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lavoro pubblicato venerdì 3 gennaio 2014
ultima lettura domenica 18 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Diorama milanese 2

di Puvetta. Letto 830 volte. Dallo scaffale Amore

Lui ha letto quello che lei ha scritto del loro incontro. Non si era reso conto di quei minimi momenti e dettagli che è più facile che una donna tenga con sé. Ma si è comunque scoperto affascinante nelle parole di lei e ques...

Lui ha letto quello che lei ha scritto del loro incontro. Non si era reso conto di quei minimi momenti e dettagli che è più facile che una donna tenga con sé. Ma si è comunque scoperto affascinante nelle parole di lei e questo lo ha reso più sicuro; confuso, ma più sicuro. Ancora non sa cosa vuole, nessuno dei due lo sa. Per ora.

Lui è in città per un lavoro, conta di finire per le 8, forse le 9. Lei è a casa che lo aspetta. Sa che lui si fermerà solo un paio d’ore perché già dovrà tornare a casa la notte stessa. Vuole creare qualcosa di speciale, solo per loro, qualcosa che lei non ha mai fatto prima con nessuno, qualcosa che lei non ha mai fatto prima per nessuno.

Lui arriva a casa e nella borsa di lei è già tutto pronto. Lui si lava nel bagno rosa mentre racconta in velocità la giornata calda ed estenuante. Lei lo ascolta e contemporaneamente ordina una pizza, qui dietro l’angolo. Una pizza soltanto che le fanno grandi grandi e lui poi deve guidare per più di 3 ore.

Escono, diretti alla pizzeria; devono aspettare e in questa attesa lui cerca di leggere nello sguardo di lei e nel peso della borsa quale sia il piano della serata. Lui è curioso e lusingato, lei, spera che lui apprezzi. La ragazza alla cassa flirta con lui indicando i tatuaggi californiani che gli ricoprono le braccia. Lei è divertita, sa che probabilmente sembrano una coppia. Si sente orgogliosa, si sente bene a fare la sua “ragazza”. E in un istante si sente una stupida, anche solo per averlo pensato.

Passano davanti al portone di lei, ma senza risalire. Divertita, si fa inseguire ancora per qualche metro, e appena arrivano a quei tavolini vuoti lui intuisce e sorride: “mangiamo qui?”. Lei guarda la fila di tavoli e panchine di questo bar che ha sempre visto chiuso dopo le 8. Aveva già scelto il loro tavolo, era passata qualche ora prima, ma ora è occupato da un maledetto lettore solitario.

Ripiegano su di un altro: appoggiano la pizza a metà tra di loro. Lei finalmente apre la borsa: due Moretti da 66, una candela rossa, un accendino, un foglio ripiegato con su scritto: “RISERVATO, M+M, ore 20:30”. Lui è senza parole, lei è quasi delusa perché la combinazione del cartello, con la candela al centro e le due birre ai lati risulta più vicina a una veglia funebre che ad un appuntamento.

La pizza è buona, la birra è fresca e scorre dentro veloce. C’è perfino della musica dal vivo che proviene dal lato opposto della piazza: lei è felice che il gruppo non sia così male questa stasera.

Dopo la pizza, finite le birre, lei si sposta sulla stessa panchina. La panca è abbastanza lunga da concedere a ciascuno il proprio spazio ed è abbastanza corta da poterli fare incontrare a metà con qualche gesto distratto. Lei continua a cambiare posizione: piedi su, piedi giù, gli dà il profilo, poi l’intero sguardo, non sa quale sia il suo posto.

Non è così importante di cosa stanno parlando, si prendono in giro, e quello è il loro modo di apprezzarsi. Passano a una granita: la prima della stagione per entrambi. Di nuovo, a lei piace pensare che la signora della gelateria li trovi una bella coppia. Si sente stupida: più stupida di due ore fa.

Sono già di ritorno a casa di lei, è molto tardi, più del previsto: è molto difficile lasciarsi andare. Il loro abbraccio, davanti alla porta, è prolungato. Il tempo dei loro abbracci si moltiplica ad ogni nuovo incontro. Lei lo segue sul pianerottolo, e poi dentro l’ascensore. Sa che lui dovrebbe stare lì con lei, sa che lui non può stare lì con lei, sa che lui sarebbe un idiota a stare lì con lei.

Appiccica il naso al vetro dell’ascensore, guardando scendere quel momento in cui nulla è poi accaduto.



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