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lavoro pubblicato domenica 30 novembre 2003
ultima lettura venerdì 20 ottobre 2017

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Ho scelto di non dirti niente

di Acid Burn. Letto 1225 volte. Dallo scaffale Epistole

Roma 24/02/2002 Ho scelto di non dirti niente, di rimanere anche questa volta in silenzio, ma non perché penso che sia...

Roma 24/02/2002 Ho scelto di non dirti niente, di rimanere anche questa volta in silenzio, ma non perché penso che sia la via migliore, mi sembra solamente l’unica via possibile per non sembrarmi e sembrarti di nuovo petulante e ossessiva. Del resto questi sono i passi da tempo temuti, ma aspettati perché pensati come inevitabili, che porteranno all’esaurirsi della nostra amicizia, nonostante tutte quelle volte che mi sia drogata con i miei “ma non può essere” o “è troppo importante, non finirà mai” il nostro rapporto sta giungendo al termine…..oramai stiamo solamente facendo delle stupide mosse prestabilite che porteranno allo scioglimento del tutto. Ma un nodo, un groviglio di sensazioni, confidenze, emozioni e stati d’animo, non può sciogliersi dall’oggi al domani, bisogna andare con calma, separare un filo alla volta e ci vuole tempo. Il suddetto processo non immaginare neanche stia succedendo proprio ora, semmai ora sta per giungere al termine, queste terribili operazioni sono iniziate molto tempo fa, riesco perfino ad identificarne il momento, precisamente più di un anno fa. Era settembre (2000) e le nostre lettera stavano per riprendere dopo la lunga pausa estiva, una pausa che sicuramente non aveva fatto piacere né a me né a te, ma che era stato impossibile evitare perché ognuno doveva andare in vacanza con i rispettivi parenti. Mentirei se dicessi che ti ho pensato durante quell’estate, mi sono successe troppe cose…..ma non è vero neanche che non ti ho pensato affatto, nella mia vita ci sono state così tante novità……..se ci ripenso mi sembra di rivivere quelle sensazioni….Ennio, ti sembrerà assurdo, ma anche l’unico bacio che mi ha dato è riuscito a cambiarmi profondamente, e come sono stata male mentre aspettavo la sua telefonata il pomeriggio e il giorno dopo, quella telefonata non è mai arrivata e mi si è spezzato il cuore, in quel momento mi sono legata a te definitivamente, perché per me i ragazzi erano ancora un grandissimo mistero, e tu eri la mia unica certezza, sapevo che in ogni caso ci saresti stato tu che mi avresti consolata, mi avresti fatta ridere, mi avresti aiutata magari anche nella mia impossibilità di conoscere ragazzi, perché avresti potuto presentarmi qualche tuo amico……questi pensieri, anche se totalmente ipotetici, mi hanno fatta stare meglio, sono riuscita ad alzarmi, quindi in un certo senso, nonostante tu non fossi fisicamente accanto a me, è stata tua la mano che mi ha aiutata. Ed arriviamo così a settembre, ero felice di poterti riscrivere, ma avevo anche tantissima paura, mi ricordo quando scoppiai a piangere a casa di Evelia, era lo stress per dover ricominciare la scuola, per dover indossare nuovamente quella maschera che mi faceva apparire il modello di tutto e la più sicura in tutto, ma anche il pensiero che la Claudia che ti avrebbe scritto era maturata, era diventata più grande, era diversa e forse non ti sarebbe piaciuta più. Questo è stato l’inizio. E poi il susseguirsi per tutto il mio terzo liceo delle tue lettera sempre più sporadiche e dei miei “ma ti è arrivata?” oppure “come fa ad essere tutto come prima se non ci scriviamo più tutti i giorni?”. Dalla prima volta che mi hai scritto ho provato una grandissima attrazione, o meglio forse la parola attrazione potrebbe essere fraintesa, diciamo curiosità, perché volevo scoprirti sempre di più, arrivare a capire, conoscerti a fondo, e quella lettera…..c’era solo scritto “la prima lettera” e terminava così, una riga sola, la nostra prima riga che però è stato anche il mio primo sorriso, poi la mia risposta: “ciao Andrea, grazie per avermi scritto, scusami, ma non mi è successo niente e quindi non ho nulla da dire”. Ben due righe e la tua risposta “Ciao Claudia, non ti preoccupare, capita di non aver nulla da dire, è una cosa normale”. E così via, le righe sono aumentate (arrivate a lettere lunghissime in alcuni casi tornate a poter essere contate sulle dita di una mano in altri). Lo dico ancora una volta….le prime lettera…….e sento tanti brividi. Ogni lettera un sorriso, sorridevo, a te, alle cose che dicevi, anche se tu non potevi vederli e mai avresti saputo della loro esistenza, non sai quante volte avrei voluto regalarteli, ma in un certo senso l’ho fatto. Sei l’amico più lontano che ho e sei riuscito ad essere il più vero, il più reale. Ho anche pianto tante volte per te, perché sei riuscito a stupirmi, confondermi, SOPRATTUTTO confondermi, e sarei un’ipocrita se dicessi che mai ho pensato tu potessi piacermi o che il mio volerti bene potesse andare oltre a quello che si prova per uno che è “semplicemente” un migliore amico, per questo dico che sei riuscito a confondermi. A volte, anche se non ne sono sicura, secondo me ci hai pensato anche tu, come, alcune volte, ci abbiamo pensato insieme e ce ne siamo accorti tutti e due, ma anche questa è una sensazione, potrei sbagliare e non so se ho voglia di sapere se mi sbaglio oppure no. Ti sembrerà impossibile, anche perché alle volte tu mi hai dato l’impressione di sentirti inferiore a me, e questo mi faceva dispiacere, tantissimo, anche inferiore è una parola inadatta, forse la parola perfetta è piccolo, magari perché sei più piccolo anagraficamente, ma credimi, ci sei riuscito benissimo a confondermi, perché sei riuscito a farmi perdere nei tuoi pensieri, nel tuo carattere, nelle tue idee, nelle tue emozioni, perché quelli sì, erano grandi, grandissimi. Sai perché non ti ho mai confidato questo mio saltuario “interesse” nei tuoi confronti? Prima di tutto volevo capire fino a che punto esistesse e fino a che punto fosse solo elaborazione di un grandissimo affetto, poi avevo paura di perdere l’intimità che c’è sempre stata tra noi: la cosa più importante è sempre stata poterti parlare liberamente non importa se da amica, da conoscente, da ragazza, basta poterti parlare. Il secondo motivo, ma non meno importante, è stato che non potevo immaginare la “realtà” di una storia con te, perché fino a che punto sarebbe stata reale? Questo pensiero mi spaventava tantissimo.


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