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lavoro pubblicato domenica 5 gennaio 2014
ultima lettura martedì 2 aprile 2019

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NAPOLI ROMA (dic.13 gen.14)

di Nigel Mansell. Letto 591 volte. Dallo scaffale Viaggi

Napoli e Roma dicembre 2013Stranamente, e direi molto sorprendentemente, sembra che in cima alla classifica dei bisogni più impellenti di ques...

Napoli e Roma dicembre 2013

Stranamente, e direi molto sorprendentemente, sembra che in cima alla classifica dei bisogni più impellenti di questuanti, barboni e clochard, accattoni e borderline, ci sia la necessità del caffè: tutti chiedono degli spiccioli, e tutti ti dicono le stesse parole, è per un caffè; ma non diventeranno nervosi ora di sera?

É uso comune, quando si viaggia, abbigliarsi in modo ridicolo indossando colori sgargianti, magari inforcando grandi occhiali scuri, e se possibile sfoggiando vistosi ed improbabili cappelli, ognuno secondo le proprie inclinazioni: copricapo a larghe falde da bifolco texano, oppure simpatico accessorio peloso da esploratore artico e non manca davvero mai il cappellino colorato da baseball, che fa sembrare tutti degli sciocchi discoli che si apprestano a giocare la solita ed interminabile partita di pallone, alla domenica pomeriggio, all'oratorio. L'importante è comunicare, far passare un semplice ma perentorio messaggio: sì è vero, potrò pur far ridere, ma tutto il mondo deve sapere che sono in vacanza!


Ok, il record è stato stabilito da una famiglia avvistata nei quartieri spagnoli. Erano in quattro su di un piccolo scooter. Da rimarcare il fatto che il padre, molto scrupoloso ed attento alla sicurezza, indossava, ma solo lui, il casco.


Da soli penso che non ci saremmo andati. Sono stati Alessandro e sua moglie a farceli scoprire.
Nei quartieri spagnoli si vede ancora la vecchia Napoli. Le lenzuola stese da casa a casa, gli appartamenti ricavati forse da antiche botteghe al pian terreno. La gente che vive in strada e tutto condivide, gioie, dolori, pianti, grida e risate. Le macchine sfrecciano strombazzanti, incuranti dei passanti, ma soprattutto del suolo lastricato, che è viscido e rilucente, pericoloso come una lastra di ghiaccio. Ragazze spavalde e truccate molto pesantemente, cavalcano con sicurezza scooter raffazzonati. Autorimesse sicuramente abusive, ricavate al piano stradale delle case, ospitano numerose auto, stipate come tanti oggetti in armadi troppo piccoli. Un negozio, forse un antiquario, espone vecchie suppellettili, quadri, stampe apparentemente antiche, ma ci sono anche due auto coperte con lenzuola tra gli oggetti della vita comune della famiglia.


Troviamo tutto quanto molto caratterizzante, fa tanto Napoli come meglio non potremmo aspettarci attingendo nel nostro immaginario.


Ma riflettendoci, sono poi tutti molto simili questi quartieri popolari delle città di mare: l'Alfama, via Pré, il Barrio Gotico, la vecchia Camogli o le abitazioni arroccate sull'Argentario... casupole, umili abitazioni strappate al mare, con la terra che è sempre così poca.
Mergellina è la Napoli che non ti immagini, ma non ti aspetti neanche i locali alla moda, né i negozi lussuosi della galleria gemella a quella di Milano. Ecco, diciamo che Napoli bisogna vederla e poi farsi un giudizio, non è meglio né peggio, né più sporca né più linda, ma neanche così popolare piuttosto che aristocratica, rispetto a quanto i nostri pregiudizi ci predispongono a scoprire una volta arrivati. Napoli è sorprendente e a lei bisogna arrendersi per farsi affascinare!


E poi, a pensarci bene, questo sarebbe l'inverno? Con quattordici gradi e le finestre aperte? Con la gente per strada che passeggia e si attarda a chiacchierare sino a notte? Noi dobbiamo aspettare se non altro la primavera inoltrata per avere ciò che qui hanno tutto l'anno.
Penso che alla fine di Napoli ci hanno sempre raccontato un sacco di balle. È una città bellissima, almeno nel centro, ordinata e tutto sommato pulita, comunque nella media delle metropoli sud europee. O meglio, più che propinare bugie, della capitale partenopea si è voluto puntualizzare sempre solo certi aspetti, come la criminalità, il degrado o la sporcizia, tralasciandone i molti positivi. Ci sono molti quartieri esclusivi, che possono certo rivaleggiare con quelli di Roma o Milano, dove si avverte un elevato benessere dei residenti, ma sempre lo stereotipo è quello dei quartieri poveri, disagiati e comandati dalla camorra.


I napoletani godono di un gran privilegio, quello di poter gustare, praticamente in ogni bar, un fantastico caffè. Piccolo, cremoso e profumato è perfetto anche senza zucchero, nonché molto economico, lo si può trovare ancora a settanta, ottanta centesimi.


Da Castel Sant'Elmo possiamo osservare tutto il golfo, visione stupenda, peccato che il Vesuvio sia coperto da una grande nuvola, è arrabbiato con noi?
Ci si muove con la metropolitana che qui è delle Ferrovie dello Stato e non della municipalità. Sono due le linee ed una terza è in arrivo: in effetti in città ci sono buchi ovunque in corrispondenza del nuovo tragitto. La metro è un mezzo molto nordico e c'era chi giurava che Napoli non l'avrebbe mai avuta, ma invece ce l'hanno fatta. Poi ci sono delle altre linee in superficie, la cumana, la circumvesuviana e le funicolari che salgono sui pendii. Il sistema pare funzioni, mancano però le indicazioni delle linee e le scale mobili non funzionano mai.


Mentre ci perdiamo cercando Pozzuoli, scambiando il lago Miseno nei pressi di Bacoli per il mare, perché tutti i sistemi elettronici di navigazione dei cellulari vanno in tilt, apprendiamo poi che c'è stato il terremoto con epicentro a Caserta. A parte i cellulari non ci siamo accorti di nulla.

Ogni località, quartiere e zona mi riporta alle canzoni di Edoardo Bennato che era il mio idolo, avevo tutta la sua discografia, oggi lo amo molto di meno. Ma sicuramente è un mio problema, avrei voluto che fosse rimasto lo stesso degli anni settanta, ma nel frattempo tutto è cambiato; quel mondo che cantava non c'è più, hanno anche demolito l'Italsider; io sono cresciuto e lui è diventato vecchio; l'elettronica ha avvolto tutto con i suoi suoni perfetti, come una melassa dolcissima ed appiccicosa che tutto copre; i testi non sono più così importanti ed ora è meglio cantare in inglese... E in effetti a chi interessa più di quel ragazzo che Battisti definì uno dei suoi possibili eredi? E in quale vicende si è perso quel riccio napoletano con la maglietta dei Campi Flegrei 55 che riempiva San Siro, quel prolifico architetto che faceva uscire due album diversi lo stesso anno? Dove si è smarrito quello scugnizzo che suonava l'armonica insieme alla chitarra, mentre col piede picchiava su un tamburo, tutto da solo, cantando con la voce e l'ascesi di un novello Dylan, all'uscita della metropolitana di Londra?
Così grazie a lui mi ricordo di Nisida, l'isola, ma nessuno lo sa; Bagnoli e i Campi Flegrei; Licola, sotto la canicola, ed il progetto della metropolitana, che negli anni settanta sembrava un'utopia, da lui disegnata sulla copertina dell'album Io che non sono l'Imperatore. Ed in vero, almeno ad un'occhiata superficiale, il suo tragitto mi pareva migliore di quello che in effetti è stato realizzato: molto più lineare e schematico quello di Edoardo, di quello attuale con strane ed irrazionali curve.


Ci viene presentato questo Sig. Di Luca, un tuttologo che non so a quale titolo staziona nella sala delle colazioni. Il gestore del B&B si affida a lui come a una wikipedia in carne ed ossa. Ed effettivamente risponde a tutto puntualmente ed in modo esauriente. A noi racconta degli storici funerali di Totò, dei guappi che gestivano i quartieri popolari, che dirimevano anche le questioni più semplici grazie alla loro prestanza fisica e poi dei teschi del sottoterra, forse appartenenti a degli antichi defunti per una pestilenza di colera, ai quali i napoletani chiedevano di intercedere per farsi dare in sogno i numeri del lotto.
Ma effettivamente perché spendere tempo e risorse per le indicazioni, i napoletani hanno veramente piacere a fornirti risposte per qualsiasi quesito, strade, locali, musei... Anzi se passa qualcuno nel frattempo potrebbe unirsi pure lui per dare il suo contributo.


Ed ecco Roma. D'improvviso, dopo tanta campagna, dai finestrini del treno ecco apparire la confusione di cemento ed acciaio della Stazione Termini.


Piove, non è caldo come a Napoli, ma il clima è comunque piacevole per essere il mese di dicembre. È la quinta volta che vengo a Roma ma lo stupore è sempre lo stesso. Non puoi non pensare che è una città unica e che mai ce ne potrà essere un'altra neanche comparabile. Millenni di storia, stratificandosi su se stessi in archi, obelischi, castelli, templi e chiese, che non si ostacolano ma collaborano nel creare degli scenari meravigliosi, fanno di Roma un qualcosa di irripetibile, unico e assolutamente non replicabile, che al di là di illazioni, follie utopistiche e propositi populisti e separatisti non può non essere la nostra capitale.


La fontana di Trevi come sempre ti appare di improvviso, tra vicoli stretti che diventano sempre più affollati, perché tutti la vogliono vedere. Eh sì perché tutti la conoscono, e grazie alla Dolce Vita chi non ha sognato di sentirsi chiamare Marcuello da una splendida bionda immersa nelle acque.
È notte, piove, ma i riflessi dell'acqua sulle statue e le luci contro il buio della notte mi emozionano.


Per strada ti avvicinano, la facciamo un'offertina per le ragazze madri, per i malati, gli ex drogati, ecc... Boh, se la volete fare voi... Nel ristorante i camerieri ti domandano, quanti siamo... Beh noi due, e voi? Non lo capisco questo uso del noi.

Verso sera i gabbiani sulle coperture di Santa Maria degli Angeli emettono suoni inverosimili, forse litigano o più semplicemente sono in amore. E in più in là, sui cieli di Termini, nutriti stormi si muovono come sciami impazziti, ora planano più in basso appena sopra i pochi alberi, mentre altri, lontano, lassù nel cielo, sono dei puntini neri che formano curiose figure filiformi. Sembra di essere i protagonisti de Gli Uccelli di Hitchcock: chi lo sa, tra un po' potrebbero calare in picchiata su di noi, per finirci con i loro becchi.


Ristorante indiano e poi ai Fori Imperiali per vedere che si inventano per la fine dell'anno.
Dopo un'ottima cena al Mother India, anche se avrei preferito mangiare alla carta, seguiamo il flusso della gente. Come un torrente che scende a valle, gente di tutti i tipi, ricchi, poveri, donne e bambini, riempiono le vie, mentre le forze dell'ordine cercano di arginarli. Ci lasciamo trascinare, andiamo anche noi ad aspettare l'anno, in questa manifestazione collettiva che non puoi non condividere.
Anche se ogni anno vorrei resistere, così tanto per fare il diverso, che poi mi farebbe ricadere nell'altra omologazione, quella di quelli che sono contro i festeggiamenti. Quindi decido per una soluzione ibrida, partecipare per osservare, lasciarsi andare ma con discrezione, collaborare ma in modo refrattario e passivo, e forse, nel countdown finale, muoverò solo le labbra.
Lo spettacolo ai fori è entusiasmante, laser fluorescenti che disegnano il cielo della capitale e contornano le case ed i monumenti, fumi che poi diffondono e sfuocano ad arte i raggi colorati, enormi palloni a forma di pesci, che illuminati sapientemente, fluttuano spettralmente sopra le nostre teste.Ma quello che più attira la mia attenzione, anche se sono molto più semplici, sono le lanterne cinesi. Ogni volta che poi prendono il cielo riescono a stupirmi, come un bambino di altri tempi, rimango esterrefatto a guardarle.In vero a volte non vogliono decollare, rimbalzano sulla testa della gente. Io penso che ogni volta i loro capelli possano bruciare, ma loro, senza spaventarsi, le rilanciano in aria e finalmente, iniziano ad ascendere verso il buio del cielo, e la loro fiammella si perde alla mia vista.

Ritorniamo con il Freccia Rossa, come avevamo fatto per l'andata, sino a Milano Centrale, poi da Garibaldi un treno locale sino a Verbania.
La stazione di Garibaldi è in uno stato indecente, tutti gli esercizi sono chiusi, i bagni versano in uno stato pietoso, sporcizia ovunque. Stiamo arrivando da Napoli, ma il degrado e la sporcizia li abbiamo trovati qui, nella Milano, capitale del Nord operoso.
Ci consoliamo visitando la nuova zona dei grattacieli. Molto bella. I giochi di specchi delle vetrate ed i riflessi sulle acque che allagano ad arte la piazzetta sono di notevole impatto: ci piace!


E poi tornati qui a Verbania, è tutto grigio e freddo. Un gelido vento spazza gli alberi tristi e spogli, i negozi sono chiusi, le strade sono vuote e non c'è in giro nessuno.
E allora pensi che ci sia stata un'epidemia, che siano morti tutti, e che forse c'è stato un bombardamento e ci sono rimaste solo poche case sparse, qua e là, tristi e solitarie...



Commenti

pubblicato il 05/01/2014 13.24.42
cri52, ha scritto: Bel narrare, direi prosa-poesia per due città speciali! Napoli è davvero così, Roma è davvero così. Di esse hai colto anche quei piccoli particolari che le fanno uniche. Ti ringrazio particolarmente per la mia Roma. Chiara

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