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lavoro pubblicato martedì 29 ottobre 2013
ultima lettura lunedì 20 novembre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

AFFARI ROSSO SATANA (5)

di Gabriele Cecchini. Letto 540 volte. Dallo scaffale Gialli

Ecco finalmente le Lezioni di vendita di Rosa Ortensia Sullivan, la venditrice più scaltra del paese!!!....

LEZIONI DI VENDITA

La vendita si svolgeva più o meno così. Rosa Ortensia Sullivan, la venditrice più redditizia e audace che la Devil’s feed & Co. possedesse, puntava l’acquirente con i suoi tondi occhi azzurri, dopo una rapida panoramica sui possibili polli da spennare. Ormai con l’andare degli anni questa operazione di monitoraggio era diventata talmente veloce e meccanica che nessuno si accorgeva di nulla. Così la Sullivan spiegava alle novelle in cosa consisteva il lavoro di “cacciatrice di affari”: «Scordatevi di dover vendere qualcosa, care. Voi non state vendendo assolutamente nulla, voi state dando a quella massa di depressi, maniaci, fobici, schizzati ciò di cui loro hanno bisogno. Per loro acquistare è una mania, non deriva da alcuna necessità.. Dopo anni di studi sui loro atteggiamenti, ho capito che non sono persone che vanno a fare delle spese, ma degli zombie che vagano senza meta per i centri commerciali. Girano lì dentro per esorcizzare i loro problemi, per colmare dei vuoti. Usate tutti i trucchi che vi sono necessari per vendere il prodotto; la vendita è l’unico scopo del vostro lavoro. Ammiccate, strizzate l’occhio ai vecchi bavosi, alzatevi la gonna involontariamente, chinatevi per raccogliere qualcosa, trovate gli argomenti che ritenete opportuni a seconda del soggetto. Se avete di fronte una madre di famiglia mezza suora, bigotta e castigata, fate la parte della vittima, della povera ragazza che viene spinta a indossare minigonne e tacchi alti contro la propria volontà. Se volete essere una vera Devil’s girl, dovete aguzzare l’ingegno. Non abbiate timore dei rifiuti, voi siete assolutamente sicure che loro acquisteranno il prodotto».

Sebbene avesse superato la soglia dei quaranta, ancora deteneva il record di vendite: duecento torte in una mattinata. Quel 23 novembre, come ogni nuovo giorno che cominciava, era per Rosa una nuova sfida con se stessa, una battaglia all’ultimo cliente. L’abbigliamento era fondamentale, e variava a seconda della moda. C’era una persona alla Devil’s incaricata di seguire le ultime tendenze, per poi fare divise al passo coi tempi e di tinte sempre nuove. Da una settimana la Sullivan portava la nuova divisa: giacca e gonna sopra il ginocchio di colore rosa chiaro, scarpe rosa con tacchi di dieci centimetri, foulard bianco intorno al collo e profumo a volontà. Il prodotto: torte in scatola di ogni gusto, che in realtà avevano una scadenza infinita, ma venivano vendute come prodotti freschissimi di alta pasticceria che andavano consumati in giornata o al massimo il giorno successivo, per non perderne “la fragranza, la consistenza e l’aspetto gradevole.” Le torte in offerta speciale in quel 23 novembre erano quattro. “Spasimi di goduria”: di colore molto simile al vestito di Rosa (infatti era la più venduta), tutta coperta di fragole. “Inibizioni infrante”: torta al cioccolato e cannella con sopra una casetta di cioccolato con degli alberi verdi fatti di marzapane tutt’intorno. “I peccati segreti di Satana”: una charlotte all’albicocca e cioccolato bianco, di colore arancio striata di rossolampone. Infine “Violento orgasmo proibito”: una millefoglie piena di crema alla menta, liquirizia e mirtilli. Non importava il sapore al fine della vendita, importava l’impatto emotivo provocato dalla vista di torte così colorate ed elaborate. I nomi così allusivi provocavano l’illusione che mangiando quelle bombe caloriche si potessero ottenere spasimi di goduria, oppure che si potessero infrangere le proprie inibizioni ecc.

Quando la Sullivan vide entrare Franny dall’ingresso principale, capì a colpo d’occhio che avrebbe scelto la torta alle fragole, aveva letto infatti nei suoi occhi una voglia di sesso non soddisfatta che ardeva da tempo.

«Bene bene, signora. O forse devo dire signorina?».

«Signora, purtroppo...».

«Ah, se fossi io suo marito... non le permetterei di venire in questi posti a passare il tempo, starei tutto il giorno a letto con lei!».

Fran rimase scandalizzata, ma anche lusingata: meglio i complimenti di una donna che niente!

«Magari!».

«Guardi che cose meravigliose abbiamo qui, bella signora. Vediamo... per lei consiglierei “Spasimi di goduria”. Cosa dice? Non la attira questo groviglio di sensazioni? Le darà la carica che le manca, anche a suo marito. E se non sarà suo marito, tanto meglio. Vedrà, Rosa Ortensia Sullivan non sbaglia mai».

«Ma non mi faranno ingrassare tutte queste calorie?».

«Ingrassare? È matta? Decine di dietologi, nutrizionisti e scienziati controllano le ricette perché non contengano un apporto calorico esagerato. Sapesse le torte meravigliose che vengono bocciate perché troppo cariche! I nostri duecento pasticceri a volte minacciano di lasciare la Devil’s, sa?».

«Beh, se è così... Me ne dia due di quelle rosa».

«Vedrà che ogni suo desiderio si avvererà, ma mi raccomando, non aspetti troppo a mangiare queste prelibatezze fatte da poche ore, altrimenti non se le gusterà affatto!».

Liscio come l’olio, niente intoppi. Che potere sentiva di avere nei confronti di quei fantocci! E pensare che le torte appena vendute stavano per compiere esattamente cinque mesi! Ecco la solita fannullona ex-ragazzina viziata che non sa che diavolo fare della sua vita, questo è un caso diverso, devo vincere la sua ostilità, pensava tra sé e sé la venditrice non appena Samantha entrò.

«Che tristezza che leggo in quegli occhi verde smeraldo!».

«Scusi, ma mi sono appena alzata...» avrebbe voluto strozzarla sul momento.

«Poverina, senza nessuno che ti abbia preparato una colazione come si deve. Scommetto che tua madre non fa altro che rimproverarti e darti consigli inutili, a volte noi mamme siamo così stupide». Samantha era interdetta. Cosa cazzo voleva da lei quella invasata?

«Beh, devo andare».

«Non senza aver provato la torta giusta per te: “Violento orgasmo proibito”. È squisita, sentirai. Vedrai che ogni desiderio si avvererà, dopo una fetta di questa bontà». Forse è meglio che la prenda, almeno se ne starà zitta e mi lascerà andare... pensò mentre prendeva il portafoglio dalla borsa.

«Ok. Me la dia».

Rosa Ortensia Sullivan non era così stupida da non distinguere chi comprava le torte perché realmente convinto di ottenere l’effetto propagandato da chi invece le comprava solo per liberarsi di lei, ma la cosa non le interessava affatto. L’unica cosa importante era portare a termine l’affare, così salutò educatamente Samantha dopo aver incassato i soldi. Vai a quel paese stronzetta senza spina dorsale! Ecco che arriva la mantenuta che spilla soldi a un povero vecchio. Vieni, vieni, non mi scappi! Così battezzò la vista di Tilda e Lenny che, appena usciti dal supermercato, si dirigevano verso l’uscita, quindi verso di lei.

«Signore, guardi queste torte, sono un vero affare!».

I due si avvicinarono senza esitazione.

«Ma che bella nipotina che ha! Le compri una torta, vedrà che la farà felice», Rosa strizzò l’occhio a Lenny.

«Non sono sua nipote, si faccia gli affari suoi».

Insolente che non sei altro, me la pagherai.

«Oh che gaffe, scusatemi! Una bella torta è quello che ci vuole per due sposini come voi».

Si chinò per raccogliere il fazzoletto rosa che le era caduto involontariamente dalla tasca della gonna.

«Senta: veda di non impicciarsi, siamo amici e basta. È contenta adesso?», Tilda stava perdendo le staffe.

Lenny invece sembrava ipnotizzato, non parlava e continuava a fissare Rosa. Nessuno mi ha mai trattata così. Ti odio, brutta racchia.

«Oh mio Dio! Oggi non è giornata. Vedo che sta fissando quella torta lì, si chiama “I peccati segreti di Satana”. È proprio quella che avevo pensato per lei e per la sua signora, ops... amica».

«Sì, me ne dia tre. Lei è proprio uno schianto, ragazza».

«Grazie, signore. Ragazza... è un’eternità che nessuno mi chiama così!».

«Leonard! Ti aspetto fuori».

«No, aspetti. Non si agiti, signora, perdoni la mia sbadataggine. Vedrà che anche lei avrà giovamento da questa torta, tutti abbiamo dei peccati da confessare che nessuno conosce, torneranno a galla. Questa torta la farà sentire più leggera».

Tilda rimase di sasso. Lenny pagò le torte e se ne uscirono. Crepa, sanguisuga. Adesso vado a prendermi un caffè. Quando però vide entrare Arthur, pensò che il caffè poteva aspettare. Il quarto affare della giornata mi sta aspettando! Chi si lascia scappare un gay? Sono i più facili da convincere, basta giocare la carta della mamma affettuosa e gentile. Arthur stava varcando la soglia del centro commerciale.

«Tesorino! Vieni, non aver paura». Art si avvicinò imbarazzato.

«Che viso triste, com’è possibile essere tristi con un fisico e un viso così perfetti? Fai il modello?».

«No, ma mi piacerebbe».

«Hai la fidanzata? O il fidanzato?».

«No, no. Per chi mi ha preso? Non sono omosessuale». Dannazione! L’ennesima persona che mi crede gay.

«Scusami, sai, mi sembravi così carino e gentile che ho pensato fossi dell’altra sponda. Guarda che belle torte, quella giusta per te credo sia questa marrone, si chiama “Inibizioni infrante”... Vedrai che con questa ogni tuo desiderio nascosto diverrà realtà, te lo meriti. Per farmi perdonare ti regalo una “Spasimi di goduria” per tua madre».

«Affare fatto, grazie signora. Che bella divisa che ha!». L’avevo detto che era gay... forse non si accetta, poveretto.

«Grazie, tesoro. Dai un bacio alla zia Rosa, su. Ecco le tue torte e torna a trovarci».

Rosa Ortensia Sullivan si era lasciata intenerire da quel ragazzotto così timido e discreto, cosa che le accadeva davvero di rado (forse era solo per la contentezza di aver venduto ben otto torte... o forse le stavano per venire le mestruazioni, chissà!). Se ne andò al bar con un sorriso raggiante sul viso (nonostante si sentisse i piedi in fiamme a causa dei tacchi), canticchiando il suo inno preferito: «Satana, grazie per la vita. Altre vittime avrai presto tra le dita».



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