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lavoro pubblicato mercoledì 30 ottobre 2013
ultima lettura venerdì 22 settembre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

AFFARI ROSSO SATANA (6)

di Gabriele Cecchini. Letto 525 volte. Dallo scaffale Gialli

Desideri realizzati e incubi materializzati - La storia va avanti e vediamo come evolvono le vicende di Art, Tilda, Samantha, Franny prima della fine.......

DESIDERI REALIZZATI E INCUBI MATERIALIZZATI

Franny salì in macchina e azzannò la torta con le mani, aveva una gran fame, oltre alla voglia matta di assaggiare quella prelibatezza. Il sapore non era granché, a dire il vero. Ne mangiò metà, giusto per riempirsi lo stomaco prima di andare al “Lady Godiva”. «Se non trovo nessuno neanche oggi, giuro sulla testa di mia madre che chiedo il divorzio e mi sposo uno stallone» disse ad alta voce mentre spegneva il cellulare prima di entrare in sala. Davano Duro come il marmo 3, film che attendeva da mesi, visto il godimento che le avevano provocato i primi due film della serie. Come sempre c’era poca gente, e tutti seduti a debita distanza l’uno dall’altro. L’unica donna era lei, ormai non ci faceva neanche più caso. Così, quando sentì qualcuno bisbigliare alle sue spalle, pensò che si trattasse dell’ennesima allucinazione da affamata di sesso quale era.

Ma questa volta c’era davvero una mano che le accarezzava lievemente le spalle da dietro, e sembravano mani giovani! Si eccitò all’istante, e i brividi correvano lungo la schiena. La nebbia di dubbi che le si stava annidando nella mente sul possibile proprietario di quelle mani (E se è un vecchio bavoso? O peggio un maniaco?) si dileguò all’istante non appena lo sconosciuto si sedette accanto a lei. Era giovane, bello e muscoloso. Lo seguì in bagno, dove fecero sesso come selvaggi, ma l’astinenza di Fran non era ancora stata vendicata, così si trasferirono nella sua macchina, noncuranti dell’ora e del luogo (le tre del pomeriggio nel parcheggio del centro commerciale).

Vedrà che ogni suo desiderio verrà avverato...

Tilda Rottingher si rannicchiò sul divano, dopo una giornata piena di acquisti e di giri che l’avevano ridotta uno straccio. Non poteva lamentarsi d’altronde: tende nuove, lenzuola rosse di seta, asciugamani ricamati a mano... Ancora il bottino si trovava disseminato in mille buste lasciate cadere nel salotto come capitava. Accese la televisione, per aggiornarsi sulle notizie del giorno. Prese in mano la torta comprata da quella odiosa donna, la guardò da vicino, per vedere se aveva qualcosa di strano. Senza neanche pensarci su ne mangiò una fetta piccola.

«Che schifo di sapore, sembra detersivo!».

Gettò il resto della torta nel bidone, e bevve un bicchiere di succo d’arancia per togliersi quel sapore acidulo dalla bocca. Si addormentò con la televisione accesa, come ogni sera. Quando si svegliò verso mezzanotte, invece di andarsene a dormire nel suo letto, rimase bloccata sul divano, non poteva credere alle sue orecchie.

«Riesumato il corpo dell’infermiera filippina Madeleine Ross trovata morta il 29 ottobre di un anno fa al St. Marc Hospital. Sembra che siano state trovate impronte sospette sul corpo della donna. Voci indiscrete sembrano confermare che tali impronte appartengano a una collega. La polizia sta interrogando di nuovo tutto il personale dell’ospedale...».

Tilda si pizzicò quattro volte per assicurarsi che non si trattasse di uno dei tanti incubi che la tormentavano. Era vero. Maledetti poliziotti... Probabilmente stavano andando già lì a prenderla... Non voleva finire il resto dei suoi giorni in galera, e neanche voleva rovinare la sua carriera di infermiera. Chissà cosa penseranno Lenny, John, Steve, Martin... «Ci ha accuditi un’assassina!», «Abbiamo pagato i conti di un’omicida!», «Non la voglio più vedere!». Suonarono alla porta. Mentre andava ad aprire si accorse di essersela fatta addosso.

Tutti abbiamo dei peccati da confessare che nessuno conosce, torneranno a galla...

Sweetbutter stava per salire sul palcoscenico, erano già le nove e sentiva le voci dei fan che gridavano a ritmo il suo nome tutti eccitati. Perché Art ancora non si era fatto vivo? Dove si era cacciato? Ogni sera andava nel suo camerino prima dello show per mangiare qualcosa insieme e per fare due chiacchiere. Forse aveva di meglio da fare... magari era con una ragazza, o con un ragazzo, per lei non faceva alcuna differenza, ovviamente. Come poteva permettersi di essere intollerante nelle sue condizioni? Non sopportava la sua amica Snaketongue quando diceva di essere delusa dal lesbismo della figlia. Come puoi essere così stupida da essere intollerante con tua figlia quando sei un uomo che si traveste da donna e ogni sera ti fai smanettare in scena da dieci macho-men? D’altra parte anche loro da ragazze avevano vissuto la stessa situazione dolorosa e difficile con la famiglia... Art sapeva benissimo che chiunque avesse fatto conoscere alla sua mammina sarebbe stato il benvenuto a casa loro (a patto che fosse maggiorenne!). Non era questo che preoccupava Sweetbutter, piuttosto temeva avesse strani giri, di droga o altro. Ma quando sentì la voce squillante di Art che salutava le altre ballerine e il resto dello staff ringraziò tutti i santi del paradiso e gli corse incontro.

«Dove ti eri cacciato, discolaccio? Mamma era tanto preoccupata...».

«Non ti devi preoccupare per me, sai che so cavarmela benissimo da solo. Ecco un regalo per te, una bella torta. Si chiama “Spasimi di goduria”». Come poteva fingere così bene di non aver alcun problema? Doveva fare l’attore. Se solo fosse riuscito a convincere anche se stesso come riusciva a convincere sua madre (almeno così credeva...).

«Che pensiero gentile, caro. Per oggi di goduria ne ho avuta anche troppa... Dammene una fetta, così andrò in scena con i denti tutti sporchi di glassa rosa. Prendine un po’ anche tu».

«No, grazie. Ho già mangiato in macchina una fetta di “Inibizioni infrante” e mi è bastata, ce l’ho tutta sullo stomaco».

«Ci credo tesoro. Quali altre inibizioni potresti avere da infrangere? Guarda me, tua madre, non sono forse la ragazza più disinibita di tutto il paese? Cazzo questa torta sa di rossetto! Grazie del pensiero Art». Dove diavolo avrà comprato questa spazzatura? Non appena se ne va mi mangio una caramella per rifarmi la bocca... Art baciò il padre-madre prima che salisse sul palco, ormai gli indemoniati fuori non si tenevano più.

Samantha uscì dal centro commerciale, dopo aver fatto un po’ di spesa e essersi comprata un paio di libri, giusto il necessario per riuscire a sopravvivere nella sua tana per altri tre o quattro giorni, sperando che Cora tornasse al più presto. Salita in macchina, si accorse di avere ancora in mano quella scatola rossa con su scritto “Devil’s feed & Co” a lettere gigantesche contenente la torta di quell’invasata. Come avrebbe potuto mangiare quella schifezza industriale e così calorica quando aveva le torte fatte in casa di Cora ogni mattina? La gettò fuori dal finestrino, senza pensarci su nemmeno un attimo. Cribbio! Aveva colpito una donna su un fianco, sporcandole il cappotto bianco! Accelerò e si mimetizzò nella coda infinita di macchine che stavano assalendo il centro commerciale nelle ore di punta, ridendo a crepapelle di quella grottesca scena da film comico. L’importanza di quel gesto non lo comprese sul momento, lo avrebbe capito molto, molto tempo dopo.

Dopo aver riaccompagnato a casa Tilda, Lenny si riposò due orette sul divano. Al risveglio decise di recarsi al “Lady Godiva”, ormai conosceva tutte le cassiere e anche il proprietario. Gli sembrò che ci fosse qualcosa di strano in salotto, era come se qualcosa lo stesse guardando: era il marchio rosso e nero della Devil’s feed & Co. che lo fulminava da sopra le scatole. Ah già, le torte... Cosa poteva farne? Lui di certo non poteva mangiarle, aveva il colesterolo altissimo e per di più non amava i dolci. Le regalerò alla signora del primo piano, così quegli indemoniati dei suoi figli se ne staranno buoni per un po’. Così Lenny suonò il campanello della vicina, con le due scatole rosse in mano. Nessuno rispose. Non aveva voglia di rifare i quattro piani di scale per riportare le torte nel suo appartamento, si era stancato a sufficienza per quel giorno (stare dietro a Tilda non era cosa da poco). Allora decise di gettare le torte nel cassonetto condominiale, quei mocciosi non avrebbero perso granché: dall’aspetto le torte sembravano grasse e finte. Salendo in macchina ripensò alla venditrice che l’aveva accalappiato quella mattina. Che tipo focoso! E che gambe! Aveva qualcosa di magnetico addosso, dinamite pura. Tilda si era ingelosita, era evidente. Ma cosa poteva pretendere? Nonostante Lenny di proposte gliene avesse fatte tante, aveva sempre rifiutato, sia che si trattasse di sesso che di matrimonio. Meglio trascorrere due ore al cinema, almeno non ci sono problemi di nessun tipo.

Art corse a casa a cambiarsi. Doveva incontrarsi con gli altri per le dieci e non sapeva ancora cosa mettersi. Guardò i vestiti che aveva comprato al centro commerciale, stesi sul letto con cura. Non gli piacevano. Più li guardava e più sentiva una rabbia anormale crescergli dentro al solo pensiero di indossarli e uscire di casa. No, non avrebbe messo quegli stivali da cowboy e nemmeno quelle camice larghe a scacchi e il gel nei capelli. Sapeva cosa avrebbe voluto indossare. Adesso lo provo, poi magari me lo tolgo... Era un tailleur rosa tendente al viola della madre. Giacca e pantaloni con motivi di paillette e perline ovunque. Il taglio era sfacciatamente da donna, e non appena lo indossò si accorse di sembrare proprio una bella ragazza senza seno, ma se ne vedevano tante di piattone in giro, no? Uscì così, senza paura, senza pensare alla reazione di quei mammut amici suoi, senza temere le botte che sicuramente avrebbe preso, senza il terrore che conosceva bene di essere espulso dal gruppo (sempre che riuscisse a sopravvivere alla lezione che gli avrebbero dato), senza lasciar cadere l’occhio sugli abiti da bullo che aveva comprato.

Senza inibizioni... Ogni tuo desiderio nascosto diverrà realtà, te lo meriti!



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