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lavoro pubblicato venerdì 6 dicembre 2013
ultima lettura mercoledì 20 marzo 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Michela e la terrazza.

di liveinparis. Letto 5827 volte. Dallo scaffale Eros

Avevamo deciso di affittare quella casa al mare immediatamente dopo averne visto il terrazzo. In realtà non era grandissimo ma aveva una posizione stupenda ed era costruito in modo da garantire una privacy adeguata dagli inquilini degli appartam....

Avevamo deciso di affittare quella casa al mare immediatamente dopo averne visto il terrazzo. In realtà non era grandissimo ma aveva una posizione stupenda ed era costruito in modo da garantire una privacy adeguata dagli inquilini degli appartamenti che confinavano ai lati. Appena usciti dalla grande porta finestra della sala, le pareti del terrazzo in cemento armato erano alte e ben coprenti. Continuavano così, lasciando solo un piccolo spiraglio in alto, fino al lato opposto, dove c’era il parapetto, anch’esso di cemento armato. Lasciavano appena intravedere gli spazi privati dei condomini confinanti regalando una discreta privacy. Da lì si vedevano il porto e le barche ormeggiate nella banchina, mentre sotto, nella piazza principale, la gente passava accaldata. Io e Michela trascorrevamo diverso tempo della nostra vacanza li, a leggere o dormicchiare, soprattutto durante le ore più calde della giornata o nei momenti in cui la spiaggia era più affollata. Ci sentivamo sufficientemente protetti da sguardi indiscreti ma potevamo allo stesso tempo godere di una vista e di una posizione stupenda.

I nostri vicini erano piacevoli e poco invadenti. Una giovane coppia occupava il lato sinistro ed aveva abitudini e ritmi completamente diversi dai nostri. Li sentivamo rientrare tardi la notte quando stavamo già dormendo ed uscivamo di casa la mattina quando loro si dovevano ancora alzare. Sul lato destro, invece, avevamo fatto conoscenza con una famiglia di tedeschi con due figli piuttosto grandi. Avevamo imparato ad apprezzare la loro quiete e la loro riservatezza, ed il dialogo, anche a causa della difficoltà della lingua, non era andato quasi mai oltre dei cordiali buongiorno e buonasera.

Quella sera decidemmo di cenare a casa, apparecchiando nel terrazzo, perché c’era la festa del patrono e volevamo uscire più tardi per goderci dall’alto lo spettacolo musicale nella piazza sottostante. I nostri vicini dovevano aver avuto la stessa idea e sentivamo i rumori delle stoviglie e le conversazioni che fluivano intorno a noi. L’atmosfera era magica e serena, come solo alcune serate estive sanno regalare. Il caldo nell’aria non dava ancora tregua.

Stavamo ancora finendo di mangiare che le prime note si alzarono nell’aria dal palco sottostante. Michela andò veloce ad affacciarsi al balcone per curiosare, mentre io rimasi a terminare il mio pasto. Iniziai a guardare verso di lei e non potei che pensare che alla soglia dei quaranta era sempre una donna bellissima. La contemplai per qualche secondo in quella posizione cosi sexy, appena piegata in avanti, con il culo che faceva bella mostra di se, solo in parte coperto dal bikini bianco. Ancora non ci eravamo nemmeno fatti una doccia ed il pareo velava a fatica quello spettacolo, rendendola ancora più sexy di quanto già fosse. Le andai vicino con un’erezione abbastanza evidente dal costume. Le misi una mano sul culo ed iniziai a toccarla. “Cosa c’è, cos’hai?” chiese lei guardandomi un po’ stupita. “C’è che sei bellissima e che avrei voglia di scoparti qui davanti a tutti!”. “Ma dai, lo vedi che siamo circondati di gente, potrebbero vederci in qualsiasi momento”. “Non se io mi metto sotto di te, a sedere in terra tra le tue gambe...”. Non feci in tempo a dirlo che già mi ero seduto, con la schiena appoggiata al parapetto di cemento armato del terrazzo, tra le gambe leggermente allargate di Michela.

Le alzai il pareo senza scioglierlo. Sulle gambe aveva ancora un po’ di sabbia portata dalla spiaggia e la accarezzai dolcemente per togliere tutti i granelli. Dall’alto verso il basso e viceversa. Iniziai poi a spostarle leggermente il costume, intravedendo, da sotto, la sua poca peluria bionda. Con il pollice della mano destra appena infilato tra le grandi labbra iniziai a percorrere dolcemente avanti e indietro la sua apertura, avendo cura di non penetrarla ancora. Sapevo che a lei piaceva così, amava essere toccata con delicatezza per poi essere scopata con forza. Andai avanti in questo modo fino a quando non era così bagnata da lasciare scorrere delle gocce dei suoi umori sul mio dito. L’aria era sempre calda e la musica continuava a suonare di sotto mentre il brusio della gente rendeva il tutto più eccitante.

Michela poteva vedere tutto e tutti, mentre io nascosto vicino al suo piacere mi davo da fare per farla godere.

Il suo sguardo cercava tra la folla, magari, pensavo, concentrandosi su qualcuno in particolare. Sentivo le sue gambe irrigidirsi per la voglia ed il piacere del momento e decisi, all’improvviso, di infilarle tre dita nella fica. Non trovai resistenza, la situazione era graditissima a Michela, che si limitò ad emettere un piccolissimo mugolio di piacere ed a flettere ancora di più le gambe. Le mie tre dita scivolavano su e giù voluttuosamente mentre sentii avvicinarsi qualcuno sul lato sinistro del terrazzo. I due ragazzi si erano trascinati due sdraio verso il parapetto e si erano seduti, ma dal basso io ero invisibile e potevano vedere solamente la parte superiore del corpo di Michela, che salutarono con disinvoltura. “Buonasera signora, anche lei a godersi lo spettacolo?”. “Si, abbiamo deciso con mio marito di cenare in casa ed uscire un po’ più tardi…” Furono le parole un po’ soffocate che le uscirono dalla bocca. Quella situazione era eccitantissima e la mia erezione era cresciuta a dismisura, mentre la cappella iniziava a farmi capolino dall’elastico del costume.

Decisi di spingermi oltre e con attenzione sciolsi un nodo che sul fianco di Michela le teneva il costume. La mutandina scivolò a terra e lei si ritrovò con solo il pareo addosso. Sentivo la conversazione con i ragazzi che andava avanti. Le stavano raccontando le loro esperienze universitarie e di come si fossero conosciuti. Parlavano di quanto fosse bello il mare intorno a noi. Era la prima volta che venivano qui ed erano intenzionati a tornarci. Con le mani decisi quindi di allargarle per bene la fica ed iniziai a leccarla da sotto. Aveva un sapore acre ed un po’ salato, un misto tra umori vaginali e salmastro che la rendeva molto animale. Lavorai per bene di lingua cercando spesso il clitoride per poi infilarmi dritto nel suo buco. Tutte le volte che insistevo un po’ più sul clitoride questo si gonfiava e lei aveva un leggero sussulto che avvertivo anche nella sua voce. Avevo paura che per l’imbarazzo decidesse di interrompere quel momento ed allora giocai il tutto per tutto: le sciolsi anche il pareo e lei rimase completamente nuda dalla vita in giù. In quelle condizioni, con la fica all’aria in quella calda serata estiva, si doveva sentire una gran troia.

Mi diressi carponi verso il centro della terrazza, mi ricomposi e mi affacciai anche io. Salutai i ragazzi e mi sporsi verso i tedeschi per vedere se fossero li. Erano attorno al tavolino, poco più indietro, e mi salutarono con piacere. Provai a spiegargli in un inglese stentato il programma della festa del paese e di li a poco anche loro trascinarono le loro sdraio verso il parapetto. Stessa situazione, anche loro salutarono Michela con dei grandi sorrisi e lei ricambiò. Ora eravamo circondati.

Mi allontanai di nuovo e mi diressi verso la tavola. Qualcuno si era acceso una sigaretta e potevo sentire l’aroma nell’aria. Ero in preda ad una eccitazione impressionante e raccolsi quello che mi avrebbe fatto comodo di li a poco. Presi un cucchiaino dal manico tondo di plastica usato per il caffè e la bottiglietta di vetro del ketchup, tappandola con cura. Mi accucciai di nuovo e mi diressi verso di lei. Ritrovai la mia posizione tra le sue gambe nude e ritornai a controllare con le mani lo stato della sua fica. Era bagnata in modo imbarazzante, stava evidentemente apprezzando la situazione ed era in calore come una cagna. Bastava che qualcuno di loro si fosse alzato, anche solo un momento, dalla sdraio, per godere a pieno di quello spettacolo.

Presi il cucchiaino ed iniziai ad umettarne bene il manico dentro la fica. Quando fu completamente bagnato iniziai a cercare il buco del culo di Michela, le allargai leggermente le natiche, e le infilai bene il cucchiaino dentro, lasciando fuori solo la parte tonda di metallo. La moglie del tedesco le stava dicendo qualcosa d’incomprensibile sulla bontà dei gelati italiani mentre i ragazzi ascoltavano la musica dondolandosi. La scena di mia moglie così indifesa e così a rischio tra occhi indiscreti mi stava facendo impazzire. Provai a toccarmi un po’ il cazzo ma capii che sarei venuto immediatamente e decisi di posticipare questo piacere.

Presi la bottiglia di ketchup e iniziai a pomparle la fica su e giù, con delicatezza. Dopo pochi movimenti lei venne in modo copioso, con dei leggeri fremiti lungo le gambe ed i muscoli che si contraevano leggermente. La pressione della sua fica sulla bottiglia era così forte che facevo fatica ad inserirla completamente. Le mie mani erano inondate dei suoi umori ma continuai a tenere con forza la bottiglia dentro mentre lei non smetteva di venire.

Decisi che non era ancora il caso di interrompere quel momento ed iniziai a muovere con la mano destra il cucchiaino dentro il suo culo. Andavo avanti e indietro molto lentamente e cercavo di far toccare internamente il manico del cucchiaino con la punta della bottiglia dentro la fica. “Dovrei andare farmi una doccia ma il concerto è così bello…” la sentii dire rivolgendosi a qualcuno. Mi voleva far capire che era il momento di smettere ma io ero deciso a continuare. “Davvero non riesco a staccarmi da questo spettacolo…” continuò lei con un tono di voce piuttosto alto per farsi sentire anche da me la sotto.

Tolsi la bottiglia dalla fica e le infilai dentro l’indice fino in fondo, massaggiando con cura l’orifizio esterno del suo utero. Ben presto l’indice fu seguito da altre dita e lei era ormai così calda e spanata che tutta la mia mano la penetrò, lasciando fuori solo il pollice. Mi muovevo la dentro con forza come se le mie dita dovessero afferrare qualcosa. Con il cucchiaino nel culo e la mia mano tutta dentro, Michela non resistette più ed iniziò ad urinare mentre veniva abbondantemente. La libidine deve essere stata così forte che non passò inosservata. La ragazza le chiese se stava bene… “Si, si, tutto a posto” la sentii dire con un filo di voce “è che forse inizio ad essere un po’ stanca della lunga giornata”. Mentre il suo liquido caldo e dorato mi scorreva addosso decisi che era l’ora di venire. Mi afferrai il cazzo con forza ed iniziai a scorrere su e giù. Pochi movimenti ed il mio sperma si andò ad unire ai liquidi di Michela. Fu una delle più belle sborrate della mia vita. Gli schizzi si liberavano intensi e copiosi, regalandomi un piacere immenso, le vene sul mio cazzo si gonfiavano fino ad esplodere, la cappella era rossa e turgida.

Dopo qualche secondo mi ripresi e, passata l’eccitazione, mi resi conto della situazione che avevo creato. Il pavimento era un casino e nessuno si era accorto di niente quasi per miracolo…però avevo fatto un gran lavoro la sotto. Mi affrettai a stringere di nuovo il costume sui fianchi di Michela e a legarle in vita il pareo e sgattaiolai dentro la stanza.

Lei dopo pochissimo salutò i vicini e si diresse verso di me. Ero preoccupato della sua reazione ma appena fu vicino mi ficcò tutta la lingua in bocca in un bacio veramente appassionato. “Sei un porco meraviglioso” mi sussurrò nell’orecchio “ed io mi sono sentita una gran troia.” Mi spinse dentro la doccia e volle che la scopassi di nuovo.



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