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lavoro pubblicato giovedì 21 novembre 2013
ultima lettura venerdì 15 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'inquieta Ragione

di DOMENICO DE FERRARO. Letto 459 volte. Dallo scaffale Viaggi

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L’INQUIETA RAGIONE

Sera fredda di fine novembre ,l’ombra dei ricordi passati, la voglia delle cose ancora da fare mi seguono passo dopo passo strada facendo fino a fuori alla stazione della metrò mentre faccio ritorno a casa tutto ad un tratto vedo un vecchio malconcio salire su un cornicione e urlare le sue miserie gridare il suo dolore di uomo cacciato di casa ubriaco , sporco di tanti peccati ,sporco di una esistenza che gli ha divorato il cuore . La reso avido e solo . Un vecchio uguale a tanti altri ,un uomo che ha vissuto troppo in fretta dentro e fuori un penitenziario. Un uomo che ha vissuto la sua vita dall’altra parte della strada sempre in acquato pronto a colpire la preda , pronto a far del male per nulla. “Aiutatemi vi prego, mia moglie e miei figli mi hanno cacciato di casa ,perché dicono che sono solo una disgrazia per loro , sono vecchio senza un soldo , dicono che bevo troppo vino che voglio vivere alle loro spalle , mi cacciano di casa come un cane rognoso , con un calcio nel sedere” La gente gli passa accanto incurante , qualcuno gli dà qualche moneta alcuni ragazzi ridono a vederlo così disperato ,tutti vanno verso casa con valigie colme di speranza o di cose inutili, cambiali , errori vari . La strada è un doloroso calvario non s’incontra nessuno quando se ne ha bisogno ,qualcuno che ti sappia sollevare, spiegare perché tanto soffrire. Ogni morale ritorna ad essere un dubbio filosofico e storico , momenti intimi fragili come le morte foglie sui rami in attesa d’ un alito di vento li porti via. Tra strade affollate inseguendo storie passate s’ incontrano strani personaggi vite consumate troppo in fretta ,la fantasia sembra plasmare l’evento atteso, dar volto alla solitudine , all’inquietudine dei giorni avvenire. Sarà follia penserà qualcuno da sotto il capello, osservare declamare versi al vento , spoglie d’un misera vita in cui un ricordo ,un profondo dolore bussa ogni sera alla porta , per entrare ed essere ascoltato . Con l’avvicinarsi delle festività case e negozi luccicano nel buio , così sarà presto natale , poi capodanno , sarà quello che sarà ma io non sono più io. Seguire il divenire per rime , incamminarsi insieme nei perduti labirinti intellettivi ,inseguendo lirismi e piagnistei. Ripenso a quel mio personaggio costretto a vivere da solo in una squallida baracca alla periferia della città ,aveva imparato a rubare pensieri felici ,aveva imparato a sorridere alla vita, allo schiaffo, al calcio nel sedere ,aveva imparato a sue spese ad essere solo. Fu per questo rinchiuso in carcere, perché preso in fragrante a rubare sogni ad un vagabondo che dormiva beato su una panchina all’interno d’ una villa comunale . Gli trafugò le sue gioie, gli rubò l’ultimo suo momento felice e scappò per strade addobbate di mille luci saltando come matto. Un povero ladro di sogni , una volta in carcere tentò di evadere di fuggire via , ma fu tutto inutile ,ombre malvagi, incubi , vennero ogni notte a tormentare il suo riposo, dovette così aspettare che finisse l’intera sua condanna per ritornare a dormire in pace. Ora ritorno su i miei passi ,tra i righi dei miei fogli il silenzio regna sovrano come tra le brulle campagne . S’ ode da lontano ,da giardini ed orti il canto dei morti. Si vede dalla finestra un cader fragile di foglie con su scritto tanti bei pensieri, si leggono li sopra poemi e drammi , nuove novelle , tragedie antiche che inebriano lo spirito d’ amore e calmano così la mente inquieta in preda ai fantasmi della ragione poetica.



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