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lavoro pubblicato venerdì 11 ottobre 2013
ultima lettura mercoledì 10 giugno 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Incubo

di AndrewDreamer. Letto 1499 volte. Dallo scaffale Horror

Mi svegliai tardi, come sempre. Aprendo gli occhi vidi la fioca luce del giorno filtrare attraverso le finestre socchiuse. Anche se la voglia era poca...

Mi svegliai tardi, come sempre. Aprendo gli occhi vidi la fioca luce del giorno filtrare attraverso le finestre socchiuse. Anche se la voglia era poca, mi alzai dal letto e andai a sciacquarmi e vestirmi. Dopodiché andai in cucina e raccattai qualcosa da mangiare fra il cibo ormai vecchio e stantio. Ingurgitai del pane vecchio e del formaggio prossimo alla muffa.
Andando in salotto, passai davanti ad una grossa specchiera e notai, con somma sorpresa, un grosso livido viola sulla mia fronte. Mi toccai, ma non sentii particolare dolore. Non ricordavo come me lo fossi fatto, ma restai diversi minuti allo specchio a fissarlo chiedendomene l'origine. Alla fine gettai la spugna e andai a sprofondare in una poltrona, ma non dopo aver tolto un libro alla mia libreria.

Mi misi a leggere due righe, ma dopo pochi minuti, mi accorsi di leggere senza ascoltare il mio pensiero. Stavo pensando a tutt'altro, a fatti senza alcuna importanza. Più che altro mi chiedevo cosa avrei fatto nel pomeriggio. Pensieri inutili, perché sapevo con certezza che sarei andato alla locanda a svuotare diversi boccali di alcool in compagnia degli abitudinari di turno. Dopo aver rinunciato alla lettura, mi assopii in un sonno profondo e coinvolgente.

Sognai qualcosa di indefinito, figure misteriose che si abbassavano su di me, toccandomi, silenziose, che avvicinavano il loro viso al mio, raggelandomi con il loro fetido alito di ghiaccio. Mi sembrava di essere immobile sulla mia poltrona, il libro ancora sulle ginocchia, e di essere studiato da un qualche genere di esseri dalle forme indefinibili che mi giravano continuamente attorno. A volte mi sembrava quasi di uscire da me stesso per osservare dall'esterno cosa il mio corpo, inerme sulla poltrona, subiva.

Mi svegliai di soprassalto, come quelle volte in cui si sogna di cadere da un precipizio, sobbalzando con il cuore in gola.

Il libro aperto alla solita pagina ed io steso, sudato, sulla poltrona. Ultimamente mi capitava di fare sogni del genere, ma la cosa non mi preoccupava più di tanto; dopotutto un sogno rimane un parto di fantasia. Guardai l'ora sull'orologio a pendolo del salotto, notando, con sorpresa, che ero rimasto a dormire per quasi sei ore. Il pomeriggio era già inoltrato ed il sole era già calato, come di consueto nei giorni invernali.

Mi decisi ad alzarmi per fare un salto alla locanda. Frugai nelle tasche, prima di alzarmi, e trovai abbastanza denaro da assicurarmi una lunga serata. Mi alzai dalla poltrona, andai a prendere il cappotto e, nel farlo, passai nuovamente di fronte alla grossa specchiera. La mia sorpresa fu tanta quando notai che sul mio volto vi era un secondo livido, distinto da quello precedente. Quando il primo era sulla fronte, appena più in alto del sopracciglio destro, questo era sul mento e si stendeva fino quasi alla gola. Decisi di non dargli affatto importanza, anche se, uscendo di casa, mi domandai se esso aveva a che fare con i sogni che ultimamente affollavano le mie notti.


Il pomeriggio passò in fretta, la sera arrivò e, accompagnata da diversi boccali di birra scura, si consumò lasciando spazio alla notte. Alla taverna la compagnia era stata buona, con tanto di risate, pensieri volati fra le parole e novelle di vita vissuta e nessuno aveva minimamente accennato ai grossi lividi sul mio volto. Mi trascinai a casa con un leggero dondolio, cullato dall'alcool che ancora mi pervadeva. Oltrepassata la soglia di casa, mi levai di dosso il cappotto e mi stesi un momento in poltrona. Era da poco passata l'una di notte. Il libro, che avevo aperto nel pomeriggio, era ancora li, sul tavolino a fianco della poltrona. Decisi di sedermi per leggere altre due righe, ma la stanchezza e la balia alcolica mi cullavano in una danza che mi voleva spingere fra le braccia del dolce sonno. Ma non volevo assopirmi subito. Andai in cucina e stappai una bottiglia di vino rosso versandone qualche sorso in un bicchiere di coccio. Lo sorseggiai con calma, alimentando il dolce abbraccio che già mi faceva dondolare piacevolmente, pur restando fermo in poltrona.

In un momento imprecisato, senza rendermi conto dello scorrere dei minuti, i lividi sulla fronte e sul mento, cominciarono a bruciare come ferite aperte, fresche. Il bicchiere mi cadde di mano, senza rompersi, rovesciando sul tappeto quel poco che rimaneva del vino. Il bruciore divenne dolore lancinante e cominciai a contorcermi sulla poltrona, tastandomi il viso nel vano tentativo di capire cosa mi stesse accadendo. In alcuni momenti chiudevo gli occhi in preda al panico e mi pareva quasi di udire delle voci, voci che chiamavano il mio nome e subito riaprivo gli occhi senza vedere nessuno. Credetti di impazzire. Chiusi nuovamente gli occhi e le voci si fecero più forti, più vive, più vere. Li riaprii e non vidi nulla che non fosse il mio salotto, un bicchiere rovesciato ed una macchia scura sotto di esso. Mi alzai, senza smettere di frizionarmi il capo ed andai allo specchio. Quello che vidi mi sconcertò. I lividi si erano trasformati in vere e proprie ferite aperte e gocciolanti sangue. Proprio mentre osservavo il mio riflesso, vidi un terzo livido aprirsi sulla guancia sinistra e, per la prima volta, le voci si fecero sentire mentre avevo gli occhi aperti. Sperai che quello fosse solamente un brutto sogno, ma non riuscivo a distinguerlo dalla realtà, la quale mi appariva lontana e quasi fiabesca. Urlai una volta, due volte, ma non riuscii a sentire la mia stessa voce. Le gambe mi cedettero e crollai a terra. Il dolore ormai aveva preso a bruciare dal volto, al torace, alle gambe, come se il mio corpo venisse lacerato da artigli invisibili. Sollevando un braccio verso lo specchio, lo vidi come fosse completamente logorato, coperto di sangue e lacerato Quella visione mi annebbiò la vista e persi i sensi.


Quando mi svegliai, mi trovavo nel mio letto come al solito e la luce che entrava dalle finestre sbatteva sul mio viso. Avevo nuovamente dormito fino a tardi. Dopo un attimo di smarrimento, ricordai la sera prima e mi guardai attorno e portai le mie mani al volto, poi guardai le mie braccia: non sentivo alcun bruciore, alcun dolore e la pelle era senza graffi, lesioni o lividi. Mi tranquillizzai. Doveva essere stato tutto un parto della mente di un ubriaco, un sinistro sogno ad occhi aperti, come quelli che un essere umano non dovrebbe mai fare. Mi alzai dal letto con la solita svogliatezza ed andai a sciacquarmi per poi vestirmi, ma passando di fianco alla solita specchiera, notai qualcosa di inquietante. Mi avvicinai e la guardai da vicino. Non vidi nulla. Appoggiai le mani allo specchio, vi appoggiai il volto, ma quello che vedevo era sempre la stessa immagine, il muro alle mie spalle. Mi guardai le mani e guardai nello specchio, senza vederne il riflesso. In quel momento sentii una roca risata e, guardandomi intorno, notai diverse figure alte, oscure ed indefinite chine su qualcosa che all'inizio non riuscii a vedere bene. Terrorizzato, ma scavando dentro di me per trovarne la forza, mi avvicinai lentamente vedendo quella che tempo prima doveva essere stata una persona. Le figure oscure si comportavano come se io non esistessi, come se non fossi presente e ridacchiavano, parlavano fra di loro in lingue che non comprendevo. Li vidi mentre toccavano quella carcassa senza vita allungando le braccia per strappare, con facilità, pezzi di carne per portarseli alla bocca e divorarli in un bagno di sangue secco e putrefatto. Avvicinandomi nuovamente, vidi il volto della persona, inerme e senza più anima, fermo sul pavimento. Una delle figure oscure sollevò lo sguardo verso di me, indicandomi agli altri, sollevando una sinistra risata generale. Urlai come non avevo mai fatto, con tutta la forza di cui ero capace, mentre la fredda consapevolezza e l'incomprensibile realtà mi attanagliavano in una morsa infernale dal diabolico potere.



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