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lavoro pubblicato martedì 3 dicembre 2013
ultima lettura lunedì 18 marzo 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Patrizia

di liveinparis. Letto 2872 volte. Dallo scaffale Eros

Il caffè finisce per passare in un secondo e riempie l’aria del suo aroma, nemmeno il tempo necessario ad esaurire i pochi convenevoli che servono a due vecchi amici per ritrovare quel feeling un po’ sopito dagli anni. ..

E’ un freddo pomeriggio di Dicembre ed io sono tornato a trovare Patrizia dopo la nascita della sua bambina. Ci siamo persi di vista da qualche anno. Forse è normale crescendo, anche perché abitiamo in città diverse, abbiamo ormai conoscenze diverse ed i nostri ritmi di vita sono scanditi da abitudini ed esigenze diametralmente opposte: lei mamma da poco più di un anno, io eterno adolescente, forse abbastanza maturo ma mai davvero cresciuto a pieno.

Patrizia è sempre stata una persona molto intelligente, molto sensibile e sufficientemente dolce da fregiarsi del suo ruolo femminile senza cadere nel patetico. Assieme ne abbiamo passate di tutti i colori. Siamo stati compagni di corso all’università, amici, confidenti e quasi fidanzati. Ci siamo scopati in tutti i modi possibili ed in tutti gli stati fisici immaginabili: da sobri, da ubriachi fradici, da fumati da far schifo, da fidanzati, da single, nudi, vestiti, accaldati, infreddoliti…

Nonostante tutto però non è mai stata davvero il mio tipo. Il mio ideale di compagna di vita era diverso e non siamo mai andati al di là di un sanissimo rapporto di amicizia passionale. Lei lo sapeva ma non le importava, perché intuiva che per me la sua presenza nella mia vita era comunque importante, quasi imprescindibile. E forse le andava bene così. Abbiamo fatto sempre quello che volevamo senza metterci confini ed in quello abbiamo trovato l’eccezionalità del nostro rapporto. Mi sono fatto praticamente tutte le sue migliori amiche e lei si è ripassata un folto numero di conoscenti comuni senza che nessuno dei due ne rimanesse offeso. Abbiamo sempre parlato assieme di come scopavamo i nostri amici comuni, magari mentre lei muoveva lentamente le mani sul mio cazzo ed io le accarezzavo la fica, in una sorta di rapporto affettivo meravigliosamente dissociato ma inspiegabilmente naturale. “Tanti auguri da chi si chiederà per tutta la vita come sarebbe stato…” recitava uno degli ultimi biglietti che Patrizia mi aveva scritto per un mio compleanno. Forse piansi dopo aver letto quel biglietto ma non ho mai fatto niente per provare a dare una risposta a quella domanda.

“Ora che sei di nuovo in città ti aspetto alle 15:30 per un caffè da me, non mancare!”. Questo il messaggio che avevo ricevuto pochi giorni prima sul mio cellulare. Non sapevo cosa aspettarmi ma mentirei se non dicessi che un’erezione involontaria aveva immediatamente attraversato il mio membro.

Lei mi aveva ricevuto sulla soglia con la sua solita cordialità diretta, “Non vedevo l’ora di riabbracciarti ma pulisciti le scarpe prima di entrare sennò mi sporchi tutta la casa!”. Non proprio la prima frase che ti aspetteresti rivolgerti da chi non vedi da anni ma esattamente quello che mi sarei atteso da lei, capace di abbattere in un secondo le distanze di tempo e di spazio. Rivederla alla soglia dei nostri quaranta era stata un’emozione moderata. Emozione per la sua bellissima bambina, perché mi rendevo conto che eravamo invecchiati, perché il cuore batteva forte e spingeva la testa ad una quindicina di anni prima; moderata perché dopo pochi minuti eravamo già tornati indietro nel tempo e sembrava che non ci fossimo mai allontanati. Patrizia mi aveva ricevuto nella sua nuova casa dove conviveva con il suo compagno. Odori e colori strani da associare alla sua figura per me che la avevo vissuta donna libera e ribelle. Tuta e scarpe da ginnastica non erano il massimo ma sapeva comunque immensamente tanto di donna, di mamma, di vero. Stavamo seduti accanto ed il divano stava assorbendo avidamente la nostra conversazione e le nostre risate. Riflettevo sulla cordialità e la spontaneità di certi rapporti mentre la testa andava agli episodi vissuti assieme. Mi convincevo che i rapporti si evolvono ma se meritano davvero rimangono speciali, mi convincevo anche che mi ero fatto un film sul nostro incontro e che Patrizia era una moglie stupenda ed una donna speciale.

“Quante seghe ti avrò fatto nella mia vita?”. La domanda, moderatamente inaspettata, squarciò l’aria cordiale e divertita della stanza. Sorrisi tirando la testa indietro e alzando gli occhi al soffitto e risposi “Direi diverse…”. Avvertivo con sollievo che il mondo aveva ripreso a girare per il verso giusto, tutto cambiava per non cambiare mai. Patrizia si stese sul divano, la pancia in su e la testa appoggiata sulle mie gambe, come quando si è sereni e si vuole ricordare. Non persi tempo ed allungai la mia mano sinistra entrando sotto l’elastico lente della tuta. Vinsi la leggera resistenza degli slip e feci scivolare la mano tra le grandi labbra, allargandole e creandomi spazio dentro la sua fica. Era come infilare la mano al centro della terra, era caldo ed umido, un regno di tessuti molli e di umori gocciolanti. Patrizia girò leggermente la testa, sbottonò i jeans e prese il cazzo in bocca, baciandolo e irrorandolo di saliva. Andammo avanti in silenzio per qualche minuto finche lei non si alzò e presomi per mano mi portò in camera. Si tolse le scarpe e si sfilò i pantaloni della tuta insieme agli slip. Un leggero brivido le percorse le gambe, rendendole la pelle ruvida. Si tolse anche la felpa rimanendo nuda. Un seno abbondante, po’ di cellulite e qualche chilo di troppo la rendevano tremendamente vera e sensuale. Era donna. Mi spogliai di fretta e le montai sopra per un 69 che riempi la mia bocca dei suoi umori. Lei si attaccava al mio cazzo vogliosa ed affamata e la intravedevo piegando leggermente la testa. Succhiava come se volesse portarlo via, se volesse rivendicare una proprietà mai dimenticata. Me la misi sopra perché potessi riprovare le emozioni di tanti anni prima e lei si spinse il cazzo in profondità, muovendosi sapientemente avanti e indietro con il culo. Venne copiosamente inondando il mio pube ed il copriletto blu notte di umori caldi. La sentivo gemere ed inarcarsi, la vedevo sudare roteando sulla mia asta che pienava il suo corpo. Con una mano provavo a far entrare il mio indice nel suo culo, l’altra era nella sua bocca che continuava a succhiare voluttuosamente. “Voglio che ora mi sborri in faccia” mi disse a un tratto guardandomi dritto negli occhi. La distesi sul letto e le salii sopra in ginocchio, il cazzo duro e pronto sopra il suo seno. Infilandosi una mano nella fica mi prese la verga con l’altra iniziando a pompare in modo irregolare ed irrequieto. Si spingeva la punta in bocca e poi sui grossi capezzoli del suo abbondante seno. Non riuscii a prolungare più di tanto quei momenti e la inondai di schizzi di sperma caldo la faccia. Lei venne ancora, gemendo.

Patrizia era tornata, noi eravamo tornati. Subito dopo, e nei giorni successivi, pensai a lungo a quello che era successo. Tutto era tremendamente naturale e non mi sentivo colpevole nei confronti di nessuno. Il tradimento era un concetto che esulava dalla necessità fisica di due corpi che non possono far altro che aversi in modo naturale ma che sanno lasciarsi liberi. La chimica vinceva sulla ragione e sulle emozioni. La vita reale aveva infine ripreso a fluirmi intorno, affetti, amicizie, lavoro, famiglia…Patrizia osservava come sempre dalla riva, pronta a tendermi una mano per tirarmi fuori in qualsiasi momento e regalarmi una parentesi di assoluta complicità.


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