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lavoro pubblicato venerdì 3 gennaio 2014
ultima lettura mercoledì 10 giugno 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Diorama milanese

di Puvetta. Letto 714 volte. Dallo scaffale Amore

”..aspetta.. non so su che lato sono, ci vediamo davanti al Duomo, aspettami lì, sto arrivando” Se non si trattasse del Duomo di Milano e se non fosse una domenica pomeriggio la telefonata non suonerebbe così goffa.Così...

”..aspetta.. non so su che lato sono, ci vediamo davanti al Duomo, aspettami lì, sto arrivando” Se non si trattasse del Duomo di Milano e se non fosse una domenica pomeriggio la telefonata non suonerebbe così goffa.

Così lei cerca il “davanti” del Duomo, che è grande e pieno di gente, sul sagrato e giù dalle scale e sulle scale. Cerca uno spazio tutto suo, calcolando i gradi di prossimità, si gira attorno: non sa se guardare a destra o a sinistra. Veste di nero, come sempre praticamente, non si sente riconoscibile, persa così tra la folla. Decide di concentrarsi sul lato destro, più ampio, meno trafficato, spera che lui appaia da lì. Eccolo, per fortuna l’ha visto lei per prima, che non le piace essere fissata a lungo, a distanza. Allora gli va incontro, per annullare la ricerca di lui: “che occhi” la saluta (sembra sorpreso nel ritrovare quel viso).

Camminano in fretta sui marciapiedi di via Torino, schivando turisti e gruppi di adolescenti presi dallo shopping domenicale. Nessuno dei due ricorda con precisione dove si trova il posto in cui sono diretti; ognuno, con se stesso, spera di ritrovarselo nel girare l’ultimo angolo. Gli aggiornamenti scorrono veloci come i loro passi che è da più di un mese che non si vedono e le cose da dirsi sono più lunghe dei metri a disposizione. Saltano da un argomento a un altro, non c’è una sequenza cronologica, forse logica o soltanto dettata dalle singole parole, dalle insegne attorno, dall’ultimi giorni malinconici di lei, dalle ultime settimane di pioggia di entrambi.

Due fette di torta enormi perché lui non ha fatto un pranzo vero e proprio e alle 4 o cinque che siano uno non sa mai cosa può bere o mangiare. Torta: con gocce di cioccolato per lei, cheesecake per lui e due coca cole per favore, assieme alla nostalgia per gli Stati Uniti o a quella per i loro 14 anni.

Ora non si ricordano con precisione di cosa stessero parlando, si ricordano il come, la facilità, il feeling, le foto di animali impagliati e i fondali di plastica dipinti. I ritratti di scene bloccate nel tempo e nello spazio, vere nella loro artificialità che alla fine tutti noi viviamo in un diorama. La condivisione, quella se la ricordano, che lui racconta e il cervello di lei freme di immagini, ricordi, connessioni e vorrebbe riuscire a mostrargliele tutte. Vorrebbe renderlo partecipe della sua mente, rendersi partecipe del suo lavoro.

Quando lei torna dal bagno, regge tra le mani una mappa della città, quelle degli ostelli, grandi meno di un A3, più di un A4, che puoi piegare e tenere in borsa per tutto il tempo necessario. La appoggia al tavolo, scherza su come dopo già 3 mesi ancora non sappia muoversi qui a Milano. Cominciano a cercarsi sulla cartina, tra le strade, conosciute e non, muovendo le dita lungo le linee fino ad incrociasi su quel tavolo: visti da fuori sono un minuscolo “noi siamo qui”.

Lui si piega sopra la mappa, chiudendo le distanze tra i loro volti e lei lo trova un gesto sconsiderato, che non s’aspettava. La nuova vicinanza la spiazza e le fa drizzare il collo. Le mani sono ancora sulla mappa, a poche strade di distanza da quelle di lui. Lui che è ostinato nel voler trovare la via dell’agenzia nonostante sia una via minore e quindi probabilmente nemmeno segnata in quel quasi A3.

Lei si fa lucida all’improvviso, è come se stesse guardando un film: la telecamera si alza per trovare posto tra le loro teste, tra le loro spalle, chiudendo i due primi piani nel suo riquadro. Si tratta di quel momento del film in cui qualcosa sta per succedere, in cui uno dei due con naturalezza ha annullato la barriera. E lei lo percepisce vicino, il profilo di lui è perfettamente disegnato sopra le sue mani, la tentazione è di chiudere quei pochi centimetri, sfiorare la guancia di lui. Perché è semplicemente perfetto, perché sembra un film, perché è disegnato sopra di loro, per questo diorama milanese.

Qualcosa la blocca, e la mano sinistra ripara al tentennamento appoggiandosi alla nuca di lui ad accarezzargli i capelli lisci. Così si sente riequilibrata, ognuno al suo posto, nessun danno, nessun movimento. E quando lui, trovata la via di casa, ritorna ritto sulla sua schiena, lei lo guarda, con una certa distanza, allontanandosi per salutare quel momento in cui nulla è poi accaduto.




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