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lavoro pubblicato venerdì 6 dicembre 2013
ultima lettura mercoledì 20 marzo 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Lo sbaglio

di Priapus. Letto 6320 volte. Dallo scaffale Eros

Elvira invitò il suo ragazzo,Enrico, a trascorrere il fine settimana a casa dei suoi in campagna.Il programma non piacque troppo al ragazzo, abituato a stare solo conlei nella sua cameretta a single. Per amore di lei, fece buon viso acattiva sor...


Elvira invitò il suo ragazzo,
Enrico, a trascorrere il fine settimana a casa dei suoi in campagna.
Il programma non piacque troppo al ragazzo, abituato a stare solo con
lei nella sua cameretta a single. Per amore di lei, fece buon viso a
cattiva sorte, sperando che le ore che lo attendevano passassero
rapide. Il viaggio fu breve. La villetta era carina. Conobbe la made
di Elvira, una cinquantenne non male, vedova e la sua sorellina più
piccola, un'adolescente con l'acne ed il petto piatto. La cena fu
piacevole, si conversò amabilmente e si gustarono saporiti piatti.
Si tirò, poi, a far tardi in soggiorno, chiacchierando tra un drink
ed una fumata, finché scoccò la mezzanotte ed arrivò l'ora di
andare a dormire. Non era bello che Enrico dormisse con la ragazza
sotto il tetto materno e la cosa non dispiacque a lui, apprezzo il
senso della tradizione della famigliola, anche la sua ragazza gli
aveva confidato che la madre era a conoscenza che andavano a letto da
un bel po'. Per quella sera lui doveva far a meno delle grazie di
Elvira. Mentre gli altri salivano alle loro camere, s'attardò ancora
un po' a gustare l'atmosfera tranquilla della casa ed il silenzio,
godendosi un ultimo cicchettino. Poi anche lui si decise a ritirarsi.
Salì lentamente le scale, ammirando i quadri alle pareti. Si sentiva
un po' brillo, ma era soddisfatto. La serata gli era piaciuta. La
madre era stata discreta, non gli aveva fatto domande sul loto
futuro, insomma non si comportò come una futura suocera. Alla fine
della rampa, imboccò un corridoio con una serie di porte a destra e
a sinistra.ron Gli avevano indicato la sua camera con la terza a
sinistra, subito dopo le scale, ma nella penombra non riusciva a
distinguere bene e si affidò all'istinto, poi ci ripensò. Perché
doveva rinunciare a dare un bacio alla sua ragazza? Solo un bacio e
nient'altro. Ma come individuare la sua camera. Rasentò le porte,
accostando l'orecchio e gli parve di percepire un ronfare
pronunciato. Si convinse che fosse quello di Elvira, quindi abbassò
lentamente dentro e si introdusse nella stanza completamente al buio.
A tentoni, seguendo il respiro della ragazza, riuscì a trovare il
letto e vi si sdraiò sopra, avvicinandosi, felpatamente, a lei. La
ragazza dormiva sul fianco destro. Le si accostò e cominciò a
baciarle la nuca. Lei non si destò e il ragazzo, incoraggiato,
continuò a baciarla, mentre con la sinistra le percorreva il corpo
coperto dalla camicia. Intanto sentì venire su un'erezione. Poi le
strinse un seno e la sentì gemere. Diventò più esplicito.
Continuando a baciarla sula nuca, usando anche la lingua, con la mano
le carezzò un fianco, fino al ginocchio e, con calma, lo scoprì,
sollevando la camicia. Sembrava che lei, nel sonno, l'assecondasse.
Insinuò la mano sotto il lembo del tessuto e arrivò alla fica e la
sentì calda, col pelo irto per il piacer. Per un po' la masturbò,
godendosi i flebile gemiti della donna. Ormai la sua erezione aveva
raggiunto il massimo. Non si contenne più. La rovesciò supina, le
allargò le cosce e la trafisse col suo palo rovente. Ahhhh, mugolò
Elvira e lui spinse ancora di più. Dentro lei era un fuoco. Con le
dita le distese le grinze della fica e la slargò ancora di più pe
entrare meglio fino in fondo. Era eccitante farlo al buio e poi sotto
il tetto materno. Pensò, per un istante, di tradire la madre, ma
scacciò subito il pensiero dalla mente. Ora la cosa più impellente
era fottere. Come sempre, all'apice del godimento, sarebbe
fuoriuscito fuori, ma lei gli strinse le natiche e gli mormorò in un
orecchio: vienimi dentro! Era la prima volt che glielo chiedeva e non
si fece ripetere l'invito. Le sborrò dentro con un grosso fiotto e
le gonfiò la vagina di sperma. Poi si staccò da lei, sospirando.
Restò immobile per un attimo, poi, come al solito, avvertì la
voglia di fumare e allungò una mano verso l'abat-jour. Quale fu la
sua meraviglia, allorché, una volta accesa la luce, s'accorse che
accanto era distesa la madre di Elvira! Si sollevò sul letto con un grido
ed esclamò: cazzo, che ho fatto! La donna, invece, rimase molto
calma e gli sorrise, dicendogli: ma che dici? È stato bellissimo, mi
hai fatto godere, invece. Erano anno che non facevo più all'amore
con un uomo. Invidio Elvira, sai?. Pi gli si avvicnò e lo baciò
dolcemente sulle labbra.



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