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lavoro pubblicato sabato 23 novembre 2013
ultima lettura lunedì 29 giugno 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il parassita

di rominamarco. Letto 698 volte. Dallo scaffale Fantascienza

L'Aquila 1 era di ritorno. Sfrecciava nello spazio alla volta della Luna. Dietro di lei, il pianeta brillava azzurro sfumato sul viola ed era percorso da striature gialle. Nella Base Lunare Alfa, in sala comandi, il comandante John Koenig stava in pie...

L'Aquila 1 era di ritorno. Sfrecciava nello spazio alla volta della Luna. Dietro di lei, il pianeta brillava azzurro sfumato sul viola ed era percorso da striature gialle.

Nella Base Lunare Alfa, in sala comandi, il comandante John Koenig stava in piedi e fissava il grande schermo. Finalmente l'Aquila era ricomparsa alla vista dei sensori, dopo essere svanita completamente per alcune ore. Paul Morrow, seduto alla sua postazione, tentava di ristabilire il contatto video. Ebbe successo.


«Carter, riesce a sentirmi?» tuonò Koenig quasi cercando di arrivare a lui solo con la forza della voce.

Le interferenze sul monitor si diradarono e comparve il volto allegro di Alan Carter.

«E' andato tutto bene comandante, il blackout era dovuto alla densità delle nubi del pianeta, ma ora riusciamo a vedervi e a sentirvi benissimo».

«Cosa è successo laggiù? Voglio saperlo».

«Non è successo niente, comandante. Siamo scesi come previsto, è un mondo bello come la Terra».

«Siete scomparsi dalla vista degli strumenti e quel pianeta ha cambiato due volte il colore della sua atmosfera. È molto strano. Avete almeno raccolto i campioni?»

«Abbiamo tutto. Laggiù è meraviglioso, comandante. Non vedo l'ora di andarci a vivere!»

Il professor Victor Bergman, che fin'ora aveva osservato senza parlare, raggiunse il computer da cui fuoriusciva la striscia di carta appena stampata. Esaminò velocemente l'elaborato, poi si avvicinò a Koenig.

«John, tutti i dati inviati al computer sono positivi. Possiamo dare inizio all'Operazione Exodus».

«Prima voglio un'analisi di quei campioni, Victor. Non dobbiamo rischiare. Se abbandoniamo Alfa non devono esserci brutte sorprese».

«Ti riferisci al cambiamento di colore delle nuvole? Effettivamente è strano, ma il computer l'ha classificato come fenomeno dovuto alla luce riflessa della stella sui vapori esterni» il professore si grattava la testa «va bene, John. Ci lavorerò su».

«Bene,Victor. Abbiamo ancora quindici ore prima di superare il pianeta. Non sono molte ma devono bastare per indagare e, se vale la pena, per dare inizio all'Operazione Exodus».


Fu in quel momento che la porta scorrevole della sala comandi si aprì. Alan Carter entrò, camminava incerto, frastornato. Sembrava uno che si è appena ripreso da una sbornia. Tutti si voltarono a guardarlo, ma poi tornarono a fare quello che facevano prima... come se non lo avessero notato. Tutti, meno uno.

«Carter!» urlò Koenig. Non credeva ai suoi occhi.

Sbalordito, si voltò a guardare lo schermo: Alan Carter era saldamente alla guida dell'Aquila. Ma stava anche lì, davanti a lui. Entrato in sala comandi come se fosse un turista che arriva da chissà dove.

E la normalità che aveva intorno? Come era possibile che nessuno si fosse accorto dell'anomalia? Come facevano a non accorgersi di quello che stava succedendo? John Koenig, l'unico che sembrava in grado di percepire la realtà, si sentì solo.

Il professor Bergman lo osservò stupito.

«John, che ti succede? Sembra che tu abbia visto un fantasma».

Il fantasma c'era. Era lì, in mezzo a loro.

«Victor... non lo vedi? Come fai a non vederlo?» replicò Koenig e poi guardò gli altri. Pensò di essere in un incubo, gridò.

«Nessuno di voi lo vede, qui dentro?»

Nessuno lo vedeva, evidentemente. Lo squadrarono senza capire di che stesse parlando. Dove indicava lui, loro non vedevano niente.

John si avventò su Carter, lo afferrò per le spalle e lo scosse.

«Carter! Riesce a spiegarmi cosa sta succedendo? Lei è qui e a bordo dell'Aquila 1, come è possibile?» indicò deciso lo schermo «guardi!»

Proprio in quel momento un disturbo cancellò l'immagine. Alan alzò la testa e disse: «Guardare cosa?»

Paul Morrow tentò l'impossibile sulla sua consolle per ripristinare il collegamento, ma senza esito.

«La comunicazione si è interrotta, comandante».

Koenig non badò a lui, non badò agli altri. Tenne gli occhi fissi sulla faccia di Carter e non mollò la presa. Aspettava una spiegazione.

«Comandante... mi sono svegliato per terra, non so come sia arrivato lì... c'era quel tentacolo attorno al mio collo, ma a un certo punto mi ha lasciato. Non so perché, forse in quel momento si era indebolito».

«Quale tentacolo? Che sta dicendo?» spostò di poco Carter verso il professore.

«Victor: Alan è qui davanti a me, come puoi non vederlo?»

«Non lo vedo, John... perché non c'è. Forse sei vittima di un'allucinazione».

Poteva essere così. Per un attimo pensò di essere impazzito, cercò di scuotersi. Vedeva che tutti lo guardavano preoccupati. Anche Carter. E se continuava a vederlo forse c'era veramente. Forse... ma poteva anche essere solo il frutto della follia.

Decise di agire.

«Alan, può dimostrare quello che dice?»

«Posso mostrarle quel tentacolo, venga con me».

«Paul, prenda lei il comando».

«Sì, comandante».

Koenig si rivolse a Carter «andiamo» e insieme, si avviarono fuori dalla sala comandi.

«John, dove stai andando?» la domanda del professor Bergman non ebbe risposta, vide il comandante uscire e la porta scorrevole gli si chiuse davanti.


Utilizzarono la metropolitana che collegava l'enorme complesso di Alfa mediante una rete di gallerie sotterranee. Entrarono nel piccolo vagone, il portello si richiuse scorrendo e partirono.

Si stavano dirigendo verso gli hangar delle Aquila, quando per un attimo Koenig ebbe paura. Si trovava da solo in quell'ambiente così piccolo con Alan Carter, sempre che non si trattasse di un'allucinazione. Ma era sicuro che quello fosse il vero Carter? E quello che rientrava dalla missione a bordo dell'Aquila, allora? Chi era? Uno dei due doveva essere un falso e di conseguenza... gli si gelò il sangue nelle vene, doveva essere un'altra “cosa”. Una creatura aliena.

E un alieno che si presentava con l'aspetto di un membro di Alfa non poteva avere intenzioni amichevoli... questo era certo!


«Comandante!» Alan, allarmato, gli si avvicinò allungando la mano. Koenig d'istinto sganciò il fodero per estrarre il laser. Ma poi l'altro afferrò qualcosa che lui aveva addosso e di cui non si era accorto. Era un ramo, o un artiglio legnoso, ma poteva anche essere il “tentacolo” di cui avevano parlato prima.

«Ha perso forza, comandante. Come è successo con me». Alan lo toccò, stava incollato alla schiena solo in parte e si staccava, lo strappò del tutto. «Ho cominciato a vederlo ora, è comparso lentamente».

Koenig prese quella cosa che sembrava un tentacolo e se l'allontanò velocemente dal corpo. Entrambi la videro ritirarsi verso la parete e svanire nel nulla. Rimasero in silenzio per il resto del tragitto, atterriti.


Arrivarono a destinazione e andarono dove Alan Carter si era svegliato. Del tentacolo, naturalmente, non c'era traccia. Era sparito come l'altro, ritirato per magia dal corridoio. Tuttavia, non erano venuti fin qui per niente, c'era qualcosa di più importante da vedere che al pilota venne in mente in quel momento. Azionò un monitor di servizio e Koenig sgranò gli occhi.

«Non posso crederci!» esclamò.

Sullo schermo si vedeva l'Aquila 1, ferma nel suo hangar, spenta e inutilizzata.

«Non... non è mai partita» disse Koenig riordinando velocemente le idee... «abbiamo solo creduto di vederla decollare e qualcuno o qualcosa ci ha indotto a crederlo».

«Io dovevo essere alla guida» disse Alan «per questo il tentacolo mi ha tenuto fuori gioco, ma deve essergli andata storta e mi sono svegliato».

«Carter, attivi l'elevatore. Dobbiamo fare in modo che la nostra gente si svegli! Faremo uscire l'Aquila 1 sulla rampa, quando dalla sala comandi la vedranno sarà chiaro a tutti che l'altra è falsa».

«Bene».

«Io andrò alla sezione medica, forse Helen è ancora in sé e può darmi qualche farmaco da usare contro le allucinazioni».

Alan si diresse verso la prossima sezione, dove poteva controllare manualmente l'elevatore. Koenig, invece, prese l'altro corridoio. Quello che portava alla sezione medica.

Aprì la prima porta scorrevole e si trovò di fronte la dottoressa Helen Russell. Era venuta a cercarlo. Perché? Forse per la scenata in sala comandi?

La osservò bene, non aveva tentacoli addosso, o forse ce li aveva e a lui serviva ancora del tempo per riuscire a vederli. Forse perdere il contattò con quello che doveva essere un alieno semi invisibile nascosto chissà dove, non riportava immediatamente alla realtà. Forse si continuavano ancora per un po' a vedere le cose come non erano realmente.

Le disse tutto. Forse in modo troppo precipitoso, forse con troppa enfasi. Può darsi. Ma non aveva tempo e quindi andò giù a ruota libera. Il risultato fu deludente. Negli occhi di lei leggeva solo incredulità.

«John, non stai bene. Io posso aiutarti».

«Helen, devi credermi! Siamo minacciati. Alan me li ha fatti vedere, sono qui tra noi».

«No, John. Alan sta tornando, è alla guida dell'Aquila 1, l'abbiamo visto tutti partire. ascoltami, sono venuta a cercarti perché Victor mi ha detto che ti comportavi in modo strano. E devo dire che aveva ragione, lascia che faccia dei controlli su di te...»

Era tutto inutile, Koenig non poteva convincerla, l'abbandonò per andare veloce da Carter, l'unico uomo nella Base che ancora credeva in lui e quindi l'unico alleato. Corse in fondo al corridoio, aprì la porta scorrevole e entrò nell'altra sezione. Richiuse dietro di sé.

Carter non era arrivato molto lontano, lo trovò per terra con gli occhi sbarrati, si muoveva lentamente e aveva un tentacolo che gli si stringeva al collo. L'avevano ripreso.

«Carter! Si svegli!» afferrò quella cosa e cercò di strappargliela di dosso, ma era impossibile. Aveva una resistenza tremenda. Allora la seguì scorrendola con le mani per trovarne la fine. Sentì al tatto, la sua natura legnosa, sembrava di toccare un albero. Il tentacolo saliva in alto e sfumava nel nulla a pochi centimetri dal soffitto.

C'era una sola cosa da fare, Koenig impugnò il laser deciso a recidere quel cordone maledetto con la forza.

«John» si voltò e vide Helen, l'aveva seguito fin lì.

«Devi venire con me al centro medico, è per il tuo bene...» dietro di lei si aprì ancora la porta scorrevole e entrarono gli uomini della sicurezza.

Mentre si avvicinavano vide con terrore che in tutti, da dietro la schiena, partivano quei cordoni legnosi che salivano verso il soffitto. Anche Helen ne aveva uno, era attaccato dietro il suo collo e saliva su.

Riusciva a vederli. Su di lui l'illusione non aveva più effetto. Non era una gran notizia, però, se non riusciva a far sì che anche gli altri potessero svegliarsi.

Tentò un diversivo.«Va bene Helen, verrò con te».

Mentre gli uomini della sicurezza avanzavano, coperto dietro la dottoressa, regolò il laser per “stordire”. Poi con una mossa fulminea li colpì uno dopo l'altro e caddero a terra tramortiti.

«Fermati John» disse lei.

Lui puntò il laser, ma non se la sentì di sparare, abbassò l'arma, si voltò e corse via.


Ebbe una scena orribile davanti a sé mentre attraversava i settori della Base: c'erano quei tentacoli vegetali ovunque, scendevano dall'alto intersecandosi e generando una specie di giungla. Erano tutti attaccati a persone sdraiate sul pavimento, e queste sembrava che sognassero. Forse tutti quelli che aveva visto interagire con lui erano stati attivati al momento opportuno dall'entità aliena. Forse prima di vedere il doppio Alan anche lui e gli altri in sala comandi erano sdraiati a sognare. Forse...

Qualcuno dei sognanti, al suo passaggio si attivò, lentamente volse lo sguardo verso di lui, ma chissà quale immagine ingannevole arrivò nel cervello.

I rami tentacolati potevano essere attraversati, come fossero incorporei. Era un incubo senza logica e lui ci stava in mezzo.

Forse l'alieno non era ancora sulla Base, forse quei tentacoli erano un controllo mentale a distanza e ora l'entità o il mostro o cosa diavolo fosse, stava venendo qui. Doveva essere per forza così. Altrimenti che senso aveva far tornare una falsa Aquila?

Arrivò in un corridoio deserto, chiuse la porta scorrevole dietro di sé, si avventò sulla colonna per le comunicazioni e accese il video.

Si vedeva l'Aquila 1 che atterrava sulla rampa sollevando nuvole di polvere lunare. Non c'era più tempo, la creatura che minacciava Alfa veniva per finire le sue prede! Doveva fare qualcosa.

L'immagine sul monitor cambiò. Apparve il volto di Paul Morrow: «Attenzione, il comandante Koenig è impazzito, è molto pericoloso, bisogna fermarlo a tutti i costi».

John Koenig, stizzito, spense il video e fu la sua fortuna perché sullo schermo spento vide riflesso il tentacolo che gli arrivava da dietro per avvolgergli il collo.

Ebbe una reazione d'istinto, alzò il braccio e impedì la manovra. Subito si trovò a lottare disperatamente.

Con la mano ancora libera fece saltare la grata di areazione dei circuiti sulla colonna. Poi tirò. Trasse a sé il tentacolo con uno sforzo immane, riuscì a infilarlo fra collegamenti elettrici e microchip. Ne scaturì una fiammata, scintille schizzarono ovunque. Gli sembrò di udire qualcosa di simile ad un urlò che non aveva niente di umano. Il ramo tentacolato abbandonò la presa e si ritrasse con dolore.

Esausto per la lotta, Koenig, si afflosciò a terra. rimase appoggiato alla colonna, sua involontaria salvatrice. Alzò lo sguardo e vide il tentacolo sparire in alto, nel nulla.

Lentamente si alzò, raccolse le forze e riprese a correre verso la rampa, forse era ancora in tempo.


L'Aquila 1 era atterrata, il suo equipaggio era sceso. Chiunque fosse l'essere a bordo dell'astronave stava ora calpestando il suolo di Alfa.

Quando John Koenig irruppe nel corridoio che arrivava dalla rampa erano presenti il professor Bergman e la dottoressa Russell insieme ad altre persone, tra cui alcuni uomini della sicurezza. Alan Carter veniva avanti insieme al suo copilota.

John vide svanire il copilota, era solo un'illusione.

«Comandante, c'è qualcosa che non va?» disse Alan, aumentando il passo. Koenig non gli rispose, subito mirò agli uomini della sicurezza e li tramortì col laser. Poi regolò la potenza al massimo. Per “uccidere”. E puntò l'arma.

La puntò su colui che non poteva essere Alan Carter. La puntò sul mostro spaziale che minacciava la Base Lunare Alfa.

In quel momento gli arrivarono addosso i suoi uomini, dovevano fermarlo... lo credevano pazzo; lo buttarono a terra, il laser gli sfuggì di mano. Con presa ferrea lo tenero fermo.

Ormai l'avevano bloccato. Provò orrore per tutti quelli intorno a lui connessi a quei dannati cordoni. Si rivolse disperato al professore, era la sua ultima spiaggia.

«Victor! Siamo stati invasi! Quello non è Carter, siamo in pericolo! Devi credermi».

Il professore mantenne la sua espressione scettica e lo guardò con compassione.

Alan arrivò a pochi metri da loro. Ma c'era qualcosa che non andava, se ne accorsero tutti. Fu il suo sogghigno a fregarlo: quell'espressione di vittoria stampata in faccia stupì gli uomini che bloccavano il comandante e gradualmente allentarono la presa.

John Koenig si divincolò dalla stretta che lo imprigionava, raggiunse il laser, lo impugnò e aprì il fuoco sul bersaglio.

Investito dalla scarica energetica, quell'essere che imitava l'uomo, si incendiò. Perse il controllo sulle sue vittime e tutti videro com'era realmente. Somigliava ad un albero ma aveva aspetto umanoide. Dalla sua testa partivano i tentacoli, simili a tante radici che si moltiplicavano all'inverosimile per poi svanire nel nulla.

Bruciò!

Un urlo inumano scosse gli abitanti di Alfa, arrivando in ogni sezione, in ogni corridoio, in ogni stanza. In pochi secondi la creatura si consumò.


La gente cominciò a svegliarsi, a emergere dall'illusione. Il comandante Koenig se ne rese conto e si sentì sollevato, alcuni uomini accorsero con gli estintori per domare il fuoco, Victor e Helen lo aiutarono a rialzarsi. Lei lo guardava ancora frastornata, usciva in quel momento da un sogno, come tutti.

«John, cosa ci è successo?»

«E' tutto finito Helen, tutto finito...»


In sala comandi Paul Morrow sentì qualcosa che lo lasciava libero. Lo vide con la coda dell'occhio dissolversi. Cosa poteva essere? Uno strano tentacolo? O forse un ramo?

Tornò a guardare lo schermo davanti a lui, l'Aquila 1 sulla rampa non c'era più. Al suo posto troneggiava minacciosa un'astronave aliena, orrenda e irregolare. Qualcuno li stava attaccando, subito azionò l'allarme.




FINE



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