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lavoro pubblicato sabato 7 dicembre 2013
ultima lettura venerdì 19 aprile 2019

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Tenebre 6

di Diegof. Letto 676 volte. Dallo scaffale Fantasia

In qualche modo Wolff riuscì a congedarsi dalla zia, contento che fosse ancora viva ma perplesso e spaventato per il suo cambiamento di temperamento. Nella sua auto ora si dirigeva verso la clinica per domandare chiarimenti. L'entrata dell'istit.....


In qualche modo Wolff riuscì a congedarsi dalla zia, contento che fosse ancora viva ma perplesso e spaventato per il suo cambiamento di temperamento. Nella sua auto ora si dirigeva verso la clinica per domandare chiarimenti. L'entrata dell'istituto era sguarnita di usciere anche se pure c'era la guardiola, cosisicchè entrò per chiedere informazioni, ma il personale infermieristico era in agitazione, molto movimento di dottori e inservienti, poi bloccando una infermiera si scusò e chiese informazioni circa sua zia. "Ma certo, era qui da noi per una malattia degenerativa a decorso veloce che poi la ha portata al decesso, una cosa che non abbiamo capito." Disse l'inserviente; "Però da ieri è sparita la salma dalla sala mortuaria." "Cooosa??" disse Wolff. L'infermiera riprese; "Sicuramente lo staff dei medici ha diagnosticato il decesso, ma in realtà era solo una morte apparente, eppoi, per spiegare lo sparimento della salma ipotizziamo che, lei riprendendosi dalla morte apparente, si deve essere spaventata nel trovarsi fra i morti e deve senz'altro essere andata fuori di corsa dall'uscita secondaria senza essere vista."
L'agente Stainer frastornato pensava; "Ma che storia è questa!", ma disse in modo affettato; "Ah..ho capito, grazie e scusi" ma poi domandò ancora, "vedo molto movimento qui dentro, che succede"? "Eh perchè dei casi analoghi si sono ripetuti in queste ultime ore e stiamo cercando di venire a capo di questa situazione, ma a proposito se lei è un parente della signora Mendera, dovrebbe vedere se fosse ritornata a casa sua e in tal caso informarci di questo". "Ah.. và bene, grazie farò così".

Adesso Wolff considerava che il funerale chiaramente non poteva più essere celebrato visto che mancava la salma, visto che la morta si era risvegliata ed era ritornata a casa, ma certamente era meglio così, cioè che non fosse deceduta. Adesso però doveva stare da solo per assimilare tutti questi eventi sbalorditivi, perciò tornò alla sua volvo-polar ma non aveva più voglia di pensare e si diresse verso un pub per ubriacarsi o per discutere con qualcuno di cose poco importanti come lo sport o la politica o quant'altro. Arrivato vicino al locale notturno, poichè ormai era notte fonda, si accingeva ad uscire dall'auto, ma cambiò idea e rimase col motore spento e le luci spente, come intontito; anche la stanchezza esordiva con il suo effetto, sicchè abbassò il sedile, chiuse dall'interno le portiere, si coprì con alcuni vestiti pesanti che teneva in auto e poi si addormentò.

La mattina seguente fù destato dal bussare sulla portiera; era un vigile che chiedeva se stasse male, perchè erano già le undici di mattina. "No, tutto bene grazie". rispose Wolff, levandosi bruscamente. "Ora devo ritornare nel Nevada", così accese il motore, riordinò le idee e con calma comiciò ad avviarsi. No, bisognava andare dalla zia per sincerarsi sul suo stato di salute oppure per vedere se era in casa e comunque bisognava verificare che la questione si fosse normalizzata. Giunto nei pressi del palazzo, posteggiò l'auto, salì le scale e, con leggero tremore alle gambe bussò all'uscio; silenzio di tomba, ribussò più forte, ma invano, così aprì la porta con le sue chiavi; "Siamo alle solite" pensò, "l'incubo continua, non c'è nessuno in casa". Controllò in giro per l'appartamento senza riscontrare elementi che testimoniassero la presenza di qualcuno, come per esempio del cibo appena aquistato; magari era uscita apposta per fare la spesa, chi poteva dirlo. Guardò in frigo, le solite poche vivande che aveva riscontrato la sera antecedente, quindi la zia non aveva mangiato nulla, guardò il cestino dei rifiuti ed era vuoto come lo aveva trovato ieri. No..la cosa non quadrava, comunque telefonò alla clinica e disse che la congiunta era in casa, solamente che in quel dato momento era andata fuori per fare delle compere. "Se non me ne vado adesso rischio un esaurimento fisico", pensava e, così, dopo aver richiuso l'appartamento della zia, si mise in viaggio per ritornare alla sua sede di Ely.

Fermatosi alla prima stazione di servizio per far benzina e per fare colazione, oltre che per controllare i livelli di olio e acqua, pensò che prima di ripartire forse doveva anche controllare se avesse ricevuto delle risposte alla sua e-mail e, così fece nella sua auto. Lo sceriffo Redmeny infatti gli aveva inviato una strana ingiunzione ad alta priorità, in cui si definiva soddisfatto che egli lo avesse informato di quanto era accaduto e che nessuno di loro aveva voglia di ridere per i timori che l'agente Wolff aveva riferito nella sua e-mail, ma piuttosto, visto che si trovava a Gerogetown, doveva fare un soprallugo al numero civico 74 di una certa via; doveva visionare se un certo Victor Dunlap, la moglie Blenda e il figlio quindicenne Blessy, fossero in casa o almeno che ci fosse uno di loro e quindi chiedere informazioni a chiunque di loro fosse stato trovato in casa, dopo averlo messo al corrente che egli era della polizia naturalmente, se negli ultimi quattro o cinque anni il loro tenore di vita fosse normale, a seguito del viaggio turistico interplanetario avvenuto a bordo della navicella Vegam. Lo sceriffo Boltan Redmeny dell'ufficio di Ely infine lo ringraziava di ciò, ma nell'insieme era stato piuttosto ermetico.
Richiuso il PC portatile l'agente Steiner, tornando indietro, si diresse nuovamente verso Georgetown che peraltro era ancora molto vicina e mezz'ora dopo era nei pressi della abitazione di costoro al civico 74.

Era una palazzina non molto alta. "Allora; la famiglia Dunlap", diceva, "trovata!!!, secondo piano". Nel momento in cui si accingeva a premere il pulsante del campanello di casa, l'apertura elettrica del portone di entrata scattò come se qualcuno avesse voluto evitargli la fatica di premere il dito sul bottone. "Curiosa questa storia" pensò, "sembra che lo sapessero che sarei arrivato da loro prima ancora che mi annunciassi"; e già questa era una stranezza.
Entrato nell'androne della palazzina si accingeva a salire le scale, infine di fronte all'uscio di casa della famiglia Dunlap provò a bussare, ma la porta si spalancava ancora prima che le sue nocche le andassero a picchiare contro.
Questa era già la seconda stranezza.
Davanti aveva il ragazzo quindicenne, il quale però taceva, allora il visitatore comiciò a parlare; "Scusa se ti tisturbo tu devi essere Blessy vero? Io sono della polizia e dovrei farti alcune domande a seguito del vostro viaggio siderale di cinque anni addietro sulla navicella Vegam e niente più, mi stai a sentire vero? Potrei sapere dove sono i tuoi genitori? Non dici niente?"
Il ragazzo era abbstanza inespressivo, dondolava impercettibilmente la testa e aveva lo sgurdo vacuo.

In quel momento l'agente Wolff realizzò che il ragazzo era assente, la sua mente era altrove, quindi constatando l'inutilità di proseguire con le domande in quanto il giovane non aveva proferito parola alcuna, se nè andò molto costernato, ora nella sua mente si dipanava uno scenario inquietante.
Mentre si allontanava dalla casa Dunlap, lanciava uno sguardo alla finestra che doveva essere la loro perchè si sentiva osservato, ebbene tutti e tre della famiglia lo guardavano da dietro i vetri, mentre partiva con la sua auto.
"I fubacchioni", pensava mentre si allontanava da Georgetown, "erano tutti in casa ma facevano i misteriosi".

La domenica mattina aveva luogo una riunione straordinaria all'ufficio dello sceriffo Redmeny a Ely nel Nevada.
L'ispettore capo Boltan Redmeny, come suo solito stava seduto per trequarti sulla scrivania anzichè sulla poltroncina mentre si lisciava i baffetti e i suoi due sottoposti Yunkler e Steiner erano posizionati, una con la schiena alla finestra appoggiata al bordo e l'altro seduto sulla sedia nel mezzo della stanza, ma con la sedia girata cioè con lo schienale per davanti, mentre sorseggiava una pinta di birra. L'agente Steiner aveva già riferito della sua vissuta esperienza a Georgetown, restava adesso il rendiconto della Yunkler circa l'ispezione all'astronave Monolitikus.
"Allora colleghi" esordiva Hannette, "l'ispezione all'interno del mega-vascello non è terminata e, oggi che è domenica stà ugualmente proseguendo in quanto sappiamo tutti che abbiamo a che fare con fatti davvero strani e dobbiamo fare un tour de force, l'azienda Nyostor 11 d'altra parte, in consonanza con il ritmo delle indagini in corso, ci ha lasciato campo libero.
Ebbene, il personale scientifico-forense che ha operato in questa prima parte delle ispezioni al super-vascello Monolitikus, ha rilevato i circuiti elettrici, magnetici, al plasma e a fibre ottiche, in generale in buono stato, tranne un guasto al sintetizzatore di ossigeno, oltre che ad un consumo ridotto del deposito di viveri, poi altre cose come un'attività umana abbastanza esigua. I contenitori magnetici di larve cosmiche erano tutti al loro posto integri, sigillati, piombati e mai usati; tranne due, che risultavano spiombati ma vuoti."



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