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lavoro pubblicato domenica 24 novembre 2013
ultima lettura mercoledì 10 luglio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

...of darkness - Cap. VII

di flama87. Letto 650 volte. Dallo scaffale Fantasia

"Ed è giusto! Odia! Odia tutto! Odia il mondo che ci ha resi miseri e patetici! Odia chi ti sta intorno, odia chi ti incatena fino all'incapacità!"........

Piccoli frammenti, come schegge di vetro, stavano disseminati sul pavimento.
C'eri solo tu, nella tua oscurità e nel tuo rimorso -solo con le tue paure e il tuo odio, sempre più grande. Era come una fiamma che, per quanto fosse piccola all'inizio, di poco necessitava perché diventasse un incendio. In ognuno di quei frammenti vedevi una parte di qualcosa... ricordi sparsi alla rinfusa, forse allo scopo di tenerti al sicuro. Non ti aveva forse detto qualcuno che era più facile scappare che combattere? O dimenticare, ch'era un po' la stessa cosa.
Dimenticare. Sì. Meglio dimenticare, che bisogno avevi di scavare dentro a qualcosa che ti faceva solo del male? Dimentica e perdonerai, diceva qualcun altro. Smetti di soffrire, affoga nel non voler ricordare... potevi benissimo continuare ad andare avanti, senza sapere chi eri o cosa ci facevi lì. Era già tutto così complicato, non avevi bisogno di complicarti ancora di più. No?
Però forse... sì forse tu volevi ricordare. Volevi sapere, anche a costo di non proseguire più nel tuo cammino. Dentro di te, in ogni fibra del tuo essere, c'era come una forza ancestrale che, al minimo segnale, tentava di riemergere dall'oblio.
Nonostante facesse male.
A dispetto che fosse male.


E così, riaprivi gli occhi. In parte stanco, dall'altra parte arrabbiato.
Ti rialzasti lentamente. Avevi tutto il tempo del mondo, ne eri certo.
Sapevi ormai chiaramente chi ti aveva teso una trappola, come sapevi che cosa volesse da te. Non aveva smesso di braccarti da quando eri fuggito dalla cella, quindi era sicuramente ancora lì che bramava d'infilare il suo pugnale nella tua pelle. Che venisse!, pensasti. Se i tuoi ricordi erano un puzzle mescolato e confuso, riunirne uno o due pezzi era stato sufficiente a tracciare una linea guida: una che riportasse tutto il puzzle al suo insieme. Triste e doloroso che fosse.
Così guardavi la stanza, quella maledettissima stanza. Doveva essere stata usata dall'attuale sovrano come luogo di tortura, dal momento che era piena di marchingegni medievali... di quelli capaci di cavare dalla bocca di un uomo colpe che non sono sue. L'aria angusta e l'umidità la facevano da padrone -erbe cattive uscivano dalle crepe per ricoprire ampie fette delle pareti, oltre che del soffitto. Per non parlare del pavimento: non c'era un posto dove non fosse possibile inzupparsi i piedi nell'acqua.
Era tutto così... marcio, putrescente e maleodorante. Faticavi a credere che, un tempo, quel luogo avesse potuto avere un aspetto diverso da quello attuale. Ed anche se ne avesse avuto uno, era bastato davvero così poco per farlo deperire?
"Adesso basta! Ne ho abbastanza!" gridasti, sicuro che lui ti sentisse. "E' me che vuoi? Allora vieni a prendermi, bastardo! Ma bada, se ti capita l'occasione farai bene ad uccidermi... perché, se ne avrò io l'occasione, sta sicuro che farò altrettanto!"
Una risata -rauca- proruppe nel vuoto.
"Stai certo che lo farò. Ho atteso da sempre questo momento!"
Un sorriso maligno proruppe sul tuo volto. Cos'era questa sensazione? Cos'era questo nettare, così dolce, che però al tempo stesso sapeva di sventura? Ti guardasti il palmo della mano, come se contenesse al suo intero tutto l'universo di emozioni che stavi provando; come un gorgo, che immaginavi concentrarsi verso un solo obiettivo: l'odio.
Paura. Gioia. Ansia. Felicità. Tristezza. Fastidio. Malinconia. Nostalgia.
Le prendevi tutte, le tingevi di nero e lasciavi che loro tingessero di nero te.
Quella stessa mano la poggiasti su di un tavolo, da cui per incanto ti fu possibile estrarvi una spada. Arma che di legno aveva solo la foggia ma che sapevi temprata dalla tua collera. Arma fatta per uccidere e per tagliare: era questo che doveva fare una spada. No?
"Allora vieni, stupido vecchio. E facciamola finita".
Non ci fu risposta da lui, se non un balzo vertiginoso verso di te. Vedesti guizzare la lama verso la tua gola, mancandola solo grazie ad una tua prodigiosa schivata. Lentamente, ma con sempre più insistenza, ti tornava alla mente come si maneggiava un'arma e come ci si difendeva con essa.
La figura tozza e cadaverica si riebbe del suo fallimento con un ennesimo salto, tornando contro di te con la stessa foga di prima. Le vostre lame si incrociarono, tintinnando. Lui ruzzolò brevemente a terra, con capriole che terminarono qualche metro in più in là.
"Esatto, così! Come ti ho insegnato!" biascicò il vecchio, arcigno.
"L'unica cosa che mi hai insegnato... è a odiare!"
"Ed è giusto! Odia! Odia tutto! Odia il mondo che ci ha resi miseri e patetici! Odia chi ti sta intorno, odia chi ti incatena fino all'incapacità!"
Più lo guardavi, più ascoltavi la sua voce, più lo affrontavi e più eri sicuro del perché nutrivi un forte astio verso di lui. Perché qualsiasi cosa di oscuro e maligno ci fosse dentro di te eri certo provenisse da lui. Come quelle maledizioni che si passano di padre in figlio.
"Non ti è bastato rovinarmi la vita... vuoi anche che mi riduca come te?"
Un nuovo scambio di colpi. Altre scintille a volteggiare a mezz'aria.
"E cosa vorresti essere? Sei sangue del mio sangue! Fallirai dove ho fallito io. Fallirai perché è così, è scritto nelle stelle e nel destino della famiglia cui appartieni -il riscatto non ha senso, non ti è dato averlo! Ma puoi odiare e nutrire il tuo odio. E puoi riversarlo contro gli altri!"
Gli fosti addosso, sferrandogli -incollerito- un fendente. Lui sgusciò via come una serpe, colpendoti ad una gamba e facendoti perdere equilibrio. In un attimo, ti sferrò un pugno che ti fece sbattere con la schiena contro un muro. Rapido, come la follia omicida che illuminava le sue pupille, ti fu subito addosso. Arrampicato come una scimmia su di te, colpì la tua spada facendola ruzzolare via.
"Amare. Avere una famiglia. E' stato un momento di debolezza, un errore che non avrei dovuto concedermi! Ma non avrei mai pensato che proprio tu avresti alzato la spada contro di me! E' colpa tua se vivo in questi luoghi come un reietto, è colpa tua se, anche solo per un attimo, ho pensato di lasciare andare l'odio e guardare altrove. E' colpa tua. E' sempre stata colpa tua e sempre lo sarà! Quel giorno, quando ti sei mosso contro di me... in quel momento ho capito che non esistono cose come la famiglia o l'amore. Esiste solo l'odio!"
Più lo guardavi e più lo capivi. Era tuo padre, del resto. Aveva passato così tanto tempo a marciare nell'odio che, anche indirettamente, eri finito con l'imitarlo. Immaginate una macchia su una pagina bianca, una che cresce quanto più le si da spago... o la si alimenta. E più si alimenta e più cresce, più cresce e più tinge di nero il foglio; così, quando il foglio diventa tutto scuro, nemmeno i bordi impediscono all'inchiostro di macchiare anche il tavolo.
E poi, lentamente, a coprire ogni cosa.
"No!!!" gridasti, riprendendoti come da un sogno lucido.
Il vecchio, che aveva mosso la lama per intingerla del tuo sangue, si fermò spaesato. A te bastò quell'attimo per tirare fuori dal tuo stesso animo inasprito un'altra spada. Nera, come una notte senza stelle. Il primo colpo tagliò di netto il braccio armato dell'uomo, che piagnucolando e stridendo come una bestia ruzzolò a terra. Lo vedevi arretrare, impietrito.
"Maledetto! Se solo tu non avessi aggredito mia madre, se solo tu non l'avessi minacciata di morte, se soltanto con quella tua maledetta spada non tu fossi venuto verso di me per colpirmi! Non hai esitato a calare la tua lama su di me, colpevole solo di aver preso le difese della Regina! Io, tuo figlio! E osi parlarmi di odio? Tu? Vecchio bastardo!"
Appena sufficientemente vicino, gli sferrasti un calcio facendolo rotolare nel suo sangue. Per quanto violento tu fossi diventato, non era abbastanza. Non per lui! Lui meritava di peggio, molto peggio.
"Io ti odio. Più di quanto tu possa immaginare. Però allo stesso tempo non provo rancore per tutti e tutto, come fai tu: tutto il mio astio è solo ed esclusivamente per te. Sei sempre stato un pessimo esempio di padre oltre che di Sovrano! Ma non pensavo che avresti mai alzato la spada su di me, tuo figlio! Quel giorno... il mio odio per te è cresciuto a dismisura, fino a che non sono più riuscito a controllarmi. Ma sai cosa? Nonostante tutto, per quanto nutra grande risentimento verso di te, non sei comunque tu la persona che odio di più al mondo..."
Affondare la tua spada dentro di lui fu come trafiggere un morbido cuscino.
Così facile e al tempo stesso, così insoddisfacente.
"...per aver seguito le tue orme, per aver ereditato le tue idiozie, per non riuscire a smettere di fare del male a me e agli altri; odio me stesso più di qualsiasi altra cosa io conosca".
E guardavi la sua piccola fragile carcassa dileguarsi nell'aria, come cenere al vento. Da ciò che rimase dei suoi abiti consunti e sporchi, ora privi di un corpo su cui reggersi, scivolò via un oggetto. Ti abbassasti per guardarlo meglio, notando gli intarsi decorati d'arancio a incorniciare una vecchia foto. Notasti subito un padre e una madre, poi tre bambini -di cui solo uno era riconoscibile in volto.
Non ricordavi di aver mai sorriso così di gusto, in vita tua.
Lacrime imperlarono il vetro della foto.

Dopo qualche attimo, lasciasti scivolare dalle mani il vecchio ricordo.
Avresti cercato una via d'uscita, con qualche pensiero in più a farti da zavorra e un cuore sempre più appesantito da una maligna e intensa cappa di oscurità.
In qualche modo, cambiato.

******

Continua...



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pubblicato il 24/11/2013 21.02.42
flama87, ha scritto: https://www.facebook.com/flama87

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