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lavoro pubblicato mercoledì 6 novembre 2013
ultima lettura martedì 15 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Qui Ramseth, passo e chiudo Cap. ( terza parte)

di mariapace2010. Letto 677 volte. Dallo scaffale Storia

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(seguito)


"E' stato un coccodrillo. - imprecò l'amico - Un maledetto coccodrillo dalla fame insaziabile, che mi ha rubato tutto il frutto del lavoro e mi ha ridotto le reti in questo stato. Ah! Che sciagura!"
"Sciagura peggiore se ti avesse portato via anche un braccio." replicò il ragazzo.
"Ah! - continuò ad imprecare il giovane - Mille volte poter lavorare nelle cave o scalpellare marmo nella valle."
"Non augurarti sorte di schiavo, Osorkon. Quel lavoro è molto più duro."
"Tu credi, amico mio? Non è meglio salire sulla Barca di Ammon macilenti e stanchi piuttosto che con un pezzo di te in meno? Chi potrà recuperare un braccio o una gamba finiti nella pancia di un coccodrillo, quando dovrai prepararti al grande viaggio?"
"Forse hai ragione, amico mio, ma io lo stesso non invidio la sorte di chi lavora nelle cave o nella valle... Le loro braccia sono stanche, la sera. Distrutte."
"I loro muscoli, però, sono duri come i martelli e gli scalpelli che usano. Lo scalpellino è un uomo pià forte degli altri."
"Tu sei più forte di qualunque scalpellino, Osorkon... Ma non sai che egli si nutre solo di pane e il suo malumore è così alto che finisce sempre per picchiare la moglie e i figli?"
"Come fai a sapere queste cose, tu che vivi in una casa di mattoni con orto e giardino?"
"Io conosco la povertà della gente povera e presto entrerò nella Scuola del Tempio di Ammon. Studierò molto perché voglio aiutare i poveri."
"Vuoi curare i mali della gente povera studiando gli Astri? Credi di poter trovare i rimedi ai loro mali osservando il cielo?"
"Tu non puoi capire!"
"E' vero! Io sono un uomo senza istruzione e non capisco molte cose... Molte altre cose, però, le capisce ancheil tuo amico Osorkon... Non capisco perché il Faraone non è con il suo popolo e non gli garantisce pace e benessere... I Templi si arricchiscono e gli esattori pretendono sempre più da chi lavora e i nemici dell'Egitto si accalcano ai confini. - Osorkon fece una pausa, ma solo per riprendere fiato e continuò, sempre più amareggiato - Se non è colpa del Faraone, di chi è la colpa? Tu che hai in mano il sapere, mi vuoi dire di chi è la colpa?"
"Non del Faraone! Io l'ho visto... " Ramseth s'interruppe, pallido in volto e quasi cereo. Un dolore acutissimo lo aveva afferrato allo stomaco e fatto piegare sulle ginocchia.
"Stai male?" chiese il pescatore.

"Un dolore, qui allo stomaco... Anche la vista che mi si sta annebbiando e ho qualcosa che mi brucia nello stomaco..." disse il ragazzo lasciandosi scivolare a terra e contorcendosi dal dolore; la fronte era imperlata e gli occhi socchiusi.
"Ramseth! - proruppe Osorkon - Sembra che tu abbia il morbo sacro... Ma tu stai proprio male! Devi aver bevuto o mangiato qualcosa che ti ha fatto male."
Il pescatore lasciò andare le reti sul fondo della chiatta e saltò a riva facendosi da presso al ragazzo steso per terra e privo di sensi.
Ramseth, però, si riprese subito e riaprì gli occhi.
"Che cosa è successo? - domandò con lo sguardo ancora appannato - Sono svenuto?"
"Così mi pare."
"Mi sento come se una mandria di buoi mi stesse passando sullo stomaco."
"Ti accompagno da tua madre. - il pescatore si chinò sul ragazzo e l'aiutò a rialzarsi - Devo riscuotere un credito nei pressi di casa tua. Oh! - il giovane si lasciò andare in un sospiro - Dalla Città dei Morti mi hanno fatto sapere che che se non pago entro domani mi faranno aspettare molto tempo ancora, prima di assegnarmi una Hut-ka... La mia vecchia brontola perché si sente vicina al viaggio e non ha ancora la sua tomba."
"La tua vecchia ha ragione!"

Osorkon accompagnò il ragazzo a casa.
Nsitamen si spaventò nel vedere il pallore impresso sul volto del ragazzo ed ancora di più nell'udire del suo malore; Ramseth cercò di rassicurarla, poi le chiese di offrire qualcosa all'ospite. Non ebbe tempo, però, di terminare di parlare, poiché divenne pallidissimo e prese a rimettere convulsamente del liquido verde.
"Potenza di Ammon! - esclamò preoccupata la donna - Ma che cosa gli hai dato da bere?"
"Io niente. - rispose il pescatore -Alla Casa d'Oro, però, ha bevuto alla coppa del Faraone... Me lo ha detto egli stesso."
"Alla coppa del Faraone?... Oh, me meschina!... Aiutami... aiutami a portarlo a letto!"
Più tardi, quando il pescatore ebbe lasciato la casa, la donna sedette su uno scanno ai piedi del letto. Il ragazzo riaprì gliocchi ed incontrò lo sguardo severo e preoccupato della madre.
Le sorrise.
"Vedi, figlio mio, quale effetto può fare il vino alla tua età? -disse Nsitamen - E' saggio che tu non ne tocchi ancora... Fra qualche anno... con moderazione. Ma adesso..."
Il ragazzo non la lasciò finire.
"Io l'ho solamente assaggiato per far piacere al Faraone."
"Tu non devi più andare alla Casa d'Oro." ingiunse sua madre con atteggiamento risoluto.
"Ma perché? Il Faraone mi onora della sua amicizia e mi ha ammesso alla sua presenza durante la posa per la sua maschera funeraria... Egli vuole che torni ancora a Palazzo. E' molto impressionato dai miei giochi."
"Tu non devi mettere più piede a Palazzo." insistette la donna.
"Ma perché? - anche il ragazzo insisteva -Egli mi chiama Fratello-del-mio-cuore e mi dimostra affetto."
"Ti chiama Fratello-del-mio-cuore?... Oh, me meschina!... Io non voglio che tu torni ancora a Palazzo e così sarà."
"Ma perché?" continuava a chiedre Ramseth.
"Non importa il perché... Ho deciso così e basta. Ora riposa. Nella tisana ho messo un'erba che ti farà dormire." e senza aggiungere altro, la donna schermò la finestra ed ordinò a Nuta, lo schiavo nubiano, di andare dal prete Namir e pregarlo di raggiungerla.

(continua)



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