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lavoro pubblicato sabato 19 ottobre 2013
ultima lettura martedì 18 luglio 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

BLACK GIRL

di Gabriele Cecchini. Letto 487 volte. Dallo scaffale Sogni

Una busta rosa, proprio quello che temeva. Carly non avevail coraggio di aprire la cassetta della posta, sapeva benissimocosa contenesse quella lettera. Non poteva essersi smarrita?Impossibile, il sistema elettronico architettato dal governoper lo smis...

Una busta rosa, proprio quello che temeva. Carly non aveva
il coraggio di aprire la cassetta della posta, sapeva benissimo
cosa contenesse quella lettera. Non poteva essersi smarrita?
Impossibile, il sistema elettronico architettato dal governo
per lo smistamento della posta non ammetteva errori; l’ultimo
caso di una lettera smarrita, nel lontanissimo 2068, finì sulle
prime pagine di tutti i principali siti di informazione. O forse
c’erano ancora i cartacei? Che confusione le stava provocando
quella dannatissima lettera rosa...
Entrò in casa ignorando completamente la cassetta della posta.
La porta non fece in tempo a chiudersi automaticamente
dietro di lei che vide la faccia della sua vicina Dora comparire
sul monitor piazzato all’ingresso.
«Carly?» gracchiò con la sua voce nasale causata da una intervento
chirurgico al naso mal riuscito. Che faccia tosta quella
curiosa! Non la sopportava più, sempre con quegli antiquati
bigodini addosso... come se dovesse uscire da un momento
all’altro per un incontro galante! Figuriamoci! Da ben quindici
anni non poteva uscire di casa, a causa dei suoi gusti sessuali
stravaganti - si vociferava le piacessero gli uomini di colore,
ormai banditi dal Paese da anni.
«Carrrrly! Non hai visto cosa c’è nella tua cassetta della
posta? Mi è sembrato di vedere qualcosa di rosa... Ricorda
“Ignorare una comunicazione governativa è la cosa peggiore
che un cittadino modello possa fare!”».
Oddio... ormai lo sapeva anche Dora... non poteva rifiutarsi
di leggere quella comunicazione governativa. Uscì di nuovo
e prese la lettera con mani tremanti. Appena entrata spense i
monitor, o meglio quelli che le era permesso spegnere (fortunatamente
era in suo potere isolarsi da quella pettegola di
Dora). Non poteva fingere di essere sorpresa da quella lettera,
almeno non con se stessa. Il suo comportamento era stato
inequivocabilmente scorretto. Tutto per quel suo gusto ma8
sochista di voler distinguersi dagli altri, tendenza ormai fuori
moda, anzi fuori legge.
Ecco cosa successe il giorno precedente, il 28 giugno del
2099.
Sally, la sua amica d’infanzia - erano state messe al mondo
lo stesso giorno nello stesso ospedale, entrambe con l’inseminazione
artificiale - si presentò a casa sua in uno stato
di frenesia fuori del normale. Alta, magra (inutile dirlo, visto
che ormai tutti erano magri, grazie agli incentivi governativi
per gli interventi di liposuzione) e seducente, era la classica
bionda tutta curve e tacchi alti (aveva vinto anche il bollino
rosa come “Bionda della contea”), tanto classica che spesso la
scambiavano con altre bionde del circondario (addirittura la
fermavano e la salutavano persone che non aveva mai visto).
«Carly, come posso non dirti una cosa che vorrei dirti con
tutta me stessa? So benissimo cosa faresti, e mi sentirei terribilmente
in colpa per la punizione che ti verrebbe inflitta... Sei
così ribelle tu... non voglio rovinarti la vita!».
«Allora non dirmela! A ogni modo, se verrò punita per qualche
motivo, la colpa sarà solo mia».
«Sì, ma questa cosa non la verresti mai a sapere se me ne
stessi zitta...». Intanto ingurgitò la caramella calmante che
Carly le porse, vedendo nel suo PBC (Personal Body Controller)
salire i battiti in modo violento.
«Mi stai agitando, Sally».
Carly raccolse i capelli castano scuro in uno chignon che annodò
con una spilla al cranio. Già il fatto di essere scura di capelli
le aveva causato non pochi problemi: ormai il 98% delle
ragazze erano bionde. Si diceva che fosse una BG, una “Black
Girl”, cioè una ragazza un po’ stramba e fuori del normale.
La pubblicità, il vero motore del governo per propagandare
ogni cosa (tagli di capelli, colore della stagione, giubbotti,
altezza dei tacchi, ecc.), era in realtà un’imposizione, viste le
sanzioni di ogni tipo che venivano applicate a chi faceva di
testa sua.
«Insomma te lo dico. Ho conosciuto una ragazza in chat che
possiede un vestito di quelli che cerchi da decenni».
«Lungo, nero, con la schiena scoperta e la scollatura esage9
rata?».
«Sì, lo tiene in un posto assolutamente top secret, e non sa
come liberarsene, ha paura che la scoprano...».
«Come mi piacerebbe averlo... so che il governo proibisce
di attaccarsi al passato e cerca in tutti i modi di annullare i
nostri legami affettivi, ma è l’unica cosa che ricordo di mia
madre... ce l’ho ancora davanti agli occhi quella fotografia
scattata davanti al teatro dell’opera con indosso quel vestito
fantastico...».
«Come sei antiquata, Carly! Ti ammiro tanto però, lo sai.
Tua madre ormai è morta da quindici anni, devi fartene una
ragione! La morte è niente, ricordi? Non si fanno neanche più
i funerali! Non esistono più neanche quelle macabre usanze di
conservare le ceneri dei defunti, che orrore!».
«Lo so, lo so, sono fuori tempo, sono un residuo organico
di un’era che non esiste più... mi sento terribilmente vuota in
questo mare di chip, computer, circuiti...».
«Beh, allora ucciditi! Ce lo hanno insegnato chiaramente
fin da bambine a scuola: «Meglio uccidersi che disobbedire al
Governo».
«Lo so... “Non chiedere mai il perché delle cose, vanno così
e basta”... che filastrocca odiosa»... Carly sapeva che se qualcuno
avesse udito quelle parole per lei sarebbe stata la fine. Non
aveva neanche controllato che tutto fosse disconnesso... forse
desiderava davvero che qualcuno la sentisse, così avrebbe fatto
la fine che meritava e che in fondo in fondo desiderava.
«Su, su, dimmi come fare per rintracciare questa ragazza».
Come era suo solito, Carly stava agendo senza pensare realmente
alle conseguenze delle sue azioni. Spesso si era trovata
ad agire d’impulso, per poi rimpiangere quello che aveva fatto.
Il guaio più grosso era che questa volta stava davvero correndo
un grosso pericolo. Erano tempi duri quelli. I disertori
di ogni tipo erano fatti sparire in qualche modo: giornalisti
che polemizzavano per l’impossibilità di esprimersi, attori che
mostravano un’immagine troppo scandalosa o trasgressiva,
stilisti che lanciavano mode non permesse, gente comune che
semplicemente cercava di vivere la propria vita.
Carly ricordava spesso con nostalgia le parole di sua nonna,
una delle poche testimoni di un mondo che non esisteva più
da tempo: «Mi dispiace doverlo dire, cara Carly, ma stai vivendo
l’epoca più nera e soffocante dell’umanità... Ero abituata a
parlare, uscire, correre, cambiare idea, esprimere rabbia, dolore,
rancore... oggi tutto questo non ha più alcun senso. L’unica
cosa che si possa fare, per salvarsi, è morire; è davvero l’unica
libertà che c’è rimasta, che mi è rimasta. Ecco perché mi tolgo
la vita, a settanta anni, quando potrei viverne tranquillamente
almeno altri quaranta, con le tecnologie odierne. So che
tu puoi capirmi, perché sei come me. Un grosso abbraccio e
scappa, se puoi. Con infinito affetto, quello antico che mi ha
insegnato mia madre».
Trascrisse tutti i racconti della nonna sulla sua giovinezza,
su quel mondo ormai scomparso. Inutile dire che li nascose in
un posto assolutamente segreto, che conosceva solo lei.
Ecco cosa aveva fatto: si era comprata un abito nero. Solo
questo, non aveva ucciso, rubato: niente di tutto questo...
Le (poche) persone che ancora riuscivano a distinguere tra
bene e male, che possedevano un qualche ricordo del passato,
capivano che la cosa peggiore era l’assoluta mancanza di
emozioni che caratterizzava il mondo e la società (se così si
poteva ancora chiamare). Altri, al contrario, si sottoponevano
senza rimorsi o riflessioni a quella danza fredda, monotona e
agghiacciante. Seguivano la moda del governo, compravano
case costruite dal governo per garantire maggiore sicurezza
(contro gli alieni, dicevano, mentre l’unico vero motivo era il
controllo: costruivano case che poi gestivano come pedine di
un immenso gioco), mangiavano i cibi indicati dal governo,
guidavano macchine pubblicizzate dal governo, pensavano i
pensieri del governo.
Lesse tremante la lettera governativa.
«Gentilissima signorina Carly Todd, siamo venuti a conoscenza
dello spiacevole inconveniente avvenuto alla sua auto,
la preghiamo di recarsi nell’officina governativa più vicina per
un controllo. Siamo preoccupati per la sua sicurezza, cara cittadina.
Cordiali saluti e buon lavoro!».
Che sciocchezze! Quale guasto all’auto? Si erano bevuti
il cervello? Sapeva di non poter sottrarsi a quell’ordine... e
pensare che temeva per il suo vestito... allora non avevano
scoperto nulla! Si sentì sollevata e uscì di casa per recarsi all’officina.
«Posizioni la macchina su quella pedana, signorina, e aspetti,
arriverò subito da lei». Il meccanico, con tanto di coccarda
con su scritto “Miglior riparatore d’auto della città”, si diresse
in fondo all’officina, dove c’era la sua cabina di comando.
Carly non capiva perché ci mettesse tanto...
L’esplosione fu rapida e senza spargimenti di rottami. Ormai
il meccanismo progettato dal governo era talmente perfetto
che tutto era imploso all’interno, riducendo in un’unica
massa calda e liquida Carly, il vestito nero tanto amato, la sua
borsetta rosa con cucita dentro l’imbottitura una lettera della
nonna, il suo dannatissimo cuore old-style da vera Black Girl.


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