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lavoro pubblicato venerdì 15 novembre 2013
ultima lettura sabato 15 giugno 2019

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Incontri ravvicinati

di Poetto. Letto 1068 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Non ho mai creduto agli Ufo, per me erano delle fandonie buone per i soliti creduloni. Quando Albert, un collega di lavoro, mi racconta di aver visto delle strane luci nella strada che entrambi percorriamo per andare a lavoro, non penso nel modo pi&ug......

Incontri ravvicinati




Non ho mai creduto agli Ufo, per me erano delle fandonie buone per i soliti creduloni.

Quando Albert, un collega di lavoro, mi racconta di aver visto delle strane luci nella strada che entrambi percorriamo per andare a lavoro, non penso nel modo più assoluto a qualcosa di extraterrestre, anzi non do' molto peso alla cosa.

Martedì 5 dicembre, il freddo è intenso ma dentro l'auto non si sente.

Percorro la statale, a 80 chilometri l'ora, per andare a lavoro; sulla mia destra vedo delle luci, inizialmente penso ad un elicottero solo che non sento il classico suono delle pale.

Queste luci sembrano seguirmi, non riesco a capire dove sia la loro fonte.

Continuo a procedere sempre seguito da queste misteriose luci.

Ad un certo punto l'auto si spegne, prosegue per un po' per inerzia poi si ferma.

Esco dall'auto, apro il cofano per vedere se sia possibile rimetterla in moto, nulla, tutto sembra essere apposto, per lo meno per me, che non sono un meccanico.

Prendo il telefono per chiamare i soccorsi stradali, non riesco a chiamare, non c'è campo, non posso neanche avvertire a lavoro.

Entro in auto e aspetto che passi qualche macchina, passano i minuti ma nulla, intanto quella luce è ancora presente anche se si è allontanata di un bel po'.

Cerco di capire se nelle vicinanze ci sia un'abitazione, cammino per un po' ma non trovo nulla.

Torno verso l'auto sperando in qualche auto di passaggio.

Aspetto due, tre, cinque minuti ma anziché vedere un auto mi trovo davanti un enorme mezzo circolare che sta a venti metri, circa, dal suolo.

Mi domando cosa possa essere, quello è il mio ultimo ricordo.

Mi ritrovo cosciente, con il volante tra le mani e l'auto in marcia, a dieci chilometri di distanza dal punto dove si era fermata la macchina, senza rendermi conto di come ci sia arrivato.

Nella mia memoria c'è un buco di tre ore, non ricordo nulla di nulla.

A casa, mia moglie, mi domanda cosa sia successo, la guardo con aria da ebete, non so che dirle.

Si è fermata l'auto, nessuna macchina passava per quel cavolo di strada e in più il telefonino non funzionava, siccome non funzionava ho dovuto cercare qualcuno... insomma ho messo più tempo di quanto pensassi. Quella è una zona abbastanza isolata!” dico questo a Clara, mia moglie, lei mi guarda con aria indecisa.

La verità è che neanche io so cosa sia successo.

Passa un mese esatto da quel strano “incontro”.

Visto che non ne ho parlato con nessuno, nessuno sa quello che mi è accaduto.

Non riesco a darmi una spiegazione, qualsiasi ragionevole ipotesi si scioglie come neve al sole.

Cosa è successo quel giorno? Non si sa, nessuna spiegazione regge.

Quella notte, al mese esatto da quell'evento, dei dolori fortissimi mi fanno finire in pronto soccorso.

Mia moglie preoccupata mi porta al Saint Patrick Hospital, qui mi fanno centomila domande alla fine la dottoressa di turno decide di farmi una serie di analisi.

  • - Senta, non voglio allarmarla ma dagli esami risultano sia dei calcoli renali che gli hanno causato i dolori, sia una piccola massa di natura da definire... gli consiglio di vedere il prima possibile la natura di questa massa.

Mia moglie, preoccupatissima, subissa di domande la dottoressa.

Circa un mese prima dell'incontro nella statale avevo fatto degli esami medici per l'azienda e non era stata trovata nessuna massa, mi viene il dubbio che questa, in qualche modo, non saprei dire come, sia collegata a quell'evento.

Inizia per me un calvario di visite, esami strumentali, del sangue, il medico mi propone una biopsia per determinare la natura della massa, che, in base alla sua ammissione, i vari esami non sono ancora riusciti a stabilire.

Nel frattempo che aspetto la chiamata dell'ospedale per la biopsia, rientro a lavoro.

Sto percorrendo la solita strada quando l'auto si ferma di nuovo.

Questa volta, visto cosa era successo nella precedente occasione, sono spaventato.

Riappare, come la volta prima, l'enorme oggetto volante.

Apro lo sportello dell'auto e cerco di darmela a gambe, non voglio essere coinvolto in questa storia.

Faccio tre passi poi, come se una forza invisibile mi bloccasse, mi fermo, la stessa forza mi fa girare verso l'enorme mezzo.

Tre esserini grigi con un gran testone sono nelle strada e si dirigono verso di me.

Io non riesco a fare nulla, poi uno di questi mi punta un aggeggio dal quale esce un raggio giallo, mi ritrovo a mezz'aria, a tre metri dal livello stradale, non so come ma sto fluttuando come un palloncino.

Senza che nessuno mi tocchi mi trovo a fluttuare verso l'interno dell'oggetto volante.




Rientro a casa alla solita ora, uno strano silenzio mi mette subito in agitazione.

Carl, mio marito, dovrebbe essere già a casa.

Controllo tutte le stanze ma nulla.

Carl è solito, come torna a casa, accendere la televisione e metterla a volume alto, è solito creare un disordine tale da far capire subito, anche senza vederlo, che lui è in casa.

Prendo il telefonino e chiamo, nulla! Numero non raggiungibile.

Chiamo a lavoro, potrebbe aver fatto tardi per qualche motivo, scopro che a lavoro non è mai arrivato, anche loro hanno provato a chiamarlo al cellulare, e anche a casa; vedo ora che hanno provato a chiamare anche a me, solo che, a lavoro, lascio spento il telefonino.

Chiamo negli ospedali della zona, nulla! Nessun Carl Oberman risulta essere stato assistito, nelle ultime ventiquattro ore, dalle loro strutture.

Chiamo la polizia per comunicare la scomparsa di Carl, dicendo anche che la strada che percorre per andare a lavoro è poco frequentata; d'inverno, con il ghiaccio, diventa anche molto pericolosa, gli dico di aver già chiamato sia a lavoro che da parenti e amici senza risultato.

Chiamo mio fratello Johnny, gli chiedo di accompagnarmi nella strada di Carl, non voglio essere sola se dovessi trovarlo dentro un burrone.

Al chilometro undici della famigerata strada vediamo i lampeggianti della polizia.

Ci fermiamo anche noi.

L'auto di Carl è lì, con lo sportello aperto.

  • - Sono la moglie di Carl Oberman, vi ho chiamato io... l'avete trovato?

  • - No signora. Stiamo perlustrando la zona. Abbiamo visto che l'auto ha le chiavi inserite ma il motore è spento. Abbiamo provato a mettere in moto ma non parte...forse è andato a cercare aiuto e si è fermato in qualche casa. Lei, al telefono, ha detto che il suo telefonino, in questa zona, non prendeva.

  • - Questa è una zona poco abitata... c'è poco, molto poco, campo... non gli conveniva aspettare in macchina qualche altra auto?

  • - Forse l'ha fatto... di questi tempi sono pochi a fermarsi quando vedono uno sconosciuto per strada... può aver deciso di cercare una casa e chiedere lì aiuto.

Passano i giorni ma di Carl nessuna notizia.

Vengono utilizzati i cani per cercarlo ma questi non riescono a trovare nessuna traccia.

Le tracce si fermano qui... poco dopo la sua auto” dice uno degli agenti a voce bassa.

Un agente vede la mia faccia perplessa, “ Vede signora – mi dice quell'agente - la nostra è la polizia di una piccola cittadina... non disponiamo dei mezzi di una grande città... gli agenti con i cani sono arrivati questa mattina... è possibile che le tracce, con il freddo, con la pioggia, a distanza di giorni, si siano cancellate... oppure, cosa più probabile, qualcuno gli ha dato un passaggio in auto”

Gli agenti che seguono il caso mi fanno centomila domande, continuano a domandarmi dello stato di salute di Carl, dico loro, per l'ennesima volta, che era in attesa di una chiamata dell'ospedale, la sua voglia di vivere era grande, “dobbiamo considerare qualunque ipotesi”, mi dicono.

Sono sempre disponibile per le indagini solo che non vedo ancora risultati.

Dopo un terribile mese senza notizie, incomincio a perdere le speranze.

Sono anche stufa delle insinuazioni di certe persone, compresi alcuni agenti, secondo cui Carl sarebbe fuggito, scappato da una moglie insopportabile... delle vere e proprie cattiverie che non fanno altro che esasperarmi.

Per fortuna gli investigatori che seguono il caso si sono resi conto che, se fosse stato veramente un allontanamento volontario, non avrebbe lasciato l'auto in mezzo alla strada, inoltre il mezzo si era bloccato, il motore non funzionava, loro pensano, cosa che mi hanno detto a denti stretti perché hanno visto come sono emotiva, che Carl sia rimasto vittima di balordi che, vedendolo solo davanti all'auto in panne, possono aver deciso di farlo salire sul proprio mezzo e poi rapinarlo, rapina andata evidentemente male.

Sono passati tre mesi. Nessuna traccia di Carl, le sue carte di credito non sono state usate, nessuno ha utilizzato il suo cellulare.

Le ricerche effettuate nella campagna non hanno dato alcun risultato.

La zona è talmente vasta che per controllarla ci vorrebbero tante persone, inoltre Carl può, come pensano gli investigatori, aver preso un passaggio da qualcuno che poi può averlo aggredito e seppellito chissà dove.

Temo che l'ipotesi degli investigatori, ossia della rapina finita in tragedia, sia la più logica di tutte.






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