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lavoro pubblicato giovedì 19 dicembre 2013
ultima lettura venerdì 22 febbraio 2019

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IL RAIS - Cap. X Nell'harem del Sultano

di mariapace2010. Letto 1217 volte. Dallo scaffale Storia

"IL SILENZIO E' FRATELLO DELLA SAGGEZZA" - (proverbio arabo) Kassida, la bella Kaseki Sultan, la Sultana Favorita di Sayed Alì...

"IL SILENZIO E' FRATELLO DELLA SAGGEZZA" - (proverbio arabo)

Kassida, la bella Kaseki Sultan, la Sultana Favorita di Sayed Alì, aveva su di lui enorme influenza e non solo a motivo della bellezza, ma perché era la madre di Alì, l'unico figlio del Sultano; salendo, un giorno, sul trono di Doha, il piccolo Alì avrebbe fatto di lei la Valde Sultan, ossia la Sultana Madre. Per questo motivo, Kassida disponeva dell’appartamento più bello e spazioso dell’harem.

Cosa non da poco, un grande appartamento, per donne praticamente prigioniere senza sbarre, il cui assillo maggiore era di trascinare la giornata nell’ozio più inoperoso.
Sul suo bellissimo terrazzo, che si affacciava sul mare, si poteva passeggiare, danzare, bere the, mangiare focaccine di farina di datteri e sfoggiare gioielli: orecchini, collane e bracciali di preziosissima e finissima filigrana, nella cui arte, gli orafi arabi sono sempre stati grandi maestri.
I divertimenti andavano da infantili giochi come la moscacieca, a pesanti scherzi a spese di ancelle ed eunuchi; questi, soprattutto, costretti a subire crudeli commedie per lo spasso di un pubblico sciocco ed annoiato.
Donne ed eunuchi si odiavano; le prime perché scaricavano su di loro i rancori verso il maschio, i secondi perché costretti a sottostare alle loro angherie.
"La principessa Jasmine è scomparsa. Dicono che sia stata rapita."
Ansante per la corsa fatta per portare la notizia, la schiava di Kassida irruppe sul terrazzo.
"Scomparsa?" esclamò stupita la donna.
"E' così, mia signora." la ragazza si accocolò ai piedi della padrona.
"Non è possibile! E' uno scherzo, vero?" disse ancora la Favorita; stava intrattenendo un gruppo di ospiti con i soliti giochi; lasciarono tutte gli oziosi passatempi e si precipitarono dalla padrona di casa.
"Chi ti ha dato la notizia?" insisté Kassida.
"E' stato Kamuki." rispose la schiava.
"Dov'è Kamuki?- la donna allontanò col piede la ragazza, poi ordinò- Chiamate Kamuki."
Kamuki comparve qualche minuto dopo tra due siepi di oleandri.
"E' vero che la principessa Jasmine è scomparsa?" gli domandò la donna, facendogli segno di avvicinarsi.
"E' vero. – l’uomo assentì col capo e si affrettò a raggiungere la padrona - Forse è stata rapita."

Kamuki era il kizlar agast o “capo delle ragazze”. Era il capo dell'harem, incaricato, cioè, del controllo su tutto il personale.
"Ma chi può averla rapita?" domandò ancora la kaseki sultan.
"Non lo so, signora."
"Ma quando è avvenuto?" insisteva quella.
"Cinque giorni fa."
"Cinque giorni? E per cinque giorni non se ne è saputo nulla?.."
"Ecco perché da tre giorni - interloquì un'ancella, assumendo un’espressione eloquente - il Sultano con ci fa visita…"
"Vai ed informati meglio." la donna ordinò all'uomo e questi si allontanò veloce.
Poco dopo, però, lasciato il terrazzo e le amiche a congetturare, Kassida raggiunse un terrazzo adiacente, su cui si aprivano molte finestre. Questo secondo terrazzo, a differenza del primo, guardava all'interno del palazzo, sui giardini d'ingresso del portone di entrata, dove due sentinelle armate erano di guardia notte e giorno.
La donna si accostò ad una di quelle finestre, scostò la tendina di finissima mussola e gettò uno sguardo all'esterno; le note di un bendir e il canto di un'ancella giungevano dal terrazzo spezzati e soffusi.
"Chi può aver rapito la principessa Jasmine?" stava pensando a voce alta, ma qualcuno la sorprese alle spalle e l'afferrò per un braccio.
"Cosa ne sapete del rapimento della principessa Jasmine?" tuonò una voce
La donna trasalì. Si voltò: di fronte a lei c'era il bel volto dall'espressione inquieta e corrucciata del predone più temuto d'Arabia.
"Cosa ne sapete del rapimento di Jasmine?" ripetè Rashid.
"Il principe Ben...- esclamò la donna, poi si corresse - Rashid... il rais dei Kinda. Tu sei Rashid, il rais dei Kinda. - ripeté - Akim?... - stupì - Ci sei anche tu?"
"Ebbene? Rispondete." lo sceicco Harith era comparso alle spalle del suo rais.
Kassida lo guardò timorosa: mai nessun uomo era penetrato in quel posto vietato ed inaccessibile, se non ad un eunuco; quello che le stava di fronte, alto, atletico, la fissava con sul volto un’espressione temporalesca, quasi selvaggia, come solo quella di un predone del deserto .
Con lo stesso timore guardò anche Rashid e il giovane europeo che era con loro e che il piccolo Akim aveva chiamato sir Richard.
"Io non so nulla. – rispose, cercando scampo d’intorno con lo sguardo - Io sono soltanto una donna. Non so nulla… Tu… tu sei Harith, vero? Sei lo sceicco della tribù dei Kinda?" domandò, fissando il giovane.
"Da costei non sapremo niente. – il lord si fece avanti - Credo davvero che non ne sappia nulla. Andiamo."
“Avete ragione, sir. – anche il piccolo mago si fece avanti e si fermò alle spalle dell’inglese – Conosco bene la kaseki sultan e la sua faccia spaventata dice che non sa davvero nulla… Lei e la principessa Jasmine – spiegò – non frequentavano gli stessi ambienti… La principessa Jasmine non partecipava mai a quelle… - il piccolo accennò con un braccio al terrazzo di Kassida, oltre la finestra - … quelle riunioni di donne.”
“Andiamo via di qui. – propose il Rais; la donna non fiatava – Stiamo perdendo del tempo prezioso.”

(continua)



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