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lavoro pubblicato domenica 30 novembre 2003
ultima lettura mercoledì 18 ottobre 2017

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E' per te

di Nigel Mansell. Letto 1398 volte. Dallo scaffale Generico

E’ per te La bellezza, sì, fu il tuo sguardo che mi legò. (però non te lo dissi) Il proibito, l’incerto, l’ansia mi affascinarono. (ma lo volli ...

E’ per te La bellezza, sì, fu il tuo sguardo che mi legò. (però non te lo dissi) Il proibito, l’incerto, l’ansia mi affascinarono. (ma lo volli negare) La tua estraneità al mondo, donna vera tra le altre mi spronò. (però allora insistetti per non ammetterlo) Fu battaglia: vigliaccamente ci ferimmo per noia, al buio di corsa fuggimmo terrorizzati, non ci trovammo per puro calcolo; e nuovamente, ancora, tornammo a combattere, fingemmo per riacquistare le forze e colpire più a fondo, ci mascherammo per confondere, per gioco a turno ci negammo, scomparimmo per non deluderci. Infine la resa: ti scoprì acqua cristallina per la mia sete, miele bollente sul mio corpo, sale di vita per la mia anima, pane fragrante nella mia tavola. I dubbi, le domande, voler condividere tutto: strappai il velo, fui curioso, sbirciai di nascosto la tua vita, sezionai, disfeci e poi ricomposi il giocattolo; per scoprire, comprendere perché ti cercassi, appresi il suono dei tuoi richiami, i misteri dell’attrazione. Di notte, svegli rotolarsi inquieti nel nostro letto: improvvisamente il terrore, ed allora tentammo di scioglierci per liberarci, per salvarci; invece ci soffocammo per non perderci, cercai ancora di sorprenderti per riaccendere tutto, di nuovo, ancora lì per i tuoi occhi, per il tuo applauso. Ed ora, la boccia di vetro dove nuotavi mi è scivolata dalle mani, ed è lì in terra, frantumata: oggi scopro che non sei, vivevi solo lì in quell’acquario che preparai per te, qui dentro me; invece c’è una realtà, cammini lì fuori, in strada, nel mondo, lontano oramai. Tu femmina uguale tra le donne, finta ed accomodante fra la gente falsa, semplici sogni che non ti nobilitano, parole che non ti qualificano, tessuti che non ti illuminano; rigettavi il mondo per invidia, perché in realtà ambivi a ciò che disprezzavi, perché non riuscivi, non ottenevi, ciò che gli altri avevano. In quest’autunno, in questa mattina di foglie e di malinconie estive che riempiono l’aria, qui al bar nella tiepida terrazza, tra il vapore di un cappuccino ed il profumo di un croissant, ti osservo di lontano. Per strada, con gli altri, ti sento ridere per sciogliere la tensione, ti vedo ansiosa confrontarti, riempirti di vita per non morire, stordirti di passioni perché la malinconia non ti sbrani. Non ti fermi mai, non indugia mai il tuo piede, non volti mai la testa indietro: è per non essere obbligata a pensare, per non dover rimpiangere, per non scoprirti a dubitare. Lo so, sono io: c’è un regista seduto nel buio che diresse questo corto che si proietta solo qui, nelle mie fantasie. Il cielo è azzurro se io sono sole, è caldo se crepito nel camino, la mortadella è aragosta quando io servo in tavola, è festa se scelgo il vestito migliore, è amore se tendo la mano, è passione se ardo. Ti ho pensata, sognata, creata, plasmata con cura; ti ho voluto fatale, divina ed effimera, passionale ed attraente, cerebrale e crudele, mamma e massaia. E adesso, che fare: non ti posso pensare operaia, non ti voglio immaginare con le mani nel lavello o i capelli da lavare, un’emicrania che ti tormenta, la bolletta ancora da pagare, le gambe da depilare, la tua meschinità fatta di invidie, la debolezza alle tentazioni, angosciata da diete mai finite, propositi da lunedì, progetti per anni che non verranno, le rughe che ti assaliranno, i fili bianchi che aumenteranno fra i tuoi capelli. Trovarti ancora? (ma adesso dove cercare) L’entusiasmo nuovamente? (ascoltami, è finita la benzina) Crederti oggi? (il gioco è stato svelato) Arrossire come una volta? (cara è’ svanita la magia) Godere di te? (è persa ormai la scintilla)


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