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lavoro pubblicato lunedì 6 gennaio 2014
ultima lettura domenica 4 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

...of darkness - Cap. IX

di flama87. Letto 545 volte. Dallo scaffale Fantasia

La luce riapparve così, con quel brio di novità e piacevolezza.Come una buona amica, da tanto tempo non vista, che si ripresenta con que...

La luce riapparve così, con quel brio di novità e piacevolezza.
Come una buona amica, da tanto tempo non vista, che si ripresenta con quel suo carico di gioia di vivere. Poco importava che non esistesse un Sole, in quel cielo sempre nero e senza stelle: la libertà aveva i suoi modi di rappresentarsi, oltre che di rallegrare il tuo animo. Ti voltasti brevemente a fissare la porta segreta da cui, con un gran fare, avevate abbandonato le prigioni. Quindi, nasi all'insù, a rimirare le punte frastagliate del castello.
Sir John poggiò una mano sulla tua spalla. "Forza, andiamo".
Proseguiste dunque la vostra fuga. Prima per vie corte, fatte di sassi e strani passi. Quindi, volgendo a sfavore delle mura nemiche, fiancheggiaste un fiumiciattolo per inoltrarvi in un bosco limitrofo. Un groviglio di rami disegnava una porta immaginaria, sospesa a metà tra l'erbaccia rampicante e il fogliame ormai avvizzito. Anche il solo entrare in quel luogo ti rapì dalla piacevole sensazione avuta, non appena scappato dalla prigione. Da un luogo angusto ad un altro, così sembrava quel tuo lungo viaggio verso l'ignoto. Quando ne saresti uscito? Anzi, ne saresti uscito mai? Gli alberi sembravano raggrinzirsi su di voi, formando una strana cappa fatta di ansia e angoscia. La confusione correva un po' ovunque, come piccoli roditori sui tubi per le strade -un senso di inquietudine ti affondava, tanto che non smettevi di guardarti attorno. Incessantemente.
Ancora, la tua ancora di salvezza fu Sir John. Il Cavaliere, quanto mai pratico in quei luoghi, guidò sia te che il gruppo di Puri. Il come vi riuscisse non sarebbe rimasto a lungo un mistero.
"E' assurdo che questo luogo a me sembri sconosciuto, mentre a te pare quasi familiare" facesti al tuo fidato alleato.
"E' un luogo che hai sempre evitato, fin da quando ne ho ricordo", rispose lui.
"Perché mai avrei evitato di proposito un angolo del mio regno?".
"Poche volte ti sei avventurato qui. Ogni volta hai perso qualcosa, tra questi alberi. Excalibur e la tua regina sono solo alcune di queste cose".
"Ci sono venuto anche come monaco e chierico?".
"No. Non ne hai avuto occasione, i tuoi due precedenti viaggi si sono conclusi al primo incontro con il Sovrano".
"Allora non capisco come faccia tua a conoscere il bosco!"
"Perché questo bosco non rappresenta per me ciò che, invece, esso rappresenta per te".
Non credevi di aver afferrato bene il concetto. Ciò nonostante, era più importante che almeno lui sapesse dove andare. Su Excalibur e la tua regina non osasti chiedere nulla, forse perché sapevi di dover comunque ricordare tali avvenimenti; e preferisti il poi al prima.
"La verità è che, per quanto tu voglia evitarle, certe cose sono sempre lì alla tua porta. Puoi fuggire, certo qualcuno la ritiene una buona soluzione, ma hai abbastanza fiato per scappare dal mondo che ti circonda? Potresti balzare e buttarti tra le stelle, ne saresti capace? Se fosse possibile, fuggire dico, dovresti farlo comunque da solo: chi scappa nulla porta con sé. Per questo è inutile, uno spreco di fiato e di forze. Ciò nonostante, qualcuno comunque scappa da ciò che non gli piace, per il solo gusto di voltargli le spalle e fingere che, dandogli la schiena, ciò che lo inquieta possa sparire" aggiunse Sir John, fissando le fronde degli alberi.
Voltandoti, la figura nera del castello era ancora lì. Avevi davvero pensato che, guardando da un'altra parte, questi potesse crollare su di se?
"Ma io non so fare altro" mugugnasti.
"Fuggire è una cosa, un'altra è prendere del tempo. Tu non stai fuggendo. Sì, forse stai solo ritardando l'inevitabile ma, almeno, non stai fuggendo".
"Allora perché ho dimenticato tutto? Perché non ho ricordi di un regno che dovrebbe essere mio, ma che non lo è più?".
Lui ti fissò, grave in volto. "Non puoi sapere se l'aver dimenticato sia stato per fuggire o per altro. Non lo potrai sapere fino al momento fatidico: solo allora dovrai fare la tua scelta. Combattere o fuggire? La decisione spetta solo a te".
Scappare. Eri certo di aver vagliato quella possibilità così tante volte che, inevitabilmente, essa aveva perso il suo vero significato. Eri sicuro che, così come avevi sempre evitato il bosco ogni volta che potevi, allo stesso modo avrai sicuramente deciso con superficialità. Perché darsela a gambe era facile, poco importava il girare in tondo sulla mano del destino: potevi correre a perdifiato fino a non sentirti più le gambe, pur di convincerti che fosse sufficiente a disfarti dei tuoi guai. Solo che ora non potevi. In molti confidavano nel tuo ritorno. Così tanti cuori si rallegravano al pensiero che avresti affrontato e vinto il nero Sovrano.
Pensoso, vagasti con gli occhi tra i Puri al tuo seguito. Per un breve attimo, il tuo sguardo si incontrò con quello della giovane fanciulla con cui avevi scambiato il breve dialogo, nella prigione. Avevi l'impressione che ti rammentasse qualcuno. Avevi ancora il suono della sua voce nelle orecchie, come le sue parole capaci di dissipare le nubi dal tuo animo. Lei che, pur destinata ad una triste fine, non si era lasciata andare. Potevi tu esserle da meno?

Frattanto, giungeste infine ad uno snodo. Alberi e piante di vario genere delineavano due percorsi, quasi del tutto identici tra loro. Sir John, ancor prima di prendere una decisione, sfoderò la spada. Gli bastò un cenno per far calare su tutti voi la giusta attenzione, dato che qualcosa si animava nascosta nel verde incupito.
Così, quando una bestia spuntò dai cespugli, la spada del Cavaliere fu lesta nel fendere l'aria, onde ricadere sul bersaglio in movimento. Tu però fosti ancor più rapido, mettendoti tra l'arma e il suo bersaglio; la lama si soffermò a breve passo dalla tua carne, mentre tu stringevi tra le braccia il pelo folto di un nuovo amico ritrovato.
"John aspetta, non attaccare!"
Il Cavaliere, affannato dallo sforzo fatto per fermare l'arma, impiegò qualche attimo per rimettere la spada nel suo fodero.
Con uno scodinzolare allegro e gioioso, Caln ti fu addosso leccandoti il viso.
"Ti ho ritrovato, Raffaele!"
"Sono felice di vederti, Caln" facesti, accarezzandolo tutto.
Sir John parve storcere il viso, quasi non fosse contento.
"Lui sarebbe?"
Ribattesti: "Il mio cane, ovviamente!"
Caln fece una piroetta, agitando la coda dalla gioia.
"Ho seguito il tuo odore fino al castello ma poi ti ho perso. Solo da poco l'ho avvertito di nuovo e ti ho raggiunto".
Gli carezzasti il capo vigorosamente. "Bravo! Ora vieni con noi, stiamo andando in un posto sicuro".
Lui abbaiò in segno di assenso.

L'arrivo del tuo nuovo amico buttò una ventata nuova dentro a quel frullato che era il tuo animo. Anche i Puri non ebbero difficoltà ad accettarlo, facendo subito amicizia con lui. Sir John, che notoriamente adorava i cani, stavolta sembrava poco contento di averne uno alla calcagna. Pensavi che, semplicemente, avesse bisogno di un po' di tempo per accettarne la presenza. Oppure, essendo Caln giocoso leale e sincero, era più accetto dai Puri che da un Impuro come John.
Pensieri, tanti e forse anche troppi. Pensieri persi in un miscuglio di situazioni strane, benché frettolose. Pensieri spazzati via dalla vista del villaggio che si apriva nel cuore del bosco, come una raggiera. Era un insieme di ponticelli, capanne, fienili, rudimentali ascensori e numerose strutture nate dagli alberi. C'erano luci di tutti i colori e una strana malinconia, capace di rasserenare il cuore e commuoverlo al tempo stesso. I Puri salutarono il vostro arrivo in un tripudio di gioia -i figli corsero tra le braccia dei genitori, gli amati tornarono da chi li amava. Tutti ritrovarono finalmente il loro posto nel mondo. Nuovamente ti voltasti, fissando le torri nere del Castello, a malapena visibili oltre gli alberi. Forse aveva ragione Sir John, non aveva senso scappare se comunque potevi vedere il maniero del tuo nemico ovunque tu fossi. Ovunque tu andassi. E immaginavi, dietro grandi vetrate e tende sgualcite, il Sovrano intento a cercarti insistentemente.
La giovane ragazza venne da te, raccattando la tua attenzione con una scrollata e pilotandoti, prima che tu potessi dire qualcosa, verso il cuore di quel posto sospeso tra gli alberi.
"Sire, il Capo del villaggio vuole incontrarvi".
"Non Sire. Gyosh", facesti tu con fare deciso.
"Ma io..."
La interrompesti: "Osi disobbedirmi?" salvo poi ridere.
"Si... cioè no, Gyosh. Però adesso andiamo, il Capo aspetta".
Non che la cosa ti importasse. "Non mi hai detto il tuo nome!"
"E cosa te ne faresti del mio nome?"
"Voglio saperlo!"
"Jill è il mio nome".
Jill... "Splendido nome" e ti lasciasti guidare.
In breve tempo foste nel cuore del villaggio: una immensa struttura circolare, sospesa a metri e metri sul vuoto, retta da travi, funi e altro ancora. Il tetto a punta, schiacciato verso il basso, assomigliava al gran capello di uno stregone. Qui, circondato da un gran numero di persone, lucenti come astri appena sorti, c'era una figura più grande, pasciuta e visibilmente in avanti con gli anni. Lo capivi dal fatto che la sua luce, per quanto intensa, non fosse comunque radiosa come quella dei più giovani. Sir John e Caln, che ti avevano seguito da prima, rimasero distanti ma sempre vigili.
Jill ti accompagnò presso di lui, si inchinò e vi lasciò. Lui ti fece segno di sederti msu morbidi cuscini, su cui ti poggiasti a gambe incrociate.
"Vostra Maestà, benvenuto", iniziò lui.
"Suppongo mi stavate aspettando". Quell'incontro era un po' una scocciatura: sentivi già la mancanza di Jill.
Lui rise. "Come una sgradita profezia, a quanto pare".
Accennasti un sorriso bieco. "Immagino di non dovervi dire perché mi trovo qui".
"No, infatti, non dovete".
"Come avevo immaginato" quindi aggiungesti: "sono atteso ormai da tutti".
"Non potrebbe essere diversamente, Sire. Sapevo che prima o poi sareste tornato a riprendervela, anche se ci avete messo più del previsto".
"Sapevo la Sacra Spada perduta in una spedizione, come fate ad averla voi?", chiedesti incuriosito.
"La vostra prima battaglia contro gli Impuri è avvenuta sull'altro versante di questo bosco. Le vostre forze furono sopraffatte, così durante la frettolosa ritirata la Spada fu persa dopo una imboscata. Benché riusciste a salvarvi, l'arma rimase qui: benché il bosco sia ormai contaminato, l'arma ci protegge dal contagio".
Sentivi la gente festeggiare e brindare ai cari ritrovati, mentre la tua ombra e quella dell'anziano danzavano alla luce del falò.
"Come sono arrivati qui gli Impuri?", era giusto iniziare a capire qualcosa in tutta questa strana storia.
"Non sono arrivati", ribatté l'altro. "Ci sono sempre stati, soltanto che erano inizialmente molto rari e non si avventuravano oltre la linea di confine. Tuttavia, qualcosa li ha progressivamente spinti verso il vostro Regno. Lentamente, come una piaga, hanno iniziato a diffondersi e più si diffondevano, più crescevano in numero e forza. Quando sua maestà decise di intervenire, era ormai troppo tardi".
Eppure, non avevi ricordi di quella grande battaglia. Come potevi aver alzato la spada contro qualcuno, senza serbarne ricordo? Eri sicuro di aver dimenticato... e se, invece, quella battaglia non ci fosse mai stata?
Congetture. "E dimmi, è tra loro che il nuovo Sovrano è giunto?".
Con sguardo torvo, l'anziano scosse il capo. "No. Egli è sì un Impuro ma non giunge da loro, né è arrivato con loro. Però anche lui c'è sempre stato, era soltanto nascosto. Avrà atteso il momento migliore per spodestarla, fomentando la piaga della sua progenie".
Non sembrava esserci altra spiegazione. "In ogni caso, Sire, può unirsi alle festa se desidera", concluse lui.
Ti voltasti, ravvivato in viso. "Perdonate la mia maleducazione, allora".
"Avremo altri momenti per disquisire, Sua Maestà".
E senza attendere oltre, molto egoisticamente, ti fiondasti su per il pontile.
Tra quella folla luminosa come un ricco arcobaleno di stelle, cercavi un solo colore che avesse, fino a quel momento, portato qualcosa dentro al tuo cuore scuro.
Un raggio di speranza breve gioia, chiamato Jill.

****

Continua...



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