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lavoro pubblicato giovedì 3 ottobre 2013
ultima lettura lunedì 20 maggio 2019

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La tela di Chiara

di JOLLY76. Letto 407 volte. Dallo scaffale Fantasia

All’alba, mi sveglio in un letto regale, tra vecchie mura e cenere. Sgrano gli occhi. Non ricordo il posto e chi sono. Leggo la pagina, sgualcita, del giornale locale “IL MIO PAESE” posta su quel che resta dello scrittoio:<<i.....

All’alba, mi sveglio in un letto regale, tra vecchie mura e cenere. Sgrano gli occhi. Non ricordo il posto e chi sono. Leggo la pagina, sgualcita, del giornale locale “IL MIO PAESE” posta su quel che resta dello scrittoio:

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Un ricordo improvviso sollecita la mia mente. Poi, mi soffermo sulla data: 25 Dicembre 1958. Le sinapsi si accendono. I ricordi rimbalzano come palline in un flipper. Alcuni cadono nella buca e si perdono. Altri restano vividi.
Sento a gran voce il mio nome: ARTUR!
Vivo in una reggia in rovina. So che adoro dipingere quadri. Amo ascoltare il sibilo del vento e sognare di essere il protagonista di avventure diverse. Mi sento intrappolato nella Terra di Nessuno: come se qualcosa mi trattenesse impedendomi di andare avanti.
Affiorano ricordi dolorosi.
A tre anni persi mio fratello. A sei rimasi orfano. Venni cresciuto dalle suore. I compaesani mi evitavano. Nessuno voleva avere a che fare con un menagramo!
Vivevo nella menzogna: di giorno ringraziavo Dio. La sera, nella mia stanza, dipingevo tutto l’odio che provavo per LUI. Perché credere in LUI se poi la mia vita è una caterva di disgrazie?
Sposai la figlia del fabbro, Chiara. Morì senza lasciarmi un erede. Ogni qualvolta la felicità mi stringeva forte tra le sue braccia, la malasorte si accaniva contro di me. La mia anima era pieno di ferite.
Un giorno un tizio mi vide dipingere. Apprezzò le mie tele: “Belle! “.
“Grazie”, arrossii, “ne prenda una.”
“Prendo questa. Posso sapere chi è? È molto bella.”
“Era mia moglie”, bisbigliai.
“Mi dispiace.” Disse amareggiato.
Da quel momento i nostri destini si intrecciarono. Un spiraglio di luce si aprì tra le nuvole.
Conobbi la sua famiglia e fui sedotto da sua figlia Sara. Iniziai a trascorrere molto del mio tempo nel suo letto. Tornai a sorridere.
Il mattino del 25 dicembre, il maggiordomo dei De Pascalis, bussò alla mia porta.
“Vieni Artur, è urgente!” disse ansimando.
Sgattaiolai via dal letto come un gatto.
Allo stupore iniziale seguì il terrore quando vidi la tela di Chiara: versava lacrime di sangue. In quel momento, un groviglio di pensieri martellarono la mia testa fino al black-out.

All’alba, mi sveglio nella reggia, prigioniero di quel giorno. Inconsapevole, vago per la casa. Il cuore mi batte forte. L’atmosfera è tetra. Il pianto di una donna echeggia nell’aria accompagnandomi fin al piano di sopra, nella Grande Sala. Entro tremante. Mi guardo intorno. I ricordi mi prendono per mano. La tela di Chiara è intatta, con il volto sorridente. Un ricordo lontano riaffiora doloroso. Era la notte di Natale a casa De Pascalis, scartavamo i doni. Le luci si spensero improvvisamente. Le finestre si aprirono spinte dal vento. Il freddo gelò i nostri cuori. Lo spettro di Chiara entrò nella stanza, mi fissò, e appiccò il fuoco maledicendomi.
La luce, già fioca, si spense per sempre.


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