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lavoro pubblicato martedì 22 ottobre 2013
ultima lettura domenica 24 settembre 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

AFFARI ROSSO SATANA (1)

di Gabriele Cecchini. Letto 640 volte. Dallo scaffale Gialli

Un racconto a puntate che vede come protagonista Rosa Ortensia Sullivan, una venditrice tutta particolare. Vi terrà col fiato sospeso fino alla.... fine.....

Primo affare

Che notte odiosa quella! Insonne e maledettamente lunga. George, suo marito, sebbene avesse tentato come tutte le sere di fare sesso con lei, era poi piombato nel sonno più profondo, vittima della stanchezza e dell’impotenza (ormai non vi erano più dubbi). E pensare che Franny aveva voglie matte a tutte le ore del giorno e della notte! A volte sperava che di giorno qualche maniaco sessuale si nascondesse in casa (dietro la porta, nell’armadio, nel bagno) per prenderla con ardore durante le ore notturne, dopo aver sedato o imbavagliato George. Guardava con occhi maliziosi gli uomini piacenti che incontrava, sperando che qualcuno le chiedesse un appuntamento, non aveva così tanto coraggio da fare lei la prima mossa. Si riteneva terribilmente sfortunata per il fatto di non essere oggetto delle attenzioni degli uomini, sentiva continuamente casi di palpeggi molesti, complimenti volgari, proposte indecenti... a lei mai niente. Il problema era la sua aria altezzosa, continuava a ripetersi; non lasciava spazio agli altri in quegli occhi neri. Abbassavano lo sguardo impietriti nel momento stesso in cui si accorgevano che li stava guardando con quelli che lei riteneva essere due occhi vogliosi e peccaminosi. Per questo si era comprata una dozzina di riviste pornografiche, qualche video e persino un vibratore, dopo che il solo guardare al rallentatore le scene di sesso non la soddisfaceva più... Si rendeva perfettamente conto che la sua sfacciataggine e il suo non sentirsi per niente in colpa non erano nella norma. Tra le sue amiche, né July, né Dana, né Betty avrebbe mai confessato una cosa del genere alle altre, mentre lei non faceva altro che raccontarlo ai quattro venti. Per di più, a monte, nessuna di loro avrebbe mai avuto il coraggio di avere quei pensieri così audaci sugli uomini e di comprare quegli oggetti. «Vorrei vedere voi, provate a stare senza sesso per tre lunghi anni!» rispondeva Fran alle accuse di ninfomania che le venivano fatte. Addirittura temevano per i loro mariti, vista la fame dell’amica.

In effetti Fran non aveva problemi con il vincolo matrimoniale: almeno non nelle sue fantasie sessuali, l’importante era che fosse un bell’uomo (che le piacesse), sposato o no che fosse. Quella mattina, dopo la nottata tremenda trascorsa accanto a quella specie di cadavere, l’unica cosa che aveva voglia di fare era andare a farsi un giro al centro commerciale; ormai trascorreva quasi tutte le sue giornate in quel luogo colorato e ipnotico. Trovandosi poco lontano da casa, non appena poteva, si recava a fare chilometri e chilometri lungo le corsie del supermercato del centro commerciale, a guardare milioni di prodotti nei reparti più stupidi e ovviamente a puntare uomini in coda alle casse. Controllava tutti i prezzi, se c’era qualche offerta vantaggiosa da non perdere o se c’era qualche errore nella prezzatura dei prodotti: ormai ne sapeva più dei dipendenti. Non comprava quasi mai nulla a parte quando doveva fare la spesa per casa, ma capitava solo una volta alla settimana, per il resto sembrava un fantoccio che camminava su binari fissi. A volte si sentiva come in trance, quasi fosse sonnambula in quel regno di convenienza, risparmio e pulizia. Altre volte si ritrovava a canticchiare per tutto il resto della giornata la musica che udiva a basso volume nei suoi vagabondaggi nel centro commerciale, persino la notte cantava quelle canzoni vecchio stile e così serene. Forse le volevano trasmettere da fuori la tranquillità che non aveva dentro di sé... Dopo quel tuffo in quel mare di etichette, numeri, colori, oggetti, si cacciava poco lontano da lì, al cinema porno “Lady Godiva”. Fantasticare era più facile con quei membri giganteschi davanti agli occhi. Raramente pensava agli uomini che c’erano intorno a lei nelle sue fantasie sessuali, essendo quasi tutti vecchi; in più, da quando teneva in borsa un bel coltello da cucina, si sentiva al sicuro dagli sguardi bavosi e maniaci di quei vecchiacci. Inutile dire che neanche lì aveva mai abbordato qualcuno, né era stata mai costretta a usare quel coltello.

Era il 23 di novembre, e si prospettava una mattina simile alle altre, finché, arrivando al centro commerciale, non la vide accanto all’ingresso del supermercato con quel sorriso gentile e il vestito rosa confetto: sembrava una specie di santona. Ore 10:10.



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