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lavoro pubblicato martedì 10 dicembre 2013
ultima lettura mercoledì 15 maggio 2019

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Sogni premonitori

di ioscrivoleidisegna. Letto 642 volte. Dallo scaffale Sogni

"Ti sto dicendo che non c'entra niente. C'è solo qualcosa che ti sta assillando e non riesci a capirne il significato, cosa che tra l'altro non mi stupisce affatto, quindi finiscila con la storia della premonizione e lasciami finire il cock...

"Ti sto dicendo che non c'entra niente. C'è solo qualcosa che ti sta assillando e non riesci a capirne il significato, cosa che tra l'altro non mi stupisce affatto, quindi finiscila con la storia della premonizione e lasciami finire il cocktail in santa pace" - così dicendo Mirko bevve un grosso sorso dal suo bicchiere di Negroni e fece cenno a Stella di portargliene un altro. Era Venerdì sera e Mirko era in compagnia di Sandro nel bar dove amavano terminare la giornata lavorativa; posizionato alla fine di Corso di Porta Ticinese era diventato il loro punto di ritrovo grazie alla sua comoda posizione per entrambi, il non essere affollato e soprattutto l'essere gestito da Stella, la sorella di Sandro.
"Mirko, l'ho sognato tutte le notti, sempre gli stessi particolari. Io che sembro un gatto mentre pattino sul ghiaccio con una donna che non ho mai visto prima" - Sandro terminò la frase, finì il suo Spritz e chiese il bis a Stella mimandole la sua voglia di mangiare qualcosa.
"Ancora" - riprese Mirko sbuffando - "Stai diventando insopportabile; ti ho già spiegato almeno una decina di volte che, una volta svegliato, quello che tu ricordi è solo una parte del sogno e, cosa più importante, Freud diceva che gli elementi che lo compongono sono simbolici e quindi devi saperli interpretare. Perciò, o la smetti di rompere il cazzo con questa storia, oppure chiama la mia segretaria e fatti fissare un appuntamento per la prossima settimana; anche perché un bel periodo di analisi ti farebbe proprio bene, sembri una checca isterica" - e si girò platealmente dalla parte opposta.
Sandro rimase in silenzio, capiva benissimo che per Mirko quella discussione rappresentava altro lavoro. Pur convinto dell'esistenza di un significato nascosto in quel che sognava, decise di concedere una tregua all'amico pensando già a come riprenderla l'indomani; così si alzò in piedi e disse - "Dammi l'accendino e non finirti tutte le noccioline" - si mise addosso il cappotto e uscì dalla porta poco lontana. Fuori si gelava, si accese una Marlboro e si mise ad osservare un carro attrezzi caricare una vecchia Golf. Poco distante un vigile urbano, una volta chiamati più romanticamente "Ghisa", urlava al cellulare di inviare una squadra di operatori ecologici, una volta chiamati più romanticamente spazzini, per ripulire la strada piena d'olio di motore. Mentre osservava silenzioso la scena, continuava a pensare a quella donna, non l'aveva mai vista ma era sentiva di conoscerla, ne era convinto. Mentre vagava nei meandri della sua mente alla ricerca di qualcosa che potesse aiutarlo si accorse di aver finito la sigaretta e decide di rientrare.

"Una scimmia" - urlò quasi Sandro arrivato al loro tavolo - "Tu sei la dimostrazione vivente che l'uomo derivi da una scimmia; fai del bene all'umanità, consegnati al mondo scientifico" - si mise a sedere e attirò l'attenzione della sorella - "scusa Stella potresti cortesemente riportare un po' di noccioline? Qui il cugino di Cita le ha finite tutte".
"Tu fumi io mangio noccioline".
"So che a te Freud fa una sega, ma non ci vuole un genio per capire che il non fumare ti provochi malessere; fumarti una sigaretta ogni tanto non ti ucciderà, non meno di quanto stia già facendo l'aria di questa città o il mangiare tutte le mie noccioline ".
"Risparmia il sarcasmo; ho smesso solamente perché ne fumavo un pacchetto al giorno e, non riuscendo a fare sport, mi bastava un piano di scale salito a piedi per avere l'affanno come quello di Kiptanui dopo la vittoria dei tremila siepi!" - Mirko finì il suo secondo bicchiere - "Stella amore mio, ne porti un altro? E porta anche uno Spritz per ‘sto fighetto di tuo fratello".
"Ok, tesoro, ma ti consiglio di non esagerare; la panza comincia a crescere, poi non venire qui a piangere non riuscirai più a portarti a letto le tue pazienti" - Stella aveva un debole per Mirko.
"Stella risparmialo, già non fuma più, gli sono rimasti tre capelli sulla testa e la sua famosa "tartaruga" si è rovesciata; il nostro dottore è ormai sul viale del tramonto, non è elegante da parte tua farglielo notare" - continuò Sandro - "e poi, il nostro genio della psiche, l'unico istinto che riesce a scatenare nelle sue pazienti non è quello sessuale, ma quello suicida" - e scoppiò in una fragorosa risata.
"Ha parlato l'erede di Gae Aulenti" - rispose Mirko ironicamente offeso - "se chiamo uno di quei ragazzini nel McDonald hanno idee più originali delle tue, ancora non capisco perché non ti licenzino" - e mentre terminava la frase Stella si sedette al loro tavolo con i bicchieri ordinati poco prima.
"Perché scopo con il mio capo" - rispose Sandro alzandosi in piedi per mimare un atto sessuale appoggiando le mani ai lati del tavolo e facendo avanti e indietro con il proprio bacino.

Nel bar erano rimaste una decina di persone, tutti habitué. Il clima era diventato molto allegro, l'alcool aveva contribuito, e si ritrovarono tutti intorno allo stesso tavolo per bere gli ultimi bicchieri prima di lasciare Stella alle sue pulizie di chiusura. Quelli erano i momenti preferiti da Mirko e Sandro, lo stare semplicemente intorno ad un tavolo, ognuno con un bicchiere davanti e con una buona storia da raccontare; l'unico modo che credevano potesse far sedere intorno ad uno stesso tavolo persone diverse per razza, ceto sociale o appartenenza politica.
Quando anche l'ultimo avventore diede la buona notte Mirko e Sandro baciarono Stella e si salutarono dandosi appuntamento all'una per l'Old Fashon, il loro rituale del Venerdì notte.

Usciti dal bar si divisero, Mirko andò verso sinistra dove aveva parcheggiato lo scooter mentre Sandro si avviò verso piazza XXIV Maggio fermandosi dopo pochi metri in attesa del semaforo verde. Dopo qualche minuto, mentre era ancora intento a guardare il cellulare si accorse con la coda degli occhi che l'omino del semaforo aveva cambiato colore e, senza alzare lo sguardo dal monitor, si incamminò.

Successe tutto in un attimo. Sentì solamente l'iniziò della frenata poi, istintivamente, tutta la chimica del suo organismo si mise in moto. Gli attimi dilatati dal cervello in momenti infiniti gli permisero di voltarsi verso sinistra e vedere un Grande Punto venirgli addosso, accorgersi delle ruote che scivolavano sulla chiazza d'olio lasciata dalla Golf un'ora prima e riconoscere in quell'automobile il suo primo lavoro di designer. Quando realizzava un'automobile la immaginava come se fosse una donna, esattamente quello che fece quando gli chiesero di concepire la Grande Punto, la donna sognata nell'ultima settimana. Appena lo capì con un riflesso incondizionato sorrise, chiuse gli occhi e provò a roteare come faceva nei panni del gatto. Non riuscì a pensare altro. Il buio arrivò prima di ogni altro ricordo.

Erano passate due settimane ma Sandro ancora non lo sapeva, come non poteva conoscere quante ossa si fosse rotto e quante lacrime fossero state versate a causa sua. Si svegliò in un letto d'ospedale e la prima cosa che vide furono le infermiere correre verso di lui. Cercò di ricordare cosa fosse accaduto, ma riuscì solamente a farsi esplodere una mina anti uomo nella testa e ripiombare nel sonno. Passarono ancora due giorni quando finalmente si risvegliò del tutto, non avrebbe mai ricordato nemmeno le lacrime versate in quei due giorni, questa volta di felicità. Quando riuscì a mettere a fuoco quello che lo circondava si rese conto di non essere più intubato, l'unica immagine memorizzata dal giorno precedente, e si girò verso il comodino dove vide un enorme mazzo di fiori, un bigliettino e un modellino di una Grande Punto, l'umorismo del suo amico Mirko. In quel momento gli tornò in mente l'aperitivo con lui e quel sogno ricorrente. Dopo qualche minuto, finalmente, arrivò un'infermiera e la pregò di passargli il bigliettino accanto ai fiori.

"Non si sforzi; le controllo un attimo la flebo e glielo apro...ecco a lei" - e con molta riservatezza l'infermiera aprì la busta in modo da non leggerne il contenuto e lo girò verso Sandro che, una volta terminato, ricordò ogni cosa e appoggiato il biglietto sul petto si mise a ridere, ovviamente per quel poco che i suoi dolori gli permettessero. Il bigliettino recitava:

Te ne sono rimaste solo sei, guarisci presto, Mirko.

PS: qui troverete anche il disegno http://ioscrivoleidisegna.com/



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