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lavoro pubblicato lunedì 23 dicembre 2013
ultima lettura martedì 19 novembre 2019

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IL RAIS - Cap. X Nell'harem del Sultano (ultima parte)

di mariapace2010. Letto 787 volte. Dallo scaffale Storia

...................................................... in fuga dalle guardie e dagli eunuchi dell'harem... ahi, ahi...

Il lavatoio era un labirinto di piccole celle scoperte che il complesso ingranaggio riforniva d'acqua. Erano in pietra dura, divise da lunghi e stretti corridoi fangosi. In ognuna di esse, alte un metro circa, c'era una tavola con scanalature orizzontali per lavare i panni. Sulle pareti, alcune inferriate permettevano una debole luce.
"Che senso di soffocamento!" esclamò Harith.
Abituato alle grandi estensioni, quell'angusto ambiente gli appariva ancor più angusto e le ombre ancora più cupe.
"Avete udito?" disse tendendo l'orecchio.
"Sì. Voci." fece eco sir Richard.
"Allontaniamoci. Presto!" sollecitò Rashid.
La corsa riprese. Infilarono un corridoio e passarono in una galleria umida e buia le cui pietre secolari sporgevano nere ed irregolari dalle pareti e dal soffitto; un intenso odore di muffa e di muschio saturava l'aria e feriva le narici.
"Come faremo ad uscire da qui?" domandò Harith.
"Le fogne danno sbocco ai giardini ed ai cortili. Raggiungeremo il cortile più vicino al portone d'ingresso." rispose Rashid, al ché, sir Richard:
"Posso chiedere al rais dei Kinda che mi tolga una curiosità?" domandò in tono che non nascondeva la curiosità.
"Ma certo, amico mio!" rispose l'altro.
"Come fa - l'inglese non mutò di tono- il rais dei Kinda a conoscere così bene le fogne di Doha e i sotterranei di Palazzo?"
"Sono un topo di fogna, ah,ah,ah... L'ha detto Sayed.- scherzò il rais, senza arrestare la corsa, ma tornò subito serio e nel suo sguardo da animale da preda comparve il bagliore di un rancore segreto che gli dilatò ed incupì le pupille. - Anche io, amico mio, ti racconterò la mia storia, se usciremo vivi da qui." aggiunse.
"Sarà aperto, il portone d'ingresso?" domandò ancora Harith.
"Lo è sempre.- lo rassicurò Akim - A meno che il sultano non abbia intuito le intenzioni di Rashid."

Lasciata la galleria i quattro discesero lungo una stretta scala in fondo alla quale convogliavano i canali attraverso cui scorrevano le acque. Seguendo una delle banchine che costeggiavano i canali, i nostri amici imboccarono un tortuoso budello; il rumore dei loro passi sulla pietra produceva un’eco lunga e profonda che si perdeva alle loro spalle.
"Accidenti!" imprecò sir Richard, arrestando la corsa.
"Che cosa c'è?" fecero in coro gli altri.
L'inglese indicò la grossa grata di ferro che sbarrava loro il passo; nella toppa della serratura, marcia ed arrugginita, non c'era chiave.
"Maledizione!- tornò ad imprecare il lord - Dovrà pur esserci qualcosa con cui aprire questa dannata grata." aggiunse chinandosi e posando un ginocchio sul terreno bagnato poi conficcò la punta del pugnale tra la serratura e la colonna della grata e premette con forza.
L'acqua e la ruggine, però, resero vani i suoi sforzi.
"Per tutte le balene dell'oceano!- le dita erano scorticate- Un pizzico di fortuna. Ecco cosa ci vorrebbe...E tu, piccolo mago.- si girò verso Akim - Non hai nulla da suggerire?"
"Sì!... Che tu metta maggior vigore nel braccio, sir!" rispose con un sorriso irresistibile Akim.
"Ahhh!...- sospirò il lord - Se uscirò da qui, rinuncerò alla porzione di cibo in tasca, ma non ad un pizzico di polvere da sparo...Ehhh! - ridacchiò- Polvere da sparo!...Poffarbacco! Fatevi indietro." e traendo la pistola dal fodero, con un colpo ben diretto fece volar via la serratura.
Appena in tempo; un grido li raggiunse alle spalle:
"Eccoli laggiù!"
"Per la Coda di Satanasso! - imprecò ancora il lord – Li abbiamo già alle spalle.
La capricciosa Dea Bendata, però, aveva deciso di porli sotto il suo mutevole mantello. Scomparvero presto alla vista degli inseguitori e quando Rashid si fermò, si trovavano sotto un grosso tombino.
"Se i miei calcoli sono esatti, - disse – ci troviamo a dieci metri dal portone d'ingresso… fuori del palazzo."
Senza aggiungere altro si arrampicò lungo i pioli della scaletta del tombino e quando la testa toccò la piastra di chiusura, la sollevò con circospezione e si guardò intorno. La strada era deserta. Guardò in direzione del Palazzo: tutto tranquillo.
“Via libera! – esclamò - Presto. Seguitemi." aggiunse saltando fuori con la consueta agilità.
Fu subito imitato



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