparire alle mie spa...

La pioggia fitta delle ore prima aveva raggelato l'aria. Il vento era frizzante, di quello che sveglia dal sonno ogni muscolo, di quello che vibrare ogni nervo del corpo.
Da un lampione all'altro la mia ombra mi superava per poi ricomparire alle mie spalle, sottofondo era solo il rumore del vento e l'ondeggiare delle barche nella marea del porto.
Il buio aveva inghiottito ogni cosa, anche il mare stesso, che appariva ora come un'enorme ombra nera, aveva inghiottito le barche e i loro colori sgargianti, le vele, le cabine, i timoni. La vita di mare era arrivata all'ennesimo inverno, quello in cui i giorni si contano, quello che in cui le ore sembrano più lunghe e le attese più corte.
Il vento era così forte che penetrava tra i fili di lana del cappello, umido d'acqua che sembrava sottile come carta.
Di lontano la luce del faro, sicurezza di ogni navigante, l'amico della costa buia, il bersaglio di ogni onda, l'alleato di ogni barca.
La luce girava su se stessa, nascondendo nel buio anche il faro stesso.
Salii i gradini per superare la barriera che mi avrebbe portato sulla scogliera, faccia a faccia con il mare e le sue onde.
Non era un suono familiare, quello era un boato, una massa d'acqua che s'infrangeva sugli scogli, che li faceva vibrare, che li sgretolava lentamente.
Il vento si fece più forte ora che avevo di fronte a me un infinito buio, riconoscibile solo dalla spuma bianca che volava verso la costa.
Gli schizzi formavano una nuvola d'acqua che arrivava fino a me, li respiravo.
L'odore un po' aspro, un sapore misto di libertà e vento, vento e sale, sale e acqua, il sapore dell'avventura, l'odore dell'immensità, la sensazione di terrore.
Il mare di notte non esiste, quasi non lo si può vedere nelle tenebre, non si lascia attraversare dalla luce, eppure c'è un mondo, anzi, infiniti mondi poco al di sotto della sua ombra.
Un'onda si vibrò nell'aria, mi scostai, e fu lì che vidi una lucina rossa su uno scoglio. Mi avvicinai e vidi un'ombra che pareva ferma, uno scoglio? Si muoveva.
L'uomo alzò la testa verso di me e fu lì che intravidi i suoi capelli lunghi volare all'indietro.
Quando fui a due passi da lui riabbassò lo sguardo verso il mare.
Scusi non l'avevo vista, mormorai.
L'uomo alzò una mano come per salutarmi.
Quando mi voltai per tornare sui miei passi ascoltai la sua voce.
Era una voce roca, una voce che portava sulle spalle decine di anni, una voce sepolta dalla vita passata, una vita che doveva essere stata piena e pesante.
Che ci fai qui ragazzo, non senti arrivare il temporale?
In quel momento un fulmine illuminò la notte a giorno. Lo vidi bene quell'uomo vestito di scuro, vidi i suoi capelli neri e lunghi, i bassi stesi su quel ghigno.
Credevo fosse già passato. Sono venuto a vedere il mare.
Il mare.
Disse il vecchio. E cosa guardi del mare?
Cosa guardo del mare, già, cosa guardo. Lo guardo e basta. Lo scruto da lontano, lo osservo da vicino, assaporo i suoi profumi.
Nulla, giravo per il porto e ho sentito il suo rumore, volevo vederlo. Lei invece cosa ci fa qui?
L'uomo mi guardò e poi perse il suo sguardo sulla scogliera.
Non basta guardarlo, disse, la vedi la luce del faro? Ogni volta che s'illumina, ovvero ogni volta che fa il suo sporco lavoro, l'occhio si perde nella sua luce e il faro sparisce.
E allora? Non volli interrompere il suo discorso.
Eppure se volgi lo sguardo verso di lui non lo vedrai mai di notte. E sai perché?
No.
Risposi.
Perché un faro è un faro solo se lo guardi dal mare.
Quelle sue parole parvero fermare il vento, perché ad un tratto mi spensi e mi nascosi nella mia mente, non sentivo più il freddo pungente.
E' vero, mi limitai ad annuire. Forse non sapeva cosa dire, o forse io non sapevo cosa pensare.
Feci due passi verso i gradini che mi avrebbero portato nuovamente al porto.
Ragazzo, tu che guardi sempre il mare, hai mai visto due onde perfettamente identiche?
Un altro fulmine aprì il cielo. Stavolta vidi solo il suo sorriso e i suoi occhi di ghiaccio.
Feci due passi e mi voltai.
C'è solo un posto dal quale vedere onde uguali, urlai mentre scendevo i gradini verso il porto. Superai la barriera e il mare scomparve dietro di me.
Ora sentivo nuovamente il vento, strinsi le mani nelle tasche. Di nuovo fu silenzio, solo il vento tra le barche e il loro ondeggiare.
Un altro lampo. Il temporale era più vicino, affrettai il lavoro delle gambe. Un tuono. Poi un urlo dalla scogliera.
Sì ragazzo, e quel posto si vede solo dal mare.




Commenti

pubblicato il 08/01/2014 18.19.35
Timothy, ha scritto: Complimenti, molto bello! Il posto in cui ci sono due onde uguali è l'inferno?
pubblicato il 09/01/2014 9.38.02
Hanitsirk, ha scritto: L'idea è buona, mi ricorda Zafon,forse la scrittura è appesantita da molte relative( che...che),ma è gradevole

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