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lavoro pubblicato martedì 12 novembre 2013
ultima lettura sabato 16 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

...of darkness - Cap. IV

di flama87. Letto 819 volte. Dallo scaffale Fantasia

“La vendetta può essere una strada lunga e tortuosa, figlio mio. E sai dove finisce? Io lo scoprirò molto presto!”..........

Capitolo IV ...di prigioni e prigionieri

Era sgradevole il freddo, specie quando risaliva sulla tua schiena senza alcuna discrezione. E trovava sempre i modi per farti pesare la sua presenza, fino ai limiti della sopportazione. Però quello che avvertivi non era quel genere di freddo che entra nelle ossa -era più sgradevole, a tratti angosciante e quasi consapevole del male che ti faceva. Avevi gli occhi sbarrati su delle finestre aperte, la luce era così intensa che non riuscivi a scorgere fuori. Eri sicuro che il vento spostasse gli alberi sul fiume, che l'aria odorasse, come sempre, delle auto che sfrecciavano occasionalmente sotto casa tua. Un brivido risalì lungo la tua schiena pizzicando le corde della tua tensione, tese e risonanti come quelle dei violini. Lentamente ti voltasti, era come se il mondo non aspettasse che te, prima di riprendere il suo movimento.
La porta spalancata della cucina lasciava intravedere uno scenario che non ti era affatto nuovo, per quanto conservasse la propria originale sgradevolezza ogni qual volta che ti si ripresentava. Figure di nebbia dai tratti umani si agitavano, gridavano, litigavano e si lanciavano ogni sorta di oggetto a loro portata. Il frastuono ti impediva di capire cosa si dicessero, ma non durò comunque molto... la figura più grande e minacciosa si avventò contro quella femminile, solo per essere intercettata dalla terza sagoma.
"Non farlo!" gridasti, vinto da chissà quale istinto. Ciò non impedì alla lama di affondare nel ventre dell'altro, facendolo sgretolare come sabbia. E quando l'esile e fragile figuro si voltò a guardarti, un'ondata nera come pece straripò da lui e ti sommerse fino ad affogarti.

Balzasti dal tuo giaciglio, respirando affannosamente e tirando, irregolarmente, ampie boccate d'aria. Sentivi il tuo corpo congelato, per via del contatto con la roccia umida e infreddolita. Gocce d'acqua picchettavano dalle infiltrazioni, cadendo più o meno ovunque in quella prigione.
Fu la prima cosa che notasti, una volta ricompostoti: sbarre ti separavano dalla libertà, l'oscurità opprimeva la tua vista, il fetore di marcio e putridume acuiva il tuo senso d'inquietudine. A dispetto del dolore al costato, cercasti di metterti a sedere giusto per notare che i tuoi abiti erano zuppi, di qualcosa che avrebbe dovuto essere acqua. A giudicare però dalle pozzanghere disseminate alla rinfusa, e dal fatto che fossero così sporche da sembrare composte di fango, non eri più sicuro di che cosa tu fossi fradicio. Un problema comunque secondario se rapportato all'assenza di una fessura che delle all'esterno, quanto meno per farti abbracciare uno spicchio di cielo o lasciar filtrare una fetta di luce. Dalle rocce che componevano le pareti, oltre che dal fatto che l'acqua sgorgasse in rivoli da quasi ogni lato, eri certo che quel luogo fosse stato scavato a metri e metri sotto al suolo. Ma come detto, non era un problema principale... il tuo sogno ti aveva messo davanti ad una nuova realtà: c'erano molte cose che non ricordavi, velate nel tuo cuore come da un manto.
D'improvviso, un colpo di tosse. No, non era il tuo -tu non avevi tossito. Colto alla sprovvista, spaventato, ti guardasti in giro allarmato. Fatta eccezione per il buio, le macchie di sporco e le sbarre, non vedevi nessuno... Il secondo colpo di tosse provenne dall'esterno della cella, ne eri sicuro!
"Chi sei? Fatti vedere!" lo sgomento aumentò il tono della tua voce.
Ed eccolo sgusciare brevemente dove l'ombra era meno fitta, dove potevi scorgere per qualche attimo la sua taglia minuta e le dita scheletriche. La sua fuga però troppo lesta per farti cogliere altro, se non che era terribilmente vicino. Fortuna che le sbarre sembravano tenerlo a distanza.
"Che sorpresa: tu chiedi a me chi io sia. Fingi di non sapere o non sai di fingere?" lo sentivi parlare da un angolo, completamente avvolto dal buio.
"Rispondimi!" incalzasti tu, sempre più spaventato.
La sagoma parve ciondolare con il capo, lo deducevi al movimento dei suoi occhi ingialliti. Si fece brevemente avanti, dove ormai i tuoi occhi, abituati alle tenebre, poterono scorgere le sue fattezze: era piccolo, tozzo, avvolto da un saio lercio, ruvido in volto da una lunga barba incolta.
Strinse le mani rinsecchite attorno alle sbarre: "Chi altro potrei essere, se non tuo padre?"
"Bugiardo!" gridasti, ma cosa ti spinse a dargli del bugiardo?
L'altro parve ridere, ma mai sorriso più oscuro turbò il tuo animo. L'acqua putrida si infilava ancora nei tuoi abiti: il timore dell'altro ti impediva di spostarti.
"Io sono bugiardo ma chi mente sei tu. Credevi che non ti riconoscessi? Davvero pensavi che la mia vecchiaia, in queste segrete, potessero avvizzire la mia memoria? Oh no! Oh no, no! Affatto, perché io ti riconosco, e nel buio ti vedo. Io ti vedo e so chi sei. E non puoi scapparmi".
Cercasti una via di fuga, laddove solo le parole potevano salvarti: "Non so di cosa parli! Non ti conosco!"
"E' così, tu menti sapendo di mentire!" replicò lui, quasi ringhiando. "Come potrei non riconoscerti? Come potrei! Tu mi hai gettato qui, tu sangue del mio sangue mi hai esiliato nelle tenebre!"
Improvvisamente ti alzasti. Era come se tutta la tua rabbia, repressa per chissà quanto tempo, stesse trovando un vulcano dove esplodere. Tutto tremò, dalla terra all'aria, dalla prigione al cielo, dalla tenebre a quell'essere ripugnante. "La mia pazienza ha un limite!"
Quell'altro non sembrava però spaventato. "Cos'è, ancora non mi riconosci? Forse sei tu che sei avvizzito, nel buio. O forse non vuoi accettare la realtà?"
"Io non ho mai avuto un padre e anche se non fosse, non saresti di certo tu!"
Lui inclinò leggermente il capo, il dubbio non esisteva nei suoi occhi.
"Guardami bene! Guarda bene il mio volto! Sei sicuro di ciò che hai detto?", continuasti tu, ingrossando la voce.
Lui parve rifletterci, brevemente. "Se tu non sei lui, perché sei la sua esatta immagine?" Quindi allungò una mano oltre le sbarre, come a volerti afferrare. Le dita cadaveriche e nodose si agitavano, con fare sgradevole. "Ma tu stai mentendo, certo. Ti nascondi e hai paura della mia vendetta e menti per salvarti".
Tentasti un ultima carta: "Perché allora venire qui e farmi rinchiudere, sapendo che ci sei anche tu?"
"Perché il male che hai fatto ti è tornato indietro. Ciò che hai fatto a me è stato fatto a te, e così eccoti qui. E forse sarà anche come dici ma non mi importa: non perderò questa ghiotta occasione". Con l'altra mano rovistò le sue vesti logore facendo uscire da esse un oggetto dalla forma aguzza e scintillante, in pare scheggiato ma ancora fatale. Preso dal panico, cadesti all'indietro e ringraziasti il cielo che le sbarre fossero lì a separarti da lui.
La sua sagoma esile si strinse, le sue ossa scricchiolarono e si schiacciarono in maniera innaturale. Come un gatto in una cancellata, ma più nero e inquietante, quel maledetto sgusciò oltre e fu nella cella. Gli ci volle poi un balzo per svanire nel buio, affinché ricadesse su di te schiacciandoti sul letto di pietra e fieno. Potevi sentire il suo fiato pesante sul collo mentre rideva, intanto che faceva scivolare la lama sul tuo collo.
"La vendetta può essere una strada lunga e tortuosa, figlio mio. Dove finisce lo scopriremo presto!"
Quando eri ormai sicuro che fosse finita un miracolo accorse in tuo aiuto. La lama del tuo aggressore si fermò a pochi centimetri dalla pelle, mentre si girava di scatto a guardare il corridoio. Inizialmente non ne era sicuro, come non lo eri nemmeno tu -un attimo dopo il chiaro suono di passi allertò entrambi. L'uomo vecchio e incavato dal rancore proruppe in una bestemmia, balzando verso l'ignoto. La sua fuga ravvivò il tuo desiderio di rialzarti, ma solo quando fosti completamente in piedi ti fu possibile guardare negli occhi il tuo salvatore.
"Non abbiamo molto tempo. Sbrigati".
Il Cavaliere che ti aveva condotto da sua maestà stava adesso aprendo la cella. Dal modo con cui parlava e dalla fretta che stava mettendoti, eri sicuro che le sue azioni non fossero il risultato delle volontà del Sovrano. Che lo stesse tradendo?
"Perché mi liberi?"
"Non ho tempo per spiegare. Muoviamoci!" replicò lui, prendendoti per un braccio.
Come la prima volta che l'avevi incontrato anche adesso stava conducendoti chissà dove ma non più contro la tua volontà: anche senza di lui, non saresti rimasto un minuto di più in quella cella, sapendo che quel vecchio era nascosto nell'ombra. Coltello alla mano.

******

Continua....



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pubblicato il 13/11/2013 14.51.54
flama87, ha scritto: https://www.facebook.com/flama87

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