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lavoro pubblicato venerdì 20 dicembre 2013
ultima lettura lunedì 18 febbraio 2019

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IL RAIS - Cap. X Nell'harem del Sultano (seconda parte)

di mariapace2010. Letto 3027 volte. Dallo scaffale Storia

.................................................. ..................................... che cosa può succedere a un uomo che si intrufola in un harem?.... leggete e lo scoprirete

(seguito)
Lasciarono andare la donna, ma appena si sentì al sicuro, questa cominciò a strillare e starnazzare come una gallina; eunuchi e schiave, subitamente accorsi, le fecero eco ed un drappello di soldati, attirato dal trambusto, cominciò a salire le scale.

"Seguitemi." disse Rashid infilando una porta.
Gli vennero incontro un eunuco e due ancelle, che la furia degli uomini del deserto spazzò via come fuscelli. Imboccarono una seconda porta e si trovarono nell'immenso salone di intrattenimento delle donne ed anche qui schiave ed eunuchi non ebbero miglior sorte.
"Empietà! Hanno profanato l'harem del nostro padrone." gridavano tutti come invasati.

Akim si divertiva un mondo: quella situazione tragicomica di eunuchi infuriati, schiave preoccupate e donne dai languidi atteggiamenti, lo divertiva moltissimo.
"Aiuto! Aiuto!" gridavano le donne, fingendo terrore, ma palesemente eccitate dall'insolito diversivo. Nella corsa trascinavano cuscini, gabbiette di uccelli e vasi di fiori e le loro urla e quelle dei guardiani creavano una bolgia di boccaccesca memoria..
"Sentite come urlano? - gridava il ragazzo, sempre più divertito – Uh!… Che spasso!”
I tre amici lo guardavano scotendo il capo.
Un gruppo di soldati tentò di sbarrare loro il passo; i quattro amici respinsero l'assalto con facilità ed infilarono una porta provvidenzialmente aperta; l'occasione giungeva inaspettata, ma occorreva prendere la decisione giusta.
Sir Richard corse a sprangare una seconda porta che si apriva nella parete opposta della stanza: quel piccolo baluardo non avrebbe fermato la turba scatenata, ma avrebbe concesso qualche attimo di tregua.
"Per di qua." suggerì il rais.
"Dove stiamo andando?" chiesero gli altri.
"Seguitemi." ripeté evasivo il giovane, indicando una terza porta, alla loro destra: l'ingresso agli appartamenti di Sayed Alì.
L'aprirono. Un'amara sorpresa, però, era ad attenderli dietro quella porta: il sultano ed un nutrito drappello di soldati.
"Ah,ah,ah...Ecco il Leone del deserto finito in trappola come un topo di fogna. Ah,ah,ah..."
La risata del sultano echeggiò nelle stanze trascinandosi dietro lo scherno e il dileggio della sua Guardia Personale, una ventina di marabutti, musulmani della razza più fanatica, che il Sultano supponeva talmente fedeli, da rivolgersi a loro solo con insulti ed ingiurie.
"Solo gli stolti celebrano la vittoria prima della battaglia!" lo apostrofò a riguardosa distanza il piccolo Alì.
“Ah!… ecco qua anche quel piccolo manigoldo... il piccolo mago fuggitivo! Eh.eh.eh…” ridacchiò il Sultano, movendo un braccio per ordinare ai suoi sgherri di prendere il ragazzo; Rashid, però, si fece avanti e quelli si fermarono davanti alla sua celeberrima jatagan.
“Hai bisogno della tua marmaglia armata anche per catturare un ragazzino, Sayed Alì?… Sono queste le tue battaglie?”
"Le tue, invece, Rashid di Ar-Rimal... o devo chiamarti Rashid bin Hammad.... sono battaglie finite prima ancora di cominciare." ghignò quello.
Gli rispose un verso agghiacciante e subito dopo:

"Prendermi è meno facile di quanto tu possa immaginare, vecchio furfante travestito da monarca. -
lo sbeffeggiò il grande predone – Assai meno facile che sbaragliare il gregge di pecorelle armate che metti a protezione delle tue carovane.”
Sayed illividì, ma non si scompose.
"Adesso sei tu in trappola. - rispose con calma misurata - E ci resterai." aggiunse, facendo cenno ad uno schiavo e questi premette una leva attaccata al muro poi con un salto all'indietro si ritrasse per schivare il bordo del pavimento che lentamente, ma inesorabilmente, stava ribaltandosi.
"Presto. Presto. - urlò sir Richard che, prima degli altri, aveva intuito la trappola - Afferratevi ai bordi del pavimento."
Riuscirono ad aggrapparsi ai bordi ad incastro del pavimento, rimanendo a penzolare nel vuoto in una posizione precaria e quanto mai pericolosa: sotto di loro c'era un'insidia mortale, un gigantesco ingranaggio dagli enormi aculei di ferro in funzione.
"Che Allah lo stramaledica!" imprecò Harith.
"Oih !Oih!- piagnucolava Akim, guardando di sotto - Potente Visnù! Grande Shiva!... Aiutatemi. Non spingete la mia giovane esistenza verso il buio regno di Kalì."
“Ah!ah!ah!… - sghignazzavano gli uomini del Sultano, dall’alto della botola – Ma quel piccolo, ingrato schiavo fuggitivo… non era un grande mago?… Perché non ferma la macchina di sotto e non mette in salvo se stesso e gli altri?… ah.ah…”
“Stai calmo, Akim… e non dimenarti troppo… - Rashid cercò di avvicinarsi al piccolo per sostenerlo - Stai fermo.. non ti lascio cadere di sotto… non ti lascio cadere…”
"Non sprecate fiato - suggerì l'inglese - e resistete. Io cercherò di fermare quel mostro di ferro."
"E come? – interloquì Harith che, dei quattro, pareva essere nelle condizioni più precarie, perché il più vicino a quella macchina infernale: la punta degli stivali quasi la sfiorava – E’ una faccenda molto rischiosa, sir." sospirò.
"Non c'è altra soluzione. - rispose determinato il lord – Non resisteremo a lungo in questa posizione… per fortuna, questi ingranaggi non hanno segreti per me… Ero un'autorità in fatto di tecnica al mio Paese. Vi racconterò tutto di me, se usciremo vivi da qui."
Scivolando lungo il bordo, sir Richard si portò fino in fondo, proprio dove si trovava Harith, che dovette farsi scavalcare per fargli posto. Qui il lord restò a penzolare nel vuoto a pochi centimetri dai mostruosi tentacoli.

Tutt'intorno al complesso macchinario correva un corridoio di mezzo metro circa; a metà di una delle pareti c’era l’interruttore del complesso ingranaggio: una grossa leva che lo avrebbe fermato.
L’errore di un centimetro l’avrebbe fatto precipitare di sotto, ma sir Richard, calcolata la distanza, riuscì a spiccare il salto audace con precisione millimetrica, lasciando senza fiato i compagni.

Dall'alto, le grida dei soldati andavano allontanandosi.
"Allah sia benedetto! - Harith trasse un sospiro di sollievo – Ce l’ha fatta! L’amico inglese ce l’ha fatta!”
"Seguiamolo anche noi. - esclamò Rashid – Un profondo respiro e poi un bel salto… che Allah ci assista…”
"Aspettate.- li trattenne l'inglese - Aspettate che fermi questa dannata trappola."
Trovata la leva che faceva funzionare il complesso macchinario, con un colpo netto di pugnale sir Richard la mandò in pezzi, ma Rashid stava già scivolando giù ed Harith lo seguiva ed essi pure spiccarono l'audace salto. Solo Akim evitò prudentemente la rischiosa prova di coraggio.
Alla fine i quattro si abbracciarono.
"Cosa ci sarà fuori di qui?" domandò Harith al suo rais.
"Il lavatoio. - rispose Rashid – Fuori di qui c’è il lavatoio.”

(continua)



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