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lavoro pubblicato lunedì 11 novembre 2013
ultima lettura lunedì 20 maggio 2019

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Speranza

di skyland78. Letto 758 volte. Dallo scaffale Fantascienza

I Le ruote del warthog giravano veloci sul terreno polveroso alzando una leggera nube di polvere bianca, trasportando due passeggeri, il tenente Dredd Style e lo Spartan 028.Per quanto si sforzasse di rimanere se stesso, non ci riusciva, da sempre...


I

Le ruote del warthog giravano veloci sul terreno polveroso alzando una leggera nube di polvere bianca, trasportando due passeggeri, il tenente Dredd Style e lo Spartan 028.
Per quanto si sforzasse di rimanere se stesso, non ci riusciva, da sempre nella sua vita era stato un uomo di poche parole, un uomo d'azione, per nulla imperturbabile, per lui era naturale sputare ordini ai suoi uomini e pretendere che venissero eseguiti al meglio, era sempre stato un marine da quando ne aveva memoria.
Ma quel giorno la sua mascella quadrata e la sua fronte ampia non riuscivano a nascondere il nervosismo e la pressione, persino i suoi muscoli avevano bisogno di scaricarsi tanto che il volante ne stava facendo le spese.
Il tenente aveva molta fretta, moltissima, lo Spartan che stava trasportando stava lottando tra la vita e la morte, il monitor del warthog, collegato Wi-Fi con la pesante mjolnir del suo passeggero mostrava un tracciato cardiaco molto lento, di certo non sapeva quale fosse il ritmo cardiaco normale per uno Spartan ma sapeva per certo che un'anomalia ritmica di quel tipo non poteva essere normale nemmeno per un super soldato.
L'unica cosa che sapeva era che era una donna e dove l'aveva trovata, due giorni di warthog da dove si trovava, ferita ed incapace di camminare.
Da un grosso foro sul fianco destro della mjolnir fuoriusciva una sostanza scura e molto densa, era bioschiuma, una sostanza altamente protettiva e rigenerante in dotazione a i militari dell'UNSC, ma ai marines era fornita in bombolette blu con una sigla gialla: biofoam 3.45, l'aveva usata una sola volta e dall'odore sembrava più che altro una gelatina di mirtilli, piuttosto che qualcosa che avrebbe potuto salvare vite umane o quantomeno rendere il trapasso più confortevole.
Ne aveva sentito parlare, le armature degli Spartan erano dotate di tutti i confort: numerosi strati di titanio tripla A incredibilmente sottili per una efficacissima protezione a quasi tutte le armi da fuoco tradizionali.... e non, un sistema di puntamento collegato con il proprio fucile d'assalto, un Hud che riportava tutte le informazioni necessarie riguardanti la zona di sbarco, il punto di arrivo, il tempo massimo per la missione, numero di munizioni disponibili e descrizione dettagliata dell'arma utilizzata, qualsiasi essa fosse, dati che il cervellone della mjolnir prendeva da uno scanner esterno posizionato sul caso dell'armatura. La precisione dello scanner era dovuto al nuovo sistema a fotoni passivi che avevano la capacità di oltrepassare tutte le strutture e radiografarne l'intero sistema nei più piccoli dettagli; per poi finire con un alloggiamento per una AI di ultima generazione che guidava il super soldato in tutta la missione e per alcuni per tutta la vita.
Non aveva idea se la AI del suo passeggero fosse ancora dentro l'armatura, anche perché sembrava che lo Spartan fosse morta poco dopo che la aveva raccolta in quelle condizioni. Sapeva che era viva al momento del loro incontro solo perché le aveva detto di recarsi al P.E. definito da coordinate GPS, poi quando la aveva aiutata a sedersi sul warthog più nulla se non il monotono bip bip del monitor.
Più volte aveva cercato di comunicare ma niente.
Era passato da poco il tramonto e le tenebre stavano prendendo il sopravvento sulla luce, il tenente decise di fermarsi su di un'altura poco lontano, in questo modo era padrone di tutta la visuale della piana dove si trovava da ormai due giorni, con il binocolo poteva vedere a miglia di distanza.
Scrutò brevemente l'orizzonte a 360 gradi e si assicurò di essere solo ed attese che il tempo passasse per riposare. Con l'arrivo della notte giunsero anche recenti ricordi che bruciavano più delle ferite di cui era intriso il suo corpo ma ciò che lo rendeva schiavo del dolore era il ricordo dell'ultimo assalto dei Covenant, lo squadrone di elites che alcuni giorni prima aveva massacrato tutta la sua squadra di 20 pluridecorati marines, tutti morti; eccetto lui soltanto perché al momento giusto si trovava dietro uno scorpion che lo aveva protetto dalla micidiale furia delle armi degli elites, che facevano sembrare un temporale estivo una pioggerellina primaverile, con una sola differenza, piovevano proiettili al plasma! Dopo 3 giorni di combattimento, finite le munizioni, gli elites presero il sopravvento e spazzarono via tutti. Style si era salvato perché lo Scorpion dietro il quale si era riparato aveva ancora un ultimo colpo in canna, non dal cannone che ormai era divelto ma dall'esplosivo di cui lo aveva imbottito e le celle a combustibile altamente instabili una volta tolto il supporto radioattivo che alimenta la gabbia di Faraday che le contenevano.
Al momento opportuno con una fulminea mossa lanciò una granata al plasma all'interno del cofano motore dello scorpion, rapidamente si gettò giù da una rupe. L'esplosione generò un tale boato che lo rese quasi sordo per almeno un giorno ed una luce che lo avrebbe sicuramente acciecato se la avesse guardata. Grazie alla posizione ribassata e difesa dalle rocce l'unico effetto dell'esplosione di cui risentì fu solo uno spostamento d'aria così potente che dopo dieci minuti dall'esplosione ne sentiva ancora gli effetti sulla pelle.
Sapeva che i motori dello scorpion avrebbero potuto spostare una montagna, ma mai avrebbe pensato che sprigionando tutta quella potenza in un solo secondo avrebbe disintegrato una collina e raso al suolo tutto nel raggio di chilometri e fortunatamente, solo per lui, anche gli elites di cui erano rimaste a mala pena alcune tracce.
Dopo un giorno perso a riprendersi dal trambusto, a riprendere l'equilibrio ed a ringraziare la fune che lo aveva tenuto legato ad uno sperone di roccia poco al di sotto della piana.
il tenete Dredd aveva cominciato a camminare verso nord, dove sapeva esserci un contingente di superstiti. Ci mise due giorni ad arrivare e quando giunse all'accampamento scoprì, con suo grande stupore ed incredulità, che era stato abbandonato, non c'era più nessuno, nessun comandante, nessun maledetto colonnello e per di più sembrava che fossero spariti in pochissimo tempo. I mezzi erano ancora carichi ed i computer ancora in fase di avvio. Tutti erano partiti dopo l'attacco degli elites credendo che la squadra eagle 372 fosse stata spazzata via, ed in effetti quella era la verità fatta eccezione per lui solo. Si sedette a riprendere fiato, rimase all'accampamento per un altro giorno per riordinare le idee. L'indomani fece fruttare il suo addestramento, fece una lista di quanto assolutamente necessario, quindi inventariò tutto quello che poteva essergli utile, raccolse quanto poteva, armi, granate, munizioni, lanciarazzi, GPS, radio ed ovviamente razioni di cibo.
Passò un altro giorno in quel posto desolato, da solo con gli spettri di quello che gli era appena accaduto. Si rese conto di essere ancora vivo solo quando l'udito gli tornò e poté finalmente sentire che la radio dava solo quello che in gergo militare viene definito come STATICA, nessuno era in ascolto su quelle frequenze, era da solo su di un pianeta alieno.
Doveva andarsene, ma da che parte, a sud trovava solo morte e coltelli che si infilavano nelle ferite aperte, infette dalla morte dei suoi compagni.
Solo, superstite frastornato, studiò la carta della regione e notò che a nord ovest avrebbe dovuto trovare una piccola città, se città si poteva definire un posto con 50 anime tutte aliene! In mancanza di opzioni decise di abbandonare quel posto una volta per tutte. Prese il warthog con le celle ancora al massimo e si diresse a nord ovest.
Guidando, le lacrime gli scorrevano sulle guance, non era il vento, ma la disperazione, sperava di trovare qualcuno con cui condividere le sue sensazioni, gli alieni, anche se in quel frangente l'alieno era lui, mai avrebbero potuto capirlo né tantomeno avrebbero potuto capire il suo stato d'animo.
Quando giunse nella cittadina incontrò alcuni abitanti, più simili a bambini con ginocchia d'uccello che altro, completamente ricoperti di peli, che lo guardavano con curiosità ma non con timore, del resto ormai gli umani non erano più una sorpresa per loro e li consideravano quasi come fossero vicini di casa molto rumorosi con oggetti luminosi molto curiosi.
Sì fermò in mezzo al villaggio e cercando di comunicare, uno di loro lo condusse in una costruzione con un'entrata abbastanza grande da far passare un umano, pensò si trattasse di un luogo di culto viste tutte le candele fatte di cera estratta dalle piante lì in torno.
La costruzione non era dissimile dalle altre, era soltanto più alta, sembrava quasi fosse stata costruita a posta, anche perché il fango sembrava essere ancora fresco e l'odore di umido era ancora forte. Entrando vide un giaciglio inventato, era composto più che altro da erba seccata al sole ma ciò che rapì la sua attenzione non fu tanto dove lo avessero portato ma piuttosto chi era adagiato sul letto improvvisato: uno Spartan. L'armatura era annerita da bruciature di plasma, erano visibili, inoltre, molti segni di aghi, e profonde scalfitture presumibilmente di spade elites, era ancora possibile vedere i colori di fondo dell'armatura: bianco e blu. Sembrava che quella mjolnir avesse molte cose da raccontare ma molta poca voglia di parlare, inoltre si vedeva chiaramente un foro sul fianco destro da cui fuoriusciva una gran quantità di bioschiuma. Non ea una grande notizia, per quanto ne sapeva avrebbe potuto essere morto da giorni se non fosse che d'un tratto lo Spartan si mosse e dagli speaker dell'armatura udì:
"P.E. 49E-38N Sam 028"
Dalla voce capi che era una donna ma dopo quel contatto niente di più. Non appena la caricò sul sedile dal warthog il monitor mostrò un tracciato cardiaco molto irregolare e a parte il bip bip del monitor ed il rumore del motore per 3 giorni non ci fu altra compagnia per il tenente Dredd Style.

Sull'altura poteva vedere a miglia di distanza e con suo sollievo non vide nessuno, il sollievo era più per l'assenza di Covenant che altro, certo se avesse visto qualcuno dei suoi ne sarebbe stato lieto.
Non mancava molto, forse ancora un giorno o poco più per la salvezza, pensò che avrebbe dovuto esserci una qualche nave stealth lassù che li aspettava, o meglio aspettava lo Spartan perché ormai di vedere marines di certo non se lo aspettavano.
Ma gli bastava, era tutto per lui, non ambiva a tronare sulla Terra, non aveva nessuno che lo aspettasse, solo ricordi e niente di più, voleva tornare di nuovo nella pancia di uno di quei grossi bestioni che montano un reattore Shaw-Fushicawa per saltare nell'iperspazio e poi unirsi di nuovo ad una squadra e fare a pezzi quei bastardi cerca rottami che gli avevano portato via così tanto.
Con le tenebre arrivò anche il freddo, non poteva accendere un fuoco per scaldarsi, eventuali nemici lo avrebbero notato a miglia di distanza, decise di restare sul sedile e riposarsi anche se avrebbe dovuto svegliarsi ogni 2 ore per monitorare la sua passeggera.
Verso le 4 del mattino, ora del warthog, quella era la sua nave adesso, vide che il tracciato sul monitor era più regolare, toccò lo schermo e vide che il battito si era normalizzato da poco più di un'ora e mezza, poco dopo che si sera addormentato, ne fu lieto, forse avrebbe avuto qualcuno con cui parlare, disse a voce alta" coraggio Sam ci siamo quasi, ancora uno sforzo, non mollare, hai fatto tanto finora", in cuor suo sperò in una risposta che non arrivò ma a quel punto si fece bastare il tracciato regolare. Si mise a dormire.
Due ore e mezzo più tardi il sole non era ancora sorto, come ogni giorno del resto, il periodo di rotazione attorno all'asse del pianeta era di 43.30 ore, quindi la notte durava quasi quanto un giorno terrestre, a quell'ora non si aspettò di vedere nulla nella notte e così fu; diede una fugace occhiata al monitor e vide il tracciato ancora regolare e le pulsazioni più forti, saturazione e pressione in aumento: lo Spartan si stava riprendendo, certo non sapeva da quanto era in quelle condizioni ma i segnali erano incoraggianti.
Una volta di più si mise a dormire e contemporaneamente a vendere cara la pelle nella sua ultima battaglia, tutto gli rivenne in sogno, i suoi amici e compagni, il momento prima dell'imboscata, vide di nuovo Kai, Smith, Iang, Dakota, Termini, Otis, Stem, Trizmizky, Bull e tutti gli altri cadere uno dopo l'altro, membra straziate dalle bombe al plasma, sentì di nuovo i sibili degli aghi al plasma sfrecciargli sopra la testa le urla ed i volti accecati dalla rabbia e degli avversari vide gli occhi gialli di un elite corrazzato di bianco e nero sempre più grandi e vicini, sangue e rumori.
Si svegliò di soprassalto poco prima di sentire il boato assordante che lo aveva salvato dalla morte. Con le mani sul volante si ricordò che oltre allo squadrone di elites scelti erano scomparsi anche i corpi dei suoi, nessuna targhetta da raccogliere, nessun occhio da chiudere dopo la morte, nessuno e niente ciò che lo aveva salvato, aveva inesorabilmente spazzato via ogni possibilità di rivedere i corpi dei suoi amici. Pianse.
la fioca luce del monitor illuminava blandamente l'abitacolo aperto del warthog, sentì le lacrime solcargli le guance, e con la testa rivolta alle sue gambe strinse le mani attorno al volante finché i polpastrelli non divennero bianco intenso, le lacrime gocciolarono sui pantaloni verde scuro formando piccoli punti rotondi verde scurissimo, le chiazze si ingrandirono fino a diventare poco più piccole di un bossolo, non mollò la presa finché non sentì una pesante mano appoggiarsi sulla sua spalla ed una voce metallica dire:
"Ti capisco Tenente, ti capisco, non mollare sei un bravo soldato, hai fatto tutto quello che potevi e lo ha i fatto bene, combattere contro uno squadrone di zeloti e sopravvivere in quelle condizioni sarebbe stato difficile anche per una squadra di Spartan.

Rimase attonito, allentò la presa e lasciò che le lacrime si asciugassero all'aria, poi si voltò verso lo Spartan e si vide riflesso nel visore d'orato, non poteva vedere al suo interno, ma di certo sapeva che gli occhi del suo passeggero erano aperti e vigili.
Sorpreso dalle parole dello Spartan, gli chiese:
"come ti senti? ce la fai? di cosa hai bisogno? ho dell'acqua qui, razioni di viveri.
Dimmi tutto quello che ti serve.
Dagli speaker esterni della tuta senti una debole voce amplificata che disse semplicemente: aiutami a togliere il casco sono giorni che non posso toglierlo per la ferita, ho bisogno di aria vera, non filtrata, e poi un po' d'acqua mi aiuterà.
Dredd osservò la base del casco e noto delle piccole levette arancioni, le alzò, sentì un sibilo d'aria, poi lo ruotò di pochi gradi e lo sollevò.
Era nervoso non aveva mai visto il viso di uno Spartan, a dire il vero non aveva mai visto uno Spartan così da vicino, e tanto meno non era mai riuscito a toccarne uno, si diceva avessero denti come zanne e gli occhi iniettati di sangue, ma da quanto era successo poco prima, spinse quelle credenze negli antri della sua mente ed attese di vedere con i propri occhi chi si celava dietro quella armatura.

Sollevò il casco, era leggero per le sue dimensioni, nessuna zanna o occhi rossi come il fuoco ma soltanto un volto con lineamenti femminili, molto aggraziati, guance sciupate dalla fatica e capelli scuri molto corti.
Gli occhi erano ancora chiusi, notò che poteva vedere la pelle della ragazza solo fino alla base del collo, poi vedeva una tuta molto sottile che probabilmente la ricopriva completamente per proteggerla dalle asperità della tuta esterna, la ragazza aprì gli occhi, li vide umidi ed illuminati dalla luce verde del warthog. Sentì inspirare profondamente e poi una flebile voce umana disse:
"Grazie"
"C..Come ti senti? Ecco tieni un po' d'acqua"
Una mano guantata prese la borraccia e la portò alla bocca, la ragazza ne diede delle buone sorsate, e ne gustò ogni singola goccia, porse la borraccia a Dredd ed un sorriso di soddisfazione comparve sul viso dello Spartan.

"Grazie erano settimane che non bevevo, l'armatura provvede a tutte le necessità alimentari per almeno 3 mesi, è stata testata per mantenere in vita attiva uno Spartan in situazioni estreme per molto tempo, le riserve della mia mjolnir sono agli sgoccioli. L'unica cosa su cui posso contare è la riserva energetica, potrei combattere per 50 anni di fila senza mai bisogno di sostituire le celle.
"Va meglio?" chiese Dredd
"Molto, i miei parametri vitali sono migliorati molto da quando la tuta mi ha iniettato i catalizzatori per la bioschiuma, probabilmente morirò prima per gli effetti di quella roba che uccisa sul campo!"
Dredd aggiunse "Uccisa? Gli Spartan non muoiono mai, sono semplicemente dispersi!"
Sam sorrise e con un filo di voce chiese:
"Quanto manca al P.E.?
"Poco " rispose Dredd"
"Domani o al più tardi la mattina del giorno dopo saremo a destinazione"
"Chi ci attende?"
"Aspettano me, un marine al seguito sarà una sorpresa, e lo sarà anche per te!"
"Bene" annuì Dredd, partiamo tra due ore! come ti senti? "
"Riesci a stare sveglia?"
"Sì credo di sì!"
Dredd rimase stupito dalla freddezza delle parole, sembrava così giovane, eppure portava sull'armatura segni di decine forse centinaia di battaglie. Cercò di riprendere sonno, ma non ci riuscì, avere uno Spartan così vicino lo rendeva nervoso e curioso al tempo stesso, avrebbe voluto farle centinaia di domande, ma non sapeva da quale cominciare. Avrebbe potuto cominciare dalla più semplice: cosa ti è successo? La curiosità era tanta ma non voleva sembrare un bambino con il nuovo giocattolo quindi trovò una posizione più comoda e cercò di dormire. Poco dopo il freddo umido della notte lo svegliò e non riuscì più ad addormentarsi.
Dopo un'ora circa si alzò dallo schienale e la guardò, notò che non stava dormendo, aveva gli occhi aperti e vigili, sulla pelle vedeva riflessi vermigli e gli occhi non lasciavano trasparire nulla, lei si voltò verso di lui e gli chiese: si?
Di getto le chiese:
" Cosa ti è capitato?"
"è classificato marine! Dovresti saperlo, tutte le missioni degli spartan sono classificate, e non mi è concesso di parlarne se non quando faccio rapporto"
Rimase di stucco ma questo non lo fermò dal fare altre domande
Come ti chiami?
"Sam-028"
"Anni?"
Sapeva che era stupido chiederlo, ma era per rompere il ghiaccio, con i suoi aveva sempre funzionato, ma ora era diverso.
"Dovresti sapere anche questo marine: è classificato, tutto il progetto Spartan è classificato" le rispose con la stessa voce monotona.
Sembrava impenetrabile, impassibile, imperturbabile, si stava riprendendo da una ferita attraverso cui avrebbe potuto vedere le budella eppure non aveva emesso un gemito, non sapeva neppure se mai fosse ritornata a camminare, eppure tutto sembrava perfetto, la freddezza era incredibile, sembrava non stesse capitando a lei.
Rimase stupefatto dal suo comportamento, per giorni non aveva parlato con nessuno, nessun contatto amico, eppure non aveva la necessità di aprirsi, sebbene con uno sconosciuto, ma pur sempre amico.
Per di più lo aveva visto piangere, lo aveva consolato, ma nessuna curiosità nei suoi confronti.
Ripensò alle parole che gli aveva rivolto poco prima mentre stava piangendo, prese la palla al balzo ed provò a vedere se così funzionava:
" Come sai cosa mi è successo "chiese
" Come fai a sapere che ho fatto tutto il possibile ed ho fatto la cosa giusta e non sono scappato come un vigliacco e come sapevi degli elites?
"Se fossi stato un vigliacco non mi avresti aiutato, saresti andato diritto al P.E. ed avresti inventato una storia qualunque pur di salvarti"
"E comunque ho visto tutto dal tuo Hud"
" il mio Hud?"
"Si, tutti i dati che ti riguardano sono registrati nella memoria del tuo casco, memoria che ho copiato nel drive della mia armatura".
Dredd rimase stupito, non aveva idea di quante e quali risorse uno Spartan potesse avere ma di certo aveva capito che l'armatura era molto più di un'arma o un guscio di protezione.
Fece altri tentativi per cercare di superare la corazza che avvolgeva la mente della Spartan ma senza successo solo risposte secche ed una moltitudine di "Classificato!". Alla fine desistette e si mise in silenzio sul sedile.
Passarono altri 45 minuti impassibili senza sonno, decise di fare un controllo delle armi e dopo aver controllato tutto 2 volte chiese:
"puoi camminare? ti puoi muovere liberamente"
L'armatura ha bisogno di un controllo?
"Non posso muovermi, ho il bacino rotto in tre punti, e l'unica cosa che mi tiene sveglia è l'adrenalina e i painkiller che mi somministra la mjolnir. Ma non ne ho ancora per molto credo non più di 50 ore. Spero per allora di essere a destinazione."
"Vuoi che ti aiuti a sistemarti meglio?"
" Sì potresti sollevarmi, per avere una visuale migliore"
Non si aspettava una risposta del genere, si sarebbe aspettato: " Si dannazione ho il culo rotto a metà e questo maledetto warthog è scomodissimo!!" e non avrebbe pensato di certo alla visuale!
Per sollevarla quel tanto che bastava utilizzò l'argano frontale della jeep facendolo passare per il montante posteriore, non era facile sollevare 400 kg di armatura.
Dopo un po', Dredd decise di partire, mise in moto ed il rombo del motore risuonava forte nella pianura, le luci illuminavano il terreno sconnesso, cercava di guidare meglio che poteva, senza troppi scossoni ma la strada era accidentata e spostarsi su un terreno simile non era certo facile.
"Fermo spegni tutto!" gridò lo Spartan.
Frenò di colpo tanto che la cintura con cui aveva legato Sam-028 si tese impedendole di andare a sbattere sul vetro. Spense il motore e di nuovo le uniche luci erano quelle del monitor dell'abitacolo.
"cosa succede? ti senti male?"
"No 3 chilometri dritti avanti a noi!".

II

Raesl Termon si aggirava per il campo con un certo nervosismo, che da qualche giorno non lo abbandonava nemmeno di notte.
Il sole su quel maledetto pianeta non sorgeva mai e dopo mesi su quel sasso il suo possente fisico da elites ancora non si era abituato ai nuovi ritmi circadiani.
Nei suoi pensieri non vedeva l'ora di andarsene ma sapeva che non poteva, almeno finché qualcuno non gli avesse portato la soluzione dell'enigma davanti a cui si trovava da qualche settimana.
Dopo mesi di scavi sotterranei erano riusciti a riportare alla luce reperti incredibili ed in quei giorni erano alle prese con l'apertura di una stanza che apparentemente era sigillata da un qualche campo di forza, la stanza che sembrava potesse contenere l'indice di un biblioteca ancora tutta da scoprire, oppure conoscenze spente da millenni e che avrebbe portato l'impero covenant ad "un'espansione mai vista prima"
Così aveva parlato il Tantum che sopraintendeva quella spedizione.
Raesl era molto più interessato alla scoperta di reperti archeologici che la guerra che correva tra i covenant e a quanto sembrava tutto il resto dell'universo. Avrebbe voluto incontrare qualcuno di una specie, razza o mondo diverso con il suo stesso interesse per poter condividere dati, scoperte, e magari portare a termine una spedizione senza necessariamente dover consegnare tutti i reperti trovati con il sudore della fronte al primo politico o rappresentante religioso che si presentava sulla soglia della sua tenda, per poi sparire con tutte le sue scoperte, senza peraltro avere la possibilità di saperne di più o dove venivano portate.
Poche settimane prima avevano scoperto un ingresso sotterraneo in quello che sembrava essere un artefatto dei precursori, e di fatto ciò che aveva trovato era proprio un artefatto, ma per dimensioni e forma non capiva cosa poteva rappresentare, sembrava più che altro un enorme edificio suddiviso in migliaia di stanze ma quello che avevano trovato al suo interno, non aveva senso, solo ripiani vuoti, in alcune stanze resti di ossa che avrebbero potuto appartenere a chiunque ed ancora molta polvere ma niente di più, le pareti portavano glifi incomprensibili ed i sistemi automatici sembravano irreversibilmente spenti, al contrario di quanto ritrovato in altri siti, in cui i sistemi automatici erano rimasti operativi per millenni senza il più piccolo problema tecnico, come se fossero stati manutenzioni periodicamente.
Ma qui era diverso, tutto sembrava ......morto.
Spento, abbandonato prima del tempo, come se qualcuno fosse stato costretto a chiudere tutto e scomparire senza lasciare la minima traccia del suo passaggio.
Raesl ed i suoi collaboratori avevano passato settimane ad indagare su cosa potesse essere quel posto, e tutto quello che gli veniva in mente era solo un ospedale.
Migliaia di stanze per i malati, ma se così fosse stato dove erano le sale operatorie? dove i magazzini per i medicinali, o forse la medicina dei precursori aveva un livello tale che erano in grado di operare da fuori senza interventi invasivi?
Ad ogni modo erano solo ipotesi senza capo né coda, fino a quando non avesse trovato almeno qualche indizio che lo portasse da qualche parte.
Due giorni prima uno dei suoi era letteralmente ruzzolato da una rampa di scale completamente coperta da polvere e terra ed aveva sbattuto il muso su di una porta che ancora non erano riusciti ad aprire. Era riuscito a vedere alcune incisioni ma non era in grado di decifrarle, e temeva che non ci sarebbe mai riuscito anche perché non ne aveva mai visti di simili, e di certo non osava chiedere ai suoi odiati militari di aprirla per lui.
Con questi pensieri girava senza meta in mezzo alle tende, inoltre sapeva che da lì a poco sarebbe arrivata un'ambasciata in rappresentanza di Verità per sapere come procedevano gli scavi e questo lo rendeva oltre che nervoso anche furioso, perché avrebbe dovuto condividere con quegli ignoranti ciò che sapeva, ed avrebbe dovuto parlare loro come se fossero stati piccoli ancora in fasce.
Si sentiva frustrato dal non poter avere una discussione sui precursori con qualcuno che ne capisse davvero e non usasse i precursori ed i loro misteri solo per speculazione religiosa o politica.
Camminando tra le tende scorse un gruppo di zeloti che si stava allenando, rimase a guardarli per alcuni minuti finché uno di loro non lo scorse, con aria di sufficienza si avvicinò e con tono arrogante gli chiese:
"Allora spazzapavimenti per quanto tempo ci terrai ancora su questo pianeta polveroso?" " Hai trovato quello che cercavi? o stai solo perdendo tempo?"
Rispose solo per decenza" ci siamo quasi ancora qualche giorno di pazienza e poi andremo tutti a casa"
" Casa, non so cosa farmene di casa, devo tronare in prima linea a fracassare umani per vendicare i miei uccisi in battaglia. Forse non te lo ricordi ma alcuni giorni fa, quei miserabili sono riusciti a sconfiggere in battaglia dieci dei miei soldati", è un affronto che non passerà in silenzio.

Tserse Rperee voltò le spalle e se ne andò alzando un braccio in segno di sprezzo nei confronti di Raesl, interessato solo a vecchi rottami che altro non portavano che polvere e dubbi. Per Tserse contava solo l'onore in battaglia, un giorno sarebbe morto con onore e sarebbe stato l'orgoglio del suo clan per i secoli a venire, ne era certo, stava solo aspettando l'occasione per dimostrarlo e perdere tempo su quel sasso semidesertico lo indisponeva non poco.
Ma gli ordini erano chiari: scortare Raesl Temron in quella spedizione e proteggere i manufatti a costo della vita o in caso di pericolo distruggerli, o in mano dei Covenant o nelle mani di nessun altro! Questi erano gli ordini! Sembrava che il destino della guerra dipendesse da quello che avrebbero trovato in quel sito.
Avere Zeloti che giravano per il suo campo rendeva Raesl ancora più nervoso. Rispettava la loro casta e li ammirava per la loro dedizione alla guerra e diligenza nell'eseguire ordini anche suicidi talvolta, ma il loro ego era grande tanto quanto il loro spirito guerriero.
Tuttavia spesso aveva dovuto sedare risse tra zeloti ed i suoi aiutanti o tra zeloti e zeloti a volte anche rimanendo ferito. Odiava la guerra per questo motivo: sviava le menti dei propri simili e li metteva uno contro l'altro solo.
Riconosceva comunque che avere 10 zeloti in giro per il campo era una difesa di eccellente, e per qualsiasi umano sarebbe stato impossibile penetrare nell'accampamento senza essere visto, torturato e ucciso da almeno due di loro.
Questo lo rendeva tranquillo da un lato, ma nervoso dall'altro, anche perché non sapeva se gli zeloti sarebbero stati fedeli agli ordini oppure li avrebbero interpretati a modo loro pur di prendere in mano armi e farne un uso sconsiderato.
Formidabili combattenti finché avevano un nemico da sconfiggere pessimi nelle relazioni interpersonali senza un arma in mano.
Non poteva reprimere gli istinti degli zeloti, e lo sapeva bene, ma aveva bisogno di protezione perché gli umani ed i loro demoni erano sempre in agguato ed adesso che anche semplici umani avevano sconfitto 10 zeloti la pressione era alta, non era mai successo in tutti questi anni di guerra, un semplice umano non era mai riuscito nemmeno a ferire uno zelota, ma pochi giorni fa 10 erano stati uccisi da una squadra di 20 umani. Sì uccisi 10 zeloti ma a quale prezzo tutti gli umani annichiliti da un'esplosione che si era sentita per miglia e miglia.
"Che spreco!" pensò ed in quel momento gli parve di vedere una fioca luce in lontananza che si spense subito, non ci fece caso. Continuò a camminare avvolto nei suoi pensieri giocherellando con un dischetto rosso che aveva trovato in una delle stanze.

Più tardi ritornò dai suoi collaboratori, Grunt scelti a proposito per la loro dedizione al dovere e soprattutto facili da sfruttare ed in caso da rimpiazzare.
Rimase ad ascoltarli a lungo per capire che alla fine che non erano stati in grado, non solo, di aprire la porta ma nemmeno di definirne i margini.
Tutto ciò lo rese ancora più nervoso, anche perché l'unico reperto che avrebbe potuto avere un significato era un dischetto rosso che aveva trovato in una delle stanze più piccole dell'" ospedale", ma che comunque non aveva la più pallida idea di cosa potesse essere.
Decise di ridiscendere fino alla porta, ne scrutò ogni millimetro, la toccò in ogni sua parte, cercò delle fessure, asperità, ologrammi, niente di niente, non riusciva a capire, una parete o porta che sia in mezzo ad un corridoio, alla base di alcuni gradini.
Non aveva senso, e per esperienza sapeva che i precursori erano abili costruttori e di certo non lasciavo nulla al caso tanto più un corridoio cieco, doveva esserci una spiegazione, e avrebbe dovuto trovarla al più presto, doveva farlo per se stesso e per il clan.
Ripassò di nuovo le mani su tutta la superficie che sembrava ondulata ed irregolare ma al tatto era perfettamente liscia, il colore era vermiglio screziato di bianco, oltre a questo non aveva altre caratteristiche evidenti. Si voltò verso i gradini e li ripercorse di nuovo verso l'alto e poi lentamente li ridiscese, e contò 1,2,3,4,5,6,7,8. Otto gradini, lisci nessuna asperità, nessun terminale, tutto tace, nessun guardiano o ingegnere a proteggerlo dai danni del tempo, nulla che potesse indicare una qualche attività. Sembrava un luogo inutile, costruito e dimenticato. Si guardò ancora in torno con accuratezza riguardò con attenzione ogni angolo, centimetro di pavimento ma nulla gli suggerì una risposta.
Risalì le scale, ripercorse tutti i corridoi a ritroso per arrivare alla tenda che nascondeva l'apertura nel terreno. Si guardò in giro e scrutò la mappa olografica che roteava libera in aria. Una voce metallica lo accolse" Buongiorno Raesl, l'alba giungerà tra 4 ore e 17 minuti, posso fare qualcosa per te? l'AI del campo che gli era stata affidata, più volte si era risultata utile, si faceva chiamare Tnest e si manifestava, di rado, come un antico guerriero elite con colori di guerra invertiti ed una spada al fianco.
Tnest ruota di 180 gradi l'ologramma e separa i livelli poi incrocia i punti di accesso e vediamo cosa ne esce. Raesl aveva imparato che i precursori erano maghi della geometria triassiale, e lui non era da meno, tanto che più volte era riuscito dove altri avevano fallito perché era in grado di vedere angoli dove erano evidenti solo curve.
Dopo un attimo vide ricomporre davanti i suoi occhi l'ologramma rivisitato dalla AI come gli aveva detto. E seguendo con lo sguardo le linee di congiunzione, le linee dei punti di accesso ed infine le linee dei livelli. Riconobbe una forma che non si sarebbe mai aspettato.
Riformulò di nuovo tutto diverse volte, in diverse maniere, utilizzando sempre le stesse variabili, le uniche che conosceva del resto, ed ogni volta poteva riconoscere la stessa figura.
Un brivido di eccitazione gli scorse giù per la schiena e l'elettricità scosse il suo cervello quando d'improvviso capì, sapeva dove si trovava, e come aprire la porta. Alzò le braccia al cielo e rimase a guardare il terminale che intersecava codici per poi generare figure geometriche sempre più complesse, ma ormai la complessità non aveva più significato, aveva la soluzione! Era così semplice, pensò settimane per capire di cosa si trattasse ed adesso con una semplice intuizione aveva capito!

III

Cosa succede, cosa c'è a 3 km? il tenente rimase stupito della vista che possedeva lo Spartan, si sforzò di osservare con più attenzione la buia piana che si stagliava davanti.
Con più attenzione vide in lontananza una debolissima luce, avrebbe potuto essere anche una stella molto bassa sull'orizzonte.
"Cosa pensi che sia?"
"Non lo so, passami il casco"
Le porse il casco della tuta, la aiutò ad infilarlo ed attese.
Sam spinse al massimo l'ingrandimento digitale del visore scrutò il punto da dove venivano le luci e rimase a guardare, osservò una grande tenda centrale ed attorno 6 tende più piccole, luci fioche illuminavano il piccolo accampamento ed ad un tratto ebbe un sussulto: vide comparire all'improvviso uno zelota in assetto da guerra, completamente operativo, ma ciò che la colpì maggiormente era stato il sistema di camufaggio: assolutamente invisibile, se non fosse comparso, non lo avrebbe visto, forse era dovuto alla distanza, ma riportò alla mente tutte le volte che aveva guardato dentro un fucile da cecchino ed aveva fatto fuoco contro un elite camuffato.
Riusciva a vedere la deformazione dell'immagine nel movimento del nemico. Questa volta era diverso, nessun tremolio, nessuna distorsione, solo la comparsa dal nulla di uno zelota armato fino ai denti.
Per quello che ne sapeva avrebbe già potuto vederli ed aver chiamato gli altri. E ciò che non voleva era uno scontro in quelle condizioni. Ferita.
Portò il segnale video al terminale del warthog cosi che il tenente potesse vedere.
Dredd rimase a guardare attonito, la prima domanda che gli venne in mente fu perché, perché mai i covenant avevano un accampamento in mezzo al nulla, una sola tenda grande, le piccole probabilmente erano per i grunt, ma quella grande cosa mai c'era lì dentro di così importante?
D'un tratto vide comparire dal nulla un altro zelota che apparentemente si era messo a parlare con l'altro. Comparso dal nulla e soprattutto corazzato ed armato allo stesso modo degli zeloti che avevano sbaragliato i suoi pochi giorni prima.
Si sentì pervadere da un senso di vendetta e rabbia. Voleva la sua soddisfazione, era un marine, non era stato addestrato per lasciare partite aperte, anzi, l'addestramento l'esperienza gli avevano insegnato che la partita non è finita fino a quando un marine è ancora vivo, poco importava chi avesse davanti anche il diavolo in persona! Ma la partita doveva essere chiusa!
Le vene gli pulsarono quando vide sul monitor scomparire in un lampo i due elites corazzati, e gli rivenne in mente cosa era successo poco prima con i suoi: elites che arrivavano dal nulla, senza rumore ma soprattutto da ogni parte, senza la minima distorsione o deformazione dovute ai loro movimenti.
Aveva notato che anche Sam-28 aveva osservato il nuovo sistema mimetico dei loro nemici.
In quel momento gli vennero in mente molti dettagli della battaglia e tutti quanti riguardavano quei maledetti zeloti.
Cominciò a raccontare:
La prima volta che comparve uno zelota davanti a noi fu quando lo colpimmo almeno 20 o 30 volte, con proiettili tradizionali, sentimmo un rumore, come se una scarica elettrica si abbattesse su di noi, poi l'aria si mise a tremolare lo zelota si manifestò in tutta la sua forza e rabbia, si scagliò su di noi con ferocia, ma eravamo in troppi e noi avemmo la meglio, su di lui. Poco dopo ci piombò addosso un arsenale covenant completo, non capivamo da dove venisse, vedevamo solo plasma ed aghi piovere da ogni dove, ma nessuno si avvicinava.
Dopo poco. Tutto cessò, ci guardammo in torno e nulla fino al grido di terrore di Jamesons che sbalordito guardava la lama al plasma che lo aveva infilzato e sollevato da terra di almeno 30 cm.
Scaricammo addosso a quel bastardo tutto quello che avevamo e quando i proiettili lo colpivano brillavano di un blu intenso e tutto vibrava e mostrando la posizione dello zelota.
Con i giorni capimmo che l'unico modo per scorgerli era solo l'acqua o il fango nulla altro.
" Quindi per individuarli dovremmo far piovere giusto?" chiese con ironia Sam.
"Giusto" rispose Dredd
"Lasciami pensare"
Se i Covenant si sono dati la briga di muovere una squadra di zeloti per questo posto, vuol dire che è molto importante"
Dovremmo dare un occhiata lo sai?
"Con molto piacere, sterminiamoli quei bastardi".
Due righe comparvero sul monitor del warthog:
"Missione attiva: localizzare e neutralizzare tutti gli ostili, impossessarsi o distruggere tutti gli artefatti dei precursori."
Dredd rimase stupito, era stato lo Spartan a scrivere sul monitor oppure c'era un uccello lassù che li stava guardando? Rimase perplesso ma non fece domande, avrebbe avuto le sue risposte a tempo debito.
Idee Spartan? tu sei immobilizzata qui sul sedile, ed io da solo in quel covo di lucertole?
Dredd aggiunse: "La parte più difficile è conoscere il numero esatto di zeloti, gli elites non sono un problema, vanno giù con un colpo ben piazzato, ma gli zeloti, loro hanno una difesa in più.
Inoltre per quanto ne sappiamo potrebbero averci circondato e noi non ce ne saremmo nemmeno accorti".
Sam rispose con un sorriso beffardo, po' disse:" beh diciamo che gli zeloti hanno un punto debole: la temperatura delle loro difese è sempre più alta rispetto all'ambiente di almeno 2 gradi.
Non è molto ma quando giochi all'aperto di notte, potrebbe essere un asso nella manica.
Dredd la fisso, ma la poca luce gli impedì di vederla bene, ma di sicuro i suoi occhi stavano brillando: una nuova missione stava per aver inizio, e lei ne era elettrizzata, lui mise tutti i suoi anni di carriera per rimanere calmo e non mettersi a gridarle in faccia: soldato ti sei forse bevuto il cervello?

Spartan come pensi di sfruttare la situazione?
Sam fece un movimento e passò la mano su alcuni pulsanti della armatura. All'improvviso con rumore di aria compressa si apri un piccolo scomparto all'altezza del pettorale e Sam prelevò dal suo interno 4 caricatori per SRS ed un mirino potenziato pronto all' uso.
"Diciamo che gli Spartan sonno meglio equipaggiati dei marines: i proiettili 14,5 in questi caricatori sono dotati di due cariche esplosive: la prima ne aumenta la velocità fino a Mac 2 e la seconda esplode non appesa in contatto con il nemico, inutile dirlo: sono a ricerca termica.
Quindi direi che siamo in vantaggio anche sugli zeloti, basta solo avere pazienza, organizzazione e ovviamente una lepre!
Allora che ne dici, facciamo fuori questi bastardi oppure ce ne andiamo con la coda tra le gambe?
Il tenente Dredd rimase colpito dalla determinazione del suo passeggero, nonostante fosse ferita, incapace di muoversi liberamente, non aveva perso il suo spirito combattivo.
La missione aveva la priorità su tutto, anche sulla ferita, era ovvio che in quella situazione la lepre avrebbe dovuto essere lui, ma poco importava, la vendetta era quello che cercava, anche se ci avesse rimesso la pelle, l'importante era far vedere al mondo dei bastardi Covenant che quello che avevano fatto non sarebbe rimasto impunito!
"Andiamo! come la sbrogliamo la matassa?"

IIII

Raesl sovraeccitato per la scoperta, ma più di tutto orgoglioso di se stesso, avrebbe portato il suo clan agli antichi fasti.
Ripeté tra se e se più volte: " è fatta" il clan è salvo. L'onore perso è recuperato. Il mio clan occuperà di nuovo un posto di rilievo. Dopo tutti questi anni ci sono riuscito, lo sapevo.
La soddisfazione fu tale che si mise a ridere da solo davanti allo schermo olografico pieno di figure geometriche incrociate e simboli dei precursori, di sicuro era lui che ne sapeva più di tutti sui loro misteriosi antenati e dopo questa scoperta, di certo non avrebbe più avuto rivali.
Tanta era la sua gioia che non sentì arrivare Tserse che lo vide eccitato e gli chiese, come sempre in modo scontroso, cosa stesse succedendo.
Raesl raccontò cosa era successo. E Tserse con sdegno gli disse:
"Muoviti! Allora, apri quella dannata camera ed andiamocene da questo buco polveroso. Non sopporto più di farti la balia, io ed i miei ti diamo un solo atro giorno, poi ti lasciamo al tuo destino.
Raesl ribatté:
"Non puoi lasciarmi Tserse!!, ricorda i tuoi ordini!"
"i miei ordini sono chiari difendere il carico e te, ma semmai dovessi morire, i miei ordini sono di partire con i manufatti, e non ho nessuna direttiva per quanto riguarda il tuo cadavere!"
Raesl trasalì ma non lo diede a vedere. Tserse era sicuramente in grado di ucciderlo con estrema facilità, e di sicuro avrebbe lasciato il suo cadavere lì. Ed allora addio ai sogni di gloria rinnovata per il clan.
Disse al Tserse che sarebbe andato subito ad aprire la camera, subito dopo lo zelota se ne andò più infastidito di prima, tanto che urtò un altro zelota camuffato, lo guardò dritto negli occhi e lo colpì così forte che il sistema di camufaggio vacillò e l'altro si piegò in avanti per il dolore allo stomaco, d'istinto Tserse ne colpì la bocca con il ginocchio, l'altro zelota cadde riverso a terra sputando sangue.
La prossima volta che ti trovo sulla mia strada, Ramsee, ti uccido. Ora spostati lurido verme.
Ramsee si sentì un miserabile davanti a Tserse ma poco poteva fare in quel momento, lui era il capo della missione, inoltre, nessuno sei suoi compagni avrebbe potuto mai eguagliarlo in uno scontro corpo a corpo, e probabilmente neanche in un duello alla spada.
Da terra guardò verso l'alto dritto negli occhi di Tserse e disse:
"Tserse che tu ed i tuoi...."
Tserse fece brillare la spada e la puntò alla gola di Ramsee tanto da ferirne la pelle e disse: "dimmi Ramsee, ma fa attenzione a ciò che dici, potrebbe non piacermi"
Ramsee rimase in silenzio e con la mano diede un colpo alla spada scansandola.
"Bene" replicò Tserse, "sai qual è il tuo posto."
"Ora sparisci!"
Ramsee aveva gli occhi infuocati ed il boccone era amaro da inghiottire ma in quella situazione non poteva fare nulla, gli rivenne in mente un giuramento fatto anni prima: ucciderò Tserse prima o poi, non merita di vivere, non merita il rispetto che chiede, l'onore gli manca tanto è tagliente la sua lingua, verrà il mio momento!
Per il momento si rialzò e se ne andò. Tserse lasciò la tenda ed andandosene attivo il sistema di camufaggio scomparendo alla vista di Raesl.
Raesl rimase impietrito dalla scena che aveva visto, non sapeva che i sistemi di difesa degli zeloti potessero essere abbattuti da un semplice pugno, o meglio lo stupore venne dal fatto che non avrebbe mai immaginato di trovare un suo simile in grado fi farlo. In quel momento ebbe paura di Tserse, avrebbe potuto ucciderlo con un solo colpo ed in qualsiasi momento!
Di corsa scese le scale ed in poco tempo si ritrovò davanti alla porta.
Ormai non aveva più bisogno delle luci artificiali, il complesso si era completamente illuminato dai primi raggi del sole che stavano spuntando, questa era un altro dei mille segreti della tecnologia dei precursori, tutti gli edifici non avevano al loro interno delle vere e proprie luci, ma il materiale di cui erano fatti captava i fotoni della luce solare e li trasmetteva in tutta la struttura modulandone l'intensità, un'altra piccola scoperta fatta da lui molti anni addietro!
Camminò fiero di sé ma comunque impaurito da Tserse, che avrebbe potuto essere dietro di lui. Giunse davanti alla porta e si spostò su di un punto molto preciso, ci mise qualche minuto per determinarne la posizione esatta. Poi osservò con attenzione la proiezione olografica dell'ultima figura geometrica, che il proiettore olografico che portava al polso, gli stava mostrando. Ne guardò le linee più esterne, le identificò con linee precise sul pavimento, poi le unì con altre e così avanti decifrare il codice era stato arduo ma metterlo in pratica richiedeva precisione ed almeno un paio d'ore.
Con il tempo la luce si fece più intensa e mano a mano che univa le linee si sentiva sempre più vicino alla soluzione, identificò linee e punti fino allo sfinimento poi le figure geometriche si risolsero in un solo e semplice cerchio in una ben determinata posizione della parete che si trovava a lato della porta.
Un cerchio, pensò, un cerchio.
Rimase incredulo ancora una volta, prese il discetto rosso che aveva trovato pochi giorni prima, lo guardò e disse:" avevo la soluzione in mano e non lo sapevo!
Lo mise nell'esatta posizione dove si trovava il cerchio trovato per complicate interpolazioni di linee e punti.
Il disco fluttuò e rimase sospeso a pochi millimetri dalla parete.
Dopo pochi attimi un monitor comparve davanti aduna porzione di parete.
File di simboli comparvero, Raesl era in grado di leggerle chiaramente tanto che scrisse correttamente il comando che indicava semplicemente: "ENTRA".
La porta si aprì dinanzi a lui senza nessun rumore, la polvere cade a terra, Raesl rimase senza fiato, senza parole.
L'emozione era incredibile, aveva registrato tutto, ogni suo passo, ogni giorno, ora attimo, secondo, nulla doveva andare perso e specialmente adesso che la porta era aperta.
Da fuori vide decine di letti sopra i quali si potevano chiaramente vedere altrettanti rombi che galleggiavano sopra delle lenzuola, erano i primi macchinari funzionanti che incontrava in quella costruzione, fu come rinascere!
Non si mosse, e con gli occhi sondò le lenzuola, al di sotto di esse vedeva chiaramente delle figure:
"Erano tutti precursori!" esclamò con gioia, ecco perché tutto era spento, l'energia era necessaria a per mantenere in vita i pochi precursori rimasti e se i macchinari stavano ancora funzionando allora.... Allora forse sono ancora vivi!
Precursori originali, lì per centinaia di migliaia di anni, chiusi in una stanza, con macchinari che li avevano tenuti in vita finché avevano potuto.
I sarcofagi erano coperti da lenzuola bianche. Era esterrefatto.
Quella era di certo la più grande scoperta che mai essere vivente avesse fatto sui precursori.
Aveva trovato alcuni precursori. Finora erano stati in grado soltanto di visitare le loro cattedrali, o città o gli Halo, sparsi in tutte le galassie, ma adesso poteva vederli, e forse anche toccarli!

V

Dredd Style e Sam stavano aspettando il momento propizio, il momento giusto per infiltrarsi dietro le linee nemiche ed impossessarsi dei loro segreti, e possibilmente rivoltarglieli contro, la guerra era ancora in corso, e nessuno aveva l'intenzione di mollare, tutti avevano perso troppo.
Ormai avevano fatto il punto della situazione: tracce ben distinte di zeloti che giravano intorno alle tende gli altri erano per lo più grunt disarmati che avevano il compito di scavare e seguire un elite che sembrava essere il capo.
Il sole si era appena destato ed i raggi cominciavano ad illuminare la piana, decisero che in un paio d'ore la missione sarebbe cominciata!
Il piano era semplice: Dredd avrebbe dovuto infiltrarsi nell'accampamento, senza essere visto da elites che non poteva vedere, neutralizzarli tutti, uccidere gli altri, impossessarsi di manufatti che avrebbero potuto sembrare importanti e fare ritorno dal suo passeggero ferito che altro non poteva fare che stare seduto sul warthog e cercare di coprirgli le spalle con 45 colpi per sniper modificati per zeloti.

"Si! facciamolo. Prima possibile, prima è e meglio è. Se devo crepare è meglio farlo in fretta. E farlo bene!"
Sam craccò il sistema del warthog per renderlo silenzioso per potersi avvicinare all'accampamento senza essere sentiti.
Non appena Dredd mise in moto. La jeep non fece sentire che un ronzio proveniente dai suoi potenti motori a celle, che ora erogavano al massimo il 5 % della potenza.
Si avvicinarono di altri 2 km. Ora l'accampamento era facilmente visibile, Dredd spense il motore del warthog, scese dall'auto e si distese a terra e si arrampicò su per una collinetta, si acquattò il più possibile, e, una volta giunto sulla sommità dell'altura, prese il fucile e guardò nel il mirino:
Rivide tutti quanti, gli zeloti camuffati, i grunt, ma dell'elite che sembrava essere in comando, nessuna traccia, poco prima lo avevano visto entrare nella tenda centrale, e per quanto ne sapeva avrebbe potuto scavare un tunnel fino al centro del pianeta.
Piano piano si ritrasse e raggiunse Sam sul warthog.
Mentre saliva sulla jeep si accorse che per la prima volta riuscì a vederle il volto illuminato dal sole, aveva gli occhi chiusi e sembrava si stesse godendo il tiepido calore del sole appena sorto. La sua pelle era liscia, sembrava di porcellana, in tutti gli anni di guerra si era imbattuto in altre donne, ma tutte erano state segnate dalle lunghe ore di battaglie e giorni di nervosismo, ma sul viso di Sam si potevano scorgere alcune piccole cicatrici ma per il resto non c'erano segni di rughe, sottocchi, o rughe di espressione.
Sembrava che il tempo l'avesse preservata dall'invecchiamento e dai segni della guerra.
Sembrava una bambola. Rimase alcuni istanti a fissarla finché non aprii gli occhi e lo guardò.
In quel momento fu come un lampo. Vide gli occhi azzurro, intenso.
I lineamenti dolci, la pelle sottile, gli occhi color del cielo ed i capelli neri corvini facevano di Sam una delle più belle donne che avesse mai visto.
Ma vederla in quello stato e dentro la sua armatura lo fece tornare immediatamente in sé.
"Allora?" chiese Sam
"Cosa ne pensi?" Sam riprese i fucile e si mise a scandagliare l'area. E rivide alcuni dei suoi amici, quelli che non erano nascosti dalla collinetta dietro la quale si erano nascosti.
"Cosa possiamo fare?"
Dredd avvio il motore e spinse il warthog su per la collina quel tanto che bastava affinché Sam appoggiata al montante posteriore e sostenuta dal cavo di acciaio dell'argano, potesse guardare dentro il mirino ed osservare più da vicino il campo nemico.
Si mise con calma a guardare e riguardare, anche lei ricontò gli zeloti ed i grunt ma dell'elite in capo nessuna traccia.
Rimase a guardare per almeno mezz'ora, poi osservò meglio uno zelota che si stava allontanando dal campo, stava venendo verso di loro, forse li aveva visti, o forse era solo un caso.
Lo osservò bene e dal mirino vide tutta l'armatura, le gibbosità, le curve, i punti di articolazione, ne studiò i movimenti, le giunture, le placche di rinforzo e mano a mano che si avvicinava poteva anche vedere chi ci stava dentro.
Era il suo equivalente, più alto degli altri, più forte, li aveva incontrati in battaglia, formidabili!
Ma questo li stava puntando, forse li aveva scoperti. Mancano ancora 600 metri prima che li potesse vedere chiaramente.
Disse a Dredd di riportare il warthog dov'era prima e lo avvertì del pericolo.
Dovevano abbatterlo prima che potesse dare l'allarme ed ovviamente neanche la sua tuta non avrebbe dovuto comunicare nulla agli altri.
Aveva un asso nella manica che Dredd ancora non conosceva.
Gli disse: dovrai farlo tu, dovrai tendergli un imboscata. Sfrutteremo la sabbia magnetica per generare un disturbo temporaneo in modo da non destare sospetti negli altri ma dovrai essere veloce non più di 25 minuti. Dovrai abbatterlo e poi hacchereremo il loro sistema di comunicazione e faremo credere agli altri che non gli sia mai successo nulla.
Per ora non ci ha scorti, ma ci sta venendo in braccio, quindi trova il posto che più ti piace e tendigli un imboscata.
Tendrill ora tocca a te. "Subito Sam" una voce metallica ed impersonale rispose, l'antenna direzionale del warthog si mosse da sola e si posizionò in linea con loro obbiettivo e a quanto Dredd aveva capito stava disturbando le comunicazioni della loro preda, rimase attonito, ecco un'altra cosa che Sam non gli aveva detto, un'AI li stava osservando e guidando, finita questa follia avrebbe fatto due chiacchiere con il suo passeggero, per il momento doveva concentrarsi sull'uccidere il loro nuovo amico di merende, al resto ci avrebbe pensato poi; non poteva morire, aveva un conto da chiudere!
Dredd si acquattò al suolo il più possibile. Smosse il terreno con tutto il corpo fino a scomparirvi dentro, era impossibile vederlo ormai. Rimase lì per molti minuti. Sperava che il piano funzionasse, il cuore gli batteva all'impazzata. Stava per tendere un agguato ad un elite di 300 kg corazzato ed armato fino ai denti e come esca stava usando uno Spartan che non poteva muoversi!
Sapeva inoltre che non avrebbe potuto sparare per non rivelare la loro posizione.
Quindi doveva attendere il momento giusto.
Attese minuti lunghissimi sotto la sabbia, respirava molto lentamente per non rivelarsi, cercò di calmarsi e ci riuscì. nell'Hud vide l'immagine termica che la AI gli stava trasmettendo vedeva lo zelota avvicinarsi alla collinetta, lo vide mentre saliva, ormai poteva sentirne i passi, ormai c'erano quasi, lo zelota era in cima alla collina, presumibilmente incapace di inviare immagini agli altri, ma convinto di farlo.
Di sicuro aveva visto il warthog con lo Spartan che si fingeva morto, ma pronto a scattare se la situazione lo avesse richiesto.
Le immagini nell'Hud erano chiarissime, lo zelota si era fermato aveva urlato qualcosa, e stava dando dei leggeri colpetti all'elmo, funzionava!
Ignaro di quanto gli stava per accadere scese la collinetta per avvicinarsi al warthog. Passo dopo passo Dredd ne misurò la cadenza, per sapere quanto poteva essere alto. Lo sentì sempre più vicino, ormai poteva sentirlo respirare, passo dopo passo. Eccolo era vicinissimo al warthog, di sicuro aveva visto l'armatura dello Spartan, i suoi demoni.
Con la carabina in mano si spinse fino al fianco della jeep, guardò dentro ed analizzò l'apparente cadavere si piegò in avanti.
A quel punto Dredd con un colpo di reni saltò fuori dalla sabbia con il suo pugnale in mano, in un attimo gli fu sopra, in una frazione di secondo gli infilò il coltello nella gola, lo zelota non ebbe il tempo di emettere un fiato, la lama del coltello gli aveva trapassato il collo tagliando le corde vocali e raggiungendo uno dei fasci muscolari che sosteneva la testa.
Nel suo tragitto di morte la lama aveva perforato una moltitudine di grosse vene e arterie che portavano sangue al complicato cervello degli elite ed ossigeno ai muscoli del collo. In meno di 5 secondi stramazzò a terra senza nemmeno poter dire addio a quel mondo di guerra che lo aveva forgiato.
Prima di morire guardò negli occhi il suo aggressore che gli stava infilzando il collo con una lama. Per quanto incredibile ciò che disse fu solo "Aknat du mo ospert" e poi morì.
Dredd non si accorse nemmeno di averlo ucciso, ma si ritrovò a dover schivare un fiotto di sangue che lo stava investendo.
Si rialzò di scatto e vide il sangue viola fuoriuscire copiosamente dalla ferita inferta e colare lungo i molti canali e pieghe della sua pesante armatura. Più sangue usciva e più somigliava ad una carta geografica.
Il sistema di camuffamento vacillò per un paio di secondi per poi spegnersi del tutto mostrando il cadavere dello zelota.

Dredd rimase a guardarlo per alcuni secondi fin tanto che non senti la voce di Sam "Ben fatto soldato uno di meno, ora tutti gli altri."
Rimase perplesso dalla freddezza dello Spartan.
"E vediamo se può tornarci utile, lui non di certo ma la sua armatura avrà un sacco di cose interessanti da dirci".
Dredd si rivolse allo Spartan con rabbia:
E la tua AI avrebbe potuto tornarci utile, magari prima di finire in questo casino, avremmo potuto girare alla larga dal loro accampamento, avremmo potuto già essere al PE, avremmo potuto già aver abbandonato questo buco polveroso, maledizione, cosa aspettavi a dirmelo! potevamo crepare entrambi se questo bastardo avesse avuto la guardia alzata.

Sam non si risentì di quanto Dredd stava dicendo, il suo addestramento le imponeva la calma in ogni situazione, anche quando gli animi si stavano scaldando, tanto di più quando i dettagli erano classificati.
"Classificato? Come sarebbe a dire che è classificato? la mia vita vale ben più di un maledetto fascicolo classificato!"
"E tu Spartan quanti altri segreti mi nascondi? cosa altro dovrei sapere? cosa diavolo ci facciamo qui, dimmi tu lo sai? non è così?"
"La tua AI forse saprà anche perché tutta la mia squadra è andata? vero?"
"Dannazione!"
Sam lo squadrò dalla testa rasata alle suole degli stivali, lo prese per il bavero della mimetica e lo tirò a se tanto che i loro nasi quasi si toccarono.
"Sia chiaro, tenente, chi dà gli ordini qui sono io! Io ho il grado più alto e non intendo discutere un solo secondo in più su ciò che è classificato e cosa non lo è! Il tuo comportamento non è accettabile!"
"Per quanto riguarda la "mia AI" ti basterà sapere che sapeva dove eri dal primo giorno che hai messo piede su questo sasso ti starà col fiato sul collo fintanto che ci resterai!"
"La mia presenza qui è classificata ed il nostro incontro è stato un caso, niente di più"
Dredd era furioso, e più cercava di divincolarsi dalla presa e più lo Spartan stringeva; mai aveva provato una tale sensazione di impotenza di fronte alla sola forza. Impotente davanti alla situazione non gli rimase altro che calmarsi, tirare un sospiro, e sperare che lo Spartan prima o poi lo lasciasse andare.
Con la gola stretta dal colletto della giacca mimetica chiese: "Dimmi almeno cosa stiamo cercando".
Sam lo fissò dritto negli occhi per un paio di minuti.
Poi lo lasciò andare e cominciò:
"Otto mesi fa fu registrato un improvvisa attività covenant su questo pianetino sperduto ed apparentemente senza alcun significato, anche i locali sono pochi e decisamente arretrati. Anche se insolitamente longevi.
Comunque, dopo un paio di mesi di controlli, ci siamo accorti che i covenant avevano trovato qualcosa. Ed ovviamente dovevamo sapere di cosa si trattasse.
Nacque quindi l'operazione Arizona. Per la quale era necessario una squadra di ricognizione, la Eagle, supportata da una compagnia di cavalleria leggera e supervisionata da uno Spartan che non avrebbe dovuto intervenire se non in situazione di estremo pericolo.
Tutto coordinato da un AI non operante al suolo.
Ma qualcosa è andato storto, la squadra di zeloti si era accorta di noi, tutti noi, e appena hanno potuto hanno attaccato, prima me. Sedici zeloti contro un solo Spartan, alla fine hanno avuto la meglio.
Per fortuna dopo che mi hanno colpito con un lanciamissili al plasma non si sono presi la briga di controllare se fossi morta oppure no. Il risultato è stato che i locali hanno rovistato i 6 zeloti morti e portato me nelle loro capanne per aiutarmi.
Quello che restava dello squadrone di zeloti che mi ha attaccato ha sbaragliato la Eagle qualche giorno dopo, ma grazie a te ad allo scorpion ora non ci daranno più alcun fastidio.
Il PE che hai seguito fino ad ora è di fatto l'accampamento che hai davanti. Per il momento non è prevista alcuna estrazione, perché per il momento la missione non è terminata, e la Eagle è andata fattene una ragione soldato!".

Dredd rimase in silenzio per tutto il tempo in cui Sam aveva parlato. A lui ed alla sua squadra avevano detto semplicemente che si trattava di addestramento.
Era furioso per le menzogne che gli erano state raccontate, ma più che mai era infuriato perché i suoi erano tutti morti senza saperne il motivo!
Pensò un attimo e chiese:
"Bene e cosa ci siamo venuti a fare qui?"
Beh questo lo sai già: quello che stavamo per fare prima che questo bestione venisse a trovarci: scoprire cosa hanno trovato i nostri amici laggiù.
"Spero che sia qualcosa di davvero importante per aver portato a morire i miei uomini".


VI


Raesl era sul ciglio della porta, ed il cuore gli batteva a mille. Era la più grande ed incredibile scoperta che gli era mai capitato di fare.
Aveva timore di entrare in quello che per lui era un luogo quasi sacro, ci mise un po' prima di entrare, poi si decise ed avanzò.
Camminò lungo il corridoio formato dai letti sopra i quali stavano distese le capsule coperte con teli e sopra cui ondeggiavano delle piccole capsule di forma romboide che emettevano in lieve ronzio, per il resto la stanza sembrava completamente morta.
Arrivato alla 7 capsula non poté più resistere, e decise di scoprirla.
Si avvicinò e sentì lo strano rombo fluttuante ronzare più forte, pensò di essersi avvicinato al suo campo magnetico. Fece un lento movimento, prese con la mano il telo che la copriva, e tirò con forza.
Una leggera nube di polvere si alzò e la capsula rivelò il contenuto.

Resl rimase impietrito, non sapeva se gridare o piangere, era terrorizzato, la gioia e l'emozione che poco prima lo avevano pervaso ora lo avevano abbandonato, e non riusciva a togliere lo sguardo dal vetro della capsula e dal suo contenuto. Stava indietreggiando ma l'eccitazione prima ed il terrore adesso gli avevano impedito di notare che non era solo in quella stanza. Indietreggiando urtò qualcosa che gli stava alle spalle. Sobbalzò di terrore e si voltò di scatto, si accorse subito che uno zelota lo aveva seguito, e subito gridò:
"Tserse" cosa ci fai qui, dobbiamo distruggere tutto, dobbiamo andarcene al più presto.
Lo zelota si manifestò. Non era Tserse, era Ramsee.
Raesl tirò un sospiro di sollievo, e si calmò quasi subito.
Ramsee chiese "cosa succede? cosa hai trovato?"
Raesl quasi balbettando indicò le capsule e disse "Flood!"
Ramsee rimase sbigottito, era già stato in battaglia contro di loro, ed era sopravvissuto per miracolo, ricordava che era quasi morto per mano del suo luogotenente trasformato da quegli esseri in un mostro senza onore.
Un brivido gli percorse la schiena.
Chiese: "Cosa ci fanno qui? sono morti vero?"
Non aveva risposte alla prima domanda, ma per la seconda la risposta era semplice, era in grado di leggere i simboli sui monitor e sulle pareti, ma era anche in grado di leggere un tracciato vitale, e di sicuro quello che vedeva in trasparenza sulla capsula la diceva lunga sulle condizioni di quell'essere che di sicuro non poteva muoversi ma in quanto a vitalità, ne aveva da vendere.
Questo è vivo.
Vediamo gli altri, Ramsee dammi una mano scopri le altre capsule.
I due non ci misero molto a capire che si trovavano in una specie di centro di ricerca sui Flood, in quella stanza ne potevano contare una ventina, tutti vivi e tutti quanti avevano infettato la stessa specie, si assomigliano tutti moltissimo e le sembianze originali erano difficilmente riconoscibili, ma di una cosa Raesl era sicuro, non aveva mai visto quella forma di Flood, forse erano precursori infettati e poi catturati dai precursori stessi per essere studiati. O questo era quello che sperava.
Si mise al lavoro per trovare dati nei terminali ma non trovò nulla che potesse essergli d'aiuto.
Guardò e riguardò più volte ma niente.
Non aveva idea di quali esperimenti facessero in quel luogo, inoltre non si sentiva al sicuro con quelle creature vive rinchiuse da chissà quanto tempo in capsule dei precursori che avrebbero potuto aprirsi da un momento all'altro.
Ora capì, l'energia serviva per tenere quelle forme di Flood stabili e prigioniere in attesa di chissà quale giudizio, o magari cura.
Si spostò su un altro terminale e trovò i comandi per interrogare uno dei rombi fluttuanti.
Digitò alcuni simboli sulla tastiera olografica e poi si mise a leggere:
Soggetto 2459, identificativo: Scorre Nelle Piane Universali;
Infetto da 48 giorni;
Mutazione: completa
Cura: Sconosciuta;
Stato: ibernato;
Segni vitali: costanti e buoni;
L'ospite ha preso il controllo totale del corpo, e della mente, il soggetto non riconosce nessuno dei suoi compagni, mostra atteggiamento aggressivo e tendenze a sopraffare il prossimo.
Sarà necessaria terminazione definitiva.
Cura attuale: ibernazione completa in criostasi fino a nuovo ordine.
Nuovo ordine:

Il cursore lampeggiava in attesa di istruzioni.
Quindi aveva ragione di nuovo erano precursori ma infetti, mantenuti in vita per curarli, ecco cosa era quel posto, un ospedale per infetti, costruito sotto terra in modo da isolarlo dal resto del mondo e per di più su di un pianeta che altro non ha che lunghissime notti e lunghissimi giorni.
Ma certo la luce solare alimentava i rombi di controllo, ecco spiegata la totale assenza di energia nel resto dell'ospedale e la porta quasi inaccessibile, nessuno avrebbe dovuto trovarli né tantomeno rianimarli, ma allora perché tenerli in quello stato, doveva essere successo qualcosa che aveva fatto scappare tutti lasciando incompleto il lavoro dei terminali.
Li guardò di nuovo ma non aveva idea di come andare avanti avrebbe voluto scrivere semplicemente uccidi questi bastardi, ma per quanto avrebbe voluto aveva paura di digitare il comando sbagliato e rianimare qualcuno di quei mostri.
Rimase impotente davanti al terminale e guardò Ramsee dritto negli occhi, gli disse di uscire dalla stanza, almeno quella sapeva come richiuderla. Non voleva che qualcosa potesse cambiare l'equilibrio dei tubi ed una volta in superficie avrebbe contattato Tnest, la sua I.A. ed avrebbe ordinato di glassare l'intera area. Poco importava se alcuni locali ci avessero lasciato la pelle, ma i Flood non si sarebbero svegliati di certo. I due si avviarono verso l'uscita con i medesimi pensieri in testa: i Flood sono il peggiore nemico che tutte le forme di vita potessero affrontare, un nemico che non prova dolore, né compassione, non prova dispiacere nel vedere i suoi fratelli morti, anzi ne assorbe le energie rimaste. Peggio di così non poteva andare. Con l'orrore negli occhi e nei pensieri si stavano incamminando verso l'uscita della stanza quando un altro Zelota si manifestò si rivelò a loro:
Tserse.
Si avvicinò lentamente guardandosi attorno, non aveva mai visto un Flood da vicino, non aveva mai combattuto contro di loro, sapeva solo quanto fossero temibili ed orribili da racconti di altri.
Ed il fatto di non averli mai incontrato in battaglia alimentava e spingeva la sua smania di battaglia.
"T..Tserse come mai sei qui, cosa cerchi qui sotto?" Raesl gli chiese ancora impaurito dalla terribile scoperta.
"E così hai trovato i Flood su questo inutile pianeta? Raesl, e dimmi cosa intendi farne? non vorrai mica tenere per te una scoperta simile? vero?"
"Distruggeremo tutto". Prima raccoglieremo i dati e poi faremo saltare tutto. I Flood non devono rivivere, sono nemici terribili e spietati, divoratori di mondi e civiltà, gli stessi precursori sono stati annientati da loro, e la loro tecnologia era infinitamente più avanzata della nostra, inoltre..
"Smettila!" - lo interruppe Tserse- infastidito da ciò che Raesl gli stava dicendo.
"Non sappiamo chi o cosa fossero i Flood, per quanto ne sappiamo avrebbero potuto essere guerrieri formidabili alle difese di chissà quale segreto che i precursori avevano sottratto, ed hanno avuto ciò che meritavano".
"Ed inoltre è probabile che i Precursori fossero indeboliti dalla loro stessa tecnologia ed i loro guerrieri non fossero all'altezza dei loro nemici!".
"Tserse! non sai quello che dici. A centinaia dei nostri sono caduti, zeloti compresi non sono riusciti ad avere la meglio".
"Centinaia dei nostri sono caduti ma a migliaia dei loro sono morti". Ribatté Tserse
"Sempre i nostri erano, Tserse, sono forme infettive che combinano la loro struttura genetica con quella dell'ospite rendendolo un mostro aggressivo ed imperturbabile".
"Io stesso ne sono un testimone, li ho visti in azione contro i nostri fratelli".
"Raesl taci non sei nemmeno degno di essere un Sanghelli, ti sei rintanato dietro le tue scritture sin da quando eri una giovane recluta, e per tutto il tuo addestramento non facevi altro che esaminare scritti inutili, ora che mi sei davanti ti vedo per quello che sei, un inutile codardo".
"Liberali tutti!".
"E dalli a me, vedrai di cosa è capace il popolo Sanghelli. Dalli in pasto a me ed ai miei zeloti. Nulla potranno contro la nostra forza".
"Tserse ti ricordo che 16 dei tuoi zeloti sono stati sconfitti da un demone umano ed un semplice umano".
"Solo con l'inganno!"
"Nessuno dei miei può essere sconfitto in un combattimento leale!"
"Tserse ti prego torna in te!"
"Basta! Raesl apri le teche adesso o assaggerai l mia spada".
In quel momento prese l'elsa dalla cintura, la diresse verso terra ed un lampo andò a formare la spada di energia che brillava di un intenso blu.
"Tserse ti prego ritorna in te!". Gridò Raesl.
D'un tratto Raesl udì un altro suono di un'altra spada energetica che si attivava.
"Tserse, passerai sul mio cadavere prima di aprire quei sarcofagi".
"Bene bene, Ramsee finalmente ti decidi ad essere degno di portare quella spada, coraggio fatti sotto e vediamo chi la spunta, anche se credo che tu sia già morto!"

A quelle parole i due si scagliarono l'uno contro l'altro, Raesl non poté fare altro che stare a guardare due dei più valorosi tentare di uccidersi a vicenda, ma questa volta pregava perché Ramsee avesse la meglio anche se ne dubitava, per quanto Ramsee fosse un eccellente guerriero ed un impareggiabile stratega, non avrebbe mai potuto sconfiggere in un incontro come quello Tserse, che non mostrava particolari doti di condottiero, anche se i suoi zeloti lo rispettavano come tale, ma in quanto a destrezza sul campo non aveva pari.
I colpi delle spade risuonavano in tutta la stanza, i pugni colpivano duramente le armature che scintillavano e si macchiavano del sangue viola intenso dei due avversari, ma più passava il tempo e più i colpi erano forti. Nessuno dei due aveva intenzione di lasciare vivo l'altro.
Fendente dopo fendente il sangue dei due si era orami mischiato in una pozza sotto i loro piedi, senza poter fare nulla Raesl li guardava lottare e osservava i loro sguardi intrisi di rabbia e di ira, la battaglia era arrivata ad uno stallo, i due non riuscivano a colpirsi, riuscivano sempre a parare il colpo dell'altro.
Stava sperando, forse la rabbia aveva fatto una magia su Ramsee, lottava alla pari con Tserse!
Così per un tempo che sembrava infinito. Poi d'un tratto il duello finì, Ramsee mise un piede i fallo e mancandogli l'appoggio sotto le gambe Tserse gli fu sopra in un istante e lo trafisse allo stomaco con brutalità. Tserse, sollevò il corpo ferito del suo nemico e disse:
"Riconosco in te un abile nemico, il mio sangue si è mischiato al tuo, ma alla fine i tuoi sforzi non sono serviti a nulla, io vinco e tu muori Ramsee, ti te rimarrà solo il disonore di essere stato sconfitto durante una rivolta che io stesso ho sedato a colpi di spada!".
"Ora muori Ramsee".
Scagliò il corpo quasi esanime in un angolo della stanza fuori dalla sua visuale.
Si girò di scatto verso Raesl e con la spada alzata gli si diresse in contro e disse:
"Apri le teche o lo farò a colpi di spada!".
Raesl fu costretto ad avvicinarsi alla console e scrisse un nuovo comando che nella sua testa risuonava come catastrofe e disastro.
Digitò una sequenza di glifi sulla console.
Una luce verde si accese in tutta la stanza. I rombi tutti assieme si riunirono in un angolo, e le teche si aprirono emettendo un lieve sibilo.
Aria fresca stava entrando nelle teche e dopo pochissimo si udirono i primi versi mostruosi levarsi da alcune teche.
Raesl e Tserse videro alzarsi tre mostruosi esseri deformi con il collo riverso all'indietro e le estremità smisuratamente lunghe.
Le tre creature si guardarono attorno e prima si diressero verso le altre teche in cui nulla si era mosso, quindi puntarono verso le due forme di vita in piedi al centro della stanza.
Con una forza inaudita scagliavano in aria tutto quello che incontravano sulla loro strada. Oggetti che a Tserse sembravano pesanti, quegli esseri erano in grado di sollevarli come se fossero di carta.
-Raesl prendi la tua spada e preparati a difenderti, se riuscirai a rimanere vivo farò di te uno zelota.
Per Raesl era una magra consolazione, aveva già visto i Flood all'opera e di sicuro sapeva che non sarebbe sopravvissuto. Questa volta sarebbe diventato uno di loro.
Gli occhi di Tserse si strinsero in una fessura e le ferite impresse nella sua carne ora sanguinavano di più per la contrazione dei muscoli, ma nel suo sguardo c'era solamente la rabbia di anni trascorsi a non poter vendicare i suoi fratelli morti per mano di quegli esseri.

In superficie gli altri zeloti erano impegnati in noiose ronde senza fine.
Di lì poco non vedendo tornare Tserse si misero in gruppo a parlare perdendosi in considerazioni di poco conto sulla missione e sul pianeta in cui si trovavano.
Tra loro aleggiava un'aria di rivalità e rispetto per il loro rango, tra tutti la parità era un legge assoluta e rispettata per onorare il valore del soldato con cui stavano combattendo.
L'unico che poteva permettersi di mancare loro di rispetto era solo il loro comandante, Tserse, che comunque godeva di moltissima stima tra i ranghi, era ritenuto dai più uno dei più valorosi e meritevoli di onorare i loro dei con la carica di comandante zelota.
Si era distinto in ogni battaglia che aveva combattuto vincendola senza mai risparmiarsi sul campo.
Più volte aveva visto la morte negli occhi ma finora era sempre riuscito a scamparla, si diceva tra i ranghi che Tserse avesse più volte omaggiato la grande Dea con le vite dei nemici sconfitti e che lei per riconoscenza gli avesse infuso un coraggio senza eguali ma lo avesse privato delle buone maniere, questo sembrava essere il motivo della sua arroganza infinita, a mala pena tollerata e sempre dimenticata quando lo si onorava per le vittorie sul campo.

Dredd si era avvicinato al campo camuffato da zelota. Grazie a Tendrill erano riusciti a penetrare l'armatura dello zelota, a smontarla e riassembrarla in modo che funzionasse anche indossata da un essere umano con tanto di elmo e parastinchi.
Il tenente si stava avvicinando a piedi all'accampamento, dei suoi compagni nemici nemmeno l'ombra. Poteva solo sentire le loro voci, che alle sue orecchie sembravano più che altro versi di animali. Il traduttore non era molto efficacie. Doveva aspettare almeno 10 secondi prima di sentirne la traduzione, non le parole, ma solo i concetti.
D'un tratto li vide tutti assieme riuniti in un crocchio.
Lo videro ed all'unisono si misero sull'attenti. In silenzio.
Questo diede a Dredd un minimo di sicurezza. Avevano ammazzato qualcuno con un grado più alto del loro.
A quel punto gli venne un'idea ed impose loro l'ordine di mettersi di guardia lungo il perimetro dell'accampamento uno per angolo ed uno per lato.
In questo modo avrebbe potuto colpirne uno per volta e se la fortuna lo avesse assistito magari anche sopravvivere!
Gli zeloti eseguirono senza fiatare e senza accorgersi del ritardo degli ordini.
Del resto un superiore era sempre un superiore! e gli ordini non si discutevano per quanto male potessero essere impartiti.
Era di nuovo solo ed aprì un canale sicuro con Sam:
"Bene e adesso?"
"Adesso? tiro al bersaglio! Ordina ai bastardi di camuffarsi ho un caricatore pieno di proiettili con i loro nomi incisi a fuoco".
Dredd impartì l'ordine e d'un tratto nel mirino ad infrarossi di Sam comparve una sagoma che, in piedi, scrutava l'orizzonte.
"Fermo così, bastardo".
Sciuff.
Lo sniper fece partire il proiettile che dopo pochi metri dalla canna accelero a mach 2, guidato dalla leggera fonte di calore su cui era settato cominciò ad inviare dati sulla sua posizione GPS, velocità, distanza dal bersaglio e vento.
In meno di 2 secondi aveva raggiunto il suo obiettivo.
L'impatto devastante con la testa dello zelota fece letteralmente esplodere il cervello dell'elite e non soddisfatto della sua opera distruttiva Tendrill guidò quello che restava del proiettile devastante contro un altro degli zeloti che si trovava in linea retta dietro al primo. Ed in un altro secondo e mezzo e pochissimi centesimi di secondo di ricalcoli di coordinate un altro cervello schizzò fuori dal cranio di un altro zelota.
"Wow e sono 2 in n colpo solo, grazie Tendrill ora ne restano soltanto 8. Guidami tu". Ringhiò Sam.
Uno dopo l'altro gli zeloti cadevano sotto i colpi mortali dei proiettili guidati dal AI che aveva accompagnato Sam ed il tenente Dredd in quel posto.
"Bene Dredd ancora uno a trenta metri a sud dalla tua posizione".
E poi via libera.
"No, aspetta. Lui è mio".
Non se la caverà così alla leggera un buco in testa non può bastare.
Cleristor Rebles era in piedi ad osservare quel maledetto orizzonte con le comunicazioni chiuse per evitare intercettazioni ed evitare di segnalare involontariamente la loro posizione.
Stava guardano in direzione sud quando sentì una mano toccargli la spalla, doveva essere Rembses che gli portava i nuovi ordini, si girò e ne intravide il camuffamento e chiese:
"Ordini signore?"
Dopo 20 secondi di attesa udì la risposta che suono più o meno:
"Sì, muori!"
Il camuffamento del finto Rembses vacillò e scomparve, Dredd si mostrò per quello che era un umano con indosso una tuta Elite Zelota.
Cleristor trasalì ma non fece in tempo a toccare la sua spada che una lama blu gli trafisse le gola dal basso verso l'alto.
Cadde a terra sulla schiena senza fiato. Il sangue viola gli sgorgava dalla ferita, sentiva la vita scivolargli via, il freddo lo stava intorpidendo e con gli ultimi sospiri poté vedere il volto del suo assassino: l'umano che credeva morto nell'assalto di qualche giorno prima e che aveva ucciso 10 dei suoi, e stava cadendo per mano sua. Non temeva la morte ma il disonore per la sua famiglia.
Ma quando riconobbe l'uomo che lo aveva ucciso identificandolo con quello nelle registrazioni, fu pervaso da un senso di calma: morire per mano di chi è riuscito, non solo a sopravvivere a 10 zeloti, ma addirittura ad ucciderli tutti, doveva essere un valoroso nemico. Nessun disonore nel cadere per mano sua.
Con quello che gli rimase in gola disse: "Aknat du mo ospert". Poi nei suoi occhi ci fu solo il buio.
Dredd rimase a guardarlo morire e ne ascoltò le ultime parole:
"Di nuovo, anche lui ha detto le stesse parole".
"Sam ora che sono tutti morti cosa facciamo?"
"Dredd vieni a prendermi, e ricordati che non sono tutti morti tre sono nella tenda centrale e non dimenticarti dei Grunt. Almeno 6 uno per tenda".
"Ci penso io Sam".
20 minuti dopo Dredd raggiunse Sam. L'armatura era sporca di sangue viola e verde. Molto verde. I Grunt avevano avuto una pessima giornata.
Sam passò allo scanner l'intera zona e nulla si muoveva. Era ora di andare a vedere cosa succedeva nella tenda al centro dell'accampamento.
Si mossero con il warthog in modalità silenziosa raggiungendo l'accampamento e fermandosi di fronte alla tenda centrale. Dredd scese e molto lentamente apri la tenda e sbirciò all'interno e non vide nessuno. Entrò e vide una console con strani simboli che lampeggiavano. Passò oltre e pochi metri dopo vide un foro nella terra abbastanza grande da farci passare uno o due Zeloti, il foro non era un semplice buco ma un tunnel scavato nella roccia sottostante.
"Sam un tunnel conduce sottoterra cosa ne pensi?"
"Puoi seguirlo? Puoi scendere di sotto?"
Dredd si sporse e guardò dentro il tunnel, la luce era poca e l'umidità risaliva come un fiume in piena, poteva sentirne l'odore, l'dea di scendere da solo non lo alettava ma non aveva scelta, prima per i suoi e poi per Sam.
" Si posso scendere" disse
"Fa attenzione lì sotto, ora è tutto nelle tue mani"
Ricordarglielo non lo aveva calmato, al contrario, il cuore gli prese a battere più forte, decise di scendere camuffato, almeno avrebbe avuto l'effetto sorpresa.
Dredd entrò nel tunnel in pochi secondi scomparve al suo interno.
I simboli sulla console cambiarono forma e disposizione, i simboli impressi nella console cominciarono a avere un aria minacciosa, ma nessuno era in grado di leggerli o di capirli, e per quanto fosse un avvertimento di pericolo Dredd ci passò davanti guardandoli di traverso come se fossero niente più che una distrazione.

"Attenzione breccia nel settore C, evacuare il sito, minaccia Flood imminente, attivato protocollo di contenimento."

Dredd fece alcuni metri all'interno del tunnel, vide numerose impronte nella polvere di cui poteva distinguerne solo alcune, le altre erano troppo mischiate tra loro. Ma ciò che più aveva colpito la sua attenzione era un suono che sembrava provenire dalle pareti e mano a mano che scendeva nelle viscere del tunnel, aumentava di intensità.
Ad un tratto si fermò e cercò di contattare Sam ma la cuffia gli trasmise solo statica.
Non gli piaceva ma doveva andare avanti. Sperava che non ci fossero altri elite camuffati e che l'ultimo fosse quello che aveva squartato poco prima.
Il corridoio davanti a lui girava bruscamente a destra da dove proveniva un bagliore piuttosto intenso di colore blu. La luce tremolava, sembrava quasi una torcia, ma dubitava che i precursori facessero uso di torce, vista la tecnologia di cui disponevano.
Prima di voltare l'angolo appoggiò la schiena al muro e lentamente si scorse. Non appena vide di cosa si trattava sì il cuore smise di saltargli nel petto. In mezzo al corridoio c'era una specie di rombo fluttuante che emetteva un bagliore tremolante, avrebbe anche potuto essere una specie di torcia se non fosse per il fatto che stava emettendo un fascio di luce blu direttamente su di un Grunt che sembrava morto da un po'. Rimase ad osservare, tanto per capire cosa potesse essere quella cosa.
Rimase stupefatto quando vide i tessuti del grunt rigenerarsi sotto il fascio di luce.
La strana torcia stava ricostruendo i tessuti danneggiati del Grunt steso a terra, vide le ferite richiudersi velocemente.
Dopo 5 o 6 minuti il bagliore smise ed il Grunt non mostrava più ferite di sorta, penso tra sé e sé che fortunatamente doveva essere morto da giorni e che difficilmente avrebbe potuto rialzarsi. Ne fu lieto anche perché avrebbe potuto trovarsi di fronte uno zelota, fu contento anche del fatto che i precursori non erano riusciti a sconfiggere la morte, se così fosse stato che Dio li guardi dal portare congegni simili sulla terra, quel bastardo ciccione a cui doveva un sacco di soldi era morto stecchito, e con lui il suo debito, pensare di rivederlo e dover pagare lo fece trasalire!
Ricacciò quel ricordo nei meandri bui del suo cervello e pensò in fretta, si tolse lo zaino dalle spalle, prese il telo anti pioggia, lo lanciò sullo strano oggetto fluttuante e lo prese con sé.
il congegno non parve opporre resistenza, anzi sembrava approvare il rapimento, sotto le sue mani sentì una vibrazione, molto piacevole, e sebbene stesse correndo ed il cuore gli stava rimbalzando in gola per la fatica si sentì pervadere di un senso di calma, come se stesse riprendendo le forze, quasi fosse rinvigorito dallo strano congegno, trovava piacevole questa sensazione e di certo ne aveva bisogno dopo aver perso i suoi uomini, aver scoperto di essere stato tradito dall'ONI ed aver squartato uno zelota, ma ora il pensiero era un altro: doveva correre da Sam.
Forse avrebbe potuto curarla con il congegno e magari avrebbero potuto esplorare il tunnel assieme, uno Spartan dalla tua è sempre un ottima carta da giocare.
Giunto in superficie all'ingresso del tunnel, continuò la sua corsa fuori dalla tenda, e non appena fuori dall'accampamento contattò Sam:
"Novità! Mettiti comoda, sto arrivando!"

Il rombo si mise a fluttuare sopra Sam facendo delle circonvoluzioni, come se la stesse analizzando, come se stesse apprendendo come era fatta, come funzionasse, e cosa ci fosse in lei di sbagliato o guasto.
Dopo vari giri si soffermò sulla ferita ricoperta di bioschiuma. Una luce gialla fuoriuscì dal rombo e si concentrò sulla ferita, o meglio sulla bioschiuma, infatti, la luce sembrava più che altro una sorta di sistema per prepararsi ad operare, la bioschiuma si stava velocemente consumando, era come se la luce la stesse togliendo per arrivare alla ferita.
Piano piano i tessuti insanguinati di Sam furono visibili, Dredd ne rimase impressionato, aveva visto decine di ferite, centinaia, ma ferite come quella erano sempre su di un cadavere.
Sam era rimasta sdraiata per almeno due giorni su di un ciglio di paglia, disidrata e poi caricata a braccia su di un warthog che di sicuro non era diventato famoso per la sua comodità.
Gli venne in mente anche era stata sollevata con un argano, eppure era ancora tutta d'un pezzo, impegnata fino alla fine sulla sua missione, nulla le avrebbe impedito di portarla a termine se non la morte.
Rimase a guardare cosa stava accadendo alla sua compagna di viaggio, aveva deciso di vederla così, non riusciva ad vederla come un'arma, sebbene non esternasse mai i suoi sentimenti ed il suo volto era per lo più inespressivo, comunque rimaneva un soldato come lui, quindi un compagno da difendere!
Le parlò e le chiese come si sentisse con quell'affare che la stava trattando come un tavolo da sala operatoria.
Per la prima volta rispose come un umano:
"Come credi che stia, questo affare mi sta rovistando nelle budella, e l'effetto dei painkiller è alla fine maledizione!"
Dredd sorrise, e pensò: "Finalmente"
Il rombo continuò il suo lavoro instancabile, il raggio blu era intenso ed i tessuti di Sam si stavano piano piano rigenerando, pensò che all'inizio il "dottore" doveva averle rimesso in sesto le ossa del bacino, spostandole a dovere e mettendole nella giusta posizione, sempre che l'anatomia di Sam coincidesse con quella che aveva in memoria o avesse scansionato per bene il suo corpo ed avesse ripercorso almeno 4 miliardi di anni di evoluzione ed interpretato correttamente i suoi dati in modo da restituirle una postura eretta e non piegata di novanta gradi come il sedile di warthog.
Ma rimase fiducioso.
Vide distintamente le strutture intrecciate dei tendini ricostruirsi ed allacciarsi saldamente alle ossa, quindi la muscolatura si stava rigenerando ed il nuovo tendine sprofondare nella massa rossa filamentosa del muscolo, quindi vide numerosi prolungamenti di colore rosso risaldarsi assieme l'uno all'altro come una ragnatela, tutto aveva una direzione ed un senso. Contemporaneamente alle vene ed ai capillari vide allungarsi sottili fili neri che si propagavano da un centro più grande per finire all'interno della muscolatura che piano piano ricopriva tutta la ferita.
Infine vide uno strato di tessuto di colore differente, doveva essere la pelle, crescere assieme alle interconnessioni nervose e si fondeva con i tessuti sottostanti. Poi seguì un altro strato, poi un altro e poi ancora uno, via via il colore rosso stava scomparendo per poi rimanere soltanto un pallido rossore.
All'improvviso il rombo fluttuante si fermò, nonostante l'operazione non fosse finita, mancavano almeno 2 strati di pelle, non capì come mai, sembrava che il dottore si fosse rotto. O più probabilmente esaurito.
Ne fu lieto in ogni caso perché Sam si alzò in piedi sul warthog e saltò a terra piegandosi sulle gambe come se non fosse mai successo nulla, come se la ferita fosse un ricordo lontano. La osservò sgranchirsi le ginocchia e le anche, fare un minimo di stretching, per quanto la Mjolnir glielo permettesse e poi prendere il fucile d'assalto e sorridere.
Andiamo Dredd, è ora di dare un'occhiata più da vicino. Forse aveva capito. Ora che la vedeva muoversi liberamente vide un'altra Sam probabilmente i painkiller avevano avuto un effetto parziale su una ferita di quel tipo, il dolore doveva essere stato insopportabile per un essere umano normale, ma ormai aveva capito che per uno Spartan nulla era impossibile!
La osservò camminare, guardò nel foro della tuta al cui interno si vedeva chiaramente la pelle rossastra, come se fosse rimasto il segno di una forte abrasione, ma niente di più.

Ne rimase impressionato davvero, chiese a Sam come si sentisse e lei di tutta risposta rispose "Bene grazie a quell'affare, sembra che i covenant questa volta abbiano fatto il colpo grosso. Dobbiamo prenderne altri e portarli, pensa quante vite potrebbero salvare, quanti di noi potrebbero riavere arti persi durante una battaglia, potremmo davvero essere alla svolta decisiva".
Questa nuova Sam gli piaceva di più, la sentiva più rilassata, nonostante stesse andando a combattere contro i Covenant mostrava comunque tranquillità.
"Spartan" - pensò - e non ci ritornò più sopra.
Camminarono fino all'ingresso della tenda, entrarono e si fermarono a guardare il terminale, Sam chiamò Tendrill:" Dimmi cosa c'è scritto".
"Negativo Sam da qui non posso dirtelo, l'I.A. covenant è troppo forte per essere craccata da così lontano, dovrai fare a meno di me stavolta mi dispiace".
"D'accordo Tendrill entriamo alla cieca e poi vediamo cosa succede"
"Dredd sei pronto? Camufaggio attivo e stammi vicino"
Fecero alcuni passi ed il camufaggio di Dredd vacillò e si spense, si guardarono e decise di togliersi tutta quella roba di dosso e combattere come un umano, come un marine.
Appena spogliatosi della armatura dell'elite la sete di vendetta gli arse la gola, come se l'aver sventrato uno zelota ed aver guarito Sam l'avesse in qualche modo sopita, ma ora era di nuovo più che mai accesa, ed in onore dei suoi sarebbe anche morto pur di vendicarli.
Erano nella tana del lupo, ed avrebbero dovuto giocarsela bene, scesero alcuni gradini, passarono davanti ad alcune stanze, poi camminarono lungo corridoi male illuminati, si fermarono ed ascoltarono: passi! Ormai erano alla resa dei conti, la pressione di Dredd era alle stelle, chiunque avesse oltrepassato quell'angolo se la sarebbe vista brutta. Sam lo guardò, capì cosa stava provando ma la rabbia in un posto come quello non era il giusto sentimento. Gli fece cenno di starli dietro e ripararsi dietro la Mjolnir ed attendere di vedere cosa sarebbe successo.
Sapeva che l'ira di Dredd sarebbe esplosa, ma sarebbe stato meglio farla esplodere al momento giusto

VII

Uno dei tre esseri si fermò, quasi se stesse annusando l'aria, si voltò, o così sembrava, e prese a correre nella direzione opposta a quello di Tserse e Raesl.
Tserse pensò: "Bene uno di meno!"
"Ora siamo uno ad uno".
"Raesl non arretrare di un solo passo e rimani attaccato a me".
Le creature si lacciarono sugli avversari con foga distruttiva. I primi colpi andarono a vuoto, gli elite riuscirono facilmente ad evitarli, tanto che Raesl riuscì persino a tagliare alcune parti delle lunghe membra del suo aggressore.
Ma la creatura che Tserse stava affrontando sembrava essere davvero forte, sembrava ....
Gli occhi di Tserse si sbarrarono non appena capì che si trattava, di un comandante, un suo pari, uno come lui, un precursore, un tempo a capo di una legione, un manipolo di soldati che avrebbero dato la vita per lui allora, ma oggi, sarebbe stata un'altra storia.
Lo capì da subito, non appena si mosse per colpirlo, era come se quel Flood stesse utilizzando le conoscenze militari del suo ospite a proprio vantaggio e sfruttandole a seconda della necessità.
In questo momento lo scontro corpo a corpo seguiva delle regole rigidissime e per quanto le due civiltà fossero così lontane sia nel tempo che nello spazio, la lotta rimaneva sempre un'arte per pochi eletti. Combattere contro costui lo rese particolarmente orgoglioso, era tanto che non incontrava un avversario simile. Ogni colpo era dosato nella forza e nel bersaglio.
Stava combattendo non per se stesso, per imparare, per essere superiore, per sopravvivere anche domani!
Ma con il passare del tempo si rese conto che i suoi colpi erano divenuti inefficaci, la lotta stava diventando impari, la forza del suo avversario non calava mai, ed inoltre le ferite non gli provocavano alcun dolore, Tserse riuscì comunque a mozzargli un braccio, ma ciò che ottenne fu soltanto più furia e rabbia, sembrava quasi che il mostro avesse sprigionato ancora più foga senza un braccio.
Schivando un attacco si piegò bruscamente ed una fitta gli percorse l'addome, era una profonda ferita che infertagli poco prima da Ramsee, un'altra sorpresa, aveva combattuto come un vero generale, un valoroso guerriero.
Il dolore lo rallentò per un istante, di cui approfittò il mostro che gli fu sopra in un attimo affondandogli una lunga estremità nel torace, Tserse cadde a terra sulla schiena, e cadendo vide Ramsee che si stava difendendo da quell'essere, i movimenti non erano fluidi ma efficaci, non si muoveva bene, né tantomeno in maniera precisa, il suo combattere era rozzo ed inesperto, ma efficace.
Cadendo, forse perché capì che sarebbe morto, si risvegliarono in lui alcuni sentimenti sopiti da tempo: ammirazione e dispiacere. Ammirazione per i suoi ultimi avversari e dispiacere per essere stato così cieco da non averla avuta prima.
Cadde a terra e sentì le membra del mostro attaccargli le interiora, sentì la vita scorrergli via.
Negli ultimi attimi di vita da Elite fece sgorgare lacrime di dolore e gioia immensi, ricordi che lo allontanavano per sempre da quel posto, ricordi di una vita dedicata alla guerra, ricordi di vittorie ed una sola sconfitta.
Raesl preso dall'ira e dalla disperazione, colpì a fondo il suo avversario e con uno sforzo esagerato tirò verso l'alto la spada che tagliò a metà la mostruosa creatura che cadde all'indietro. Con piacere vide che il mostro non accennava a muoversi, era riuscito ad ucciderlo. Si voltò a cercare Tserse non lo vedeva da nessuna parte!
Non poteva essere, il mostro era riverso su di lui con un'estremità nel suo torace, a quella vista si lanciò di scatto sul mostro che gli dava le spalle ed affondò la spada nelle membra soffici della creatura, di nuovo tirò verso l'alto per smembrare l'avversario e di nuovo vinse la creatura. La lanciò lontano e si accostò a Tserse che giaceva inerme a terra. Lo guardò in volto e notò le lacrime e pensò:
Dolore e gioia per te Tserse riconosco in te un vero guerriero.
Un grido si levò dall'altro capo della stanza:
Che tu ed i tuoi orrendi simili possiate essere maledetti all'inferno mostruosa creatura.
Raesl si voltò di scatto e vide Ramsee che dava l'ultimo fendente al Flood che lo aveva annusato ed attaccato.
Raesl corse da lui, lo vide ansimante ed imbrattato del suo stesso sangue, con quelle ferite avrebbe dovuto essere morto... indietreggiò terrorizzato che il suo amico fosse diventato uno di loro. Attese qualche attimo guardandolo fisso negli occhi, poi gli chiese:
"Come e possibile, tu eri morto, ti ha ucciso Tserse".
"Quasi" - gli rispose Ramsee - "quando Tserse mi ha scagliato in questo angolo stavo per morire, ma dopo aver aperto i tubi questi strani congegni verdi mi si sono riuniti sopra e mi hanno guarito, guarda la ferita mortale nel mi addome, ne è rimasta solo una cicatrice".
"Ma Tserse, dov'è?"
"È morto, Ramsee, ucciso dalla stessa creatura che ha liberato".
Ramsee camminò verso il suo temibile avversario, lo guardo riverso a terra esanime,
Onore a te che mi hai sconfitto Tserse, sarai per sempre ricordato per le tute vittorie, non certo per la tua sconfitta.
"Raesl. Andiamocene da qui. Ed in fretta".

Ramsee e Raesl si diressero alla porta da cui erano entrati, uscirono ed imboccarono il corridoio.
Raesl voltò l'angolo ed andò a sbattere contro qualcosa che gli fece molto male, e lo sbatté a terra, non capì subito di cosa si trattava, ci mise alcuni attimi prima di capire chi lo avesse colpito. Mise a fuoco e vide un essere in un armatura, biancastra con un fucile puntato sulla sua testa, ed un altro vestito come un umano, in verde, che teneva a bado Ramsee con la spada.
Un umano ed uno dei loro demoni. Cosa mai facevano in quel posto. Non avrebbero dovuto essere qui. Nessuno avrebbe dovuto sapere di loro, avevano agito in gran segreto.
Raesl conosceva la lingua degli umani:
"Cosa fate qui, dobbiamo andarcene, ed alla svelta".
"Non avere fretta lucertola, Dredd intervenne".
"Cosa ci fate qui?"
"Cosa avete scavato fuori da quel buco?"
"Solo guai umano, ma se vuoi puoi andare a vedere con i tuoi occhi, ma prima ammazzami facendomi a pezzi molto piccoli, perché potrei ritornare dall'aldilà e prendere a calci te e il tuo demone".
"Finitela!" gridò Sam.
"Portateci da dove siete venuti, non mi farò problemi a spararti qui su due piedi".
"Voi non capite ci sono...."
Un urlo agghiacciante riecheggiò nel corridoio. I quattro rimasero immobili per alcuni secondi, poi Ramsee e Raesl diedero le spalle ai loro aggressori umani, e si misero in posizione da difesa come se qualcuno stesse per attaccarli, Dredd e Sam si guardarono e non fecero nemmeno in tempo a scambiarsi uno sguardo che una mostruosa creatura comparve davanti ai loro occhi, un essere deforme dotato di un forza inaudita tanto da fermare i due elite che lo avevano trafitto con le loro spade e squartato in più pezzi.
Raesl disse "maledizione è tardi, gli altri si sono svegliati, maledizione, dobbiamo andarcene di qui adesso". Sam rimase a guardare e registrare informazioni. Abbassò al guardia per un istante ed un'altra di quelle creature la aggredì con i suoi lunghi tentacoli, Sam si divincolo ed assestò due potenti colpi al torace della creatura che vacillò per un paio di secondi sufficienti a Sam per estrarre il fucile d'assalto e scaricare un caricatore addosso al flood che dal contraccolpo volò 5 metri da lei.
Sam si girò di scatto e guardò Raesl:
"Cosa avete trovato lì dentro?"
"Una sala una grande sala con 20 sarcofaghi contenenti 20 forme di Flood".
"Cosa? e le avete aperte?"
"Dovevate distruggere tutto"
Ramsee prese la parola e con tono stentato disse:
"Non c'è tempo dobbiamo andarcene adesso!"
"Altri 5 stanno per arrivare"
"Forza usciamo di qui".
Non fecero in tempo a mettersi a correre che 6 flood erano davanti a loro, cinque di questi erano quelli che giacevano nei sarcofagi, ma uno il più grande ed armato con una spada era Tserse.
Ramsee lo osservò con attenzione, sapeva in cuor suo che nelle viscere di quella bestia si celava l'orgoglio del suo comandante, ritornato dal mondo dei morti.
D'impulso Dredd si lancio contro il più grosso ma fu intercettato da uno dei più piccoli che con un colpo gli apri il ventre e lo scaraventò contro la parete, perse i sensi e lì rimase.
Sam e Raesl si combatterono spalla a spalla contro due Flood che si erano scagliati contro di loro, Sam prese il lo sniper sparò alcuni colpi contro la creatura che la stava per aggredire. Il proiettile entrò nelle soffici membra per esplodere un istane dopo riducendo il flood ad un ammasso di poltiglia indistinta. Il proiettile era andato a segno nel momento in cui aveva accelerato a mach 2 la conseguenze era stata fatale per l'essere deforme che aveva colpito.
Raesl disse:
"Meno uno" e con la spada troncò di netto entrambe le braccia di uno dei Flood che stava per colpire Sam, poi roteando riuscì a mozzargli anche la testa facendolo stramazzare davanti ai loro occhi.
"Meno 2 disse Sam". Con la coda dell'occhio vide Dredd rialzarsi ed appoggiarsi alla parete, in mano aveva una granata, ne tirò la spoletta e gridò lasciateli a me quei bastardi.
Dredd corse con tutte le forze che aveva contro i tre Flood rimasti indietro che vedendolo gli corsero incontro per sopraffarlo - avete preso la mia vendetta, luride creature, io prenderò quello che resta delle vostre infami vite.
Sam vide la scena, guardò Raesl ed assieme si misero al riparo dentro una stanza. Un boato riecheggiò lungo i corridoi della struttura. Sam si trovò nella stanza assieme a Raesl che la guardò e gridò "Dobbiamo andarcene da qui, demone!".
I due uscirono dalla stanza, in mezzo alla polvere Sam vide ciò che restava dei Flood e di Dredd, e sussurrò: "grazie".
Alcuni metri più in basso vide due figure che stavano ancora combattendo. Raesl capì che erano Tserse, o ciò che ne rimaneva, e Ramsee.
Il duello infuriava sempre più duro ed i colpi avevano sempre più forza, a Raesl sembrava di rivedere di nuovo lo stesso combattimento.
Ramsee assestò un colpo all'arto deforme del suo comandate che si riebbe subito colpendo l'avversario con un calcio che lo scaraventò contro una parete demolendola.
Sam e Raesl capirono che non si sarebbero fermati fino a quando uno dei due non sarebbe morto.
Ramsee e Tserse si inflissero ferite profonde ma nessuno dei due avrebbe mai ceduto le loro spade si incrociarono e Ramsee vide negli occhi della creatura che aveva davanti la scintilla che Tserse aveva nei suoi ogni volta che stava per cominciare una missione.
Capì che il suo avversario anche se non aveva più l'aspetto del suo comandante, era chi da tempo detestava per il suo modo nei confronti di tutti, ne riconosceva l'onore in battaglia ma ne biasimava il comportamento nella vita.
Con questo nel cuore raccolse le ultime forze e si scagliò contro Tserse a testa alta scoprendo il torace ma con la spada alzata, Tserse dalla sua vide il torace scoperto e mirò al cuore con la spada.
Il bagliore delle lame si oscurò del sangue dei due combattenti l'uno direttamente dal cuore e l'altro dalla giugulare. Un lago di sangue uscì dai due contendenti che si guardarono negli occhi. Tserse in quella forma mostruosa disse:
"Aknat du mo ospert"
Ramsee soddisfatto negli ultimi attimi di vita con gli ultimi respiri ricambiò l'onore "Aknat du mo ospert"
Entrambi stesi l'uno a fianco dell'altro morenti si guardarono negli occhi ed assieme ad un boato si spensero nobilmente come la tradizione elite lo imponeva.
Sam e Raesl si misero a correre più velocemente che potevano, senza voltarsi indietro, corsero lungo i corridoi. Che sembravano infiniti, corsero di stanza in stanza, l'uscita era ormai alla portata.
Quando un'esplosione fece saltare le stanze che avevano da poco passato, con un ultimo sforzo saltarono entrambi fuori dallo scavo e si trovarono nella tenda, corsero fuori e corsero ancora fino ai limiti dell'accampamento, dove uno spostamento d'aria li lanciò in aria per una decina di metri. Un enorme colonna proveniente dalle viscere della terra si innalzava fino al cielo incenerendo tutto per decine di metri.

Alcuni minuti dopo il visore di Sam dava ancora statica, e non riusciva vedere nulla, si tolse il casco e si alzò da terra, si girò per vedere se qualcuno fosse sopravvissuto, vide a terra l'elite di cui conosceva il nome solo perché ne aveva intercettato le comunicazioni.
Si avvicinò.
Raesl si alzò in piedi, si riprese dall'esplosione, e si incamminò verso il demone.
Rimasero a guardarsi negli occhi l'un l'altro e poi Raesl disse. "Come in ogni guerra ed in ogni battaglia quando si incontra un nemico più forte i nemici si alleano per sopravvivere".
"Umano oggi abbiamo dimostrato l'uno all'altro cosa siamo in grado di fare". "Abbiamo salvato le nostre vite senza tener conto di quanto le nostre civiltà abbiano fatto luna all'altra, oggi faremo ritorno a casa con la speranza che domani le nostre razze potranno convivere".
Sam capì il senso di quanto gli disse Raesl, ma sapeva che la guerra sarebbe stata ancora lunga e quel giorno avrebbe dovuto attendere molte altre vite e molti altri Flood.
Molti Spartan, marine Elites e Grunt sarebbero dovuti morire prima di poter stringere la mano ad un Covenant.
Ma in quel momento Sam non vide alcun pericolo per se stessa o per l'umanità, allungò la mano e Raesl fece lo stesso.
I due si guardarono negli occhi stingendosi la mano. Raesl disse "Buona fortuna Spartan, spero di incontrarti di nuovo lungo il mio cammino". Sam annuì. I due si voltarono ed andarono in direzioni opposte, Sam raggiunse il warthog e si accorse che lo strano rombo era appoggiato sul sedile del pilota" Guidi tu allora?"
"Tendrill dammi un punto di estrazione!" - "Tieni gli ultimi dieci minuti di registrazione al sicuro, caricali nei miei dati personali, password: speranza".
Tendrill obbedì agli ordini, pur non avendone capito il senso, ma non era il momento di chiedere spiegazioni, l'obbiettivo era stato raggiunto, la missione era terminata nel migliore dei modi, avevano un artefatto di precursori che avrebbe potuto dare loro molte spiegazioni, per quanto una AI non potesse avere sentimenti una delle sue subroutine lanciò un programma di simulazione psicologica, un istante dopo terabite di informazioni vennero elaborate per poi spegnersi in quello che un umano avrebbe definito soddisfazione, tuttavia non riuscì a capirne il senso, spense la subroutine ed una voce metallica usci dagli speaker della Mjolnir: "Un Pelikan è già in rotta di estrazione".
Attese circa mezz'ora. Poi un Pelikan atterrò rumorosamente a poche centinaia di metri da lei. Con il warthog raggiunse il trasporto che agganciò la jeep ed attese che lo Spartan entrasse nel cargo.
Sam entrò nel Pelikan e non appena si staccò da terra guardò fuori dal portellone aperto ed in lontananza vide un Seraph dei Covenant.
Il pilota negli speaker diede l'ordine:
"Tutti ai posti di combattimento signori siamo in ballo!"
Sam si avvicinò all'interfono, premette il pulsante e disse:
"Tranquillo marine, questa volta ce ne andiamo senza ballare". Guardò il rombo che la aveva curata e si mise a pensare a quanto successo poco prima.

Raesl vide a poche centinaia di metri il Pelikan degli umani che si alzava in volo, impartì l'ordine di raggiungere immediatamente la nave in orbita e non dare importanza agli umani. Aveva un carico troppo importante con se. Si voltò ed apri una sacca e ne estrasse un rombo fluttuante che cominciò ad emettere una luce su di lui e le sue ferite velocemente guarirono. Lo guardò e si mise a pensare a quanto successo poco prima.

Speranza

Di Matteo Bozic
Starry Nighter



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