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lavoro pubblicato martedì 1 ottobre 2013
ultima lettura giovedì 18 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

LO SPECCHIO

di samagamael. Letto 802 volte. Dallo scaffale Fantasia

Quando pensiamo che quello che vivremo, quando ci alziamo da letto al mattino, sarà un giorno come gli altri è perché consideriamo le cose in modo superficiale e generale. A generalizzare, difatti, si sbaglia quasi sempre.

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Quando pensiamo che quello che vivremo, quando ci alziamo da letto al mattino, sarà un giorno come gli altri è perché consideriamo le cose in modo superficiale e generale. A generalizzare, difatti, si sbaglia quasi sempre. Le ragioni che ci fanno dire che quel giorno sarà un giorno come tutti gli altri sono elementari: sappiamo che ci alzeremo, andremo in bagno, magari ci faremo la barba, ci vestiremo, usciremo di casa e andremo al lavoro (per chi un lavoro ce l'ha) oppure faremo altro, come al solito.

Franco si guardava allo specchio e si stava facendo la barba. Non si rasava tutti i giorni, ma abbastanza spesso da pensare che quello fosse un giorno come tutti gli altri. E mentre il rasoio scivolava ruvido sulla pelle, pensava.Pensava, appunto, che quello fosse un giorno come tutti gli altri. Considerava tra sé tutti quei particolari che lo portavano pensare che fosse un giorno, quello, come tanti. Arriverò in ufficio, ci saranno le solite seccature, il solito caffè con colleghi che non sopporto e via di quel passo. Certamente che questo sarà un giorno qualsiasi. Perché non dovrebbe esserlo? Oppure no?

I giorni non sono sempre giorni come tutti gli altri. Camminando per strada incontreremo gente diversa, diremo cose diverse, mangeremo cose diverse forse conosceremo uno o una che diventerà la nostra compagna o il nostro compagno, ecc., ecc..

Questi erano i suoi pensieri... mentre si guardava allo specchio.

Alice era davanti ad uno specchio. S'interrogava su quella storia stramba. Aveva letto qualcosa. Ma cosa era successo ad Alice? Ah, sì! Ricordò. Alice entrò, attraversò lo specchio, per vedere cosa c'era dietro. Cosa vi trovò? Dunque... un diario? Un poema? Qualcosa così. Sì, stranezze varie: fiori parlanti e... altre corbellerie. A Franco sembravano corbellerie.

Ma è vero che lo specchio rovescia le immagini? Aveva letto qualcosa su quell'argomento. No! Gli specchi non rovesciano assolutamente l'immagine. Alzò il braccio destro reggendo il rasoio in mano. Ecco, vedi? Il mio braccio destro si trova a destra. Si sentiva un po' gonzo a fare a se stesso certe domande. Eppure quella faccenda dello specchio lo incuriosiva. Si girò di spalle alle specchio, voltò lo sguardo più che poté sulla sua destra, alzò il braccio destro e si girò nuovamente. Le piastrelle che rivestivano la parete del bagno riflettevano la sua immagine anche se in modo quasi indistinto, appannato. Alzò, nuovamente il braccio destro, si voltò. Ecco! Il mio braccio destro è a destra. Lo vedo sia davanti che dietro a me, nello specchio. Il sotto, inoltre, è sempre sotto ed il sopra è sopra. Ma che storie. Gli specchi non rovesciano un bel niente di niente. Tutte stronzate.

S'incantò per un po' terminando la rasatura come un automa. Aveva come l'impressione che ponendo particolare attenzione alla sua immagine riflessa nella specchio riuscisse a compiere azioni come se guidasse gli arti di quella figura. Era come se l'immagine riflettesse pure la sua volontà. Lui e...l'altro erano in sintonia. Sentiva i pensieri della sua immagine riflessa, e si guardava, si osservava ossessivamente. Scorse una piccola ruga sotto lo zigomo che non aveva mai notato e poi un'altra in alto sulla fronte. Ebbe un sobbalzo. Guardò l'ora. Era tardissimo. Doveva vestirsi di corsa e uscire. Era un giorno come un altro, doveva andare al lavoro, come sempre.

Si vestì, aprì la porta di casa e scese di corsa le solite scale. Tre piani di scale. Preferiva fare le scale anche quando aveva fretta. Era una forma di esercizio. Giunto nell'atrio si arrestò di colpo.

L'atrio era ampio: sulla destra c'erano lunghe file di cassette postali e sulla destra, uscendo, un grande specchio. Vide di fronte a sé, dove avrebbe dovuto esserci l'uscita con il grande portone di vetro tra le due pareti una superficie opaca, grigia. Rifletté su di un particolare: se la superficie era grigia e opaca perché riusciva a scorgere ciò che stava fuori? Vedeva il marciapiede, i passanti, le auto in strada. Quel grigiore sembrava...ecco (!) sembrava il rovescio di uno specchio. Era come una parete che a seconda di come la considerava era l'una o l'altra cosa. Opaca e grigia oppure trasparente, come il vetro. Un vetro, denso, torbido, ma le immagini fuori erano precise.

Sì. I contorni parevano precisi quando li osservava con cura. Emerse un pensiero, ma non avrebbe saputo dire come, quando e perché gli balenò. Aveva letto da qualche parte che nel buio totale ciò che appare agli occhi non è il nero. E' una questione fenomenologica. Gli occhi non sono in grado di percepire il buio e allora vediamo di fronte e noi, poco distante, una superficie leggermente convessa, grigia e opaca. Forse perché gli stimoli elettrici dell'attività nervosa inviano impulsi luminosi agli occhi. Impulsi naturali, fisiologici. Quell'attività elettrica c'impedisce di percepire il buio totale.

Doveva essere così. E ciò che ora vedeva davanti a sé era qualcosa di quel tipo. Osservò per qualche attimo con attenzione le immagini fuori. Fuori dell'atrio, sul marciapiede. Vide passare una collega di lavoro.

Franca” urlò.

Fece uno scatto dirigendosi verso il portone di vetro per uscire. L'attraversò.

Era davanti allo specchio che si radeva.

Pensava che quello sarebbe stato un giorno come un altro. Rifletteva sul perché i giorni sembrano giorni come tutti gli altri eppure le nostre scelte, i nostri discorsi, le nostre amicizie cambiano. Sono diverse. Visti in retrospettiva i giorni sono sempre tutti uguali. O forse no? Chi viaggia come pendolare può capirlo. Ogni giorno si prende il solito treno, i compagni di viaggio sono più o meno sempre gli stessi, eppure il viaggio pare sempre diverso. Non è mai lo stesso viaggio. Assolutamente! Per poco però. Passato un po' di tempo tutti i viaggi sono uguali. Sempre quelli.

Franco rifletteva. Guardò d'un tratto l'ora. Era tardissimo. Doveva uscire di corsa e andare al lavoro. Scese le scale, come al solito. Sceso un piano incrociò l'inquilina del piano di sotto che rientrava a casa. Forse lavorava nei turni di notte? La salutò. Lei rispose con un sorriso.

Scese un altro piano e un altro ancora. Rifletteva sulle ragioni per le quali se i giorni sono tutti ugualiperché non aveva mai incrociato l'inquilina che abitava al piano di sotto?

Scese ancora una, due, tre, rampe di scale. Non avrebbe saputo dire quanto tempo passò prima di accorgersi che non aveva ancora raggiunto l'atrio. Si fermò, alzò lo sguardo e scrutò la tromba delle scale e contò: uno, due, tre. Aveva sceso tre piani. O, almeno, avrebbe dovuto percorrere le scale di tre piani che lo conducevano all'atrio. Ma per quanto tempo aveva sceso le scale? Cinque, dieci, quindici minuti?

Abbassò lo sguardo e vide di fronte a sé il portone di vetro trasparente. Sempre quello. A destra si trovavano le cassette delle lettere, a sinistra un grande specchio. Non avrebbe saputo spiegare quale impulso lo spinse ad avvicinarsi allo specchio. Si soffermò. Si lisciò il mento e ravviò i capelli. Si avvicinò a tal punto da toccarlo. Il pavimento era particolarmente liscio e scivolò verso lo specchio.

Franco. Stai facendo tardi...come al solito.” disse la voce femminile al di là della porta.

Franco si asciugò in fretta la faccia, si vestì e uscì. Scese le scale e raggiunse l'atrio. Vide passare la solita collega di lavoro.

Franca” chiamò ad alta voce. Lei si arrestò.

Franco aprì la grande porta vetrata e si trovò in strada.

Ma tu non invecchi mai?” le disse osservandola attentamente. Lei sorrise.

Quanto ti manca alla pensione?” aggiunse.

Lei si arrestò, lo guardò negli occhi, profondamente. Franco vide la propria immagine riflessa negli occhi di lei, dapprima confusa e poi sempre più chiara. Ho capito. Ora ho capito.” sussurrò.

Francoooo...è tardi” disse lamentosamente la voce femminile al di là della porta.




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